A scuola con il tablet /

"Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere"

"Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere"

01 Febbraio 2015 Redazione
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Introdurre il digitale a scuola significa iniziare un percorso che necessita senso critico e capacità di discernimento .Introdurre il digitale a scuola non significa soltanto permettere l'uso del tablet o dello smartphone in classe. Ci sono molti modi in cui il digitale può essere utilizzato nell'ambito della Pubblica Istruzione, eppure abbiamo ancora a che fare con scartoffie e iter burocratici demotivanti, dovuti non solo alle imposizioni che vengono dall'alto.

Uno dei tanti motivi che ostacola il pieno utilizzo delle risorse digitali è l'avversione al cambiamento e la difficoltà ad abbandonare o semplicemente modificare le prassi consolidate negli anni (o meglio nei decenni, alcune persino nei secoli).

Quando ci si trova di fronte a qualcosa di nuovo andrebbero sempre valutati i lati positivi e negativi, senza un aprioristico "e poi chissà cosa succede se..."!

Colloqui online

Sulla scia di quanto sentito in un corso di Dianora Bardi, vicepresidente dell'associazione Impara Digitale, all'inizio di questo anno scolastico ho proposto al mio Dirigente di sperimentare un tipo di comunicazione più rapida e immediata con i genitori dei miei alunni attraverso videochiamate via Hangout o Skype. L'idea è questa: rendermi disponibile per colloqui online piuttosto che in presenza, nel caso in cui un genitore abbia problemi a venire ai colloqui del primo o secondo quadrimestre o nell'ora di ricevimento.

Quanti genitori lavorano fuori o non possono prendere un permesso per venire a scuola? Quanti hanno altri problemi, di diversa natura, che noi non conosciamo? Perché ignorare questi casi e lavarsene le mani? Ovviamente la disponibilità online va limitata, quindi circoscritta all'ora di ricevimento o, a discrezione del docente, ad altri orari espressamente comunicati ai genitori. In questo modo si possono ridurre le chilometriche file dei giorni dei colloqui e dare la possibilità a chi è veramente interessato all'andamento scolastico del proprio figlio di prendere contatto in modo più semplice. D'altronde, visto che lavoro in una scuola che ha iniziato la sperimentazione digitale da ormai tre anni, io e i miei colleghi siamo tutti "tablet-muniti".

Poiché il Dirigente ha assecondato la mia proposta, ho inviato la relativa comunicazione ai genitori dei miei alunni.

La principale obiezione a tale iniziativa è stata: "In questo modo certi genitori ti tartasseranno di chiamate, non avrai pace, non staccherai mai dal lavoro, vedrai...".
In realtà, da fine novembre 2014, ovvero da quando ho iniziato questo esperimento ad oggi, quante chiamate ho ricevuto? Quella di un solo genitore! La maggior parte degli altri è venuta ai colloqui mentre alcuni non si sono presentati e non hanno chiamato. Ritengo che chi è veramente interessato al proprio figlio sicuramente fa il possibile per avere un rapporto con i docenti: perché dunque non rendere tutto questo più semplice soprattutto per il bene degli alunni?

Un'altra obiezione è stata: "Come fai ad essere sicura che chi ti chiama è il genitore dell'alunno?". A questo punto sono rimasta interdetta perché ho pensato: "Già...ma ai colloqui in presenza non c'è lo stesso problema? Quanti di noi chiedono la carta d'identità a coloro che si presentano come 'genitore di...'?".

Il problema vero, a mio avviso, è che dubbi, paure e obiezioni nascono solo in riferimento alle nuove tecnologie mentre su prassi e attività tradizionali, magari sbagliate, non solleviamo alcun tipo di interrogativo.

Da un altro Dirigente "illuminato", Alessandra Rucci, sono invece venuta a sapere di gruppi disciplinari in contatto su whatsapp. Un'idea interessante.

Ciò non significa che tutto ciò che è nuovo è sicuramente positivo. Il senso critico e la capacità di discernimento dovrebbero essere il faro che guida l'azione  di qualsiasi educatore. Penso però che chi si mette in gioco per scoprire le potenzialità e i vantaggi (ma anche le criticità) delle nuove tecnologie vada incoraggiato e sostenuto, soprattutto perché, come ci ha insegnato qualche secolo fa Galileo Galilei, "non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere".

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