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Il computer a scuola di se stesso

Il computer a scuola di se stesso

16 Settembre 2015 Redazione
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Uno studio dell’Ocse, intitolato “Students, Computers and Learning: Making The Connection” e reso noto in queste ore, conclude che anche i paesi che hanno investito grandi risorse in tecnologie Ict destinate al settore dell'istruzione non hanno registrato miglioramenti significativi nelle prestazioni dei loro studenti nella lettura, nella matematica e nelle scienze, le tre materie a più diretto impatto con gli strumenti It. Eppure, riconosce la stessa Ocse, la tecnologia è l'unico modo per espandere in modo significativo l'accesso alla conoscenza.

Nel 2012, il 96% degli studenti di 15 anni residenti nei paesi Ocse riferiva di avere un computer a casa, mentre solo il 72% ne usava uno a scuola. Nel complesso, gli studenti che utilizzano "moderatamente" i computer a scuola tendono ad avere risultati nell'apprendimento migliori di quelli che lo usano raramente. Tuttavia gli studenti che usano i computer a scuola molto spesso hanno risultati peggiori di tutti, anche dopo aver tenuto conto della classe sociale o famiglia di appartenenza. “I sistemi scolastici devono trovare modi più efficaci di integrare la tecnologia nell'insegnamento e nell'apprendimento", ammonisce Andreas Schleicher, Oecd Director for Education and Skills, "per fornire agli insegnanti ambienti capaci di supportare le tecniche pedagogiche del 21mo secolo e dare agli studenti competenze da 21mo secolo". “La tecnologia è l'unico modo però  per espandere in modo significativo l'accesso alla conoscenza. Per sfruttare veramente le potenzialità delle tecnologie, i paesi devono investire in modo più efficace e assicurarsi che gli insegnanti siano in prima linea nel guidare e realizzare questo cambiamento", sottolinea ancora Schleicher.

Per valutare le competenze digitali, il test condotto per lo studio Ocse ha richiesto a un campione di studenti in 31 paesi (Italia compresa) di usare una tastiera e un mouse per navigare all'interno di alcuni testi usando strumenti come collegamenti ipertestuali, scrolling, pulsanti del browser. I ragazzi hanno dovuto anche raccogliere dati in una tabella e utilizzare le calcolatrici del computer. Gli studenti più capaci si sono rivelati quelli asiatici (Singapore, Corea del Sud, Hong Kong, Giappone, Shanghai-Cina) e quelli del Canada.

In conclusione non c'è dubbio che le competenze digitali rappresentino un elemento fondamentale per l'inclusione in una società in cui la tecnologia è sempre più pervasiva: chi non ha le conoscenze di base per navigare e orientarsi nel mondo del web non sarà in grado di partecipare in maniera attiva alla vita economica, sociale e culturale del mondo del futuro prossimo. Questa è una certezza da cui parte l'Ocse.  Il dato di fatto è però che queste competenze vengono acquisite sempre più spesso in maniera informale al di fuori della scuola.

 

 

gielle

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