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Nomen omen e semantica delle APP

Nomen omen e semantica delle APP

09 Aprile 2013 Redazione SoloTablet
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In letteratura ‘Nomen Omen’ indica l’importanza del nome di un personaggio. Ogni nome va oltre la sua realtà fonica per diventare atto di creazione artistica e poetica o di adeguamento del mondo reale a quello dell’opera. Nel mondo delle APP Nomen Omen rivela come il nome sia essenziale per identificare, classificare e significare.

Nel nome il destino. Il nome di una APP ne condiziona, in positivo e negativo, la sorte, il percorso, il successo.

Il nome di una APP mobile ne comunica il senso e concentra in sé “una rete di significati metaforici e simbolici, di connotazioni sociali, di allusioni e di riferimenti inerenti” all’mabito in cui si applicano e si utilizzano ( Gianna Perone ).

Grazie al nome che viene scelto ogni APP finisce per definire e affermare un processo semantico attraverso il quale le caratteristiche tecniche e le funzionalità applicative si fanno conoscere e apprezzare nella loro coerenza o incoerenza, nelle loro qualità e/o incapacità.

 



 

Prendendo a prestito gli studi dei semiologi sull’importanza dei nomi, si potrebbe dire che anche per le APP il nome racchiude ‘l’imperativo categorico della applicazione e ne rivela la sua essenza e la sua marca che contribuiscono a caratterizzare il contesto e ad anticiparne di nuovi” (Spitzer).

L’onomastica delle APP non è esercizio vacuo ma elemento essenziale del suo successo, di come viene trovata ( secondo Nielsen il 63% degli utenti trovano un a APP con la funzione di ricerca) nello store e percepita dal consumatore che legge le poche informazioni disponibili, non sempre ottimizzate in modo adeguato. L’onomastica non si riferisce solo al nome della applicazione ma anche al sistema che negli store ne definisce la catalogazione. Catalogare nel modo adeguato una APP non è operazione semplice come può sembrare. Non è una semplice scelta da menu a tendina ma richiede una riflessione su quali sono le affinità e le reciprocità o le diversità che una APP, con un certo nome, si trova ad avere con APP simili.

“Possedere il sistema dei nomi è…..possedere le significazioni essenziali…,l’impalcatura dei segni, la sua sintassi profonda” ( Roland Barthes)

Ciò significa che dopo aver scelto con cura il nome è necessario definire adeguate parole chiave, elementi grafici a supporto e una descrizione  significante e curata in tutti i dettagli. Nome, componenti visuali, immagini e descrizione sono destinati a determinare la prima percezione e reazione (download or not download, this is the problem). Completa il quadro il contributo di altri utenti in termini di valutazioni prositive, commenti e suggerimenti.

Tornando al ‘Nomen Omen’ dell’applicazione la scelta del nome passa attraverso sperimentazioni che portano ad alcune buone pratiche. Probabilmente una conoscenza della semantica dei nomi e delle origini delle parole può aiutare ma ciò che conta di più è la capacità di osservare alcune regole e di trasformarle in buone pratiche (Best Practices).

Una prima regola suggerisce di usare nomi provocatori e controversi se lo è anche l’applicazione. Obiettivo deve essere quello di attirare e poi catturare l’attenzione. Il nome deve essere vero, naturale e giusto ma anche corrispondere alla cosa che indica o alle immagini che suggerisce.

Buona regola è anche quella di monitorare l’andamento del nuome nelle ricerche dello store e, se possibile (su iOS lo è solo quando si aggiornano le APP, su Andorid sempre) aggiustare il tiro e fare le opportune modifiche dopo un adeguato brainstorming individuale o di gruppo, personale o aziendale.

“Language is legislation, speech is its code. We do not see the power which is in speech because we forget that all speech is a classification, and that all classifications are oppressive.” (Roland Barthes)

Questa operazione dovrebbe suggerire la parole chiave migliori da usare per dare maggior senso al nome dell’applicazione e per raccontare il più possibile dell’applicazione stessa.

Infine mai dimenticarsi che ogni APP è destinata a segmenti di mercato precisi e a target audience definite.  Il nome dell’applicazione deve saper comunicare con loro con coerenza linguistica, gradevolezza, memorabilità, facilità di comprensione e si senso (significati semantici) e unicità. Solo realizzando questi obiettivi si può essere certi di promuovere esperienze utente soddisfacenti e non sperimentabili con altre applicazioni simili.

…e se non siete ancora convinti leggetevi un libro di Rolan Barthes (Elementi di semiologia, trad. Andrea Bonomi, Einaudi, Torino 1966, 1992.)!

 

ber

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