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Ebook solo nel 2015: la scuola paga i ritardi della politica

Ebook solo nel 2015: la scuola paga i ritardi della politica

05 Settembre 2013 Redazione
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A guardare i dati sull’Italia scopriremmo che i ritardi accumulati sono numerosi. Quelli sulla scuola però sono i più dolorosi, fastidiosi e inaccettabili. Sono ritardi che penalizzano il futuro dei ragazzi e l’innovazione dell’istituzione scuola e della didattica.

Che il percorso delle innovazioni, in una Italia pervasa dalla rassegnazione e dallo scetticismo, fosse in salita lo si sapeva. Ora si scopre che lo è anche per la scuola. Colpa dei problemi di governance e dei rinvii cronici che impediscono di intervenire rapidamente con l’introduzione dei libri elettronici, della banda larga e del documento unificato. Colpe pagata dai ragazzi, dagli insegnanti e dalla scuole in termini di occasioni di risparmio e guadagno ma anche di benefici e vantaggi.

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Se, dopo l’arrivo e l’innamoramento per il tablet da parte di numerose scuole, qualcuno aveva pensato ad una accelerazione nell’adozione di nuove soluzioni digitali e di libri elettronici, è già stato prontamente smentito dall’Agenzia Digitale Italiana. Di e-book nelle scuole se ne parlerà solo nell’anno scolastico 2015-2016. La decisione è del ministero che si prepara a sottoporla al Consiglio dei Ministri il 9 di settembre.

La notizia è emersa prima della decisione grazie a fonti giornalistiche che hanno subito evidenziato il tradimento dell’Agenda dell’Italia Digitale. Un tradimento che si sposa con altri tradimenti ancora più gravi come il rinvio del progetto di dare a tutti i cittadini la banda larga entro il 2014, il rinvio dell’Agenda Digitale stessa per mancanza dello statuto e il Documento unificato ( carta di identità e tessera sanitaria) che doveva portare all’Anagrafe Nazionale del cittadino italiano.

Per tutti questi tradimenti, tradottisi in ritardi, la classe polita-istituzionale ha già trovato le spiegazioni e le scuse da veicolare sui mezzi di stampa. Per il ritardo sugli ebook la scusa è che gli editori italiani non sono pronti al grande passo verso il digitale e che non sono pronte neppure le scuole.

 

Fonte; www.businessweek.com

Senza voler valutare la perdita in termini di benefici e vantaggi formativi e didattici il ritardo si traduce anche in una perdita economica valutata dagli esperti in 20 miliardi di euro di risparmi che non ci saranno  e 5 miliardi di entrate per lo stato nei prossimi tre anni. Sfuma anche la possibilità di mettersi al passo con il resto d’Europa e di non rimanere ultimi vedendoci sorpassare anche da paesi economicamente meno ricchi come la Romania.

Il danno maggiore sembra però derivare dalla incapacità a concretizzare le speranze di quanti avevano puntato sull’Agenda Digitale per cambiare l’Italia, dalle pubbliche amministrazioni locali a quelle nazionali, dagli ospedali alla scuola.



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