Art&Tech

12 Giugno 2012 Redazione
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Dopo il corso sui Social Network che ci ha dato modo di parlare con i ragazzi di come si stia rapidamente modificando la comunicazione, oggi vi racconteremo una storia che riguarda l'arte, la creatività e le tecnologie.
A Scuola col Tablet è lieta di ospitare Marta Sabbia, professoressa di Arte e Immagine presso la scuola secondaria di primo grado Antonio Gramsci di Mulazzano, con la quale abbiamo organizzato e realizzato una lezione di Art&Tech.

Art&Tech è un Format per l'introduzione sperimentale delle tecnologie digitali (APP, Tablet e Social Network) nelle scuole Secondarie di Primo Grado (alunni di età compresa tra gli 11 e i 13 anni) secondo due dimensioni principali, fortemente interallacciate:

  1. come supporto nell'insegnamento della storia dell'arte (attività che già le insegnanti realizzano attraverso l'uso delle LIM ed accedendo quindi via web a manche dati/immagini e a portali tematici in grado di fornire importanti stimoli e contributi formativi),
  2. nella realizzazione di elaborati, di lavori e di consegne in cui i ragazzi possano mettere a frutto la propria creatività, la propria intelligenza emotiva e possano far emergere il proprio talento.

è su questo secondo aspetto che ha puntato la lezione organizzata con la 3^A dell'Istituto Omnicomprensivo di Mulazzano.

 

L'incontro si è aperto guardando insieme alla classe una Lezione di Bruno Munari sulla Fantasia dalla quale abbiamo estratto alcuni concetti base che volevamo i ragazzi cogliessero... cosa sono: la fantasia, l'immaginazione, la creatività, l'innovazione, la comunicazione visiva.

"La fantasia permette di pensare a qualcosa che prima non c'era... senza nessun limite.

La fantasia non ha inventato nulla, ma ha sempre collegamenti con cose già esistenti... lavora insieme alla nostra memoria"

(B.M.)

In base a queste ed altre sollecitazioni, è stato chiesto ai ragazzi di dare una propria definizione di Fantasia attraverso la realizzazione di un disegno, oppure di una mappa mentale o utilizzando scritte, segni grafici e rappresentazioni che ritenessero adeguate a darne la loro definizione. Avevano solo 20 minuti per fare la loro consegna.

D: Marta, che cosa hai pensato quando inizialmente ai tuoi alunni è stata posta una domanda tanto difficile ed in una forma così poco convenzionale per loro?

R: Ho stretto gli occhi e una volta riaperti ho sperato che qualcuno di loro compisse un miracolo!!

D: Pensi che in qualche modo il trattarli come persone adulte (la lezione di Munari è una lezione universitaria tenuta nel 1992 alla Facoltà di Architettura di Venezia) possa averli stimolati o in un qualche modo inibiti dall'esprimere se stessi? e per quali ragioni?

R: Sono certa che alcuni alunni, e l'hanno dimostrato con una certa immediatezza nel disegno, abbiano avuto un imput creativo buono; altri ce l'hanno messa tutta per riuscire a tradurre in un atto creativo ciò che hanno colto dalla lezione di Munari.

D: Abbiamo visto che la reazione iniziale di molti di loro è stata di netto rifiuto... quasi si aspettassero di avere indicazioni più precise, linee guida entro le quali muoversi con più sicurezza...  ma quando tu gli hai spiegato l'approccio con il quale dovevano affrontare questa attività, mi sembra si siano rilassati ed abbiamo prodotto cose interessanti... cosa credi manchi a questi ragazzi per esprimere senza riserve l'energia e la creatività che hanno dentro di loro?

R: Il tempo per osservare! Il tempo per fermarsi, per guardare con attenzione... le persone che camminano, gli alberi agitati dal vento, i tramonti rossi, le strade trafficate, la campagna verde, gli occhi delle persone... Devono 'riempirsi'   usando meglio e di più il tempo che passa.

Per costruire un futuro con fantasia, per sprizzare creatività con entusiasmo.

Dico sempre ai miei alunni: "un sacco vuoto non sta in piedi", bisogna riempirlo! Queste sono le linee guida base alla portata di tutti. Poi se hai una famiglia che ti fa viaggiare e hai la possibilità (sempre più rara!) di visitare eventi artistici, mostre d'arte, e musei (sul termine avrei da dire molto), il tuo sacco si riempirà ancora di più e avrai la possibilità di trasmettere a tua volta una parte dell'immenso mondo fantastico, di girarlo ai tuoi amici e anche a coloro che non ti conoscono direttamente... Una specie di contagio 'ad arte'.

D: Alcuni dei tuoi alunni hanno difficoltà di apprendimento: quanto positivamente può influire l'utilizzo di metodi e strumenti non convenzionali per aiutarli ad apprendere le stesse cose ma con passi, stili e tempi diversi? Che reazioni (positive e negative) hai potuto riscontrare in questi ragazzi rispetto al solito?

R: L'apprendimento con questi cari alunni valorizza sempre la creazione di un qualsiasi disegno/oggetto/manufatto; non è necessario rispettare una consegna prestabilita né i tempi di realizzazione. Questo non significa che a loro tutto è concesso. Ma dato che il lavoro di classe ha dei ritmi da rispettare, per questi ragazzi/e i lavori eseguiti a casa, i disegni lasciati incompiuti e da riprendere in un secondo momento, sono buone opportunità di fare progresso e di giungere ad essere soddisfatti della propria creatività.

E' difficile lavorare sull'immaginazione. Di solito questi alunni preferiscono dei disegni da completare dove l'uso della tecnica è parziale, spesso sospendono il lavoro in classe perchè temono il confronto con chi tecnicamente riesce. Sto studiando al riguardo... mi piacerebbe dedicarmi a questi alunni in contesti differenti dal "gruppo classe", dove tutto è troppo veloce e a volte caotico. Il computer e i software per realizzare mappe, schemi e per illustrare sono un mezzo che va senz'altro potenziato, soprattutto con gli alunni che hanno difficoltà di apprendimento; i ragazzi sono molto veloci ad apprendere con "papà computer".

 

Marta ed io abbiamo provveduto a raccogliere e commentare ogni singolo lavoro realizzato dai ragazzi, ma non come fossero dei compiti, ma bensì delle opere d'arte.

Citando riferimenti a Picasso, Klee, Banksy, Pollock ed altri ancora abbiamo in un certo qual modo recitato la parte di due galleriste che commentavano le opere prime di 20 artisti emergenti...

Le Opere 3A

 

D: Marta, come hanno reagito i tuoi ragazzi a questo modo non convenzionale di valutare il loro operato? Credi che  riferimenti continui - fuori e dentro la scuola - a performance e risultato spostino l'attenzione dei ragazzi dalla curiosità e dall'interesse che dovrebbero nutrire per la conoscenza e per le sue molteplici applicazioni?

R: I ragazzi hanno vagamente idea di cosa significa opera d'arte moderna e contemporanea. Per loro un'opera d'arte è visualizzata in un bel quadro di tempi passati. I riferimenti al mondo artistico sono purtroppo scarsi e trascurati fin dalla scuola primaria; è tardi lavorare arrivati a 13, 14 anni perchè l'apprendimento è risaputo va stimolato e promosso in tenera età. Certamente questi ragazzi sono però in grado di sfruttare le conoscenze informatiche e tecnologiche con più velocità dei loro genitori e insegnanti, quindi di imparare e di applicare tali informazioni negli ambienti che frequentano.

 

Raccolti tutti i lavori sulla scrivania, abbiamo realizzato delle fotografie di ogni singola opera utilizzando la fotocamera dell'iPad e poi abbiamo usato due APP: la prima (PicCollage) ci è servita per mettere insieme tutte le foto e ritoccarle, la seconda (HelloColorPencil) per colorare lo sfondo... e questo è il risultato finale:

OperaFinale3A

 

D: Marta, i ragazzi non erano particolarmente contenti dei loro elaborati... secondo te per quale ragione? Uno di loro alla fine della lezione mi ha consegnato un altro disegno, dicendomi che il primo non andava bene perchè lo aveva copiato ... quando noi smettiamo di valutarli e di giudicarli, lo fanno autonomamente?

R: La consegna di questa attività era piuttosto inusuale, a partire dal significato delle parole: fantasia, creatività e immaginazione, che racchiudono concetti astratti, che non vedi e non puoi toccare. Questo ha spiazzato alunni circondati da un sistema pre-confezionato, dove hanno tutto e subito senza sforzo. Sono veloci, imparano alla svelta ma bisogna aiutarli a provare piacere nell'espressione artistica a tutti i livelli (pittura, musica, danza, cinema, fotografia, architettura, scultura, forme espressive digitali).

D: Quando i ragazzi hanno visto l'opera finita, comme somma delle varie parti che hanno realizzato, quali reazioni hanno avuto? Quale insegnamento positivo pensi abbia tratto da questa esperienza?

R: Erano curiosi, hanno chiesto cosa ne pensava "l'esperta" Paola (così ti abbiamo chiamata), alcuni sono rimasti sorpresi. Insieme i disegni sono piaciuti molto e con gli occhi di poi questi alunni si sono ricreduti sulle loro potenzialità espressive. Altri hanno cercato il loro disegno tra i tanti...

Credo che l'esperienza sia stata più che positiva. Anch'io ho imparato molto e questo metodo d'insegnamento mi ha rimesso in gioco nel mio lavoro.

Mi piacerebbe organizzare e potenziare il lavoro creando dei book usando le tecnologie digitali, i tablet e dei software base con cui sviluppare le storie personali e originali degli alunni, delle piccole storie che raccontano il curriculum di ogni ragazzo.

Il mio nemico è il tempo e il cambio di scuola che avviene ogni anno (sperando che nella nuova scuola ci siano strumenti per poter lavorare!).

Per ora ho tutto in testa e qualche scarabocchio... ci lavorerò in vacanza.


Ringrazio Marta per questa interessante scambio di idee e insieme ci prepareremo a sviluppare nuove iniziative, che ci aiutino ad allargare la mente in tempi in cui serve una visione allargata del mondo.

 

Marta Sabbia è nata a Lodi nel 1971 ed ha conseguito nel 1994 il diploma accademico in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Milano.
Ha lavorato nell'arredamento d' interni e nella grafica creativa presso studi del settore e in proprio. Ha tenuto corsi di disegno e pittura per bambini della scuola primaria.
Da 12 anni insegna arte e immagine nella scuola secondaria di I° grado della provincia di Lodi.Ha frequentato diversi corsi d'aggiornamento per facilitare l'apprendimento dei ragazzi con DSA. Si dedica alla creazione di oggetti d'arte con materiali di recupero.


Paola De Vecchi Galbiati è nata il 15.07.1965 e si è laureata nel 1990 in Scienze dell’Informazione presso l’Università degli Studi di Milano.
Ha lavorato nel settore ICT per aziende multinazionali ricoprendo ruoli direttivi, specializzandosi nel ridisegno dei processi aziendali e nell’organizzazione del lavoro.

Attualmente realizza progetti di formazione e coaching per le Scuole Secondarie di Primo Grado e per le Piccole Medie Imprese, collaborando con Università ed Enti Pubblici alla definizione di nuovi strumenti didattici e format per l'apprendimento collaborativo.

Chiunque fosse interessanto ad avere maggiori informazioni o volesse organizzare corsi di questo tipo presso le proprie scuole, può contattarmi all'indirizzo: pdevecchig@gmail.com

 

Questo articolo è tutelato da licenza Creative Commons

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