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Back to School

Che cosa può imparare la formazione aziendale dalla formazione scolastica? Format incentrati sull'elogio delle differenze e sull'allenamento alla condivisione e alla collaborazione. Nella pratica dell'apprendimento, quali meccanismi mettono in gioco, ragazzi, insegnanti, genitori? Lo stimolo delle intelligenze multiple, necessarie per adattarsi alla complessità, ha consentito di far emergere creatività, talento e approccio collaborativo, attraverso l'uso delle tecnologie.

A volte è consigliabile uscire dalla scatola per capire com'è fatta la scatola.

E' necessario uscire dal seminato se si vogliono trovare ed esplorare nuovi mercati, nuove soluzioni, nuove applicazioni, nuovi impieghi...

La "scatola" a cui mi riferisco è la formazione aziendale, concentrata principalmente su un addestramento "funzionale", ovvero legato al ruolo della persona. La formazione in azienda è finalizzata a fornire contenuti e strumenti che possano incidere positivamente sulla produttività, sulla performance dei dipendenti.

Il "seminato" sono le regole aziendali per la pianificazione, l'organizzazione, l'erogazione e la raccolta dei risultati della formazione in azienda.

Oggi le aziende si trovano ad affrontare i seguenti  problemi:

  • sempre meno fondi da impiegare nella formazione
  • sempre meno risorse da dedicare alla pianificazione, all'organizzazione e alla gestione del "patrimonio formativo"
  • sempre meno certezze sui benefici diretti che l'azienda può trarre dalla formazione del personale

 

Se analizziamo il problema dal punto di vista della scuola pubblica italiana, vi sono due aspetti analoghi:

  • ogni singola scuola ha fondi ridotti da destinare ad attività di rinnovamento della didattica
  • poche scuole dispongono di risorse per adeguare le proprie infrastrutture tecnologiche: wifi per l'accesso a internet nei locali della scuola, server per la raccolta di materiale didattico e per l'amministrazione degli istituti, configurazione e manutenzione dei sistemi di controllo accessi e sicurezza.

La differenza sostanziale in questo quadro di riferimento sta invece nel ruolo che aziende e scuole assegnano all'educazione: mentre nelle aziende è considerata un mezzo per conseguire un fine, nella scuola l'educazione è il fine:

“formare i ragazzi nel confronto con la cultura, con le tecniche dindagine e di manipolazione della realtà, con il confronto delle idee e dellescelte, con la cooperazione su impegni comuni e condivisi” (U. Vairetti, 1995).

Capacità di analisi dei problemi, modellazione della realtà e capacità di sintesi, brainstorming e decision making, gestione dei conflitti e della collaborazione: non sono forse i temi caldi della formazione aziendale, in particolare di quella manageriale?

L'esperimento condotto in una scuola primaria del lodigiano (di cui vi abbiamo già parlato dalle pagine della rubrica "A Scuola col Tablet" e che potrete trovare a questo link) ci permette di commentare i risultati sinora conseguiti con il pensiero rivolto alla formazione in azienda, a quali vantaggi potrebbe trarre da un ritorno tra i banchi di scuola.

In particolare, le riflessioni riguardano tre elementi considerati chiave per

la formazione aziendale: la motivazione del personale, i risultati nella formazione e nell'esecuzione della propria mansione, la valutazione - propria e degli altri - legata all'operato e ai benefici conseguiti.

Dalla motivazione alla curiosità

Si parla spesso di motivazione: è un "moto interiore", è un aspetto della sfera personale legato ad una miriade di fattori culturali e ambientali... come faccio a pensare di agire sulla motivazione delle singole persone dall'esterno? Direi che è impensabile pensare di motivare le persone definendo a priori e al posto loro un percorso formativo. Viceversa, proporre una serie di argomenti e stimoli, senza un preciso ordine precostituito, ha il vantaggio di richiamare l'individuo verso "l'esplorazione, l'investigazione e l'apprendimento, al fine il placare l'impulso a trarre informazioni dall'ambiente per interagire con esso". (cfr. la definizione di curiosità su wikipedia).

il corso tenuto con i ragazzi non era un corso, ma un incontro con una persona esterna, con un 'non docente', con qualcuno che non avendo alcuna esperienza di insegnamento nelle scuole parlava loro come a dei coetanei, con un lessico poco scolastico e forse troppo aziendale... ma questo ha attirato la loro curiosità e autonomamente si sono sentiti motivati: hanno partecipato, si sono divertiti e stanno continuando a collaborare on line si temi che abbiamo - CASUALMENTE- affrontato.

Concentriamoci sulla curiosità delle persone ed avremo in cambio la loro motivazione.


Dal risultato al convolgimento

Il primo incontro con i ragazzi è stato un dibattito sulle tecnologie hardware e software di cui disponiamo per comunicare, per apprendere e per scambiarci conoscenze... procedevo a braccio e cercavo di farmi guidare da loro, che di social network, tecnologie mobile e di app ne sanno più di me... nessuno aveva particolari aspettative, nessuno è rimasto deluso dal risultato.

Inaspettatamente, si è parlato poco di tecnologia (per loro non è un grande novità), ma naturalmente i nostri discorsi si sono spostati sulla comunicazione e sulla gestione dei conflitti, due temi estremamente cari alle aziende. Tutti hanno espresso la loro opinione: 95 ragazzi di 12 anni in un'aula magna erano attenti, coinvolti e concentrati su un medesimo argomento.

Non erano affatto preoccupati del risultato, della performance da ottenere, ma tutti avevano qualcosa di interessante da dire ed hanno partecipato alla definizione di 'conflitti e collaborazione'...

Coinvolgere e farci coinvolgere è l'unico risultato da attendersi quando si fa formazione.


Dalla valutazione all'apprendimento continuo

L'ultima considerazione riguarda scopo e modalità di valutazione. I valutatori, i criteri di valutazione e i giudizi che spesso accompagnano la conclusione di un processo formativo non sono argomenti propri della formazione ma sono comunque gli elementi su cui le aziende si impegnano di più e allocano il maggior numero di risorse...

Ai miei tempi, a scuola, la questione importante non era sapere la storia ma prendere un bel voto... questa focalizzazione sulla valutazione anzichè sulla disciplina di studio è la stessa che mi autorizza a rilassarmi, ad abbassare la guardia quando so di non essere valutato, controllato giudicato... e questo atteggiamento è indotto dal metodo, non è insito nella persona.

Abbandonare la valutazione a vantaggio di un apprendimento continuo, riporta la responsabilità della crescita personale e professionale sulle persone, restituendo loro la scelta di tempi, passi e modi per apprendere.

 

Ed ora, lascio la conclusione dell'articolo ai ragazzi delle seconde classi dell'Omnicomprensivo di Mulazzano (LO), che hanno un sacco di cose da insegnarci sulla comunicazione, sui conflitti e sulla collaborazione:

La comunicazione non è mai facile… e anche quando è facile può cambiare e diventare difficile, perchè può nascere un conflitto interiore oppure un conflitto con gli altri.

Ma tutto cambia: cambia l’ambiente, le piante cambiano con il passaggio da una stagione all’altra, i nostri bisogni cambiano.

Noi cambiamo in base alle cose nuove che impariamo e alle relazioni nuove che stringiamo… adeguarsi è faticoso, perché richiede la forza di uscire dall’abitudine.

Il conflitto è uno scontro, può sfociare in una guerra, porta con sé la logica della lotta, delle minacce, ma un conflitto è anche uno scambio di idee, un confronto che può arricchire due persone che all’inizio la pensano in modo diverso, ma che scambiandosi con rispetto le informazioni possono collaborare.

Un esempio della trasformazione da conflitto a collaborazione è ben presente nello sport: due amici che fanno Judo e si sfidano tra loro, si migliorano reciprocamente proprio durante la lotta… perché conflitto e collaborazione sono 2 facce della stessa medaglia.

 

Questo articolo è tutelato da licenza Creative Commons

05/04/2012
Paola De Vecchi Galbiati
Paola De Vecchi Galbiati

Questo articolo è disponibile anche in versione audio.
(voce: L.Grandelis)

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