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I computer in classe sono inutili, se non addirittura dannosi! Scuola e tecnologia [7]

I computer in classe sono inutili, se non addirittura dannosi! Scuola e tecnologia [7]

16 Settembre 2014 Redazione
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Non tutti sono a favore della scuola digitale, alcuni coraggiosi lo dicono a voce alta. E' il caso o Giuseppe Albano, intervistato da SoloTablet: "Non faccio previsioni, pena il rischio di facile pessimismo, ma credo che se la Scuola, come Agenzia Educativa primaria, non si assume l’onere di provvedere ad una corretta azione educativa in tal senso, in grado di contrastare il fenomeno diffuso della dipendenza digitale delle nuove generazioni, in futuro ci sarà poco da scherzare."

Se sei un/a insegnante e vuoi contribuire alla iniziativa di SoloTablet puoi contattarci a questo indirizzo. Ti verranno inviate le domande utili a comporre l'intervista.

Per l'anno scolastico 2014 proponiamo a tutti gli inseganti  l'ebook 'Tablet a scuola: come cambia la didattica' scritto scritto da Carlo Mazzucchelli per la collana Technovisions di Delos Digital. Seguiteci anche attraverso la nostra rivista digitale Flipboard dedicata alla scuola.


 

 

Cosa pensa delle nuove tecnologie e che tipo di relazione intrattiene con esse nella sua vita individuale e professionale?
Ho instaurato con le nuove tecnologie una relazione puramente strumentale, frutto peraltro di un complesso rapporto di odio-amore durato per anni. Quando I computer avevano bisogno di un disco per caricare il Sistema Operativo, e il Commodore 128 faceva concorrenza al Sinclair, ho iniziato a usare questi strumenti nel mio quotidiano scolastico, un po’ per curiosità, ma anche perché ne ero affascinato.

Ho iniziato a “fare informatica” con i miei Allievi sin dalla fine degli anni ’70, grazie ad un linguaggio frutto del genio di Papert e oggi tornato sotto i riflettori grazie all’attenzione nei confronti del Coding e del Pensiero Procedurale: il LOGO.

Da allora l’acqua passata sotto i miei ponti professionali e personali é stata tanta; dopo un crescendo di interesse verso la tecnologia digitale, mi sono accorto che tale interesse si tramutava rapidamente in una pericolosa dipendenza. Da allora, il mio computer si connette in rete solo quando necessario, e viene usato non per progettare, quanto e solamente per “dare forma” alle idee scaturite dalla penna e da una intensa attività di Brain Storming.

 

Come erano belli i tempi andati....

 

E’ favorevole all’introduzione di tablet e applicazioni mobili in aula?

No, quantomeno non del tutto.

Operando quasi esclusivamente nei confronti della Fascia dell’Obbligo (con particolare riferimento alla Scuola dell’Infanzia e Primaria), non dispongo di informazioni sufficienti relative alla introduzione e all’impiego dei tablet nelle Scuole Secondarie di Secondo Grado.

Rispetto all’uso di tali dispositivi da molti auspicato da parte di Allievi in età prescolare o primaria, sono assolutamente contrario, e questo per due ordini di motivi. Il primo, di carattere pedagogico, consiste nel fatto che, spesso, si attribuiscono ai dispositivi digitali potenzialità educative di fatto inesistenti, favorendo di contro un atteggiamento di dipendenza dagli stesso che la Scuola, invece, dovrebbe scoraggiare.

Emblematico appare, in tal senso, l’atteggiamento assunto nelle Scuole americane: tralasciando le scelte delle Scuole di Chicago, che hanno da tempo introdotto lo studio del Coding attraverso l’impiego di materiali strutturati e appositi Ambienti di Apprendimento (ci riferiamo sempre ad Allievi dai 4 ai 10 anni), alquanto esemplari appaiono le scelte della Scuola di Los Altos in California.

Questa Scuola, frequentata quasi esclusivamente dai figli di Ingegneri e Programmatori che operano nella Silicon Valley in ambito Microsoft, hanno del tutto bandito l’uso non soltanto dei tablet, quanto anche dei computer dalle aule, in quanto ritenuti oggetti distrattori rispetto ai processi di apprendimento e tali da sollecitare, per l’appunto, forme di dipendenza da questi.

Senza comunque arrivare a tali estremi, é un fatto che, nella Scuola Italiana, si stia assistendo ad un ingiustificato quanto pericoloso innamoramento da parte degli stessi Docenti rispetto a tali dispositivi, atteggiamento del tutto ingiustificato laddove metodologie e contenuti restino di tipo trasmissivo e nozionistico.

Il secondo motivo riguarda la salute del Bambino: le posture assunte per usare il tablet, aggiunte ad un acclarato sovraffaticamento della vista, sono fenomeni oramai riconosciuti e dagli effetti evidenti nei Minori.

Secondo alcuni la scuola italiana è ricca di risorse, professionalità e competenze ma è mal organizzata e soprattutto incapace di sfruttare le nuove tecnologie. Lei cosa ne pensa? Quali potrebbero essere, secondo lei, le strategie e i programmi da implementare?

La soluzione, a mio avviso, risiede tutta nella corretta impostazione della formazione di base sull’impiego delle tecnologie digitali da parte dei Docenti, in primo luogo per supportare adeguatamente la loro funzione, poi per sostenere l’azione educativa. In passato, i Docenti si sono sottoposti a molte ore di aggiornamento per imparare a usare il computer, con risultati del tutto scoraggianti.

Per esperienza personale, so che il computer, o meglio le sue funzioni, si apprendono usandolo, sbagliando e riprovando, ma soprattutto se si ha interesse a farlo. Questo, ovviamente, non intende invalidare l’efficacia dei corsi di formazione, purché mirati alla individuazione di strategie specifiche di impiego della macchina nei diversi gradi di Scuola.

La LIM si é rivelata, fatte le dovute eccezioni, un fallimento; il tablet é per molti insegnanti un oggetto di culto che non ha modificato strategie e contenuti.

Personalmente, sono d’accordo con Stolls quando afferma che I computer in classe sono inutili, se non addirittura dannosi, ma l’Insegnante deve poterli conoscere e utilizzare correttamente per poter lavorare meglio e con maggiore produttività, realizzando ad esempio presentazioni multimediali accattivanti ed efficaci ai fini della comunicazione. Ma in questo senso vi é ancora molto da fare. Io inizierei affidando I percorsi di formazione a Docenti di provata esperienza, piuttosto che a persone che sbandierano titoli professionali o universitari senza aver mai messo piede in un’aula.


Ha già sperimentato il tablet in classe? Ci potrebbe raccontare qual’è stata la sua esperienza personale e didattica?

Ho lasciato la Scuola nel 2009, dopo un percorso come Docente durato oltre 32 anni; l’ho fatto dimettendomi, per dedicarmi alla ricerca educativa.

Non ho mai usato il tablet, molto invece i computer. Ho operato prevalentementenin Scuole ad alto rischio, e in laboratorio si faceva programmazione, o Coding. Gli effetti sono stati del tutto incoraggianti.


Se ha sperimentato il tablet in classe ci può raccontare alcuni dei progetti realizzati? Nessuna sperimentazione condotta per iI motivi suesposti


Come giudica le reazioni degli studenti?

No comment, vedi sopra...


La tecnologia sta cambiando la scuola così come la vita delle persone. Effetti e risultati non sono facilmente prevedibili, soprattutto dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento di nuove conoscenze. Secondo lei quale futuro ci aspetta?

Premetto che non sono molto convinto, dal mio punto di vista, che la tecnologia, almeno in Italia, stia cambiando la Scuola. Ovunque mi rechi, nell’ambito della mia attività di Formatore e Pedagogista, vedo aule che, fatti salvi gli inevitabili cambiamenti relativi allo stile degli arredi, ricalcano fedelmente la struttura delle aule di cinquanta anni fa, inclusi gli alfabetieri e iI cartelloni appesi al muro.

La tecnologia digitale, semmai, sta generando nei Docenti una evidente confusione legata sia alla scarsa dimestichezza con iI dispositivi digitali, sia alla mancanza di un piano organico di impiego degli stessi. Sicuramente, invece, é evidente il cambiamento nei costumi e nella vita di ogni giorno, dalla incauta diffusione degli smartphone e tablet in mano a soggetti anche molto piccolo a fenomeni di preoccupante isolamento sociale da questi prodotti.

Non faccio previsioni, pena il rischio di facile pessimismo, ma credo che se la Scuola, come Agenzia Educativa primaria, non si assume l’onere di provvedere ad una corretta azione educativa in tal senso, in grado di contrastare il fenomeno diffuso della dipendenza digitale delle nuove generazioni, in futuro ci sarà poco da scherzare.



 

Profilo professionale e didattico di Giuseppe Albano

Giuseppe Albano, già Docente nella Scuola Primaria e Secondaria di I Grado; Docente Formatore dal 1985, attualmente Direttore A.N.F.OR. Associazione Nazionale per la Formazione e l’Orientamento e Coordinatore Nazionale Programma AICA/ANFOR “LOGIC”.

Ho pubblicato diversi articoli relativi all’impiego della tecnologia digitale a sostegno dei processi di apprendimento, nonché sul valore del Coding e del Pensiero Procedurale.

 

 


Per comunicare con noi e richiedere di essere intervistati scrivete a: c.mazzucchelli@libero.it , Cell. 3482511619, www.solotablet.it

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