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Scuola digitale e nuovo anno scolastico: dalla parte degli studenti

Scuola digitale e nuovo anno scolastico: dalla parte degli studenti

28 Agosto 2013 Redazione
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Non siamo più ai tempi della scuola di Barbiana ma se ne sente ancora il bisogno. La aule ospitano giovani percepiti dai professori come poco motivati e distratti perché cognitivamente condizionati dai loro gadget tecnologici e dal bisogno di 'chattare', cinguettare e socializzare sul libro delle facce in continuazione. E se invece la scarsa attenzione dipendesse dall’arretratezza della scuola e da una didattica incapace di adattarsi ai tempi? Terza e ultima riflessione sulla scuola prima dell'apertura dell'anno scolastico 2013-2014.

Introduzione

SoloTablet ha gia affrontato in vari articoli ( BLOG a scuola con il tablet ) il tema degli effetti della tecnologia sull’attenzione e sulla capacità di concentrazione delle persone e delle cosiddette generazioni millenium e touch. L’esistenza di potenziali effetti negativi non deve però portare a concludere che la tecnologia sia la causa diretta dei molti insuccessi formativi e delle frequenti difficoltà che caratterizzano la scuola e le relazioni tra docente e studente.

L’essere nati e cresciuti a latticini e iPod, l’essersi nutriti di informazione digitale e online, l’aver imparato a giocare con il gameboy e i suoi derivati, ebbene tutto ciò non fa delle nuove generazioni, denominate come nativi digitali, una comunità di immaturi e impreparati all’apprendimento scolastico.  Semmai è vero il contrario.

I ragazzi che entrano nella scuola italiana sono la rappresentazione plastica di quanto le nuove tecnologie abbiano cambiato il mondo, cognitivamente prima ancora che tecnologicamente. Gli studenti digitali di oggi non sono cresciuti solo a pane e internet ma hanno sviluppato forme mentali plasmate dagli schermi dei loro dispositivi mobili e dalle smart mobs da essi rese possibili, dalle ricerche di Google, dai videogiochi e dalla presenza assillante nei social network. L’effetto di tutto ciò è una predisposizione nativa all’apprendimento diverso da quello delle generazioni precedenti.

Fonte: http://www.teachthought.com/

La realtà della scuola e la virtualità della sua qualità!

La scuola italina deve cominciare a comprendere che le nuove schiere di studenti 2.0 sono solo un’avanguardia rumorosa di  nuove generazioni cyborg in arrivo. Generazioni, non più di soli giovani, che stanno abbandonandosi a Google e a Facebook per soddisfare il loro bisogno di informazione e di socialità e così facendo si lasciano metamorfizzare cognitivamente e nella loro condizione umana dalle nuove tecnologie.

Se questa è la realtà non rimane che prenderne atto e cercare di comprendere la mutazione antropologica in atto studiando i nuovi comportamenti e stili di vita emergenti, i nuovi vocabolari e linguaggi  tra umani ma anche quelli delle interfacce uomo-macchina e le nuove narrazioni. Nel farlo, chi opera all’interno della istituzione scolastica deve fare i conti con la rivoluzione del tablet e con la pervasività dello smartphone.

L’arrivo dell’iPad ha fatto percepire a tutti ciò che la tecnologia silenziosamente ha prodotto, nella sua evoluzione durata trenta anni. Il tablet è solo la punta di un iceberg fatto da tecnologie di rete wireless e LTE, di cloud computing e Big Data, di APP e Web App, di Internet e nuove applicazioni web. E’ grazie a queste tecnologie che oggi il tablet è come la 'tavoletta' del protagonista del romanzo Neuromante di William Gibson, uno strumento per essere sempre online, per cercare, connettersi ed esplorare, comunicare, creare, valutare e per navigare nell’pertesto e nelle molte risorse informative online, per condividere e interagire, per collaborare e molto altro ancora.

Nonostante la ricca letteratura giornalistica sull’argomento ( tutti i media occupano spazi redazionali per parlare delle scuole che hanno adottato il tablet), per ora il tablet e le nuove tecnologie a scuola sono state oggetto di semplici sperimentazioni. Con alcune, poche eccezioni, il tablet ha incuriosito tutti e convinto molti insegnanti a dotarsene per un uso personale, ma non è ancora diventato uno strumento capace di cambiare radicalmente la didattica e l’apprendimento in classe.

Non può neppure aspirare ad esserlo perché mancano nuove visioni pedagogiche e approcci didattici ed è assente soprattutto una nuova cultura digitale nel corpo docente che gli impedisce di trasformare la rivoluzione tecnologica in una opportunità formativa. Per cambiare, la scuola dovrebbe operare tali e tanti cambiamenti che ne uscirebbe completamente stravolta.

Per favorire una didattica e un apprendimento di tipo collaborativo dovrebbe cambiare l’organizzazione dell’aula ma anche la pratica didattica frontale e unidirezionale. L’aula dovrebbe trasformarsi in un ambiente tecnologico con infrastrutture di rete, dispositivi e applicazioni adatte a nuove forme di apprendimento, aperte, collaborative e più costruttive ma anche integrabili con la tradizione e il vecchio. Infine lo zaino dello studente dovrebbe alleggerirsi ed ospitare unitamente a quaderni, pennne ed evidenziatori, anche un tablet ( lo smartphone sarà sempre una scelta individuale).

I cambiamenti necessari si scontrano con la realtà di una scuola impaurita e impegnata in pratiche difensive e lesioniste che si rivestono di argomentazioni dotte che sposano acriticamente le opinioni dei numerosi tecnofobi che non perdono occasione di mettere in guardia dalla deconcentrazione causata dall’uso costante di strumenti tecnologici e dalla pratica diffusa del copia e incolla e delle traduzioni online.

Esiste una soluzione?

La soluzione in realtà è semplice. Il tablet, lo smartphone, la lim, ecc. non sono altro che strumenti, assimilabili a quelli che li hanno preceduti. Questi strumenti possono essere permessi o proibiti a seconda delle attività in classe, possono trasformarsi in potenti mezzi per l’accesso a nuova conoscenza e per arricchire le conoscenze che l’insegnante trasferisce allo studente, possono diventare strumento essenziale per l’affermarsi di nuove pratiche didattiche più condivise e collaborative.

Invece di aver timore che lo studente, usando un tablet, vada a verificare costantemente la veridicità di quanto l’insegnante racconta, si tratta di impostare nuove modalità di interazione dove anche la rete, l’accesso a biblioteche e fonti di informazioni online, trovino una loro collocazione e utilità ottimale all’esito da raggiungere, l’acquisizione di nuova conoscenza e lo sviluppo cognitivo dello studente.

Lo studente digitale non ha colpe quando manifesta nuovi comportamenti e bisogni nell’apprendimento attraverso strumenti tecnologici. Abituato all’essere sempre connesso, alla interazione continua tramite il suo telefono cellulare (SMS, cinguettii, Whatsap, ecc.) e alla collaborazione sociale praticata con i social media, lo studente non è più predisposto ad un insegnamento fatto da una cattedra o attraverso una LIM. L’una e l’altra sono assimilabili nel loro essere strumenti per una comunicazione monodirezionale, dove uno parla e gli altri ascoltano.

Lo studente oggi è alla ricerca di conversazione, di interazione, di condivisione e di partecipazione e vorrebbe vedere coinvolto in queste pratiche anche l’insegnante.

E’ l’insegnante che deve superare l’ostacolo, visitando i luoghi abitati della rete e sperimentando di persona le nuove tecnologie. Solo così può acquisire nuovi linguaggi e terminologie, può comprendere il libro delle facce (Facebook – non è più bello il termine italiano?) e il mondo rumoroso dei cinguettii (Twitter).

Solo così l’insegnante ( termine generico che non può essere applicato all’intera categoria ) può superare il digital divide che lo separa dai suoi studenti ( Insegnanti in vacanza e preparativi per la ripresa scolastica ),  vivere l’esperienza di classe senza timore e gioiosamente e, nel fare questo sfruttare le nuove opportunità di comunicazione, di sviluppo cognitivo e di creatività offerte dalle nuove tecnologie. Solo così l’insegnante sarà in grado di far crescere nuove consapevolezze e di suggerire allo studente l’importanza di un pensiero critico e di un’autonomia di giudizio da coltivare nel rapporto con la tecnologia allo scopo di evitare la superficialità e schiavitù che i nuovi media possono generare.

Capita spesso di leggere, sui blog o i gruppi di Facebook gestiti da insegnanti e professori, messaggi finalizzati a mettere in guardia dalla tecnologia e dai suoi effetti deleteri sui giovani e gli studenti. Al tempo stesso sta aumentando il numero di libri e di scritti che riflettono in modo critico sul ruolo della tecnologia sullo sviluppo cognitivo della persona e sull’apprendimento.

Gli argomenti più in voga sono quelli del calo di attenzione e della capacità di ascolto, dell’aumento della deconcentrazione ( Tablet a scuola: deconcentrazione garantita e istituzionalizzata ), delle difficoltà nella lettura ( Il cervello che legge e le nuove tecnologie digitali),  scrittura e linguaggio (vocabolario e sintassi), dei pericoli del multitasking, della dipendenza dalla rete e dai social network e della compulsività di comportamenti che generano dipendenza, del problema della solitudine e dell'isolamento individuale (la socializzazione è ormai sempre più solamente virtuale).

Su ognuno di questi argomenti SoloTablet ha pubblicato numerosi articoli e condiviso riflessioni finalizzate non a demonizzare un punto di vista o il suo opposto, ma a problematizzare e a suggerire ulteriori e più approfondite riflessioni. L’obiettivo di tutti non dovrebbe essere di suggerire divieti o proibizioni ma di aiutare la comprensione delle mutazioni in corso, in modo da trarre vantaggio dalle potenzialità delle nuove tecnologie e prevenire eventuali patologie o utilizzi distorti delle stesse.

 

Alcune considerazioni finali

Per una scuola dalla parte degli studenti, il primo scoglio da superare è la fornitura a tutti dei nuovi dispositivi digitali (Un tablet per ogni studente. Come se fosse solo questo il problema….).

La crisi in corso impedisce una facile soluzione al problema, anche nel caso in cui si optasse per tablet meno costosi rispetto al prezzo eccessivo dell’iPad. Prima ancora di modelli di business, pensati per rendere possibile l’intorduzione del tablet anche con la contribuzione delle famiglie, serve la capacità decisionale di voler fare un salto quantico nella didattica con la scelta di tablet, ebook e applicazioni pensate esclusivamente per un loro utilizzo in classe.

Dotati di tablet ( I corpi bionici dei cyborg che verranno: non solo tablet!) i ragazzi sapranno trarne immediati benefici sfruttando la loro dimestichezza con la tecnologia, con i media digitali e la contaminazione derivata dalla rete e dalla multimedialità.

Le loro pratiche quotidiane, che li vedono impegnati a chattare, cinguettare, frequentare il libro delle facce per scambiarsi foto e pensieri e per organizzare e pianificare le loro attività, non sono abitudini che impediranno la concentrazione e l’apprendimento. Al contrario questa disinvoltura nell’uso del mezzo tecnologico e della rete faciliterà lo sviluppo di nuove pratiche scolastiche, di nuove capacità espressive e cognitive, di nuove opportunità di interazione e collaborazione e di maggiore creatività e capacità di innovazione.

Se ben guidati e compresi nelle loro nuove pratiche e approcci, gli studenti della generazione touch saranno in grado di sviluppare nuove capacità e di far crescere quella cultura che serve ad abitare un mondo che, volenti o nolenti, è sempre più meticciato dalla tecnologia, dal virtuale (reale in potenza) e dal digitale.

Provocazioni e interrogativi per insegnanti disponibili ad una mutazione digitale

L'insegnamento attraverso le nuove tecnologie digitali e l'introduzione del tablet in classe suggerisce ad ogni operatore scolastico alcune domande. Sarebbe interessante avere da chi ci legge e pratica la professione dell'insegnante avere delle risposte:

  • Come dovrebbe essere la formazione scolastica dell'era digitale nel 21° millennio?
  • In che modo le nuove tecnologie possono favorire lo sviluppo dell'apprendimento?
  • Quali sono gli strumenti e i componenti necessari ad una nuova didattica?
  • Quali sono le metodologie, gli approcci e le buone pratiche necessari?
  • Come va organizzato il tempo e lo spazio nella classe 2.0 e tecnologica?
  • How can time be used differently to support our vision?
  • Quali sono i comportamenti che ci si attende dalle nuove generazioni di studenti?
  • Qual'è il ruolo della tecnlogia nel favorire la soluzione dei problemi della scuola italiana?

 

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