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Breve è la vita che viviamo davvero, tutto il resto è tempo

Breve è la vita che viviamo davvero, tutto il resto è tempo

19 Settembre 2017 Interviste filosofiche
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Oggi le tecnologie non sono al servizio del senso della vita e delle alte e nobili visioni filosofiche inter-religiose, e non solo, che parlano di compassione, di pietas, di benevolenza ma, tuttalpiù esaltano quei contenuti oscuri che portano l’essere umano a cercare il proprio senso in manifestazioni collegati all’apparire e alla materia.

"Diogene […] obiettò una volta che gli si facevano le lodi di un filosofo: “Che cosa mai ha da mostrare di grande, se da tanto tempo pratica la filosofia e non ha ancora turbato nessuno?” Proprio così bisognerebbe scrivere sulla tomba della filosofia della università: “Non ha mai turbato nessuno” (F. Nietzsche, Considerazioni inattuali III. Schopenhauer come educatore, tr. it. di M. Montinari, in F. Nietzsche, Opere, vol. III, tomo I, Adelphi)." 


In questo articolo proponiamo l'intervista che Carlo Mazzucchelli ha condotto con Franco Cracolici Medico Agopuntore - Direttore della Scuola di Agopuntura Tradizionale Cinese della Città di Firenze.

Sei filosofo, sociologo, piscologo, studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole della Rete e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? .

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini ed elettori. Sulla velocità di fuga e volontà di potenza della tecnologia e sulla sua continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano.

Su questi temi SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. Un approccio usato è quello di coinvolgere e intervistare autori, specialisti e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa discussione.

 

Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, delle sue attività attuali e della sua visione della medicina?

La medicina si fonda da sempre su un binomio inscindibile tra filosofia e arte della cura.  Questo binomio è stato messo alla prova intorno al 1300 con l’accadimento della peste che ha falcidiato circa un terzo della popolazione mondiale.

La figura simbolica del medico filosofo ha cominciato a vacillare in quanto non si potevano frenare quelle morti provocate dalla peste e l’immagine da sempre caratterizzata del medico alchimista è venuta meno a favore di un vento crescente che ha portato all’avvento degli anatomisti nella seconda metà del quindicesimo secolo.

Si è verificata una scienza che osservava e sfruttava la materia come fonte ultima di insegnamento e da un’altra parte una complessità basta sulle  miriadi di contraddizioni che l’uomo portava dentro se stesso. Si è rinunciato a portare avanti la visione di Ippocrate e Galeno che parlavano della potenza dei luoghi, dell’aria e della psiche nel modulare non solo lo stato di salute ma anche la fisionomia dell’essere umano.

Quindi una medicina che scruta il particolare e dimentica l’assetto generale, il cosiddetto sistema che invece oggi è estremamente attuale, come cita peraltro Papa Francesco. Io sono per una medicina di insieme, per non relegare i principi della conoscenza filosofica all’ultimo posto dell’atto terapeutico.

Quanto e come le nuove tecnologie (non solo quelle dell'informazione) sono entrate a fare parte della sua visione del mondo?

La medicina allopatica ha due modalità straordinarie che porta avanti con grande efficacia e lungimiranza: la chirurgia e i mezzi diagnostici. Per quanto riguarda la terapia, dopo l’avvento degli antibiotici, si è marciato sempre più lentamente e talvolta la realtà si è radicata su mezzi curativi ancorati sulle medicine antiche che erano la fitoterapia e la medicina narrativa, chiamata per molti versi psicologia o counseling.

Io da parte mia credo che i mezzi diagnostici, la tecnologia e i mezzi di informazione siano un utile mezzo di affiancamento ma non i protagonisti di una cura che resta “illness” e non il “desease”,  che resta quel fantastico team che lega la parola al cuore e alla mano e che deve essere si, sempre affiancata da una visione di numeri e da una messa a fuoco sui batteri e virus ma che non può mettere sul piedistallo unicamente una Risonanza Magnetica come una verità assoluta: il giudice imperituro di una sentenza che nell’uomo ha spesso troppe variabili talvolta inspiegabili. Ippocrate diceva che bisogna essere polimorfici.

La cura deve essere l’attenzione al particolare, il pensiero denso e poi c’è lo sguardo in mille direzioni. Credo che una cosa non debba escludere l’altra ma ritengo che il grande rischio dei mezzi di comunicazione siano le “fake news” a livello scientifico dove una notizia come quella recentemente venuta dall’America che il vino fa bene perché contiene resveratrolo, sia un classico esempio da esorcizzare in quanto per fare una compressa di resveratrolo ci vogliono tre litri di vino che porterebbe a una inevitabile tossicità del fegato senza contare l’effetto sulle arterie. Ma soprattutto internet e i mass media sono spesso pericolosi perché il nostro tessuto sociale non approfondisce le cose ma si accontenta di leggere gli articoli di testata che sono volutamente dei colpi al cuore per tentare l’attenzione di chi resta spesso imbambolato.

 

Quanto hanno catturato il suo interesse e quali sono le riflessioni che secondo lei andrebbero fatte, sia in relazione al benessere delle singole persone, sia alla evoluzione del genere umano e della nostra civiltà?

Ho letto recentemente un libro di Rovelli che si chiama “L’ordine del tempo” che dimostra in termini scientifici come il tempo esista soltanto in relazione agli accaduti e alle trasformazioni e quindi mi spavento quando milioni di italiani sospendono il tempo per andare in letargia con gli psicofarmaci.

Ecco un esempio di passività dell’uomo. Si dovrebbero cercare e trovare altre risorse per un risveglio fisiologico che è piuttosto approfondire l’unica realtà che non è mai “rapinabile” che è quella dell’arricchimento delle proprie conoscenze. Il medico come dice Lisa Sanders deve restituire al paziente una storia che il paziente stesso non ha saputo decifrare e quindi porterà, una volta guarito, un bagaglio di sapere che èuna straordinaria risorsa per accedere a molti piani di salute e consapevolezza che fanno del paziente stesso un modello e un maestro al servizio di altri malati, così come avviene per gli alcolisti.

 

Grazie alle rivoluzioni tecnologiche il mondo è diventato piatto, interconnesso e globale ma non per questo più umano. Per molti le nuove tecnologie non sono altro che l'espressione della fase attuale del capitalismo e della sua visione del mondo. Per altri un'incredibile opportunità per fondere pensieri e visioni del mondo diverse (occidente e oriente ad esempio). Per far nascere un nuovo umanesimo, le tecnologie da sole non bastano e forse i concetti su cui sono costruite sono anch'essi lacunosi e insufficienti. Possono offrire innumerevoli idee per abitare i nuovi mondi in costruzione ma anche creare distopie e nuove caverne platoniche nelle quali rinchiudersi per evitare ogni sguardo sul mondo. In che modo le tecnologie potrebbero oggi essere usate per una crescita qualitativa favorita da una capacità reattiva e adattativa ai cambiamenti da esse indotti?

Oggi le tecnologie non sono al servizio del senso della vita e delle alte e nobili visioni filosofiche inter-religiose, e non solo, che parlano di compassione, di pietas, di benevolenza ma, tuttalpiù esaltano quei contenuti oscuri che portano l’essere umano a cercare il proprio senso in manifestazioni collegati all’apparire e alla materia.

Tutto questo produce un effetto lacerante e i giovani si nutrono di videogiochi in cui è “ganzo” chi uccide più possibile e diventa il potentato, manifestazione mas-mediologica. Ma la vita ci insegna che non si può omologare l’umanità a un unico modello, altrimenti si potrebbe pensare a una razza eletta che magari si accoppia all’interno di uno stesso clan e che la storia dimostra provocherebbe dei danni incalcolabili sia per la psiche che per la salute.

Quindi dove sta quel monito che eviterebbe ai giovani europei di arruolarsi nell’ISIS o ai giovani italiani di provare quel gioco che si chiama “blu whale”? Ebbene la chiave fondamentale si chiama tolleranza, si chiama accoglienza e si chiama anche natura, e si chiama gareggiare per il piacere del confronto e non per posare il proprio piede sulla testa di un altro. Ebbene i mass media e internet insegnano l’opposto e in una settimana una notizia seppur straordinaria è già vecchia oppure fa notizia solo ciò che è violenza, sopraffazione o trasgressione senza soffermarsi su ciò che consiste la bellezza del vivere faticosamente per migliorare se stessi.

Ahimè la prognosi infausta, perché i nostri neuroni a specchio non sono coltivati al bello e al buono, ma sono martellati da reiterati messaggi conflittuali ed è quindi assai difficile sostenere la fiamma della gentilezza per un tempo prolungato in quanto bastano due violenti per spegnere la luce di mille persone per bene. E tutto questo si deve a internet per cui la voce dei prepotenti trova titolo a carattere cubitali, oppure ai tablet che rapiscono il cervello dei più giovani assoggettandoli alle lusinghe della dopamina stimolata da molteplici giochi che provocano nel bambino una coazione a ripetere.

 

I mondi digitali sono fatti di bit, sequenze lineari ed eventi sincronici. La vita, il linguaggio, il passato, il futuro, le persone sono però immersi in mondi (dei quali fanno parte, come esperienza, anche quelli virtuali) diacronici. Mondi nei quali il presente continuo, indotto dalla tecnologia, non è in grado di rappresentare tutta la realtà. Mondi, abitati da persone che continuano a intuire la loro complessità e l'inadeguatezza degli strumenti, anche tecnologici, di cui dispongono per conoscerli. Nella sua visione sistemica cosa pensa del ruolo che le tecnologie oggi hanno nel determinare il modo di guardare al mondo nel suo insieme e quali sono gli strumenti cognitivi di cui bisognerebbe dotarsi per una maggiore conoscenza e un maggior benessere personale?

Senza voler ritornare al passato quando il medico per auscultare il cuore poneva la testa sul torace del paziente, e il campo magnetico dello stesso e i suoi polmoni cominciavano un lavoro di riassestamento non astratto, ma empatico, con la presenza del medico stesso. Sono fondamentali quei mezzi diagnostici che tante vite salvano, sono importanti quelle cartelle digitali, quelle nano-tecniche che consentono alla robotica di operare con grande precisione ed efficacia, ma purtroppo le funzioni dell’essere umano non sono simmetriche ma destrogiro o levogiro, come quelle dell’occhio o dell’olfatto, ed è pertanto fondamentale prendere in considerazione un fattore che troppo spesso sfugge alle macchine in quanto le macchine sono un tentativo dell’essere umano di delegare ad uno strumento perfetto ciò che è fisiologicamente imperfetto ed è lì che nasce il problema.

Come scrisse Eraclito <<la natura ama nascondere che le tensioni sono meglio delle armonie>>, ed è questo segreto che governa tutta la nostra vita. Forse il compito dell’uomo è la sfida per cercare di migliorarsi ma non credo che sostituire gli operai in una fabbrica o il cane Aibo al posto del cane vero come avviene nel Giappone prodotto dalla Sony possa salvaguardare l’incredibile intreccio fra mente e cuore, tra amigdala e neuroni cardiaci, tra ipotalamo e ghiandole surrenali e il campo magnetico del cuore, si nutre più di una carezza che di qualsiasi anti-ipertensivo.

Ciò non toglie che se l’uomo fosse saggio imparerebbe ad integrare e non a suddividere.

In un mondo che si scopre tecnologico anche il mondo della salute, del benessere personale, della medicina si riempiono di proposte e soluzioni tecnologiche promosse come strumenti complementari e/o sostitutivi di quelli tradizionali. Il fatto rilevante non è tanto la capacità delle macchine di sostituirsi a medici, fisioterapisti, infermieri, ecc., quanto il cambiamento di prospettiva che ne deriva, indotto dalla tecnologia e che obbliga al tempo stesso a dotarsi di concetti e categorie diverse per comprendere le nuove realtà e complessità del mondo che sta emergendo.

Se il modello è quello tecnologico, fondamentali sono i numeri, e pertanto questo modello “fa festa” quando si allunga la durata della vita. Se invece il modello è quello collegato alla natura, all’avvicendarsi delle stagioni, alla ricchezza specifica di ogni fase che la vita propone, allora in quel caso non è più la durata della vita, ma la qualità della vita. Non è più curare la malattia ma prevenire il male, non è più soltanto debellare a tutti i costi un tumore o una massa, ma è ancor di più cercare di rafforzare quella parte sana che è la nostra migliore risorsa per fugare dal nostro corpo la propria zona d’ombra che invade territori e funzioni specifiche. Non è un caso che l’essere umano abbia sì allungato il tempo di vita, ma da malato e faccia ricorso molto di più ai farmaci, protesi oramai di ogni esistenza che sono un prolungamento della malattia che alberga nell’uomo, molto più di prima, quasi un kit che fa dimenticare che si può anche morire sani.

 

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia sulle persone. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte di filosofi, scienziati e pensatori ma anche delle singole persone?

Come ha detto Robert Kennedy "Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta." e quindi quando si assiste a persone che si suicidano perché sono crollate le loro azioni, qualcosa non torna.

Quando le persone si trovano a vivere dovendo per forza comprare un certo tipo di prodotto perché gli altri sono fuori moda ma soprattutto quando vi è una grande omologazione fra destra e sinistra, fra chi sceglie di fare un determinato lavoro e di chi è costretto a fuggire in un altro paese perché il proprio non gli fornisce risorse, allora è segno che la migliore gioventù è finita; e soprattutto è segno che il sogno di Guido Cavalcanti non esiste più; è segno che il contrario dell’astenia che è l’entusiasmo sta entrando in uno stato di siccità interiore ed è questo uomo alla deriva che si nutre come un bebè inconsapevole di due minuti di felicità o almeno questo crede quando, ossessivamente, mette mani al cellulare per ricercare il vero e proprio partner che in questo momento è il suo piccolo scacchiere illuminato.

Questa dipendenza è la più atroce perché priva l’uomo dei suoi silenzi, dei suoi attimi di meditazione e della possibilità di fare altro.

 

Quasi due miliardi di persone sono oggi dotati di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?

La tecnologia non può essere neutrale perché è comunque gestita da esseri umani che raramente permettono l’accesso ad un vero confronto fra parti diverse. Parliamoci chiaro, un programma in TV che non fa audience, anche se meraviglioso come certi documentari sull’arte, vengono prontamente rimossi in quanto non si tiene conto che l’educazione all’ascolto è come un bambino che cresce lentamente ed ha bisogno dei suoi tempi. La legge di mercato non vuole contrattempi economici e quindi non si attarda su una libera scelta, magari alternativa.

 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

Se guardo al mondo oggi, ancora una volta mi vengono in mente le parole di Papa Francesco, <<in atto una gigantesca guerra a macchia di leopardo>> e ricordo con chiarezza quando alle soglie del suo pontificato si affaccio al Balcone di San Pietro e proprio di fronte al Papa stesso un corvo nero si avventò suuna colomba bianca.

Io credo nei simboli e credo allo stesso tempo che la tecnologia non abbia reso il mondo migliore, non abbia fornito i mezzi per un cervello libero, ma lo abbia assoggettato ad una funzione multitasking per cui miliardi di informazioni senza una elaborazione interiore non vogliono dire sane risposte o un corretto sviluppo dell’elaborato della corteccia prefrontale bensì stimolano nell’uomo un autismo dilagante in quanto la realtà virtuale è una comoda valigia per vagare nel mondo della propria camera ed evitare la meravigliosa sfida della fuoriuscita dall’hortusconclusus.

 

Mentre l'attenzione dei media e dei consumatori è tutta mirata alle meraviglie tecnologiche di prodotti tecnologici diventati protesi operative e cognitive per la nostra interazione con molteplici realtà parallele nelle quali viviamo, sfugge ai più la pervasività della tecnologia, nelle sue componenti nascoste e invisibili. Poca attenzione è dedicata all'uso di soluzioni di Cloud Computing e ancora meno di Big Data nei nei quali vengono archiviati miliardi di dati personali. In particolare sfugge quasi a tutti che il software sta dominando il mondo, anche come linguaggio, e determinando una rivoluzione paragonabile a quella dell'alfabeto, della scrittura, della stampa e di Internet. Questa rivoluzione è sotterranea, continua, invisibile, intelligente, Fatta di componenti software miniaturizzati, agili e leggeri capaci di apprendere, di interagire, di integrarsi e di adattarsi come se fossero neuroni in cerca di nuove sinapsi.  Questa rivoluzione sta cambiando le vite di tutti ma anche la loro percezione della realtà, la loro mente e il loro inconscio. Modificati come siamo dalla tecnologia, non ci rendiamo conto di avere indossato delle lenti con cui interpretiamo il mondo e interagiamo con esso. Lei cosa ne pensa?

L’altro giorno parlando con una segretaria di un noto avvocato toscano gli chiesi se poteva scrivere una lettera, <<batterla si, ma scriverla non ci sono più abituate>>  e dentro di me riflettei su quegli studi contemporanei sul diverso sviluppo cerebrale grazie ad un uso della modalità dello scrivere che cambia.

In certe raffigurazioni estrapolate dal Giudizio Universale della Cappella Sistina si viene a percepire come l’immagine di Dio che si protende verso l’indice di Adamo possa essere iscritto in una forma assai simile alle circonvoluzioni cerebrali e d’altronde Michelangelo stesso scriveva: “I movimenti del corpo rivelano i movimenti dell’anima”.

Penso quindi che qualsiasi gesto prodotto in questa epoca, compresa la lettura dell’ebook, stimoli in maniera differente le nostre funzioni interne determinando l’uomo del terzo millennio che, scimmiottando Tomatis, è passato troppo velocemente dalla dolce civiltà dell’orecchio all’aggressiva civiltà dell’occhio.

 

Se il software è al comando, chi lo produce e gestisce lo è ancora di più. Questo software, nella forma di applicazioni, è oggi sempre più nelle mani di quelli che Eugeny Morozov chiama i Signori del silicio (la banda dei quattro: Google, Facebook, Amazon e Apple). E' un controllo che pone il problema della privacy e della riservatezza dei dati ma anche quello della complicità conformistica e acritica degli utenti/consumatori nel soddisfare la bulimia del software e di chi lo gestisce. Grazie ai suoi algoritmi e pervasività, il software, ma anche la tecnologia in generale, pone numerosi problemi, tutti interessanti per una riflessione filosofica ma anche politica e umanistica, quali la libertà individuale (non solo di scelta), la democrazia, l'identità, ecc (si potrebbe citare a questo proposito La Boetie e il suo testo Il Discorso sulla servitù volontaria). Lei cosa ne pensa?

Se prendiamo Bill Gates in quanto individuo, è forse il filantropo più generoso del mondo e compie tutto ciò in silenzio e riservatezza, come faceva Totò che non si occupava di computer. Anche pensando a Steve Jobs facciamo riferimento a una figura illuminata, così come potremmo parlare a lungo di chi tramite il computer ha prodotto nella propria vita azioni positive e generose . Ma il problema è un altro. Il sistema è un Matrix costituito da infinite Lobbies, da innumerevoli centri di potere e di politica, di grandi istituzioni o società di affiliazione che preferiscono il potere alla potenza. Pertanto costituiscono un sistema con una finalità ben precisa: la produttività in chiave materialistica e non la crescita individuale come visione naturale di un arricchimento straordinario che fa crescere la società in modo pacifico e consapevole. Questo è il problema.

Se si va in una comunità buddista, ad esempio, non si riscontrano lotte per primeggiare o sudditanze nei confronti di altre forme di vita e che possiedono il nostro stesso DNA come le piante (di cui non si considera mai la vera nobiltà che è possedere i cinque sensi come l’uomo)  o gli animali, ma vi è un rispetto, una leggerezza e una civiltà così radicata, per cui il fine nobile di questa comunità è l’apertura all’altro e l’approfondimento del sé. Nel nostro contesto sociale chi non ottiene la proprietà di qualcuno (vedi uomo con la donna) finisce spesso per violarla o ucciderla o, nei confronti dei figli, per consumare il ruolo di un padre padrone che impone le proprie scelte sia a livello familiare, sia a livello scolastico, sia a livello terapeutico.

In un mondo che cambia si dovrebbero riscrivere regole, ma in un enorme brainstorming per categorie di professioni diverse che formano reti. Il futuro dell’uomo non può essere altro che una grande rete dove è l’ascolto il fulcro essenziale da preservare.

 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo, guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Quando mando un cinguettio (e io non lo faccio), o comunico tramite Facebook o altro, mi manca la voce umana di corrispondenza e pertanto anche la mia si perde in un rumore sordo e metallico che è quello dei mezzi tecnologici. Niente di male però e anzi oggi nessuno ne può fare più a  meno ma appartenendo io alla razza preistorica dei tirannosauri e degli stegosauri, quella sottile percezione della poesia che si trova nella voce mi può far variare, modulare, stimolare un modo diverso di esprimere la mia anima e cambia quindi il dialogo in funzione del sentire.

In un mondo virtuale questo non è importante perché si risparmia tempo. Mi viene in mente quell’aforisma <<abbiamo inventato tutto per andare più veloci ma quello che ci manca è il tempo>>.

 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura?Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Vorrei suggerire una serie di libri che considero un percorso spirituale:

Oltre che medico, agopuntore e filosofo, come Presidente della Compagnia del Tao e Presidente della Sipnei promuovo ed organizzo diversi convegni, seminari e giornate di studio. Fra tutti questi ne segnalerei due in particolare:

  • il 28 e 29 ottobre a Firenze al Cinema Odeon La Metamorfosi Liquida. Vedrà l’incontro di esseri umani, liberi pensatori nelle varie correnti e discipline che si confronteranno su una possibile visione della vita, in questo momento dove la competenza dell’incertezza deve essere sistematicamente consolidata. www.compagniadeltao.it www.francocracolici.it 
  • il 3 febbraio 2018 a Firenze presso la Sala Assemblee della Cooperativa di Legnaia il convegno “L’Era digitale: dalle potenzialità ai danni” per comprendere vantaggi e rischi in un mondo che si allontana dalla natura per divenire cibernetico. www.sipnei.it

Cosa pensa del nostro progetto SoloTablet? Ci piacerebbe avere dei suggerimenti per migliorarlo!

Mi ci sto avvicinando adesso. Sento che c’è un grande potenziale che devo ancora esplorare. Lo avverto sicuramente come un luogo qualificato di incontro di intelligenze e oggi è irrinunciabile far parte di una rete che garantisca una sinergia funzionale di competenze e visioni comuni.

Per chiudere l’intervista desidero citare Seneca: <<Breve è la vita che viviamo davvero, tutto il resto è tempo>>

 

* Tutte le immagini di questo articolo sono scatti di viaggio di Carlo Mazzucchelli (Grecia, Naxos - Mongolia)

 

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