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Permessi APP e protezione dei dati: 20 suggerimenti utili per tutti!

Permessi APP e protezione dei dati: 20 suggerimenti utili per tutti!

23 Febbraio 2018 Redazione SoloTablet
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Un articolo dedicato a tutti gli utilizzatori di APP su dispositivi Mobili, in particolare a quelli che hanno optato per dispositivi ANDROID.

Vi si parla di configurazione dei permessi da concedere alle APP per limitare le molte libertà che si prendono nello scorazzare sui dati del dispositivo con finalità non sempre trasparenti. Finalità che possono anche mettere a rischio privacy, riservatezza dei dati e molto altro nel caso in cui le APP fossero state infettate da lalware o altro o nel caso in cui a essere malware fossero le stesse APP. Uno studio di Wandera indica quali siano i parametri da configurare per protggersi dai rischi legati alle libertà solitamente concesse alle APP Mobile.

Chi non ha delle APP installate sul proprio dispositivo? Quanti le hanno opportunamente configurate? Quanti sanno di essere diventati completamente trasparenti e di avere accettato una schiavitù volontaria? Quanti sono consapevoli dei rischi a cui vanno incontro e di quelli che fanno correre alle loro aziende?

APP e trasparenza

Le piattaforme digitali, nella forma di APP, chiedono ai loro frequentatori e utenti di essere completamente trasparenti. Lo fanno perché sono alla costante ricerca di dati e informazioni da usare per scopi marketing, commerciali e di profitto. La trasparenza richiesta è radicale e pone problemi reali, anche etici, sul trattamento dei dati e sul rispetto della privacy delle persone. Viene però proposta all'utente come un suo personale vantaggio, legato alla sua identità digitale e alla sua vita da cibernauta online.

L'idea dei grandi produttori di APP, ad esempio Facebook, è stata furba e mirata a far sentire l'utente, preoccupato per la sua privacy, come un essere antiquato, fuori dal tempo e incapace di trarre beneficio dalle meraviglie della tecnologia. L'obiettivo della trasparenza è una sola, profilare l'utente in modo da poter seguire le sue tracce online, ovunque esso/a vada e in ogni momento con l'obiettivo di raccogliere informazioni e dati esperienziali da usare per scopi tenuti artatamente nascosti all'utente finale. Un utente diventato un pesce dentro un acquario mondo che lo contiene e lo fa sentire coccolato, esattamente come si sentono coccolati i tanti pesciolini esotici che non sanno di essere osservati e in futuro anche mangiati o venduti.

Obiettivi e scopi delle applicazioni che miliardi di persone oggi utilizzano sono sempre più chiari e percepiti anche nel loro scarso rispetto della privacy e della sicurezza di chi le usa. La percezione di questa realtà non si traduce prò automaticamente in magiore consapevolezza sui rischi che si corrono e sulle conseguenze che ne potrebbero derivare. La mancata percezione è evidenziata da quanto poca attenzione venga prestata alla configurazione dei parametri che per ogni APP serve a limitare la trasparenza e a impedire, per quanto sia concesso e possibile, la mietitura costante dei dati personali.

Quanto sono innocue le APP?

La pervasività dei dispositivi mobili e gli automatismi che li caratterizzano, ormai trasformatisi in veri e propri rituali, portano milioni di persone a scaricare dagli store online, spesso compulsivamente e ossessivamente, applicazioni come se prendessero dei caffè. Nel farlo prestano poca o nessuna attenzione ai permessi che stanno regalando a queste APP che, per il solo fatto di essere state scaricate su un dispositivo, sono in grado di cominciare il loro raccolto di dati e informazioni. Il tutto è rapido, trasparente, indolore e capace di sfruttare al meglio il desiderio dell'utente di provare nuove fantastiche funzionalità dal fargli/le dimenticare che prima dovrebbe preoccuparsi di definire adeguatamente i perimetri della propria privacy, proteggendo dati, informazioni, comportamenti ed esperienze online. I produttori di APP sono abilissimi nel gestire le emozioni di chi le scarica e nel far loro dimenticare che prima di agire si può anche pensare, riflettere, porsi delle domande e, trovate le risposte soddisfacenti, eventualmente agire.

Una domanda da porsi ad esempio è se e quanto una semplice e innocua APP sia in grado di alterare la vita di una persona o farlo più di quanto non si possa immaginare. Una semplice risposta affermativa o un minimo dubbio potrebbe servire a riflettere sulle motivazioni che hanno portato a scegliere una applicazione da scaricare e alla procedura seguita per installarla sul proprio dispositivo. Riflettere sulla procedura può far scoprire di avere saltato inavvertitamente o colpevolmente alcuni passaggi, ad esempio quelli che dovrebbero servire per definire permessi e livelli di privacy sull'uso delle informazioni che verranno generate dall'uso dell'APP. Una piccola svista dalle conseguenze imprevedibili, sia per la privacy individuale ma forse anche per la sicurezza dei dati da potenziali predatori futuri. Predatori interni come i produttori delle APP ma anche esterni, cybercriminali che possono entrare in possesso delle informazioni per perpetrare e portare a compimento i loro attacchi.

Le APP non sono tutte uguali, vero?

Le APP di qualità vengono in genere percepite come sicure e rispettose della privacy. Crederlo conviene e rientra in una servitù volontaria alla quale molti si sono oggi assuefatti, per pigrizia, superficialità e sprovvedutezza. Con milioni di APP disponibili la tranquillità è un lusso a cui non bisogna rassegnarsi. Sicuramente alcune APP rispettano la Privacy e hanno una strategia legata alla trasparenza diversa da quella di piattaforme come Facebook, ma la maggioranza delle APP non lo fa, in particolare tante APP che se ne stanno pericolosamente in attesa dentro gli store di Google Play o dell'APP Store.

Molte di queste APP possono essere facilmente compromesse, infettate, sia dagli sviluppatori stessi sia da cybercriminali che possono sfruttare le vulnerabilità del software per introdurre malware o altro codice pericoloso. Questa realtà, che dovrebbe essere nota a tutti, non è in realtà percepita nel modo adeguato. La controprova di ciò si ha osservando quanta poca attenzione venga prestata dall'utente alla configurazione delle sue APP in modo da definire con accuratezza il livello di trasparenza e di visibilità dei dati e delle informazioni di sua pertinenza. La scarsa attenzione denota molta distrazione, tanta colpevole innocenza e anche grande stupidità. Su queste manchevolezze ed elevata passività degli utenti investono tutti coloro che oggi sono a caccia di dati e informazioni e anche coloro che tramite di esse possono tentare di accedere a beni più tangibili come conti correnti e altri asset monetizzabili online.

Cosa sono i permessi da configurare in ogni APP?

...leggi l'articolo per intero e scopri le 20 categorie di permessi che mettono a rischio la sicurezza dei dati e delle informazioni personali

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