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Non c'è solo Uber e non sarà facile impedire l'arrivo di nuove APP!

Non c'è solo Uber e non sarà facile impedire l'arrivo di nuove APP!

21 Maggio 2014 Redazione SoloTablet
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Parliamo naturalmente di APP e della nuova economia digitale che si appoggia su nuove tecnologie ma soprattutto su nuovi comportamenti e preferenze dei consumatori/utenti che sembrano apprezzare molto la condivisione, la rapidità nel soddisfare un bisogno, l'interazione, la competizione dell'offerta, le nuove opportunità offerte dalle tecnologie mobili e digitali. Chi si oppone a UBER lo fa perchè sa che la battaglia è persa. Unica alternativa è contribuire con creatività e nuove idee al cambiamento in corso. Qualcuno ci rimetterà!

La chiamano APP economy ed è caratterizzata dalle nuove tecnologie mobili ma soprattutto da nuove generazioni di consumatori che, grazie a smartphone e tablet, hanno ridefinito e reinventato il loro ambito di vita sia personale che professionale. Lo hanno fatto dotandosi di dispositivi con fotocamere e GPS, sempre connessi e interconnessi all'ecosistema digitale di cui fanno parte e utilizzando le numerose applicazioni sociali e professionali che stanno trasformando il processo di acquisto e di vendita, il modo di lavorare, la logistica e i trasporti.

Le proteste dei taxisti milanesi contro l'applicazione UBER di questi giorni sono una indicazione forte della rivoluzione digitale in corso e di quanto le nuove tecnologie siano in grado di creare effetti dirompenti sulla vita e sulle apptività professionali delle persone. Così mentre molte persole lasciano il loro posto fisso per sperimentare nuove attività nel mercato digitale e nuove opportunità di guadagno, altre categorie di persone si sentono minacciate a tal punto da inscenare proteste durature e, in qualche modo, anche violente.

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UBER non è che un esempio di cosa ha prodotto l'arrivo delle APP. Grazie alle nuove applicazioni è possibile accedere e usare praticamente qualsiasi cosa sia disponibile in rete e farlo da qualsiasi posto e in qualsiasi momento della giornata. Per farlo non è necessario acquisatre alcunchè, si tratta di operare un semplice download e di sperimentare le funzionalità e i servizi offerti. Spesso i benefici e i vantaggi nascono dal fatto che le nuove applicazioni facilitano la condivisione e la interazione non solo di dati e informazioni ma anche di oggetti, auto ad esempio.

Chi protesta contro UBER lo fa perchè ha eletto questa APP ad icona di una realtà molto più vasta nella quale convivono ormai decine di applicazioni simili come Becrowdy, Coworking, Airbnb ed altre. Tutte applicazioni frutto di molta creatività ma anche della facilità con cui oggi si possono usare le nuove tecnologie per costruire ambienti di interazione condivisi sui quali costruire nuovi modelli di business che richiamano nuovi protagonisti sia sul lato dell'offerta che della domanda. L'offerta permette a molti di sfruttare nuove opportunità di guadagno e di farlo rompendo, come è il caso di UBER, schemi consolidati e a volte monopolistici. La domanda nasce da cambiamenti profondi nelle valutazioni e nei comportamenti dei consumatori, sempre alla ricerca di strumenti per rendere più semplice, facile e soddisfacente la loro vita quotidiana.

Le nuove applicazioni creano proteste perchè, come Internet al tempo del boom della new economy, vengono percepite come potenti grimaldelli capaci di scardinare privilegi e nicchie protette nelle quali l'economia tradizionale ha prosperato a lungo e continua a vivacchiare ancora oggi, se ben protetta e difesa. A Milano, così come in altre città italiane, è noto che quella dei taxisti è una lobby con grande peso politico e contrattuale. Una lobby che è riuscita negli anni a imporre leggi ad hoc e regolamentazioni che hanno in qulache modo condizionato lo sviluppo del mercato e dell'offerta penalizzando la concorrenza e l'utenza. Non è un caso che a Milano ai taxisti in rivolta siano andati a portare il loro saluto e supporto politici come De Corato e molti altri politici di centro-destra. E non è un caso che a Milano sia arrivato subito il ministro alle infrastrutture Lupi con l'obietivo di cercare e trovare qualche forma di mediazone e soluzione.

 

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Chi vive i tempi moderni tecnologici sa che la battaglia delle lobby è destinata al fallimento. Difficile pensare che si possa fermare la tendenza a sfruttare le tecnologie per una mobilità diversa, meno costosa, più efficiente e capace di soddisfare bisogni e necessità. Le applicazioni come UBER servono ad entrare in contatto con altre persone e automobilisti, a condividere con loro esigenze e bisogni e a trovare soluzioni rapide che si trasformano in passaggi e spostamenti organizzati in modo collaborativo e senza dover sottostare a modelli di business altrui e sempre meno condivisi perchè considerati monopolistici ( difficile pensare diversamente se si fa mente locale a quanto costa spostarsi da Malpensa o Fiumicino a Milano o Roma).

La protesta trova una sua giustificazione nel fatto che mentre UBER fa lavorare tutti coloro che la sanno usare, per guidare un taxi è stato necessario acquistare una licenza, spesso pagate anche molto care. Peccato che anche le licenze facciano parte di un sistema cresciuto negli anni grazie all'attività lobbistica che ha imposto le proprie regole ed esigenze agli amministartori locali e trovato supporto nei candidati sindacie e consiglieri per definire leggi che sono diventate nel tempo vincoli e impedimenti alla evoluzione del mercato verso il soddisfacimento dei nuovi bisogni emergenti.

Le nuove APP hanno trovato il modo per forzare la legislazione esistente e oggi si stanno imponendo con la forza della loro proposta creativa e numerosità. Le piattforme di condivisione di oggetti e risorse sono in costante crecita e, avendo trovato il pieno gradimento dei consumatori, è facile prevedere che questa crescita continuerà anche in futuro. Secondo i dati statistici disponibili il 13% della popolazione italiana ha usato queste APP almeno una volta e lo ha fatto per condividere non solo l'autoobile ma anche la casa e altri oggetti oppure per scambi e baratti utili anche ad affrontare le situzioni di difficoltà derivanti dalla crisi in corso.

Il limite all'uso delle nuove applicazioni di condivisione sembra essere per il momento la loro scarsa conoscenza da parte di un pubblico più vasto. Facile però immaginare che questa conoscenza sia destinata a crescere e, per assurdo, le proteste di questi giorni faranno aumentare a dismisura il successo di UBER e di altre applicazioni simili. Facile anche prevedere il successo delle nuove APP quando partirà l'Expo e verranno in Italia consumatori europei già abituati all'uso di UBER in nazioni nelle quali non esiste il monopolio della mobilità che sperimentaimo in Italia (un esempio su tutti l'Olanda o l'Inghileterra).

Le APP per la condivisione non interessano solo il mercato della mobilità ma anche quello finanziario (crowfunding), dell'abitazione, del commercio ecc. Molte di queste APP scardinano mercati esistenti operando disintermediazioni reali o creando nuove intermediazioni. Il segreto sta tutto qui. Anche le lobby che si oppongono al nuovo, invece di opporsi, potrebbero pensare a nuove forme di intermediazione, punatre sulla qualità e la capacità a soddisfare la clientela, a fidelizzare l'utenza e a trovare nuovi usi creativi delle tecnologie. L'aspetto più interessante del mercato attuale è l'ampiezza degli spazi che si stanno creando per operatori e persone capaci di pensare diversamente e dare corpo a nuove idee creative.

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