A scuola con il tablet /

Studente e insegnante #staisereno. La buona scuola è all’orizzonte.

Studente e insegnante #staisereno. La buona scuola è all’orizzonte.

14 Settembre 2014 Redazione
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Migliaia di insegnanti, di studenti e di famiglie inizieranno il nuovo anno scolastico con la promessa di nuovi cambiamenti e rivoluzioni potenziali destinate a trasformare la scuola in una buona scuola. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire! O è la volta buona? Il successo dipenderà dai molti insegnanti 2.0, innovatori e consapevoli del ruolo delle nuove tecnologie a scuola. La politica dovrebbe affidarsi a loro, prima che ai tecnici esperti che collaborano con il ministero.

SoloTablet non può entrare nel merito delle problematiche generali che interessano la scuola, perchè non è ha la competenza e una adeguata conoscenza. Ci permettiamo solo una breve riflessione su una di esse, quella che interessa la trasformazione in digitale della scuola e che, se attuata, potrebbe dare forma ad una nuova cultura, anche organzzativa della scuola italiana.

Il tema della rivoluzione tecnologica e digitale non riguarda solo il nostro paese ma è nell’agenda strategica di ogni paese focalizzato sulla costruzione di nuovo benessere sociale ed economico e sulla crescita competitiva fatta a partire dalla formazione di nuove professionalità e dallo sviluppo di nuove competenze e abilità.

Il progetto ‘La buona scuola’ del governo Renzi sembra avere compreso l’urgenza di un intervento sulla scuola e della strategicità della tecnologia a supporto di ogni cambiamento o rivoluzione possibile. Non è detto però che riesca nei suoi intenti. In un paese mitridatizzato da decenni di immobilismo, conservatorismo, conformismo e opportunismo,  l’unica rivoluzione possibile non può venire calata dall’alto ma passa attraverso la consapevolezza della sua urgenza e la partecipazione convinta delle persone coinvolte.

Non più solo studenti che ad ogni inizio anno danno forma a nuovi movimenti più o meno organizzati e ‘incazzati’, ma soprattutto genitori, famiglie, insegnanti, dirigenti scolastici, ecc.

Fonte: hackgenealogy.com


Troppo comodi e imborghesiti per diventare attori di una rivoluzione....necessaria!

Per capire quanta possibilità di successo possa avere una tale rivoluzione è sufficiente chiedersi quanti solo coloro che sono disposti a rivedere i loro punti di vista, a farsi formare e a dedicare tempo all’apprendimento di nuovi strumenti ma soprattutto di nuove forme e modelli didattici.

Tutte le indagini sembrano indicare che per passare ad una scuola 2.0 non sono sufficienti riforme dall’alto.

Per dialogare e confrontarsi con student nativi digitali e 2.0 in natura, servono insegnanti 2.0 e 3.0 con un curriculum diverso da quello attuale e capaci di fare rete in modo da rendere possibile in tempi rapidi il cambiamento verso il digitale necessario.

Serve una spinta ma questa non può venire da una scuola chiusa e impaurita. Il cambiamento passa necessariamente attraverso una grande disponibilità al confronto, al nuovo, alle reti sociali, alla contaminazione culturale, didattica e dei modelli di insegnamento e, naturalmente, attraverso garndi investimenti.

Non solo finanziari ma di tempo e di risorse umane.

In rete la rivoluzione è più facile, è a parole....

Per capire il grande lavoro da fare è sufficiente frequentare  i numerosi gruppi (Insegnanti 2.0, Il tablet a scuola, Docenti virtuali, professioneinsegante, Didattica e dintorni, ecc.) sorti un pò ovunque sui social network e animati da numerosi insegnanti alla ricerca di un confronto / scambio sul tema della tecnolgia a scuola.

Il confronto è cercato per verificare la validità degli strumenti individuati e sperimentati in classe ma soprattutto per condividere e ricercare modelli didattici innovativi e capaci di coniugare gli approcci tradizionali con quelli nuovi.

La vita di questi gruppi online evidenzia da un lato il bisogno di fare cultura e di elaborare nuovo pensiero critico sul tema ma anche la ricerca di conferme e di sostegno da parte di altri insegnanti impegnati nello stesso tipo di sperimentazioni. Il problema, che sottolinea la regressione culturale italiana e l’analfabetismo digitale, nasce dalla scarsa partecipazione e dalle poche risposte.

I gruppi online hanno migliaia di iscritti ma le persone che contribuiscono, commentano, condividono progetti e propongono nuove iniziative sono pochi. Viene confermata la regola della rete del 90-9-1 (90 curiosano, 9 commentano o partecipano ogni tanto, solo 1 contribuisce periodicamente e partecipa attivamente alla vita comunitaria) ma su un tema come quello della scuola ci si aspetterebbe qualcosa di più e di diverso.

L'orizzonte ha bisogno di spazi più grandi e aurore boreali...

La limitatezza del dibattito online emerge dalla scarsa partecipazione ma anche dalla difficoltà a comprendere che la scuola non è un mondo a sè stante, bensì inserito in un contesto sociale e ambientale che soffre degli stessi problem di arretratezza e conservatorismo e che si traduce, tecnologicamente parlando, in una difficoltà a comprendere il ruolo e l’importanza delle nuove tecnologie digitali per lo sviluppo culturale, sociale e economico del paese.

L’Italia è uno dei paesi con il più elevato numero di dispositivi mobile in circolazione ma anche quello che denota grandi ritardi tecnlogici legati al digitale (ad esempio la banda larga, l’agenda digitale, la diffusione di Internet e del Wi-Fi, ecc.) e forti resistenze alla innovazione tecnologica, nelle aziende così come nella scuola e nella pubblica amministrazione.

 

Ogni idea per avere successo ha bisogno di innovatori!

 

Nella scuola ad esempio tutto è lasciato alla volontà di singoli istituti e alla tenacia di pochi e volenterosi innovatori che sperimentano nuove tecnologie ma soprattutto si interrogano sul ruolo che esse hanno nella trasformazione della didattica, della formazione e dell’apprendimento.

A livello organizzativo e generale per il momento prevale ancora una visione limitata e preoccupata perchè basata su molta ignoranza e paura che la tecnologia possa trasformare la scuola e introdurre cambiamenti troppo profondi e radicali. Ne deriva la percezione che la classe insegnante non sia preparata ad affrontare il cambiamento e che la sua cultura sia determinata dall’età degli insegnanti e da pratiche consolidate da anni che hanno dato forma ad una cultura restia a sperimentare strade nuove.

Ne consegue una politica scolastica balbettante, quasi rassegnata al passaggio generazionale (‘Adda passà 'a nuttata ’) che punta a convincere piuttosto che a favorire il protagonismo e la voglia di cambiare di quanti alla cultura sopra indicate, non appartengono perchè hanno compreso che il tema non è la tecnologia o se i tablet debbano sostituire la LIM, ma la trasformazione della scuola in senso digitale per poter passare a nuove forme della didattica, an uove metodologie di apprendimento, a nuove forme organizzative, a nuovi curricula e a nuove politiche scolastiche.

La forza del cambiamento è come la più grande marea del mondo quella dell'Alaska...

Nonostante le resistenze diffuse e il conservatorismo ancora prevalente, la forza del cambiamento è tale da determinare vere e proprie rivoluzioni a scuola ma innazitutto nelle classi dove gli insegnanti si confrontano con generazioni di ragazzi che non si pongono neppure il problema dell’utilità o meno della tecnologia. Si limitano a farne un uso conspavole, facendo emergere nuove pratiche di lettura e scrittura, di studio e di apprendimento, di comunicazione e dialogo, di interazione e collaborazione, di crescita e sviluppo mentale e personale.

Le nuove pratiche obbligano docenti immigrati digitali a ripensare gli spazi scolastici, i percorsi didattici e le pratiche di insegnamento con l’obiettivo di sfruttare al meglio, in modo creativo e innovativo, le tecnologie e di instaurare nuovi canali di comunicazione e interazione e di sintonizzazione cognitive con gli studenti native digitali.

Le iniziative di singoli insegananti e scuole potrebbe avere effetti maggiori se la scuola italiana scegliesse di sposare la loro visione e sostenessero l’urgenza verso innovazione e cambiamento da loro evidenziata.

Per farlo la scuola dovrebbe coinvolgere questi insegnanti innovatori (progressisti?) nei processi decisionali, trasformarli in attori del cambiamento, protagonisti e manager dei progetti e delle inziative finalizzate a sperimentare nuovi percorsi didattici e nuove forme organizzative, sfruttarli nella formazione e costruzione di nuova conoscenza e conoscenze utili a far crescere la consapevolezza del ruolo che la tecnologia può giocare nella scuola.

Fonte: www.technologyreview.com


A oggi questi insegnanti innovatori hanno fatto rete online e da tempo collaborano nell’elaborazione di nuove conoscenze che hanno dato vita alla implementazione di progetti e iniziative. La rete potrebbe essere rafforzata e allargata grazie a scelte di politica scolastica nazionale e a iniziative finalizzate a favorire il collegamento e la collaborazione tra scuole, a facilitare lo sviluppo della logica reticolare (fare rete per uno scambio di conoscenze) e comunitaria (fare rete per crescere insieme).

Queste iniziative potrebbero essere guidate dagli insegnanti che in questi anni, in assenza di visioni e politiche scolastiche adeguate, hanno fatto da esploratori, cavie, apripista e innovatori. In questo ruolo hanno maturato conoscenze e competenze che altri non hanno e faticheranno ad avere nel breve tempo.

Queste competenze potrebbero permettere loro di fare da coach ad altri, di formare altri insegnanti, di riorganizzare l’attività scolastica secondo nuovi paradigmi e modelli, di implementare nuovi progetti e di far ripartire la scuola come fucina per l’innovazione, lo sviluppo e la crescita.

#staisereno (perchè non si usa anche #staiserena?)  la buona scuola è garantita...

Del progetto ‘La buona scuola’ si sa ancora troppo poco per poter dare delle valutazioni oggettive. Si può però sottolineare la necessità di approcci diversi dal passato.

Le premesse non permettono di #starsereni ma siamo obbligati ad essere ottimisti dalla necessità e dalla urgenza di cambiamento che tutti abbiamo. La scuola deve cambiare per prima perché solo un cambiamento culturale potrà trasformare il paese facendolo uscire dalla regressione e crisi culturale e sociale, oltre che economica, in cui è precipitato.

La scuola può fare da avanguardia e gli insegnanti ‘innovatori’ possono giocare un ruolo chiave nello sviluppo di nuova cultura e nella formazione di nuove generazioni capaci in futuro di ridare slancio, entusiasmo e forza ad un paese che li ha persi da tempo.

Il cambiamento, per essere rapido e profondo, ha bisogno di una visione e di un’organizzazione scolastica diversa, di nuove competenze e approcci ma anche di nuovi strumenti e modelli didattici. La tecnologia può fornire i primi e dare forma ai secondi.

Il successo dipenderà in primo luogo dalla capacità di coinvolgere il corpo insegnante assegnandogli il compito di trainare e di diventare protagonist dell’innovazione e del cambiamento.

Gli insegnanti hanno oggi una responsabilità grandissima e chi tra loro non comprenderà l’urgenza del compito a cui sono chiamati, finiranno nel dimenticatoio nella vita online così come in quella reale.

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano gli insegnanti 2.0!!!!

 

 

 

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