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Economia digitale e futuro dell'apprendimento

Economia digitale e futuro dell'apprendimento

07 Agosto 2017 Redazione
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A scuole chiuse forse è più facile parlare di apprendimento e di tecnologia. Nonostante l'attenzione rivolta alle nuove tecnologie digitali dala narrazione corrente la scuola e l'apprendimento sono due ambiti ancora poco toccati dalla trasformazione digitale e tecnologica. Il problema non sta solo nei profili e nelle carriere professionali degli insegnanti attuali che non dispongono delle competenze necessarie per affrontare, capire e gestire il cambiamento continuo richiesto. Il vero problema sta nell'approccio standard all'educazione che ancora caratterizza molte delle scuole italiane e le leggi che la governano. La scuola attuale è ancora figlia della rivoluzione industriale mentre ci sarebbe bisogno di una rivoluzione di tipo digitale.

L'obsolelescenza della scuola di fronte alla rivoluzione tecnologica è tanto più preoccupante quanto più incombente si fa un futuro nel quale masse numerose di neo-diplomati e/o neo-laureati vedranno le loro carriere e le loro opportunità occupazionali messe a rischio dalle macchine, dal software, dagli algoritmi e dalle intelligenze artificiali. Molti di loro potranno aspirare a lavori precari e sottopagati e a nulla potrà servire il fatto che nelle aziende e nelle organizzazioni andranno a crearsi nuove opportunità ocupazionali a causa della continua automazione. I nuovi posti di lavoro saranno presi sempre più da macchine capaci di apprendere, piattaforme software e algoritmi capaci di svolgere attività sia manuali sia cognitive e da intelligenze artificiali capaci di trasformare il mondo del lavoro, l'economia e la società (automobili senza autista, ecc.).

Il fatto che tutti dispongano di un dispositivo mobile intelligente e di APP con le quali è possibile imparare nuove lingue, fare di conto e trovare strade e direzioni per viaggi e spostamenti non deve trarre in inganno. Una nuova lingua si può imparare con l'applicazione giusta come se fosse un gioco, la storia può diventare un semplice esercizio di ricerca e navigazione sul Web, e tutto può essere imparato in pochi minuti e senza l'incombenza di stare chiuso dentro una classe. La potenza dei nuovi mezzi tecnologici è però un semplice gioco degli specchi che fa percepire agli individui la facilità di apprendere cose di cui in realtà conoscono già ma lascia completamente scoperto il loro vero bisogno, la necessità di dotarsi e apprendere una nuova cultura digitale in modo da superare l'inadeguatezza e l'insufficienza attuale nell'apprendere, capire e sfruttare la rivoluzione digitale in atto. Soprattutto nell'ottica delle prospettive di lavoro e di carriera future.

Chi ha introdotto tablet e nuovi dispositivi tecnologici a scuola pensando che la tecnologia fosse la soluzione adeguata per affrontare le trasformazioni imposte dall'era digitale dell'informazione dovrebbe rendersi conto che la tecnologia da sola non è la soluzione. Neppure se questa tecnologia è tra le più avanzate e intelligenti, capace di fornire strumenti e applicazioni innovative per la didattica e l'apprendimento o di predisporre, anche a livello neurologico e con protesi appropriate, quanto serve per un uso diverso della memoria e dell'apprendimento.

Le promesse tecnologiche dell'era digitale sono numerose ed eccitanti ma la realtà della scuola, con le sue pratiche consolidate negli anni di  acquisizione delle conoscenze, non è poi molto cambiata. Non lo è soprattutto se confrontata con i cambiamenti che nel frattempo la tecnologia ha prodotto nel mondo del lavoro e nella società nel suo complesso.

L'inadeguatezza della scuola a formare persone con gli skill che servono per l'era digitale obbliga già oggi aziende e organizzazioni a provvedere in proprio, con costi aggiuntivi, alla formazione del personale necessario per rimanere competitivi. Questo accade oggi ma dentro uno scenario, di cui la scuola dovrebbe essere maggiormente consapevole, che prevede la sparizione di una miriade di tipologie di lavori, dal tassista, al medico di base, dal trader al bancario, dal venditore di polizze assicurative al dipendente di un call center. I cambiamenti drammatici in arrivo rivoluzioneranno il modo di lavorare e di vivere delle persone nei prossimi decenni a venire imponendo alla scuola un'azione rapida finalizzata ad un cambiamento profondo e radicale con l'obiettivo di creare opportunità reali a ragazzi e ragazze che la loro rivoluzione tecnologica l'hanno già fatta con i loro smartphone, ma ai quali l'istituzione scuola deve dare ben altra formazione, consocenze e competenze per affrontare il futuro tecnologico e digitale che verrà.

La scuola ha oggi il dovere di interrogarsi su cosa stia succedendo e su cosa succederà quando l'economia digitale espellerà dal mondo del lavoro milioni di persone (solo negli USA alcuni ricercatori hanno previsto che entro il 2030 i posti di lavoro a rischio saranno quasi il 50% di quelli attuali), anche perchè molti di loro non saranno dotati degli skill e delle competenze necessarie. In assenza di riforme radicali, a causa dell'insipienza e dell'ignoranza delle classi politiche che si susseguono al potere, la scuola deve sapere sfruttare l'aiuto di organizzazioni esterne e di aziende che, preoccupate dei costi e dell'assenza di skill che a loro servono, sono oggi disponibili a investire nella scuola. E non solo in termini finanziari ed economici ma con programmi e risorse ad hoc.

Come in altri campi, anche in quello dell'educazione, l'esempio da seguire sembrerebbe essere quello cinese. Il dragone asiatico investe già oggi 250 miliardi di dollari per la formazione della gioventù, una cifra di gran lunga più elevata di quella investita dagli Stati Uniti, un paese da sempre all'avanguardia nel predisporre le risorse e quanto serve per favorire lo sviluppo e la crescita economica.

In Italia il bisogno di maggiori investimenti è ancora più alto. E' dettato dall'insufficienza e arretratezza di tutte le riforme fin qui fatte, compresa l'ultima, nel comprendere e adattare programmi, didattiche e risorse al cambiamento e all'innovazione digitale. E' dettato dall'urgenza di fornire soluzioni a un mercato del lavoro sempre meno ricettivo nei confronti della manodopera e della professionalità giovanile, anche per la loro impreparazione e inadeguatezza a un mondo lavorativo digitale che richiede nuove competenze, skill e professionalità diverse, oltre che una grande disponibilità all'apprendimento e alla formazione continui e al cambiamento.

Molte aziende stanno già facendo la loro parte investendo in formazione e in programmi di collaborazione con le scuole. Rimane da capire se e quanto la scuola attuale sia in grado anch'essa di cambiare, di trasformarsi  e di affrontare rischi, sfide e opportunità dell'economia digitale. Se riuscirà a farlo avrà il merito di avere contribuito allo sviluppo futuro di una società che l'avvento delle macchine e la volontà di potenza della tecnologia digitale stanno profondamente trasformando, dando avvio a quello che per molti è un vero e proprio salto evolutivo della razza umana o di quella che la sostituirà.

 

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