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Quanto è sicura WhatsApp per bambini e teenager?

Quanto è sicura WhatsApp per bambini e teenager?

12 Novembre 2013 Redazione SoloTablet
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Il numero di ragazzi tra i 10 e i 15 anni che utilizzano WhatsApp e applicazioni simili sui loro dispositivi mobili è in continua ascesa. Lo fanno sui dispositivi in loro possesso o su quelli dei genitori. Difficile che essi conoscano cosa l’applicazione possa fare con i loro dati personali. Probabile che non lo sappiano neppure i genitori.

In Italia l’81% di possessori di un iPhone ha scaricato sul dispositivo WhatsApp e la percentuale non è molto diversa su piattaforma Android. Gli utenti a livello mondiale hanno ormai supretao i 300 milioni ed usano l’applicazione per condividere messaggi, fotografie, video, testi e messaggi vocali una o più volte al giorno. I messaggi spediti e condivisi con l’applicazione sono miliardi al giorno e la maggior parte degli utilizzatori di WhatsApp controllano se ci sono novità in arrivo almeno 150 volte al giorno. Lo rilevano varie indagni di mercato con poche differenze nei vari mercati geografici presi in considerazione.

WhatsApp è diventata oggetto del desiderio e strumento di comunicazione per molti ragazzi e teenager che usano l’applicazione anche per sfuggire alla presenza e al potenziale controllo degli adulti che ormai presenziano in massa e in pianta stabile Facebook per curiosare e monitorare le attività, i pensieri e gli stati d’animo dei loro figli.

WhatasApp è diventata per i teenager ( usano l’applicazione quesi il 75% di loro) molto più di un sistema di messaging. Viene usato come social network, per creare gruppi e viverli com’unitariamente, per aggiungere nuovi amici e creare nuove connessioni. Il fatto che i teenager usino questa applicazione non è negativo di per sé ma deve generare alcuni interrogativi, non tanto legati ad eventuali abusi che se ne possono fare ma soprattutto per come possono essere usati i contenuti e i messaggi che vengono fatti circolare. E’ utile che gli adulti si interroghino dove vadano a finire, come vengano archiviati e usati i dati privati, personali e  sensibili che l’applicazione gestisce.

La risposta è che non esiste una risposta!

 

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Con WhatsApp l’utente, di qualsiasi età esso sia, non sa se i suoi dati, oggetto delle conversazioni e comunicazioni, vengono copiati e/o archiviati e non sa quali protezioni siano ad essi applicate e/o se sia possibile accedervi per eventuali modifiche, cancellazioni, ecc. Potrebbe essere infatti utile rimuovere delle foto inconvenienti e spedite in un momento di euforia più o meno alcolica.

L’assenza di informazioni certe sui livelli di sicurezza e sul tipo di protezione dei dati è tanto più grave se analizzata nell’ottica di un teenager o di uno dei suoi genitori.

L’unico modo per prevenire eventuali abusi e utilizzi non appropriati dei dati personali è di leggere con attenzione le condizioni/informazioni di utilizzo dell’APP e intervenire nel modo più adeguato nella configurazione del proprio account.

Nel farlo bisogna tenere conto del fatto che l’applicazione può modificare in autonomia le configurazioni di sistema del dispositivo, può raccogliere informazioni sulle funzionalità e programmi/servizi usati, può ricevere ed elaborare messaggi SMS,  può modificare i dettagli personali presenti sul profilo dell’utente, può leggere questi dettagli e quelli realtivi ai contatti con cui si è collegati, può modificare e /o cancellare dati presenti su un dispositivo di storage SD, può accedere ad informazioni legate alla registrazione audio e a quelle collegate alle telefonate ( numero di telefono, numero che si sta chiamando, se la chiamata è attiva, ecc.) e può anche fare chiamate all’insaputa dell’utente.

Le capacità proprie della applicazione nella gestione dei nostri dati e delle nostre attività è tale da suscitare molti dubbi, soprattutto in paesi ch come l’Italia fa parte della comunità europea. In Europa raccogliere senza autorizzazione dati personali su persone minorenni è vietato e potrebbe essere reso possibile solo dai loro genitori. Il divieto europeo e la pratica che invece WhatsApp fa nell’uso delle informazioni degli utenti, mette la società nella condizione di essere penalmente perseguibile per violazione delle leggi vigenti.

Il problema è che, dopo aver scaricato l’applicazione, i teenager sembrano preoccuparsi molto delle sue funzionalità e potenzialità e meno o per nulla delle sue violazioni della privacy. Non potendo impedirne l’utilizzo, a genitori e adulti non rimane altro approccio che quello di spiegare con cura caratteristiche e funzionalità di WhatsApp mettendo in guardia i ragazzi dai potenziali rischi e invitandoli a proteggere meglio le loro identità e attività digitali mobile. L’approccio da suggerire è di usare l’applicazione come se tutto ciò che viene condiviso possa essere di pubblico dominio e di agire di conseguenza evitando testi, messaggi ma soprattutto foto compromettenti o che si potrebbero prestare ad usi impropri futuri. Molto utile anche un intervento periodico finalizzato alla rimozione dal proprio dispsotivo di conversazioni, messaggi e contenuti WhatsApp. Un modo per evitare che informazioni private finiscano nella mani sbagliate in caso di furto o di perdita del dispositivo.

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