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Nativi digitali VS Nativi cartacei

Nativi digitali VS Nativi cartacei

12 Dicembre 2017 Biancamaria Cavallini
Biancamaria Cavallini
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Le differenze tra generazioni sono sempre esistite. In tal senso, il gap generazionale è qualcosa di fisiologico e naturale. In questo presente digitale, tuttavia, la tecnologia ha polarizzato le diversità dando vita a due blocchi distinti: da una parte i nativi digitali, dall'altra i nativi cartacei.

I nativi digitali sono generalmente i ragazzi nati tra la fine degli anni novanta e gli anni duemila. Alla luce di ciò, chi scrive è una (quasi) nativa digitale: nata a inizio anni novanta, e quindi anagraficamente esclusa dalla categoria, ma appartenente ad essa per quanto riguarda il rapporto stretto che ho con le nuove tecnologie e il digitale. Per non parlare del fatto che, da psicologa, studio il fenomeno e porto avanti progetti formativi proprio in quest'ambito. 

I nativi cartacei sono invece tutti coloro che sono nati in un'epoca in cui il computer ancora non esisteva o cominciava ad affacciarsi nella vita delle persone.In questa categoria troviamo chi oggi è anziano, ma anche chi ha trentacinque/quarant'anni. Molto di quest'ultimi faticano  a pensarsi non connessi, ma conservano comunque una memoria di come era il mondo prima della trasformazione digitale. 

La diversità tra queste due categorie - nativi digitali e nativi cartacei - è a dir poco abissale. Cambia il modo di percepire il mondo, si modifica il linguaggio e mutano gli stili di comunicazione, l'apprendimento e le modalità relazionali. E queste sono solo alcune delle differenze. 

Se non gestito, questo gap generazionale comporta una serie di criticità in più ambiti: familiare se si pensa al rapporto genitori-figli, aziendale se si pensa al rapporto tra colleghi senior e junior, professionale se si pensa al rapporto tra clienti e fornitori, nel caso in cui essi appartengano a generazioni differenti. 

I nativi digitali hanno infatti un modo diverso di relazionarsi e di lavorare, molto più coerente con quello che è il "mondo internet". Lo dico spesso in aula: sono una sorta di popolo, antropologicamente diverso dai nativi cartacei, un popolo che va osservato e capito. Un popolo di cui vanno studiati usi e costumi, cultura e valori. Solo così si può davvero comprendere la portata del cambiamento veicolato dal digitale e cogliere il valore delle nuove generazioni. Imparando a relazionarsi in modo efficace con loro e comprendendone bisogni e comportamenti. Dopotutto, sono il futuro. Un futuro sempre più presente.

 

 

 

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