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Più che presidi manager servono insegnanti capaci di Eros!

Più che presidi manager servono insegnanti capaci di Eros!

28 Giugno 2015 Redazione
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A dirlo è Edgar Morin! Mentre in Italia la politica interviene sulla scuola come un amministratore delegato lo fa sull’organizzazione dell’azienda che gestisce, è uscito in Italia l’ultimo libro di Edgar Morin ‘Insegnare a vivere, manifesto per cambiare l’educazione’. Un testo sulle tracce dei libri precedenti ‘La testa ben fatta’ e ‘I sette saperi necessari all’educazione del futuro’.

Per il novantaquatrenne sociologo e filosofo Edgar Morin ciò che conta è insegnare a vivere, permettere a ciascuno di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri ma anche di prepararsi ad affrontare le molteplici incertezze e difficoltà del destino umano.

Contestualizzando la sua opera è come se per Morin non sia più tempo di riforme ma di rivoluzioni urgenti per lasciare alle generazioni future gli strumenti necessari ad affrontare una realtà globalizzata, complessa, tecnologica e ibridata che richiede nuove capacità e forme di comprensione.

Nel suo testo precedente La testa ben fatta, Morin invitava a formare menti capaci di affrontare le nuove tematiche e le loro complessità, uscendo fuori dagli schematismi, dalla settorialità  e dalla frammentazione (discipline) che caratterizzano molte forme dell’insegnamento attuale e che non aiutano a comprendere un mondo diventato instabile, non lineare, liquido, indistinto e mobile.

 

Chi insegna è invitato da Morin a non sentirsi disarmato o strumentalizzato ma a impegnarsi per cambiare in modo radicale l’educazione, per superare il sistema educativo esistente rivitalizzando ciò che deve essere conservato, per ridisegnare la missione dell’insegnante e per ripensare ciò che viene insegnato. Una missione non semplice e sicuramente molto diversa da quanto è contenuto nella riforma (controroriforma) de #labuonascuola da poco licenziata dal senato della repubblica. Una riforma che sembra ancora ispirata da vecchi schemi dettati da interessi e ideologie e che ha portato a semplificazioni manichee e binarie che non sono capaci di fare i conti con la complessità e la contraddittorietà del reale

Il nuovo libro di Edgar Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (Cortina, Milano 2015, pp. 116,  €11,00.), riparte là dove si erano conclusi i libri precedenti La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Cortina 2000 e 2001), Il richiamo oggi come allora è all’impegno per il destino planetario dell’umanità che nasce dalla percezione dell’urgenza etico-politica per difendere la terra e la sua umanità come patria sempre più in pericolo. L’impegno deve servire a prendere maggiore coscienza della realtà in cui tutti viviamo (Terra-Patria) in modo da operare concretamente nella realizzazione di una nuova forma di cittadinanza, umana e planetaria.

"La tendenza tecno-economica sempre più potente tende a ridurre l'educazione all'acquisizione di competenze socioprofessioali a scapito delle competenze esisteziali in grado di produrre una rigenererazione della cultura e a scapito dell'introduzione di temi vitali nell'insegnamento. - La testa ben fatta Cortina Editore

Quasi facendo l’eco al bellissimo libro di Massimo Recalcati L’ora di lezione – per una erotica dell’insegnamento (La Scuola è una carcassa, gli Insegnanti sono screditati e messi al margine della società!), anche Morin sottolinea il ruolo di Eros (un richiamo al pensiero di Platone) come passione fondamentale per l’insegnamento, per il suo messaggio, per la sua missione, per i suoi allievi. Un amore erotico capace di garantire esperienze salvifiche ma soprattutto di far sboccaire vocazioni, da scienziati, da lettererati o anche da semplici professionisti e tecnici. Una passione che ben si è vista manifestata e espressa dai numerosi insegnanti che hanno manifestato contro la riforma Renzi della scuola, e che nasce da gesti di amore verso una professione difficile e piena di grandi responsabilità ma anche importantissima perché prepara alla vita determinandone il senso.

La complessità e il disagio dell’insegnare a vivere nasce dalla difficoltà a individuare le carenze e le lacune dell’insegnamento per affrontare “problemi vitali come quelli dell’errore, dell’illusione, della parzialità, della comprensione umana e delle incertezze che ogni esistenza incontra”. La difficoltà è accresciuta dal vivere tempi tutti tecnologici e dominati dal Web e dalle sue molteplici realtà digitali e virtuali (Il potere della tecnologia genera incertezza: suggerimenti tecno-pragmatici).  Ne deriva per molti insegnanti un disagio reale e una sensazione di impotenza e strumentalizzazione che rafforzano le incertezze sempre presenti in ogni insegnamento e creandone di nuove.

 

 

Incertezze, difficoltà e disagio possono essere affrontate e superate solo ritrovando l’arte della seduzione che sempre ha caratterizzato l’insegnamento e che nasce dalla relazione stretta e costruttiva con gli studenti (discenti) dalla quale emergono nuove conoscenze sia per chi ascolta sia per chi insegna. La seduzione serve al percorso della conoscenza, a condurre (educare, dūcĕre) sulla strada  dell’acquisizione del sapere e del saper vivere e ad un cammino nel quale lo studente sia in grado di sviluppare pensiero critico, di smarrirsi nei suoi pensieri (sentieri) e di conquistare la sua libertà. Il cammino verso la libertà sarà tanto più importante quanto maggiore sarà la forza e la capacità dell’insegnante di sedurre, di creare incantamenti e attrazione diventando punto di riferimento insostituibile.

"La riforma della conoscenza e del pensiero dipende dalla riforma dell'educazioe, che dipende dalla riforma della conoscenza e del pensiero...Tutte le riforme sono interdipendenti...Ciò deve costituire un circolo virtuoso che incoraggia la congiunzione dei due saper vivere, quello che aiuta a sbagliarsi di meno, a comprendere e ad affrontare l'incertezza...e quello che aiuta a orientarsi nella nostra civiltà...E' necessaria una riforma più ricca di una rivoluzione, serve una METAMORFOSI!"

Il percorso educativo fatto di seduzione e abbandoni (conquista di libertà da parte del discente) non può essere fondato sulla semplice acquisizione di competenze esistenziali e/o professionali ma deve offrire esperienze erotiche di comprensione umana (essere umani, pag. 91), di scambio, di apertura ed empatia e di partecipazione emotiva a eventi e novità. In questo percorso la libertà che lo studente conquista nasce dalla capacità di liberarsi dai numerosi pre-giudizi individuali, di prendere coscienza dei condizionamenti subiti e dalla capacità di comprendere il proprio pensare e sentire.

Alla fine del cammino può emergere una vita buona nella quale le conoscenze acquisite si trasformano in sapienza e arte di vivere. Se questo succede, significa che il compito dell’educatore, così come lo aveva pensato Rousseau (“Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”) si è realizzato. Significa che l’insegnamento è riuscito a trasformare il sapere in un oggetto del desiderio, a vincere la noia e la ripetitività, a promuovere la curiosità e ad allargare gli orizzonti di pensiero, di sentire e di vita.

 

 

Nella conclusione del suo libro, Edgar Morin, sembra offrire un de profundis per ogni intervento semplicemente riformatore della scuola. Il suo è un invito alla innovazione reale che non tenga conto di mediazioni ma di passioni creatrici e che possa portare a una rivoluzione pedagogica che introduca la conoscenza complessa dei nostri problemi fondamentali.

"ALLORA CHE FARE: si tratta evidentemente di resistere alla pressione del pensiero tecnocratico ed econocratico, facendosi difensori e promotori della cultura, la quale esige il superamento della disgiunzione fra scienze e cultura umanistica. Si tratta di mantenere o ritrovare una missione insostituibile, quella della presenza concreta, della relazione da persona a persona, del dialogo con l'allievo per la trasmissione di un fuoco sacro e per la delucidazione reciproca dei malintesi."

Questa rivoluzione, condizionata dalle tecnologie e dai loro effetti, ha bisogno di direttori d’orchestra e professori capaci di Eros e di guida verso la conoscenza e il pensiero:

“Chi altri se non l’insegnante potrebbe  insegnare concretamente le trappole dell’errore, dell’illusione, della conoscenza riduttrice o mutilata, in un dialogo permanente con l’allievo?

Chi altri potrebbe insegnare…la comprensione umana?

Chi altri potrebbe incitare…ad affrontare le incertezze?

Chi altri potrebbe incitare…a essere umano?”.

 

 


A chi volesse approfondire la riflessione sul libro di Morin, suggeriamo la lettura della recensione di Mario Porro su Doppiozero.com.

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