A scuola con il tablet /

Tablet in classe, il racconto di un insuccesso

Tablet in classe, il racconto di un insuccesso

03 Ottobre 2013 Redazione
Redazione
Redazione
share
L’insuccesso è quello del distretto scolastico unificato di Los Angeles. È un insuccesso che pesa perché grande è stato l’investimento e ancora più grandi le aspettative. La colpa non può essere addebitata agli studenti che pure hanno messo in crisi il progetto. La lezione è che non basta focalizzarsi sulla novità tecnologica per introdurre cambiamento e innovazione reali.

La notizia che raccontiamo è tratta da articoli apparsi sulla stampa americana riferiti al progetto del Distretto Scolastico Unificato di Los Anegeles in California. Un progetto che prevedeva, in un arco di tempo definito, un investimento di un miliardo di dollari con l’obiettivo di dotare 640.000 studenti di un iPad e di software della Pearson Education. Il progetto è partito con due sperimentazioni pilota che hanno coinvolto 47.000 studenti ma è già arrivato ad uno stop, come raccontato dal giornale Los Angeles Times.

Il blocco è stato causato dalla scoperta che gli studenti erano stati capaci di superare le barriere e le configurazioni restrittive del tablet e di installare applicazioni, giochi, Facebook trasformando l’iPad didattico in qualcosa di completamente diverso. La cosa non dovrebbe sorprendere. Da sempre gli studenti sono sofferenti a regole, vincoli e imposizioni, soprattutto quando queste si riferiscono a gadget tecnologici come smartphone, iPod, console per il gioco, tablet di cui non possono più fare a meno.

 

Quello che il Los Angeles Times definisce come fiasco non è che l’ultimo della serie di molti progetti pensati per portare la tecnologia a scuola. Progetti partiti sull’onda dell’entusiasmo scatenato dall’arrivo del’iPad che mai hanno fatto i conti con la realtà sella scuola, le personalità e i comportamenti delle nuove generazioni e con la didattica nella scuola 2.0. Il problema non è nuovo e non deve sorprendere. Insegnamento e tecnologia si confrontano da sempre. La scuola non è ancora riuscita a superare la visione dei nuovi strumenti tecnologici come semplici macchine da scrivere miniaturizzate e più potenti, di semplici calcolatori o sostituti elettronici di libri e biblioteche.

Il fallimento di molti progetti di introduzione delle nuove tecnologie a scuola non è dovuto alla insipienza o alla anarchica volontà adolescenziale di non osservare le regole e neppure alla preferenza accordata al gioco, al passatempo e al divertimento rispetto allo studio e all’impegno in aula. Le cause vanno soprattutto ricercate nella mentalità di molti educatori che continuano ad essere avversi alla tecnologia perché non ne comprendono le potenzialità e opportunità. Ne deriva un atteggiamento di avversione che sfocia in atteggiamenti repressivi ( “spegni lo smartphone”) a prescindere con l’obiettivo di impedire in via precauzionale un abuso ( un uso diverso da quello previsto o programmato) degli strumenti tecnologici in aula.

La conseguenza di questo tipo di atteggiamenti è che si finisce per focalizzarsi innanzitutto e soprattutto sugli aspetti negativi e di rischio e meno su quelli potenzialmente positivi e capaci di generare vantaggi e benefici. Questi atteggiamenti finiscono per provocare reazioni contrastanti e conflittuali ma impediscono anche la serendipità (sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un'altra) degli studenti che potrebbero contribuire con la loro maggiore propensione tecnologica a scoprire cose nuove ed a suggerire come nuove pratiche ai loro insegnanti e compagni di classe.

Uno dei motivi del blocco del progetto di Los Angeles è stato l’uso dei tablet a scuola per frequentare luoghi sociali e abitati della rete come Facebook e Twitter. Un motivo di per sè abbastanza labile e non sufficiente a spiegare il divieto e soprattutto la sospensione momentanea del progetto. La propensione delle persone adulte a vietare l’interferenza del dispositivo elettronico è acclarata, pur nella completa incoerenza dei comportamenti. E’ una insofferenza che si manifesta principalmente nei confronti dei giovani e di generazioni nate e sviluppatesi con tecnologie che ormai sono diventate antenne e protesi potenti della loro interazione con il mondo esterno e delle loro relazioni sociali.

Per queste generazioni lo smarthone e il tablet non sono strumenti come altri conosciuti in passato. Sono la porta di accesso ad informazioni e fonti di conoscenza che esistono al di fuori del loro cervello e che permettono di elaborare nuovi pensieri e di far lavorare la loro mente in modo creativo e maggiormente produttivo. Molte delle nostre categorie di valutazione e giudizio sono sbagliate perché non applicabili a comportamenti che nascono da modi di pensare e di agire che si sono sviluppati a stretto contatto con la tecnologia, con internet, e in contesti interconnessi.

Molti progetti tecnologici scolastici presentano una incoerenza di fondo molto grande. Sono progetti che mirano a cablare le scuole con tecnologie wireless ma poi tendono ad impedirne un libero uso da parte degli studenti. E’ come se l’elettricità a scuola fosse protetta da credenziali di accesso per l’utilizzo dell’interruttore in dotazione ai soli docenti.

La proliferazione di smartphone e tablet a scuola solleva problemi reali, quali quello della difficoltà a mantenere alta l’attenzione, della difficoltà nella concentrazione, dell’apprendimento, ecc. Non è però con il divieto o con l’interruzione di progetti tecnologici che si troveranno le risposte adeguate a questi problemi.

La distrazione e il calo di attenzione sono sempre esistiti ed è responsabilità del docente riuscire a creare situazioni coinvolgenti ed interessanti tali da mantenere alto l’interesse, elevata la concentrazione e attiva l’attenzione.  Il successo nel fare questo ridurrebbe al minimo l’influenza di un cinguettio o messaggio Facebook e potrebbe perfino suggerire ai ragazzi lo spegnimento del loro dispositivo ed a sostituire la chat con una conversazione dialogica in aula con professori e compagni di classe.

Da evitare sono anche eventuali punizioni a studenti colti in fallo a navigare la rete, chattare e cinguettare. Punire non è quasi mai educativo, non serve ed è spesso controproducente. Meglio lavorare sugli aspetti positivi e sui benefici derivanti dalle nuove tecnologie e puntare su un loro utilizzo condiviso fatto di interazione, scambio e collaborazione tra studente e insegnante.

La collaborazione è necessaria perché la tecnologia ha cambiato le modalità di accesso alle informazioni e alle conoscenze e introdotto nuove forme di produzione della conoscenza. I giovani stanno maturando nuove forme di apprendimento, gli insegnanti devono sviluppare e sperimentare nuove forme didattiche e pedagogiche. Le une e le altre possono produrre grandi vantaggi e numerosi benefici.

comments powered by Disqus

Sei alla ricerca di uno sviluppatore?

Cerca nel nostro database


Marg8.com

Marg8.com realizza a Bologna applicazioni Web, Mobile e App iOS, con soluzioni dedicate...

Vai al profilo

GoalGames

Vai al profilo

Francesco De Simone

Mobile Developer Android/iOS Freelance !

Vai al profilo

Mr. APPs srl

Siamo un'azienda di giovani professionisti e creativi impegnati nello sviluppo di...

Vai al profilo