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Le atopie di Escher in formato 3D

Le atopie di Escher in formato 3D

25 Novembre 2014 Nicole Mora
Nicole Mora
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M.C. Escher è un artista famoso per i suoi studi sulla percezione visiva. Interessante è analizzare alcune opere dell'artista attraverso una lente digitale tridimensionale. Molti sono i tentativi di rendere in 3D le opere di Escher. Alcuni studiosi hanno lavorato con la tecnica cartacea del pop-up altri hanno usato la computer grafica 3D ricostruendo virtualmente le opere di M.C Escher.

Le atopie (dal greco a-topos che significa “senza luogo, senza tipicità”) di Escher svolgono un ruolo significativo per lo studio della realtà virtuale e della rappresentazione sperimentale virtuale condotta in campo artistico e di architetture impossibili.

Escher è un artista che ha affrontato e approfondito il tema della percezione visiva nell'arte. La scelta di Escher di affrontare la tematica della percezione dell'arte nasce dall'interesse dell'artista verso l'osservazione delle illusioni ottiche e l'analisi dei mondi impossibili e paralleli da cui ha derivato le sue visioni gemetriche, le prospettivi impensabili e le invenzioni spiazzanti. Le tematiche affrontate dall'artista sono apprezzate sia da chi ama l'arte figurativa sia da chi si occupa di scienza, di architettura e di tecnnologia.

Molti sono stati gli studiosi e artisti ad analizzare le opere di Escher con l'obiettivo di fornire una nuova e diversa lettura dell'artista in 3D.

Interessanti sono i tentativi realizzati per ricostruire le opere di Escher in formato digitale per provare a comprendere come potrebbero essere le opere create dall'artista in una realtà tridimensionale. 

Tra gli studi più interessanti sulla ricostruzione in 3D delle litografie di Escher ci sono: Salita e discesa (1960), Belvedere ( 1958), Cascata (1961), e Relatività (1953). Le molte atopie emergenti dalle opere di Escher sono state il tema anche di eventi come quello del 2012 tenutosi alla Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli.

Le tecnologie digitali hanno dato un ottimo contributo nella ricostruzione virtuale di queste opere.

Relatività(1953)

In questa litografia del 1953 si possono cogliere gli interessi di Escher per gli studi della prospettiva.

L'artista ha raffigurato una costruzione spaziale, articolata con pareti, arcate, ballatoi e una molteplicità di scale, tutte perfettamente e prospetticamente costruite, ma collocate come se fossero esaminate da vari punti di vista.

Per ricostruire in 3D l'opera vengono individuati i punti di fuga mediante “camera matching”.

Relatività è stata oggetto di analisi nel lavoro Echer 3D presentato all'evento sopra citato. Scrive Tommaso Empler  che "Gli elementi più importanti dell'immagine, i gradini, sono basati sulla scala di Shröder, che può essere vista, in modo ambiguo, sia posta su un pavimento (nella parte sinistra dell'immagine) sia posta su un soffitto (nella parte destra della litografia), rendendone possibile la percorrenza stando sia sopra che sotto gli stessi gradini. Poiché i punti di fuga si trovano ai vertici di un triangolo equilatero, è possibile in ogni momento ruotare l'opera e variare il loro significato indifferentemente (Nadir, Zenith o punto di allontanamento), continuando a percepire l'immagine sempre nella sua totalità."

L'operazione successiva è determinare la dimensione di uno dei tanti gradini presenti nella scena,che a sua volta consente la costruzione della prima scala, per poi passare a comporre tutti gli altri oggetti presenti nell'immagine.


Belvedere (1958)

In quest'opera Escher presenta un “paradosso percettivo” legato al “cubo di Necker”, che si ottiene disegnando un cubo con tutti i lati visibili: in questo modo si crea una ambiguità fra la faccia anteriore e la faccia posteriore e due possibili cubi si alternano nella percezione visiva. nell'immagine viene rappresentato un belvedere e tre piani e sullo sfondo un paesaggio montuoso. Sul primo piano dell'immaggine, giace un pezzo di carta, su cui è tracciata la figura di un cubo.

Escher descriveva la siua opera in questo modo: "In basso a sinistra giace un pezzo di carta su cui sono disegnati gli spigoli di un cubo. Due piccoli cerchi marcano le posizioni ove gli spigoli si intersecano. Quale spigolo è verso di noi e quale sullo sfondo? E' un mondo tridimensionale allo stesso tempo vicino e lontano, è una cosa impossibile e quindi non può essere illustrato. Tuttavia è del tutto possibile disegnare un oggetto che ci mostra una diversa realtà quando lo guardiamo dal di sopra o dal di sotto."

Durante la ricostruzione 3D si applicano alcune correzioni ottiche, che consentono di regolarizzare il modello rispetto alla posizione della fotocamera virtuale, rendendo ancora più realistica l’ambiguità sopra-sotto per ingannare l’occhio.


Salita e discesa (1960)

L'opera è un altro dei lavori di Escer che creano una illusione ottica che in questo caso si traduce in una scala che scende e sale all'infinito.

In quest' opera è rappresentato un complesso di case, i cui abitanti, che paiono monaci, camminano in un percoso circolare fatto da scalini. Apparentemente tutto sembra a posto ma, osservando attentamente la figura, ci si accorge che i monaci compiono un percoso sempre in discesa o sempre in salita, lungo una scala impossibile.

La scala è impossibile da realizzare nella realtà perchè è frutto di un artificio ottico: l’illusione si basa sulla scala di Penrose, in cui, effettivamente, il gradino più alto corrisponde “visivamente” a quello più basso, in modo da fornire l'impressione di una spirale infinita.

Nella rappresentazione del modello in 3D viene realizzata prima la scala e poi il resto degli oggetti presenti nella scena.

Ultimato il modello 3D viene allineata una la fotocamera virtuale con un angolo di 45 gradi rispetto al modello.

Attraverso i deformatori dinamici si procede, successivamente, nell'inclinare prima il modello di 30 gradi rispetto all’asse ottico della fotocamera, poi si inclina il quadro di ripresa della fotocamera degli stessi gradi, in modo che l’immagine si trovi parallela al piano di ripresa.

L'intervento di trasformazione dell'opera in 3D non riesce comunque a dare una forma compiuta all'opera e a renderla reale e possibile. Quello che si ottiene è sempre una illusione ottica proiettata su un piano distorto che permette di cogliere l'architetura come possibile solo guardando l'immagine da una posizione precisa (anamorfosi: dal greco ἀναμόρϕωσις, composto di ana- e mórfosis= forma ricostruita).

Cascata (1961)

Nella parte centrale del disegno domina un edificio con particolari colonne e torrette, e proprio da una di queste scende la cascata d'acqua che dà il titolo all'opera. L'acqua "cade" sfiorando una ruota di un mulino dove, scorre in apparente discesa verso la parte posteriore dell'edificio. Proprio quest'ultimo è inserito in un gruppo architettonico più vasto, formato da costruzioni completamente diverse fra di loro: sulla sinistra è collegato ad una casetta dall'aspetto semplice e contadino simile a quelle che si possono trovare in campagna o nei borghi medievali, può evocare l'idea di un mulino in quanto è fornita di una ruota che sfiora il getto dell'acqua.

Sulla sinistra in basso vi è un piccolo giardino accuratamente disegnato anche se, a dire il vero, più che un giardino sembra essere un fondale marino, ricco di coralli e vegetazioni tipiche delle profondità del mare. Di fronte ad esso troviamo una piccola figura che sta con gli occhi sollevati ad osservare l'acqua, quasi a voler sottolineare l'altezza da cui scende.
Sullo sfondo, appena accennato, vi è un paesaggio scosceso, a gradinate regolari, semplificate e geometrizzate, su cui si scorgono degli alberelli.

Nella cascata la fantasia e l'immaginazione trovano forma con l'aiuto della scienza matematicca e della geometria. Nell'opera importante è la trasformazione dell'acqua che diventa cascata, scorre, e di nuovo diventa cascata e cosi di seguito, inunciclo chiuso e senza fine. La Cascata costituisce una riflessione visiva e un evasione nel mondo immaginario e fantastico creato da Escher.

Molteplici sono imodelli 3D realizzati per riprodurre il paradosso della “Cascata". Una proposta interessante è quella creata da un studente (dal nick “macwolles”) che ha diffuso nel web, nel canale youtube, un filmato dove rappresenta la celebre opera la Cascata di Escher.

Lo studente, grazie a questo video, è riuscito a rendere realistica una situazione paradossale .


 

Macwolles ha realizzato anche un video di spiegazione con la tecnica del “character animation”  , nel quale viene presentato  un personaggio che illustra i passaggi eseguiti per rendere realistico il video.


In questo video ci sono quattro sequenze:

  • La costruzione del modello
  • L' individuazione di una  corretta posizione della fotocamera
  • Composizione dei  3 video in un unico filmato (in post-produzione), calcolando e sincronizzando il flusso dell'acqua e mascherando tutto ciò che non deve essere mostrato;
  • Realizzazione e sincronizzazione del video finale.

Alcune considerazioni finali

Affascinante è lo studio delle opere atopiche di Escher in formato digitale. Grazie alle nuove tecnologie le opere di Escher possono trasformarsi in realtà 3D. Le immagini tridimensionali di alcune delle opere più importanti dell'artista evidenziano maggiormente le tematiche sulle illusioni fantastiche e paradossali affrontate dall'artista.

Lo strumento della tecnologia aiuta nella conoscenza degli studi affrontati da Escher stimolando della fantasia e spingendo a guardare e a trovare una spiegazione delle sue rappresentazioni illusorie e paradossali.

 

Le atopie di Escher in formato 3DLe atopie di Escher in formato 3D

Riferimenti bibliografici per gli spunti usati per questo articolo. ESCHER in 3D di Tommaso Empler

 

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