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Dalle nuove tecnologie non possiamo più prescindere. Scuola e tecnologia [22].

Dalle nuove tecnologie non possiamo più prescindere. Scuola e tecnologia [22].

12 Dicembre 2014 Redazione
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Alla ventiduesima intervista su Scuola e Tecnologia incontriamo Margherita Rabaglia, Dirigente Scolastico dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Carlo Emilio Gadda” di Fornovo di Taro (PR). Una lunga intervista che racconta un'esperienza e evidenzia le problematiche della didattica per una scuola digitale in termini di ridefinizione della progettazione, cambiamento delle logiche di valutazione e riconsiderazione della variabile tempo.

Se sei un/a insegnante e vuoi contribuire alla iniziativa di SoloTablet puoi contattarci a questo indirizzo. Ti verranno inviate le domande utili a comporre l'intervista.

Per l'anno scolastico 2014 proponiamo a tutti gli inseganti  l'ebook 'Tablet a scuola: come cambia la didattica' scritto da Carlo Mazzucchelli. Seguiteci anche attraverso la nostra rivista digitale Flipboard dedicata alla scuola.


Buongiorno, la vostra scuola è stata recentemente inserita tra le 22 eccellenze educative nazionali per le sperimentazioni e i progetti di innovazione della didattica anche attraverso le nuove tecnologie ed è protagonista del movimento delle Avanguardie Educative. Ci può raccontare la visione e le iniziative che hanno portato a questo protagonismo e risultato?

L’Istituto Gadda è nato quarant’anni fa come scuola sperimentale: ITSOS (Istituto Tecnico ad Ordinamento Speciale) attivando uno dei primi percorsi didattici di Informatica.

Lo spirito innovativo ha continuato nel tempo ad intercettare le istanze che si presentavano alla scuola come, ad esempio, la autovalutazione e la valutazione, il bilancio sociale, l’alternanza scuola-lavoro, la didattica a distanza, le opportunità del digitale nella didattica.

Negli ultimi anni l’Istituto si è dotato di LIM e proiettori interattivi in tutte le classi anche grazie al progetto Classe 2.0 accompagnando il processo di adeguamento tecnologico con attività di formazione del corpo docente.

Ci può raccontare qualcosa della vostra scuola e di cosa la caratterizza dal punto di vista della didattica e della visione del ruolo dell'educazione per il futuro delle nuove generazioni?

L'Istituto è nato nel 1973/74 con un duplice obiettivo:

  1. creare in zone decentrate del territorio provinciale (Fornovo, Langhirano, San Secondo) poli di scuola media superiore che offrissero una pluralità di proposte formative - e quindi una molteplicità di scelte - in bacini di utenza periferici, di piccole dimensioni e dispersi sul territorio consentendo un consistente abbattimento del pendolarismo;
  2. favorire l'introduzione di innovazione nella scuola secondaria superiore, istituendo corsi nuovi e un modello organizzativo sperimentale.

L'impianto originario, caratterizzato fin dal suo avvio da una spiccata connotazione sperimentale, si è nel tempo strutturato ed arricchito di nuove proposte formative a seguito delle innovazioni e delle verifiche periodiche operate dal Collegio dei docenti. Entrata in ordinamento nel 1978 (D.P.R. n.1106), la sperimentazione ha continuato la sua evoluzione, conoscendo nel contempo una significativa revisione (che ha coinvolto curricoli, programmi, contenuti, quadri orario) nel 1980/81.

Col passare del tempo la sede di San Secondo si è sviluppata fino al conseguimento dell'autonomia nel 1987; le sedi di Fornovo e Langhirano hanno invece continuato di anno in anno a definire i propri curricoli e l'impianto formativo, chiedendone l'approvazione all'Amministrazione centrale che per tale via garantiva la conformità del progetto alle linee generali del sistema educativo valide su tutto il territorio nazionale.

E' grazie a questa continua tensione all'autoverifica e al miglioramento del servizio offerto all'utenza che all'Istituto è stata sempre più riconosciuta una sua identità ed una sua capacità di risposta alle domande del territorio.

L'Istituto è stato inserito dal Ministero della Pubblica Istruzione tra le scuole base del Piano Nazionale dell'Informatica. Nel 1998 l'Istituto è stato intitolato allo scrittore Carlo Emilio Gadda per rispecchiarne la doppia anima che presenta indirizzi di formazione umanistica e scientifica.

Nel 2000 viene avviato il Progetto Bardi, un biennio decentrato di scuola secondaria di secondo grado nel territorio di Bardi. Il Progetto è nato con l’intento di contrastare l’abbandono scolastico, di permettere la piena realizzazione dell’obbligo di istruzione e il conseguimento delle competenze di base della cittadinanza europea anche agli studenti geograficamente svantaggiati residenti nei comuni di Bardi, Varsi e Bore offrendo un servizio scolastico di qualità direttamente sul territorio.

Con lo scopo di sperimentare un modello organizzativo innovativo: gli studenti iscritti al biennio delle scuole superiori del territorio e residenti nei comuni dell’alta Val Ceno seguono le lezioni delle materie dell’area di equivalenza: italiano, storia, inglese, matematica, Educazione Fisica a Bardi tre giorni la settimana evitando il pendolarismo verso le scuole di appartenenza collocate a 30 Km di distanza; seguono, invece, con la classe di appartenenza a Borgotaro, Bedonia o Fornovo le altre discipline del corso di studio.

Nel 2010 viene rinnovato l’accordo di rete relativo al Progetto Bardi tra le scuole della zona:

  • Istituto ”Gadda” di Fornovo di Taro
  • Istituto ”Zappa-Fermi” di Borgotaro
  • Istituto Comprensivo della Val Ceno

Nel 2011 è stato istituito il Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.) con aziende significative del contesto socio-economico delle diverse sedi del Gadda. Tale organo, primo nella provincia di Parma, composto in modo paritetico da docenti interni e da esponenti della realtà imprenditoriale ed economica del territorio, è un organismo con funzioni consultive e propositive in merito all’organizzazione delle aree di indirizzo ed all’utilizzo degli spazi di autonomia e flessibilità dell’offerta formativa della scuola.

Promuove l’istruzione tecnico-scientifica nelle scuole medie dei comuni della zone limitrofe; offre borse di studio per il conseguimento di certificazioni informatiche e linguistiche.

Nel 2012 l’Istituto viene individuato come Polo Tecnico Professionale per la Meccanica con delibera della Giunta Regionale del 17/12/2012.

Lo scopo del Polo Tecnico Professionale per la Meccanica è soprattutto quello di aggregare le varie realtà produttive, istituzionali, formative e della ricerca che gravitano intorno a settori ritenuti strategici per il tessuto economico territoriale. Lo scopo ultimo è quello di erogare servizi formativi frutto di relazioni, dialogo, e progettualità comune, il più possibile vicini ai reali bisogni del territorio.

 


Cosa pensa delle nuove tecnologie e che tipo di relazione intrattiene con esse nella sua vita individuale e professionale?

 

Facendo eco a quanto scrive Gianni Riotta nel suo testo “Il web ci rende liberi?” posso rispondere che dalle nuove tecnologie non possiamo più prescindere “…a patto di alimentare nei nuovi media digitali valori classici, tolleranza, ragione, equanimità, curiosità, allegria, critica soprattutto a noi stessi, libertà, dialogo, confronto…è possibile che il web ci renda liberi solo nella misura in cui noi riusciremo a renderlo libero. Il web ci renderà ignoranti se noi lo rendiamo ignorante. Il web sarà Inferno o Paradiso se a programmarlo saranno Demoni o Angeli. Sarà invece solo umano se a costruirlo saremo noi esseri umani.”

 

E’ favorevole all’introduzione di tablet e applicazioni mobili in aula?

 

Certamente si, è un’esperienza già matura nel nostro Istituto che sta coinvolgendo numerose classi.

Si conferma l’efficacia della tecnologia come “volano di inclusione per diversi aspetti”, come afferma Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit: “Sia in relazione all’approccio nei confronti delle abilità diverse e dei disturbi dell’apprendimento, che in termini di territorio e di abbattimento delle distanze per le scuole isolate o per quei casi particolari come le classi ospedaliere; ma anche come modalità abilitante di accesso alla tecnologia per quei bambini che non ne hanno la possibilità”.

 

Secondo alcuni la scuola italiana è ricca di risorse, professionalità e competenze ma è mal organizzata e soprattutto incapace di sfruttare le nuove tecnologie. Lei cosa ne pensa? Quali potrebbero essere, secondo lei, le strategie e i programmi da implementare?

 

La scuola digitale è senz’altro una risorsa se l’implementazione dei device è accompagnata da formazione adeguata per tutto il personale e dalle infrastrutture, come la banda larga, che rendono agevole l’uso e l’accesso al web.

 

Ha già sperimentato il tablet in classe? Ci potrebbe raccontare qual’è stata la sua esperienza personale e didattica?

 

Il device elettronico è stato uno strumento di motivazione e di attenzione, così come di inclusione e di coinvolgimento in un processo di apprendimento che non è più quello classico docente-studente, ma che si trasforma in una dinamica collaborativa di condivisione nell’ambito di una didattica non solo disciplinare ma fatta per competenze.

I ragazzi sono sollecitati a diventare protagonisti del loro apprendimento; con la tecnologia si amplificano le possibilità di apprendere e cresce  il coinvolgimento delle capacità individuali

 

Se ha sperimentato il tablet in classe ci può raccontare alcuni dei progetti realizzati?

 

L’Istituto ha dotato tre classi di tablet concessi in comodato d’uso di tipo “SmartPad 1010i” con sistema operativo Android 4.0. L’utilizzo dei tablet ha evidenziato:

 

  • portatilità; velocità e facilità d'accesso alle risorse;
  • facile manipolazione con il multitouch; facilità nel trovare e
  • scaricare applicazioni, anche gratuite; adattabilità alla
  • personalizzazione e individualizzazione.

 

 

Come giudica le reazioni degli studenti?

Per gli studenti si è tratto di estendere all’esperienza scolastica una pratica per loro ormai diffusa.

 

La tecnologia sta cambiando la scuola così come la vita delle persone. Effetti e risultati non sono facilmente prevedibili, soprattutto dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento di nuove conoscenze. Secondo lei quale futuro ci aspetta?

 

Sono convinta che solo con una corretta gestione ed uso le tecnologie possano essere d'aiuto e considerarsi strumenti e sviluppatori di conoscenza.

Sul piano didattico si possono individuare alcuni punti fermi della didattica digitale. Essa risponde al modello della scuola-laboratorio. In essa non si studia prima per applicare poi: lo spazio del fare è lo spazio stesso dell'apprendere. Freinet lo esprimeva bene quando diceva che in questo modello di scuola la lezione diventa "a posteriori".

Si parla di flipped lesson, di lezione sfogliabile come nel caso di Kahn Academy.

Disporre su ogni banco di un tablet che è sì un reader ma che soprattutto è una macchina multimediale con cui posso produrre immagini, video, testi, qualsiasi forma di architettura multimedia, significa poter reimpostare la mia didattica facendo proprio del momento della produzione dello studente lo spazio didatticamente centrale.

Come si capisce l'impatto sulla didattica è forte:

  • va ridefinita la progettazione;
  • cambiano le logiche della valutazione (ogni EAS fornisce di fatto all'insegnante un prodotto dello studente valutabile),
  • va riconsiderata completamente la variabile tempo. La didattica digitale ne chiede di più e favorisce le condizioni per l'attivazione di un'educazione lenta.

 


 

 

Profilo professionale e didattico di Margherita Rabaglia

Dirigente Scolastico dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Carlo Emilio Gadda” di Fornovo di Taro (PR)

Laureata in Lettere presso l’Università di Bologna ha conseguito presso la stessa Università il Diploma di Perfezionamento in Economia ed il Master in Gestione delle Imprese Educative; ha conseguito presso l’Università di Parma il Diploma di Perfezionamento in Sociologia.

Riferimenti internet: www.iissgadda.it,

facebook: https://www.facebook.com/iiss.carloemiliogadda

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