Sistemi e paradigmi

29 Gennaio 2012 Paola De Vecchi Galbiati
Paola De Vecchi Galbiati
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Siamo al terzo capitolo del nostro viaggio attraverso i sistemi aziendali: come si affronta l’introduzione di un nuovo sistema informativo? Come sono cambiati i processi di selezione, test, implementazione grazie alle recenti innovazioni tecnologiche? Cloud service and computing, tablet and smartphone... innovazione dirompente e sistemi informativi.

Negli ultimi anni tra e parole più usate negli articoli che si occupano di economia, sociologia e tecnologia è comparsa la parola Paradigma.

Che cos’è esattamente? Nei linguaggi naturali un paradigma è l’elenco delle forme che descrivono un verbo, indicandoci tutte le sue possibili coniugazioni.

Potremmo dire che un paradigma è la chiave di accesso all’insieme di usi che si può fare di un verbo: i latini indicavano 5 modi e tempi verbali, i greci 7 e gli inglesi 3.

Il concetto di paradigma si è esteso ad altri linguaggi, ad altri ambiti che ne hanno ampliato il significato e l’applicazione.

Paradigma è tutto ciò che fornisce regole per la definizione, l’analisi e l’osservazione di fenomeni e attività.

Il paradigma sta alla radice di ogni convenzione che gli uomini possano stabilire per comunicare e condividere cose e concetti.

Il primo ad utilizzare questa espressione nell’accezione di sistema di riferimento, di unità di misura per la definizione di nuovi modelli (scientifici, sociali, economici) fu Thomas Khun: “la storia delle scienze è percorsa da fratture, da discontinuità, e la variazione di un paradigma trasforma i fatti stessi presi in considerazione “.

Negli anni questo concetto è stato ampliato e noi oggi sentiamo di essere percorsi da una rivoluzione tecnologica e scientifica che sta modificando fortemente il nostro modo di relazionarci con gli altri e con l’ambiente.

Stiamo più o meno consapevolmente cambiando paradigma…

Le nuove tecnologie e le innovazioni nel loro uso e nelle loro applicazioni sono fenomeni che rientrano pesantemente in un cambio di paradigma, creano cioè quei momenti di discontinuità, quei punti di rottura che consentono di transitare da un modello ad un altro, da un linguaggio ad un altro, da un modo di pensare ad un altro.

Come si avverte il cambiamento di paradigma nella pratica di chi debba gestire un sistema informativo e si trovi a doverne affrontare la sostituzione nella propria azienda?

Sono almeno tre gli elementi che caratterizzano il cambiamento strutturale di un Sistema Informativo attraverso le nuove tecnologie:

  1. laptop, smatphone e tablet fanno sì che il posto di lavoro sia ovunque e in ogni momento.
  2. la comunicazione tra persone è più facile e più veloce.
  3. cloud computing e cloud services stanno trasformando i sistemi informativi in una ‘commodity’…

 

A questi aspetti si aggiunge una chiave economica: il prezzo dei dispositivi, come dei programmi come delle professioni legate ai S.I. la decide il mercato (globale).

Già oggi  le strategie e le linee di condotta delle aziende sono fortemente condizionata dall’opinione pubblica, dalle decine di milioni di utenti che comunicano in rete: si pensi alle

recenti ‘rivolte’ degli internauti agli annunci di Twitter in merito al tema della censura.

Il paradigma per attuare cambiamenti profondi è quindi già disponibile, i cambiamenti profondi nella nostra società sono in corso e le aziende stanno già cambiando perché stanno cambiando gli uomini che le rappresentano.

Come si attua il cambiamento di un sistema informativo in questo nuovo quadro di riferimento?

Un primo modo per ‘vedere’ il cambiamento nelle proprie aziende consiste nel provare ad accostare al sistema di riferimento attraverso cui misuriamo attualmente i nostri risultati un nuovo sistema di riferimento.

Confrontiamo due cose diverse accostandole, non separandole. Non è un caso che lo stesso Christensen definisce 'Disruptive Innovation' ogni cambiamento che induce un cambio di paradigma, un diverso modo di affrontare e risolvere i problemi.

Solitamente per il cambio di un sistema informativo si costituiscono una o più ‘task force’, ovvero dei gruppi di lavoro che partecipano nel tempo alla costruzione del nuovo sistema aziendale. Come?

  • Un primo gruppo valuta un insieme di possibili soluzioni alternative a quella a regime.
  • Una volta effettuata la valutazione, vengono definiti i criteri attraverso i quali scegliere una soluzione rispetto ad un altra, elencandone pro e contro.
  • Una volta attuata la scelta, si crea un nuovo gruppo di lavoro, più ampio, che analizzerà la nuova e la vecchia soluzione, che definirà i criteri di implementazione attraverso parametrizzazioni e personalizzazioni.
  • Un altro gruppo effettuerà dei test per valutare la bontà delle attività di sviluppo e collaborerà alla messa a punto del sistema prima del suo rilascio in produzione.
  • Un altro gruppo ancora seguirà corsi di formazione per imparare ad utilizzare una nuova interfaccia, delle nuove modalità di definizione e presentazione dei dati.

La durata di questa sequenza di attività può essere compresa tra un minimo di 3mesi per aziende di piccola dimensione e con processi semplici e facilmente standardizzabili, fino a tempi pari a 1 anno e oltre per aziende multinazionali.

Ha ancora senso affrontare un cambiamento di sistema (ERP, PDM, SFA, ecc.) in questi termini? In tempi come questi, non possiamo permetterci di appesantire le aziende con attività considerate no core per il loro business e quindi come una perdita di tempo e denaro… non ci può quindi esimere dall'affrontare il come con il chi, ovvero affrontando la questione con i protagonisti di queste attività.

L'indagine che solotablet sta effettuando ha lo scopo di verificare la distribuzione di queste nuove tecnologie nelle aziende e nei mercati italiani: attraverso i risultati raccolti sarà possibile investigare analiticamente il verificarsi di questi processi e la condivisione di soluzioni per il cambiamento.

 

 

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