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Siamo già oltre i Millennials

Siamo già oltre i Millennials

29 Marzo 2017 Biancamaria Cavallini
Biancamaria Cavallini
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Il trend delle ultime settimane sembrano essere loro, anzi noi: i Millennials, termine ad alta concentrazione di confusione che identifica i nati tra i primi anni ’80 e il 2000.

Perché confusione? Perché mette insieme chi oggi ha 35 anni con chi ne ha 17, ignorando le differenze sostanziali che ci sono tra queste due (non) generazioni e perché continua ad essere utilizzato come se fosse il termine più attuale, quando in realtà si dovrebbe parlare della generazione successiva: i Post-millennials. La Generazione z che identifica i nati tra il 1995 e il 2010, i veri nativi digitali in termini anagrafici.

Perché allora si continua a parlare di Millennials?

Moltissimi sono gli articoli e i contenuti che si occupano dell’argomento (qui  e qui per riportarne solo alcuni) e che indagano il rapporto tra i Millennials e il lavoro , tra i Millennials e le tecnologie, tra i Millennials e le generazioni precedenti. Eppure coloro che davvero iniziano a rapportarsi con il mondo del lavoro, che hanno realmente mutato il rapporto che l’uomo ha con la tecnologia e che effettivamente sono l’ultima generazione esistente sono i Post-millennials.

Quindi perché non occuparsi di loro?

Perché continuare a tentare di sfatare i pregiudizi legati alla Generazione Y e non evitare invece che se ne generino sulla Generazione Z?

E perché non chiedersi ora, quando ancora si ha un po’ di tempo, come fare per valorizzare davvero questi giovani? Per motivarli? Per preparare il mercato del lavoro e le aziende ad accoglierli?

Non credo, infatti, si sia pronti a farlo.

I Post-millennials sono la prima generazione nata nel web 2.0 e cresciuta parallelamente ai social network e agli smartphone; il loro rapporto con il mondo è totalmente mediato dalle tecnologie e inevitabilmente plasmato da esse. Per loro è del tutto normale utilizzare i messaggi di testo e le emoji come comunicazione primaria, riempire i ritagli di tempo improduttivi delle loro giornate con applicazioni di vario genere, trovare conforto nella visibilità e nell’appagamento immediato dato dai social network.

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E se tutto questo può suonare familiare anche alla generazione precedente, i Millennials, e addirittura a qualcuno delle Generazione X, non deve però far pensare che le differenze non sia sostanziali. Se infatti noi abbiamo acquisito queste modalità dalla tarda adolescenza in poi, i Post-millennials ci sono cresciuti dentro e non conoscono altra realtà; parlano un altro linguaggio e si trovano rapportarsi con adulti che quel linguaggio lo parlano, se lo parlano, solo per sentito dire.

Proprio per questo, ritengo che il problema sia anche, e forse soprattutto, di carattere comunicativo: noi abbiamo imparato una lingua nuova e tra la nostra generazione e la precedente c’è chi la parla meglio e chi la parla peggio, ma nessuno è madrelingua come invece lo sono i Post-millennials. La comprensione non potrà pertanto mai essere esaustiva e completa: si sarà inevitabilmente su due binari che, per quanto vicini, saranno comunque sempre un po’ distanti. Questo non si configura tuttavia come un ostacolo, ma come un’opportunità. Proprio com’è utile affidarsi all’insegnamento di una persona madrelingua quando si impara una nuova lingua, così è utile affidarsi ai Post-millennials per imparare a padroneggiare il loro mondo: il futuro.

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