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Quale scuola e quale istruzione per un 2016 diverso

Quale scuola e quale istruzione per un 2016 diverso

29 Dicembre 2015 Redazione
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Il mondo continua a evolversi e a cambiare ma l’istruzione scolastica, anche nella sua accezione di educazione e formazione, è rimasta più o meno la stessa da cinquanta anni. La proposta continua a essere composta da scienze matematiche e linguistiche, da materie umanistiche e scientifiche ma poco si è ancora fatto per trasformare la scuola in scuola di vita. Farlo significa permettere a ciascuno di sviluppare la propria individualità, imparare a relazionarsi con gli altri e prepararsi ad affrontare la complessità, le incertezze e le difficoltà legate al destino umano.

Tutte le foto dell'articolo sono di Carlo Mazzucchelli in visita ad una scuola in Bhutan nel 2011

Il 2016 viene dopo il 2015, anno che molti insegnanti non vorranno né celebrare né ricordare. La retorica de #labuonascuola ha descritto una scuola cambiata e capace di guardare al futuro e può darsi che nel 2016 si traduca in buone pratiche, azioni concrete e cambiamenti reali. Nell’impossibilità di prevedere quale direzione e destinazione caratterizzeranno la scuola del nuovo anno è possibile e utile contribuire con qualche semplice riflessione dalla quale potrebbero nascere alcune buone idee.

  • Per chi vuole una #buonascuola capace di preparare i ragazzi al mondo del lavoro ricordiamo che la scuola di vita prepara e forma ad affrontare la Vita
"La scuola e l'università insegnano alcune conoscenze, ma non la natura della conoscenza, che porta in sè il rischio di errore e di illusione, poichè ogni conoscenza, a partire dalla conoscenza percettiva fino alla conoscenza tramite parole, idee, teorie, credenze è nello stesso tempo una traduzione e una ricostruzione del reale" - Edag Morin
  • Chiedere ai ragazzi cosa vogliono fare da grandi sembra essere la domanda più frequente in ogni tipologia di scuola. Forse sarebbe meglio chiedere loro quali siano i problemi che vorrebbero risolvere, quali gli ambiti nei quali investire e quali skill e competenze vorrebbero usare.
  • La scuola prepara ad affrontare esami per determinare chi è in grado di superare una prova e definire vincenti e perdenti. Una scuola per la vita dovrebbe privilegiare la trasmissione di capacità, conoscenze, risorse e abilità utili a ripartire dopo ogni fallimento e a rimettersi in piedi o a correre di nuovo dopo ogni esperienza negativa. Una scuola di questo tipo sarebbe più adeguata al mondo della flessibilità (per gli imprenditori) e della precarietà (per molti giovani) che tutti i ragazzi stanno oggi sperimentando.

  • La scuola voluta e ispirata dai tecnocrati che hanno colonizzato la politica e domani forse anche da presidi trasformati in dirigenti d’azienda, punta a trasmettere capacità competitive, forse sarebbe meglio continuare a offrire capacità più adeguate alla complessità dei tempi. Capacità legate alla collaborazione, alla condivisione, allo sguardo lungo nel tempo, alla visione olistica, alla capacità di definire strategie miste e all’adattabilità.
" Vivere è un'avventura che comporta in se stessa incertezze sempre rinnovate, con eventuali crisi o catastrofi personali e/o collettive. Vivere è affrontare continuamente l'incertezza, anche nella sola certezza che abbiamo, la nostra morte, ma della quale noi non conosciamo la data. Siamo entrati in un'epoca di grande incertezza sui nostri futuri..." - Edgar Morin
  • Oggi tutti o quasi sembrano avere compreso l’importanza dell’apprendimento delle lingue. Da auspicarsi l’introduzione di nuovi programmi scolastici con una offerta composita di materie linguistiche, più ore di Lingue straniere, migliori tecnologie e metodologie di apprendimento e maggiori viaggi all’estero. Meglio non dimenticare però che esistono altre forme di linguaggio altrettanto importanti come il linguaggio del corpo (essenziale anche per la vita online), la capacità di leggere e comprendere quello che si legge (si deve saper leggere anche quello che non è stato scritto), il linguaggio visuale e delle immagini (tanto più importante quanto maggiore è l’uso di smartphone, Internet, WhatsApp, Pinterest e Instagram) e la capacità di elaborare un pensiero critico che può servire ad alimentare nuove forme di linguaggio sociale, politico, filosofico ed economico.

  • Nella realtà iper-consumistica e dominata dalle icone di Marche e loro marchi, il Marketing è diventato materia scolastica obbligatoria anche se non inserita a programma. La scuola tende a farsi promotrice di tecniche, conoscenze e strumenti di Marketing ma dimentica spesso che l’unico Marketing utile è quello che si può fare di se stessi, anche attraverso i molteplici strumenti tecnologici disponibili (pagina del muro delle facce, display di smartphone e tablet, Blog e siti Web). Lavorare sulla propria immagine può aiutare i ragazzi a comprendere la differenza tra profili digitali e profili reali, tra il chiacchiericcio della pagina del muro delle facce e l’autorevolezza che deriva dalla pubblicazione di racconti, testi e narrazioni che definiscono il carattere, la competenza, la conoscenza e le aspirazioni di una persona aprendogli le porta a nuove opportunità, di lavoro e personali.
" La saggezza moderna non può che essere un po' folle. O piuttosto deve essere sostituita da un'arte di vivere, sempre da ricominciare, sempre da reinventare. Non è la felicità che bisogna cercare. Più la si cerca, più fugge via. Bisogna cercare l'arte di vivere, che dà in regalo grandi e piccole felicità." - Edgar Morin
  • L’introduzione delle nuove tecnologie in classe e nelle scuole sta permettendo di realizzare Reti di istituto e ambienti tecnologici finalizzati alla didattica e all’apprendimento. Meglio ricordare che tutto il mondo è una grande Rete delle Reti, che non esiste una Rete della scuola o di Facebook ma tante reti sociali, gruppi, comunità, tribù e altre forme sociali nelle quali maturano relazioni, nascono opportunità, odi, innamoramenti e amori e soprattutto altre possibilità di fare Rete anche con persone sconosciute ma ricche di conoscenze, valori umani e di esperienze da condividere.

  • La scuola ha consolidato anni di pratica e esperienza nell’educare alla scrittura ma non è detto che le forme dello scrivere scolastico siano oggi adatte a quelle, molto più variegate e ricche, usate online. La preparazione alla scrittura non va eliminata dai programmi scolastici ma integrata con quella della scrittura e della documentabilità online che prevede l’uso di strumenti come Twitter, Facebook, Pinterest, Instagram, Linkedin e il Blog. Imparare i nuovi strumenti significa capire come personalizzare la propria narrazione e comunicazione.
  • La riforma de #labuonascuola punta a rafforzare la capacità di inserimento nel mondo del lavoro. Una scuola che vuole continuare a insegnare a vivere deve rafforzare anche la capacità di integrare e far coesistere vita lavorativa e vita personale, necessità reddituali e spirituali o cognitive. Un modo per farlo prevede anche l’educazione alla gestione del tempo.

  • Genitori, insegnanti, tutti sono preoccupati dei fenomeni degenerativi legati al bullismo digitale e altri comportamenti malevoli associabili all’uso delle nuove tecnologie. La scuola deve preoccuparsi del bullismo e insegnare ai ragazzi a proteggersi prevenendo e a difendersi ma dovrebbe anche insegnare come difendersi dalla cattiva politica e dalle istituzioni e come attivarsi per essere cittadini attivi delle nuove forme di democrazie che verranno, in termini di diritti, libertà e uguaglianza.
  • A scuola si continua a insegnare Dante, Manzoni, Foscolo e Shakespeare, forse è ora di introdurre anche testi come quelli di Sherry Turkle che illustra con centinaia di esempi cosa succede nella vita online e cosa si può fare per imparare a socializzare e a vincere la solitudine con o senza strumenti tecnologici.

A tutti gli insegnanti i migliori auguri di Buon Anno 2016.

 

Il team di SoloTablet

 

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