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Fare gli insegnanti nell’era tecnologica e alla fine dei tempi

Fare gli insegnanti nell’era tecnologica e alla fine dei tempi

14 Ottobre 2013 Redazione
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Sul fatto che viviamo alla fine dei tempi, il filosofo Slavoy Zizek ci ha scritto un libro di 600 pagine. La sua idea è che non siamo nell’apocalisse ma in un nuovo inizio. Strumento e nuovo paradigma di cambiamento è la tecnologia. Ad una condizione, il computer non sostituirà l’insegnante!

Nel suo libro forse più importante il filosofo serbo Slavoy Zizek sostiene che tutti i segnali indicano che siamo giunti alla fine dei tempi, siamo al termine di un lungo periodo e al principio di un nuovo inizio. Senza dover condividere il pensiero del filosofo, chi fa l’insegnante sa di vivere anche lui alla fine dei tempi.

Malpagato, precarizzato, trattato come burocrate, trascurato, traumatizzato da studenti e genitori, l’insegnante vive la scuola del terzo millennio passando attraverso tutte le fasi tipiche del lutto: negazione della realtà, rabbia per la situazione contingente percepita, contrattazione e venire a patti con la situazione vigente, depressione e accettazione. Un’esperienza che deve essere vissuta fino in fondo per riuscire ad elaborare il ‘lutto’ ma anche per trovare le basi, le ragioni e le risorse per una nuova ripartenza. Il tutto con l’obiettivo di dare ancora maggiore forza al compito di educare le nuove generazioni e gli adulti di domani, e di farlo assorbendo nuove tecniche e tecnologie, nuove metodologie e metodi, nuove motivazioni e nuove forme di divertimento e appagamento.

SoloTablet cerca scuole disponibili a collaborare ad una indagine di mercato denominata TECNORAPIDI. Vogliamo scoprire se siano cambiati i rapporti con la tecnologia delle nuove generazioni Y e Z.

Il compito sembra una ‘missione impossibile’ soprattutto in presenza di un’assenza. Che è quella dello stato e della pubblica amministrazione, di risorse e investimenti, di condizioni economiche ottimali e di prospettive future capaci di motivare i giovani a continuare gli studi ed a studiare.

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Insegnare non è mai stato facile e non lo è neppure oggi. Richiede conoscenza e conoscenze, metodo e volontà, capacità didattica e relazionale, apertura mentale e rigore, autorevolezza e autorità, empatia e distacco, motivazione e gioia personale nel praticare l’insegnamento. Obiettivi difficilmente raggiungibili in classi fatiscenti, con un numero elevato di studenti, risorse sempre insufficienti, incombenze burocratiche crescenti e contesti relazionali compromessi dalla percezione che studenti e insegnanti hanno della realtà esterna.E’ difficile per un ragazzo essere tranquillo e motivato e mantenere alta l’attenzione e la concentrazione, quando a casa la situazione è diventata precaria per problemi di lavoro dei genitori. E’ complicato per gli insegnanti mantenere alta l’affabilità e la disponibilità quando la vita scolastica è sempre più noiosa e stressante, il reddito sempre meno incentivante e le prospettive pensionistiche tendenti al nero pece.

La Didattica, pur avendo come oggetto di studio i metodi per insegnare, si è sempre considerata un’arte e, a tale concetto, si è sempre associata la figura del Maestro che trasmette la Conoscenza. Ma poiché la Conoscenza non si trasmette ma si costruisce il problema, se mai, è: la Didattica è Arte, Tecnica o Scienza? Questione non risolubile!

Il computer non sostituirà l'insegnante

In questo scenario da fine dei tempi un elemento estraneo può fare da fattore dirompente. Questo elemento si chiama tecnologia ed è sinonimo di opportunità ma anche di conflitto e di contraddizione. Può contribuire a trasformare la scuola facendo nascere nuove motivazioni in studenti e insegnanti ma anche a far esplodere rabbia e frustrazioni, programmi didattici e budget scolastici.

Per due motivi principali, l’impossibilità a dotare la classe della infrastruttura tecnologica adeguata e la necessità di ripensare la didattica e il ruolo dell’insegnante. Se essere insegnanti non significa diventare psicologi o sostituirsi ai genitori, introdurre nuove tecnologie in classe non significa che bisogna diventare dei tecnologi.

Tuttavia, le nuove tecnologie obbligano ad una profonda riflessione sul ruolo dell’insegnante come persona capace di insegnare ad imparare e di motivare l’alunno a tirare fuori il meglio di sé. Le conoscenze tecnologiche dell’alunno sono oggi in molti casi superiori a quelle dell’insegnante e tali da mettere in discussione il paradigma sopra esposto.

Nel compiere questa riflessione necessaria,  l’insegnante dovrebbe partire da una convinzione: la tecnologia non è lo scopo ultimo e neppure la panacea dei problemi della scuola e per il presente della formazione scolastica. Non lo è nel senso che poco incide sulle  disuguaglianze all’accesso ( se mancano le risorse in famiglia lo studente difficilmente è dotato di risorse tecnologiche ), sulla preparazione degli studenti, sui costi della scuola ecc. La tecnologia crea grandi opportunità ma  va trattata anche con qualche forma di scetticismo applicando lenti sociologiche e non necessariamente moderniste.

Guardare alla tecnologia in modo scettico non significa rallentarne l’introduzione a scuola ma semplicemente valutarne criticamente i risultati e gli effetti. I dati di numerose indagini condotte negli Satati Uniti evidenziano ad esempio che l’arrivo massiccio di tablet nelle classi non abbia facilitato risultati scolastici migliori. Anzi nella maggioranza dei casi gli studenti hanno maturato votazioni inferiori e al disotto delle aspettative. Altre indagini indicano come l’esperienza di apprendimento fatta attraverso un uso diffuso di strumenti tecnologici e metodi di apprendimento online, sia valutata dal 42% degli studenti intervistati come insufficiente e meno interessante di una tradizionale.

I dati di tutte le indagini sono sempre controversi e aperti ad interpretazioni. Ciò che sembra emergere però è che, alla base dell’insegnamento,  continui ad esserci la relazione che intercorre tra studente e insegnante e la collaborazione che ne può nascere. E’ nella collaborazione che c’è scambio di conoscenze e condivisione dei processi che sottendono alla creazione di nuova conoscenza e pensiero. E’ dalla collaborazione in classe e dallo scambio comunitario molti-a-molti che si sviluppa pensiero critico, nuova conoscenza, maggiore creatività e apprendimento.

Se l’insegnamento è conducibile alla relazione studente-insegnante, il tablet o il computer così come internet non potranno mai sostituire completamente il ruolo dell’insegnante ( a questo link un dibattito aperto con molte provocazioni e opinioni ). Questo ruolo dovrà evolvere perché la tecnologia collaborativa introduce in classe nuove modalità didattiche e di apprendimento ma continuerà a rimanere fondamentale per la maturazione e la crescita di conoscenza dello studente.

 

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