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Scuola e insegnanti vogliono cambiare ma gli ostacoli sono ancora numerosi [intervista 23]

Scuola e insegnanti vogliono cambiare ma gli ostacoli sono ancora numerosi [intervista 23]

16 Aprile 2015 Redazione
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Nella sua iniziativa volta a dare la parola agli insegnanti, SoloTablet ha incontrato Nicoletta Farmeschi, insegnante della scuola primaria L.Santucci di Castel del Piano. Ne è uscita una fotografia illuminante della situazione della scuola, delle sue contraddizioni ma soprattutto del tanto enusiasmo e amore che alla scuola e all'insegnamento dedicano molti insegnanti che, al passo con i tempi teconologici, vogliono provare a cambiare. Magari poco per volta, ma a cambiare.

Se sei un/a insegnante e vuoi contribuire alla iniziativa di SoloTablet puoi contattarci a questo indirizzo. Ti verranno inviate le domande utili a comporre l'intervista.

Per l'anno scolastico 2014 - 2015 proponiamo a tutti gli inseganti  l'ebook 'Tablet a scuola: come cambia la didattica' scritto da Carlo Mazzucchelli. Seguiteci anche attraverso la nostra rivista digitale Flipboard dedicata alla scuola.


 

 

La scuola italiana è in una fase critica caratterizzata da grandi cambiamenti e conflitti. Cambiare la scuola significa dare forma al futuro delle nuove generazioni e del paese. Non tutti i cambiamenti sono necessariamente positivi. Se lei è attore/attrice di cambiamento ci può raccontare in che direzione vorrebbe cambiare la scuola?

I GRANDI CAMBIAMENTI

Grandi cambiamenti nella scuola ce ne sono stati. Eppure qualche mese fa l'elettricista che era venuto per disporre dei cavi, mi ha detto: “Certo che da quando ci sono stato io, la scuola non sembra molto diversa, almeno riguardo le pareti e gli arredi!” Non nego una certa insofferenza a  tali parole: quest'anno con la mia collega Antonella Coppi, abbiamo avuto il finanziamento previsto per la Cl@sse2.0 e l'intento era proprio quello di dare un assetto strutturale diverso. Purtroppo le procedure burocratiche a volte si mostrano sorde ed impacciate, ma Open spaces without walls, classi aperte senza muri, questa l’idea del lavoro che stiamo cercando di portare avanti, procede.

Spiego in breve la nostra spinta motivazionale. L'ambiente in cui viviamo parla di noi. Pensiamo alla nostra casa: ci dice chi siamo, cosa ci piace fare, come ci piace vivere.

I miei alunni, nelle nuove postazioni,mentre lavorano con le matite a cera: il tablet di Giorgia in fondo alla stradina di fogli colorati.

La nostra scuola ad occhi poco attenti sembra dare sempre la stessa risposta a chi la osserva in superficie: il mondo del sapere trasmissivo, il regno di una conoscenza che oggi però, si è trasferito fuori e che non passa più solo dalla scuola, ma proviene in forma invasiva proprio dalla società esterna; una società di cui ancora non riusciamo a cogliere i segnali che videro invece, già tanti anni fa i descolarizzatori, per i quali la scuola oramai, era morta. Eppure io che “abito” questa scuola tutti i giorni, so bene che non è così. La mia è una scuola viva, un tempo pieno fatto di esperienze magnifiche che in ogni classe animano le attività didattiche.

Ogni giorno spostiamo banchi ed alunni, ci rechiamo in aule più ampie per vivere insieme alcune esperienze, ci muoviamo fuori per viverne delle altre ed apprendere direttamente dalla realtà del mondo. E alla base, sempre più spesso, se non quotidianamente, c’è la Rete Internet. Perché non riusciamo a fare di tutto ciò il nostro vanto, la nostra rivoluzione? Perché finiamo per farci considerare ancora le maestrine del leggere, dello scrivere e del far di conto? Forse perché in qualche modo “ci contentiamo” e cerchiamo di trarre fuori da ogni situazione, la parte migliore. Ma adesso l’approssimazione non può più bastare: cambiare la scuola, vuol dire cambiarne le strutture, avere gli strumenti.

Lo hanno forse capito i genitori degli alunni della mia classe: nell’attesa degli acquisti della tanto sospirata Cl@sse2.0, forse sollecitati dai bambini, hanno improvvisato un BYOD (Bring Your Own Device) che non mi aspettavo. Quasi ogni mattina qualche tablet arriva insieme alla merenda: sono mezzi tutti differenti, ciascuno con la propria configurazione, che faccio ancora fatica ad allineare per un lavoro comune, proprio per le loro discrepanze operative. Anche il Comune sembra “ascoltare”: ci ha mandato già prima di Natale, alcuni tavoli componibili per sostituire i tradizionali appoggi. Tutto ciò dimostra l’entusiasmo che suscita intorno a noi, la speranza di un fare scuola nuovo e diverso: più coerente con le innovazioni tecnologiche della nostra realtà quotidiana.

 

scuolache vorreiCosa pensa delle nuove tecnologie e che tipo di relazione intrattiene con esse nella sua vita individuale e professionale?

    SONO UNA TECNOFILA

    Forse sono una tecnofila? Di certo la tecnologia mi ha sempre coinvolta moltissimo. Ricordo ancora i primi articoli letti sulla rete militare Arpanet (vedi nota 2) dalla quale si è sviluppata Internet e a come ho atteso negli anni, che la Rete arrivasse a me, a come l'ho voluta subito nella mia scuola, combattendo battaglie dallo strano sapore: sembravo forse combattere contro i mulini a vento? Ma non era certo così: la mia scuola è sempre stata avanti in questo senso, magari non erano adeguate le finanze a disposizione.

    Poi un giorno è arrivata una LIM  in classe. Molti docenti sono stati presi da nuovo entusiasmo: allora la tecnologia entrava davvero a cambiare la classe? E che fine faceva la lavagna di ardesia? Fu disposta nella parete a fianco, accontentando i tradizionalisti. Ma con  quella “finestra luminosa” accesa, i bambini hanno iniziato a vedere la scuola con occhi differenti. Nella pratica, Internet ha cambiato così tanto la vita delle persone, donando possibilità di conoscenze estese, che ancora oggi mi sorprendo della “globalità” delle esperienze che è possibile fare, nel “villaggio globale” di McLuhan (vedi nota 3) di cui tanto si è parlato in passato e che ancora si sente fortemente presente fra i byte della connessione.

    A volte prende lo scoraggiamento. Dopo tanti anni di insegnamento, ancora a dover lottare per far capire elementi che sembrano scontati: Internet non è un nemico da combattere, il cellulare può essere usato a scuola per fare le foto, per registrare appunti, la penna usb è un oggetto che serve, ancora meglio se c’è il tablet perché aiuta la didattica quotidiana e il computer, ovviamente è un ottimo strumento; il collegamento Wi-Fi non è pericoloso più del cellulare quando si telefona accostandolo all’orecchio...

    Ma ecco che ci pensano gli alunni a fare la “sveglia”: la storia fatta nel modo classico? “Maestra, ma io mi stufo!” La grammatica tradizionale? “Maestra, che barba!” Leggiamo il sussidiario? “Ma in Internet, Maestra...ci sono i video sugli uomini primitivi!”

    Così lascio per l'ennesima volta la “zona di comfort” (Vedi Nota 4), per trovare nuove strategie e solo “lì” posso trovarle: nelle nuove tecnologie, dove i saperi si ampliano, si dilatano ed io devo fare da tramite, affinché i miei alunni sappiano distrigarsi nella Rete, accanto a genitori che ne sanno sempre meno di loro.

    Quest'anno sperimenterò in maniera sistematica l'uso del tablet con Cl@asse2.0 e vedremo davvero cosa saremo capaci di fare, gli alunni e noi maestre della Primaria L.Santucci.

     

    La classe della mia collega Antonella: finalmente, diversa e confortevole

     

    E’ favorevole all’introduzione di tablet e applicazioni mobili in aula? (Se si quali sono i vantaggi e i benefici che ne derivano in termini didattici e di relazione con i discenti? Se no quali sono le controindicazioni e i pericoli che potrebbero emergere?)

    SÌ ALL’USO DEI TABLET A SCUOLA

    Forse non è scontato affermare che sono favorevole all'uso dei tablet e delle applicazioni mobili in aula: sia pure fra molti contrasti, si può “fare” anche alle elementari. Ne è dimostrazione la mia semplice e ancora incompleta esperienza passata ed attuale: ho sempre permesso di portare in aula macchine fotografiche digitali e cellulari, sia pure privi della scheda telefonica, per realizzare foto e video.

    Un aspetto che mi fa sorridere della questione “dispositivi mobili sì o no” alle elementari è questa: fino a poco tempo fa li ho utilizzati in classe contrariamente a chi affermava che erano strumenti per i più grandi, per le medie e le superiori, che erano elementi di distrazione, per i bambini, che così non capivano: ad esempio in gita, essi erano “distratti” dal fare le foto e non ascoltavano la guida. Eppure la mia visione era diversa: non erano forse, più concentrati su ciò che vedevano e che ascoltavano, proprio perché dovevano farne foto e video significativi? Non erano forse, più attenti soprattutto a causa della metariflessione a cui erano chiamati, perché dovevano poi rendicontare sia pure con le tecniche multimediali, piuttosto che con relazioni scritte?

    Oggi mi sento dire che sì, in effetti alle elementari possiamo usarli, ma solo perché gli alunni sono più piccoli e quindi più ubbidienti. Per quanto mi riguarda invece, si tratta certamente di affrontare una volta per tutte gli scogli che comportano comunque l'uso dei devices in aula. Riflettere su cosa veramente si può fare con i tablet è necessario e lo è soprattutto coi nativi digitali che li utilizzano come “pane per i denti”. A dimostrazione di ciò, molti docenti sperimentano una didattica nuova, centrata proprio sull’uso dei device personali, come ad esempio Roberto Bondi, che dice “Porta il tuo aggeggio: quello che hai, va (potrebbe andare) bene (vedi nota 5)

    Un secondo aspetto che mi “tormenta” dell’uso dei tablet in classe è forse legato alle potenzialità dello strumento: un computer classico ha possibilità ampie e meno “parcellizzate” nelle applicazioni. Col computer in pratica è possibile approfondire bene anche l’aspetto della “costruzione” della rete, sondare il linguaggio sorgente per inventare nuovi elementi web, utilizzare i mondi virtuali e molto altro ancora. Il tablet sembra uno strumento molto più economico, ma anche più passivo: con le sue applicazioni, si cerca in fondo, di creare degli utenti che possano acquistarne sempre di più, stimolati dal costo contenuto. Qui però le mie incertezze si fanno un poco più profonde, proprio perché nell’uso concreto di questi strumenti sono nella fase di una “condivisione” non affatto facile da realizzare coi bambini, soprattutto se deve essere “costruttiva”: dare una serie di esercizi on line già preordinati, che posso costruirmi o trovare in rete è ovviamente scontato, ma non è questo o solo questo cui bisognerebbe mirare.

    Al momento, da una parte sto cercando di integrare l’uso della Pirate Box di Andreas Formiconi (Vedi nota Nota 6) in classe per vedere se davvero è utile come penso, perché apre le porte allo scambio anche senza la Rete Internet, il cui Wi-Fi  tende a “crollare” per via dell’uso massivo; dall’altra parte sto cercando la via per costruire applicazioni utili ai nostri livelli proprio insieme ai bambini, direttamente nel tablet con o senza la Rete Internet e con linguaggi di programmazione adeguati all’età: non posso rassegnarmi a stimolare dei fruitori passivi.

    Infine un accenno ai mondi virtuali che purtroppo per ora non sono utilizzabili coi piccoli devices, anche se qualche applicazione sembra promettere la cosa (vedi nota 7); e all’uso  forse un poco “modaiolo” di Scratch (vedi nota 8) a scuola: mi ricorda molto il Logo e naturalmente ne sono molto divertita anche io, ma c’è qualcosa che ancora mi domando: siamo sicuri che una semplice interfaccia risolva i problemi legati alla scoperta della programmazione, per il periodo scolare cui mi riferisco? Quanto i mondi virtuali possono essere più esplicativi, in tal senso per i bambini dai 5-6 fino ai 10-11 anni? Ci possono essere anche altri modi per rendere i bambini attivi, mostrando loro la visione del “creatore” ? È certo che proprio in questo ciclo didattico che sto seguendo cercherò di scoprirlo, almeno in parte.

     

    Correggere i compiti sui diversi tipi di devices

     

    Secondo alcuni la scuola italiana è ricca di risorse, professionalità e competenze ma è mal organizzata e soprattutto incapace di sfruttare le nuove tecnologie. Lei cosa ne pensa? Quali potrebbero essere, secondo lei, le strategie e i programmi da implementare?

    CAMBIAMO LA SCUOLA: I DOCENTI SONO PRONTI

    A questo punto dello sviluppo della nostra attuale società tecnologica, parlare ancora della questione “tecnologie sì o no a scuola” è sorpassato: queste, ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. I tablet e gli smartphone sembrano non semplici strumenti, ma estensioni della nostra mente, del nostro pensiero: avete mai osservato gli studenti attuali? Mai si priverebbero del loro cellulare e infatti se fino a qualche anno fa si chiedeva, ad esempio in molte scuole di lasciarli all'ingresso, adesso entrano in classe a pieno diritto, perché come si potrebbe “arginare”? Impossibile! Semmai bisogna imparare a sfruttare adeguatamente tutta questa tecnologia che entra a scuola per un insegnamento diverso (vedi nota 10) che si sta facendo avanti proprio in questi anni col metodo denominato “flipped” (vedi nota 11).

    Penso con un po' di dispiacere alle fatiche di tanti bravissimi colleghi che “stringono” i loro studenti nelle stesse classi di sempre, dove non c'è nulla da vedere ed essi che cercano un’attenzione che non c’è più: ma del resto, come è possibile che la maggior parte degli studenti stia ad ascoltarci e non si mostri risentita, quando nel mondo per loro, tutto va avanti a tv, video, musica e Internet?

    La questione non è affatto semplice ed è logico che la scuola digitale rappresenti davvero l’avvento di una nuova epoca scolastica, ma solo se i docenti appassionati che ci sono, ne potranno disporre veramente.

     

    Ha già sperimentato il tablet in classe? Ci potrebbe raccontare qual è stata la sua esperienza personale e didattica?

    CI SONO: LA MIA CLASSE STA DAVVERO MUTANDO

    In passato ho spesso usato la tecnologia per migliorare la mia didattica, lavorando soprattuto con le piattaforme dei mondi virtuali per la scuola (Scuola3d, edMondo e Edu3d) (vedi nota 12). Ma il computer, la macchina fotografica e il registratore dei suoni servivano anche costantemente per realizzare dei podcast allo scopo di avvicinare gli alunni ai saperi in maniera più coinvolgente. Non però come una scusa, piuttosto come uno strumento per arrivare a…, andare oltre, intravedere il nuovo “mondo”.

    Oggi posso affermare che  i miei alunni di terza elementare, della generazione Z, o Internet Generation (vedi nota 13) sono proprio stufi del tradizionale insegnamento. Quest'anno l'uso dei tablet individuale o a piccoli gruppi permetterà di affrontare diversamente le questioni legate alla comprensione, ma anche alla costruzione dei significati. Con il tablet sarà possibile condividere presentazioni e video istruttivi, creare contenuti personalizzati, lavorare ad un “magazzino” digitale di materiali che potremo modificare insieme. Sarà possibile utilizzare anche i mondi virtuali, soprattutto edMondo (vedi nota 14). Sarà così, più facile impegnarli nel lavoro della conoscenza, ma sempre riorganizzando l'aula in modo diverso, ed è ciò che sta avvenendo. Per ora posso solo parlare dei risultati che ho ottenuto finora, con l’uso dei computer in classe, della Lim o del videoproiettore e dell’iPad, quest’ultimo in maniera più sporadica: tutto sommato buoni e incoraggianti.

     

     

    Se ha sperimentato il tablet in classe ci può raccontare alcuni dei progetti realizzati?

    Dopo altre esperienze, il lavoro che sto mettendo in pratica quest’anno è parzialmente comprensibile in questa semplice presentazione realizzata con la mia collega Antonella Coppi, dal titolo Open spaces without walls: classi aperte senza muri, per un nuovo modo di fare ed “essere” scuola.

    L’idea2.0 sarà completamente realizzabile quando arriveranno i tablet ed i computer previsti. Per i tablet abbiamo scelto buone marche a prezzi molto convenienti intorno ai 7-8 pollici: abbiamo verificato che nonostante tutto, stanno benissimo nelle mani dei nostri alunni. Nella  nostra dotazione scolastica abbiamo già qualche tablet di marca, sia con sistema Android che iOs.

     

    Come giudica le reazioni degli studenti?

    LA RISPOSTA DEGLI STUDENTI

    Le reazioni degli studenti sono davvero entusiasmanti: nel momento in cui si spezza il circolo vizioso della scuola-noia e monotonia, l'uso degli strumenti digitali acquisisce un senso nella scoperta di un fare finora piuttosto sottomesso, proprio quando invece le leggi dello sviluppo mentale e fisico ci spiegano necessario a questa età. Il problema non è il loro atteggiamento, quanto la nostra competenza e bravura nel predisporre prima le attività: improvvisare non si può proprio più. Presentazioni, attività di rinforzo ed approfondimenti con strumenti online che la rete mette a disposizione vanno preparante attentamente per non rischiare errori.

    Tutto può essere messo a disposizione degli alunni che possono prenderne visione anche in piccoli gruppi per poi ridiscuterne insieme, ripresentare e spiegare ad altri gruppi rimasti indietro o impegnati a fare altre attività scolastiche: la classe si scompone, creando sicuramente un impegno educativo ed uno sforzo molto maggiore che in passato. Si fa più attenta e concentrata e non vive “esternamente” l’apprendimento, ma lo percepisce come un suo processo interiore. L’insegnante non sta più in cattedra, ma predispone, aiuta, richiama, corregge, rinforza. La lezione si capovolge: i bambini spiegano ad altri compagni, e in talune occasioni anche i propri genitori, come è accaduto ad esempio durante la Settimana del Coding (vedi nota 15). La scuola diventa un laboratorio in fermento.

     

    La tecnologia sta cambiando la scuola così come la vita delle persone. Effetti e risultati non sono facilmente prevedibili, soprattutto dal punto di vista cognitivo e dell’apprendimento di nuove conoscenze. Secondo lei quale futuro ci aspetta?

    IL FUTURO CHE CI ASPETTA

    Riguardo alle varie teorie sulle modifiche strutturali della mente, come espressa nel noto testo Nativi Digitali, di Paolo Ferri (vedi nota 16), sono convinta della veridicità delle sue risposte: non sappiamo ancora forse bene dove potremo arrivare e che significato avrà in futuro la rivoluzione digitale, ma possiamo prevederne alcuni risultati e anche orientarli nella giusta direzione.

    Voglio credere che ci aspetti un futuro migliore, e se lo sarà, lo dovremo forse proprio agli insegnanti che stanno imparando a superare i paradigmi di una comunicazione piena di stereotipi ed insufficiente, andando verso un linguaggio generativo di nuove modalità di affermazione dell'intelligenza umana, così come suggerisce del resto Luca Toschi (nedi nota 17), nel suo bel testo “La comunicazione generativa”.

    Internet e i nuovi devices ad essi collegato possono veramente essere gli strumenti attraverso cui passa la nuova conoscenza ri-mediata e ri-costruita dai nostri studenti. Pensando così ad una comunicazione democratica e libera, generativa di linguaggi nuovi, se sapremo mantenere vive le aspettative, e mantenere le promosse di una rete come diritto di tutti all’accesso delle conoscenze, avremo le basi per una società più giusta, per una scuola più equa.

     

    Castel del Piano, 14 febbraio 2015

     

    Il profilo didattico e professionale di Nicoletta Farmeschi

    Insegno dal 1983 presso la scuola Primaria. Dall’anno scolastico 1999-2000 lavoro alla Primaria L.Santucci di Castel del Piano. Scrivo nelle pagine di NicoMartiBlog, dove annoto a tempo perso, i miei percorsi, non sempre in maniera coerente ed obiettiva. Non essendo molto metodica dimentico di segnare pubblicazioni, presentazioni e altro ancora che fa parte del mio impegno didattico. Sperimentare e oserei dire con Andreas Formiconi (vedi nota 1), apprendere, mutare: queste le parole chiave dei miei progetti, di solito in salita.

    Qualche notte fa ho fatto un sogno: mi arrampicavo sui trampoli, attraversavo impervi labirinti ancora oscuri, verso nuove scoperte. Potevano anche risultare infruttuose, eppure sapevo che dopo avrei lavorato meglio, avrei faticato di meno e soprattutto, insegnato con più efficacia, avrei aperto le menti degli alunni verso il mondo. In questo sogno in fondo, si può riassumere la mia carriera scolastica, fra l’entusiasmo delle nuove vie didattiche intraprese, sempre molto attraenti per i bambini e per me e il senso di incertezze che talvolta ne deriva.

     

    Bobliografia

    1. Vedi il suo Laboratorio on line, http://iamarf.org/
    2. Vedi Storia di Internet: http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Internet
    3. Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan
    4. Vedi Flavia Giannoli in http://www.solotablet.it/blog/insegnare-nella-scuola-digitale-sfide-e-soddisfazioni/gioie-e-dolori-del-docente-digitale e anche Alberto De Panfilis in http://www.metadidattica.com/2012/03/08/la-zona-di-comfort-per-gli-insegnanti-e-non-solo/
    5. Interessante in proposito, queste pagine di esperienze proprio alle scuole superiori: https://sites.google.com/a/g.istruzioneer.it/byod/home/introduzione---roberto-bondi
    6. Vedi Andreas Formiconi, in http://iamarf.org/2014/06/09/piratebox-un-pezzetto-di-internet-che-viene-con-te-loptis/
    7. Le mie prove per l’uso anche parziale dei mondi virtuali su tablet, sono tutte miseramente fallite, almeno finora, ma non mi rassegno, perché ad esempio nel video di questo articolo, si mostra il contrario: https://sitovirtuale.wordpress.com/2013/04/02/mondi-virtuali-in-un-tablet-o-su-smartphone/
    8. Vedi https://scratch.mit.edu/
    9. Vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Logo_%28informatica%29
    10. Annoto in particolare, questa esperienza https://sites.google.com/a/g.istruzioneer.it/byod/il-byod-di-anna-rita-vizzari
    11. Vedi questo scritto di Giovanni Bonaiuti http://people.unica.it/gbonaiuti/flipping-the-classroom/
    12. Questo articolo dal titolo La didattica dei mondi virtuali, dal’Italiano all’ambito antropologico passando per l’Arte e la matematica: http://bricks.maieutiche.economia.unitn.it/?p=3939 riassume bene ciò che ho fatto finora.
    13. Vedi l’infografica esplicativa http://o5.com/wp-content/uploads/2011/12/Gen-Z_o5.jpg , oppure http://www.cowinning.it/magazine/generation-x-y-e-z-e-tu-che-generazione-appartieni/
    14. Vedi http://www.scuola-digitale.it/ed-mondo/progetto/info/
    15. Vedi ad esempio questo articolo http://lnx.ovannini.it/blog/?p=2793
    16. Vedi http://www.ibs.it/code/9788861594876/ferri-paolo/nativi-digitali.html
    17. Vedi http://www.comunicazionegenerativa.org/luca-toschi-la-comunicazione-generativa-apogeo-milano-2011/

     

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