Fuori Classe

05 Settembre 2012 Redazione
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A spasso con Carolina Cabrini, insegnante presso la scuola primaria dell'Omnicomprensivo A. Gramsci di Mulazzano, Lodi.
Idee e iniziative per una didattica aumentata. Osservazione, sperimentazione, sintesi: come i bambini apprendono dentro e fuori dalle classi.

Carolina, classe 1962, dopo aver frequentato l'Istituto magistrale, a 17 anni ha iniziato a lavorare come "maestra unica”; nel 1983 diviene insegnante di ruolo e da  allora ha sempre lavorato a Mulazzano, dove ha insegnato per sei cicli completi accompagnando i bambini dalla prima alla quinta...  tutti in questo piccolo ma frizzante paesino del lodigiano la conoscono!

Appassionata del suo lavoro e degli sviluppi innovativi che la didattica sta assumento in questi ultimi anni, Carolina ha avviato una serie di iniziative molto interessanti, coivlgendo i suoi alunni in esperimenti e iniziative in cui la componente tecnologica si fonde con le componenti ludiche, umanistiche, artistiche... un modo per alimentare la naturale curiosità dei bambini.

D. Carolina, quanto è cambiata la scuola primaria da quando la frequentavamo noi? In particolare, quali sono gli elementi del cambiamento più visibili per una persona, come me, che non mette piede in una scuola "elementare" da circa 37 anni?

R. Sostanzialmente è mutata troppo poco rispetto ai cambiamenti avvenuti nella realtà extra-scolastica. Dalla mia posizione ho visto diverse riforme cambiare l’abito e gli accessori della scuola ma nessuna di fatto è arrivata  a toccare l'essenziale. Scherzando mi verrebbe da dire che il cambiamento più visibile oggi è l’assenza dei grembiuli neri… sempre di abito si tratta!

 

D. La comunicazione è un'attività umana e quindi esiste a prescindere dagli strumenti che si usano per comunicare, ma la comunicazione tra adulto e bambino è cambiata molto: in questo processo che ruolo hanno avuto e continuano ad avere le tecnologie digitali?

R. Non ho notato nel tempo grandi cambiamenti nella comunicazione tra adulto e bambino nella scuola primaria; in particolare ritengo  insufficiente, oggi come in passato, la disponibilità all’ascolto autentico da parte dell’adulto, che si manifesta  anche nel non tenere  in giusta considerazione il peso delle tecnologie nella vita dei “nativi digitali”.

 

D. Apprendere giocando, lavorare divertendosi... Che percezione hanno i bambini di oggi della realtà? In che cosa si differenzia dalla nostra di adulti?

R. I bambini sono curiosi, vogliono sapere, chiedono, non danno nulla per scontato, ci spiazzano con le loro domande, si stupiscono e sono capaci di imparare in modo spontaneo ed originale. Osservandoli in azione è evidente che noi siamo biologicamente predisposti ad apprendere. Per questo è necessario assecondare i loro interessi, partire da loro, “andare a prenderli dove sono”. A scuola sarebbe già molto riuscire a non guastare la loro dotazione naturale calpestandola con la nostra presunzione di “insegnare”.

La mia generazione ha forse un’idea di “conoscenza” che richiama  un pesante contenitore zeppo di informazioni: testi immodificabili di autori eletti, disposti in modo lineare nei libri di testo; per anni la scuola si è data il compito di indurre lo studente a memorizzarne acriticamente i contenuti. Ora, con l’avvento delle  nuove tecnologie, immagino la conoscenza come una grande rete, o come un frattale, ci si trova di fronte a contenuti e a stimoli di natura diversa e potenzialmente infiniti: idee, testi, immagini, musiche... da ogni punto si può scegliere in quale direzione muoversi, orientati dai propri interessi e dal personale bisogno di sapere. Non ha più senso memorizzare contenuti statici, si può decidere di modificare, condividere, arricchire, trasformare, creare. A mio avviso questa diversa modalità di interpretare la conoscenza dovrebbe rivoluzionare radicalmente il modello di didattica.

Osservazione

D. So che nel tuo lavoro cerchi di miscelare il piu possibile tecniche e strumenti differenti, consentendo ai tuoi ragazzi di osservare 'sul campo' (ovvero "fuori classe"), di sperimentare e trarre conclusioni di gruppo.... Ci potresti raccontare alcune delle tue iniziative?

R. Quest’anno, con la mia classe seconda, abbiamo studiato l’ecosistema presente in uno spazio incolto del giardino della scuola, alternando momenti di lavoro sul campo, in classe e al computer.

Abbiamo manipolato diversi tipi di terra per conoscerne le  caratteristiche, raccolto e fotografato (con macchina fotografica o Nintendo) gli animaletti e i vegetali presenti nel suolo osservato. In Internet abbiamo cercato le informazioni che di volta in volta ci servivano. Infine abbiamo creato dei cartelloni per evidenziare le relazioni tra i diversi elementi dell’ecosistema. Alcuni brevi filmati, scaricati da you-tube si sono rivelati fondamentali per la comprensione di alcuni fenomeni, per esempio l’attività dei cloroplasti o il lavoro dei detritivori e dei decompositori in lapse-time. Infine abbiamo creato una cartella con tutte le foto degli elementi individuati e li abbiamo nominati con nomi reali o di fantasia. I bambini hanno chiesto di poter condividere la cartella anche da casa così ho creato un gruppo segreto su face book, il social network ormai più facilmente accessibile anche dalle famiglie.

sperimentare

D. Multidisciplinarità, attività extra-scolastiche, progetti inter-classe si svolgevano anche ai nostri tempi ... Ma oggi forse c'è una differenza nella relazione tra insegnante e studenti. La conoscenza dello strumento viene trasferita dai più giovani ai meno giovani: la formazione e l'apprendimento stanno forse perdendo il loro vecchio significato?

R. Il suggerimento di utilizzare Nintendo DS per fotografare o filmare gli animaletti del prato mi è stato dato dai bambini e si è rivelato uno strumento eccezionale (una bambina è riuscita a fotografare un tricottero!) perché loro lo usano con molta dimestichezza; inoltre si sono dimostrati disponibilissimi e pazienti nell’insegnarmi come si usa! Anche i genitori hanno messo a disposizione le  loro conoscenze tecniche, è stata un’occasione per collaborare, gratificante per tutti. A mio giudizio l’esperienza di un percorso di apprendimento divertente e stimolante è importante tanto quanto i contenuti scientifici appresi, e il fatto che mi abbiano vista imparare insieme a loro spero abbia  fatto passare l’idea che  la conoscenza è un privilegio che può durare per sempre.


D. So che ti sta molto a cuore il tema della didattica, di strumenti e contenuti in grado di soddisfare il bisogno dei bambini di interpretare un mondo ormai globale e più complesso di come appariva ai nostri occhi alla loro età ... Quali passi dobbiamo fare noi adulti per migliorare la comprensione e la comunicazione con i bambini, con i ragazzi?

R. Ritengo che sia essenziale ascoltarli, per il loro  bene ma soprattutto per il nostro! Ci inducono a riflettere, ci possono restituire il piacere di scoprire  (che la scuola ci aveva tolto), ci possono guidare verso modi di conoscere diversi ed originali.

 

D. Io immagino una scuola dove non sapremo piu distinguere chi è il docente e chi è il discente... Sogno o questo potrebbe essere il naturale sviluppo della collaborazione dialogica, della conoscenza come un elemento basato sulla condivisione e sulla cooperazione?

R. Vorrei che il tuo non fosse solo un sogno ma una premonizione. Non si può pensare di smettere di imparare, penso che valga per tutti e in ogni contesto!

L’autoreferenzialità della scuola è uno dei fattori all’origine della sua stessa degenerazione, si impara dal mondo e dagli altri, è una questione di apertura.

Sintetizzare

D. Quali progetti hai in cantiere per questo nuovo anno scolastico?

R. Mi piacerebbe approfondire argomenti di astronomia … dalla terra al cielo!

 

E qui finisce questa nostra prima passeggiata nel mondo della didattica per l'infanzia, tra terra e cielo, tra idee e cose... così... semplicemente, naturalmente. Senza gare, vincitori o vinti, classifiche o graduatorie, ma solo con il gusto e il piacere di guardare, confrontarsi e ... crescere.

 

Carolina Cabrini

Paola De Vecchi Galbiati

 

Questo articolo è tutelato da licenza Creative Commons

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