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I filosofi devono affiancare ed aiutare i giovani a liberarsi dell’universo luccicante delle merci.

I filosofi devono affiancare ed aiutare i giovani a liberarsi dell’universo luccicante delle merci.

07 Marzo 2017 Interviste filosofiche
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Sul piano del potere, si continuano a utilizzare termini propri della modernità come ‘cittadini, ‘opinione pubblica’, ‘intellettuali’, ma sono contenitori che esprimono ormai concetti diversi da quelli originari. Lo sviluppo dell’industrializzazione e della mondializzazione economica, la prevalenza del potere extra-nazionale e l’alleanza tra scienza, tecnica ed economia fanno sì che gli individui si sentano impotenti rispetto a decisioni che vengono prese altrove e cerchino il senso della propria vita nello spazio personale (il cibo, il ballo etc..) Il controllo sociale viene realizzato non attraverso la coartazione, ma attraverso la seduzione attuata dal mercato dei media.

Carlo Mazzucchelli intervista Anna Colaiacovo, consulente filosofico presso Phronesis.


Sei filosofo, sociologo, piscologo, studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole della Rete e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? .

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini ed elettori. Sulla velocità di fuga e volontà di potenza della tecnologia e sulla sua continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano.

Su questi temi SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. Un approccio usato è quello di coinvolgere e intervistare autori, specialisti e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa discussione.


Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo?

Dopo la maturità classica e la laurea in filosofia (con tesi in psicologia sperimentale), ho insegnato per molti anni nei licei. Pur avendo una grande passione per la civiltà classica e la mitologia greca (passione che è rimasta nel tempo), ho scelto di insegnare  nei licei scientifici per avere maggiore possibilità di approfondire l’ambito scientifico del pensiero filosofico. Ero e resto convinta, infatti,  che, per capire il nostro tempo e i suoi problemi e per preparare i ragazzi ad affrontare in maniera critica le questioni che continuamente sorgono, occorre avere uno sguardo consapevole e vigile sugli sviluppi della scienza e della tecnica,. 

Ho utilizzato le nuove tecnologie in  diversi progetti di sperimentazione (anche europei) rivolti agli alunni e in corsi di aggiornamento per docenti. In qualità di tutor ho partecipato al Piano Nazionale di Formazione sulle Competenze Informatiche e Tecnologiche del Personale della Scuola- corso B.  E’ difficile pensare che ci si possa accostare ai ragazzi di oggi (nativi digitali) senza una competenza nel campo delle nuove tecnologie e una consapevolezza delle opportunità che offrono e dei rischi che comportano.

Contemporaneamente ho coltivato il mio interesse nei confronti della psicologia, dentro la scuola come referente del C.I.C (centro informazione e consulenza) , e fuori come vice-presidente di un’associazione culturale  “Il cerchio: cenacolo di psicologia archetipica”  con evidente riferimento al pensiero junghiano. Dagli incontri aperti al pubblico su temi e problemi di psicologia archetipica sono scaturite diverse pubblicazioni a opera della casa editrice Samizdat.

Dal 2008 sono consulente filosofico dell’Associazione Nazionale Phronesis e mi occupo di consulenza e pratiche filosofiche. Ho due figlie e una splendida nipotina di pochi mesi  che vive con i genitori a Milano (anche per questo sono attualmente iscritta alla sezione milanese di Phronesis). 

Nel 2011 ho fondato con alcuni amici, a Pescara, dove abito e svolgo la mia attività, un’ Associazione culturale per le pratiche filosofiche “Lo Spazio di Sophia” che organizza caffè-filo, cine-filo, musica-filo e tante altre attività con l’obiettivo di creare spazi pubblici che diano opportunità di riflessione e discussione e con l’obiettivo di portare la filosofia nei luoghi in cui normalmente non compare (presso i senza fissa dimora, nel carcere).

A parte la filosofia, la mitologia e la psicologia, i miei interessi vanno dalla storia all’antropologia e alle neuroscienze perché penso che solo nella connessione tra i vari saperi disciplinari possa venir fuori una maggiore conoscenza di ‘quell’animale non ancora stabilizzato’ che è l’essere umano.

Scrivo sulla rivista Diogene magazine e sul blog  www.filosofia per la vita.it

Ultimi testi pubblicati: 

A.Colaiacovo- B. Nasuti- M. Giacintucci, Stili di vita – Quanto libere sono le nostre scelte? ed. Diogene Multimedia, Bologna, 2013

A.Colaiacovo- B. Nasuti- M. Giacintucci, Cibo Dare forma al disordine -  ed. Diogene Multimedia, Bologna, 2015

 

Secondo il filosofo Slavoj Zizek viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte dei filosofi e degli scienziati ma anche delle singole persone?

Le rispondo riprendendo una pagina del libro “Stili di vita” che ho scritto con due amici. Il tema del libro è una riflessione sulla libertà che abbiamo nel tempo in cui stiamo vivendo. Dopo aver esaminato la società comunitaria e la società moderna,il testo disegnava le caratteristiche di quella contemporanea.

Lo spazio viene percepito come ‘campo di forze’: mentre i movimenti della modernità riguardavano quadri di riferimenti chiari nelle loro strutture spaziali (le nazioni), ora, a causa dell’abbattimento delle frontiere e delle distinzioni, grazie alle nuove tecnologie che annullano le distanze e velocizzano la trasmissione di conoscenze e di merci, i movimenti sono improntati alla velocità e alla flessibilità con conseguente  compressione spaziale.

Lo spazio pubblico civile scompare; rimane come luogo di eventi, performance e non di argomentazione.

Il tempo è inteso come flusso, evento, presente.

I libri della collana Technovisions di Delos Digital: Cento libri per una lettura critica della tecnologiaI pesci siamo noi: pesci, pescatori, predatori nell'acquario digitale della tecnologiaTecnologia mon amour foreverTecnologia mon amourE guardo il mondo da un displayIl diavolo veste tecnoGenitori tecnovigili per ragazzi tecnorapidi; APP marketing: lo sviluppo non è che l'inizio80 identikit digitali; Nei labirinti della tecnologia;   La solitudine del social networkerTablet a scuola: come cambia la didatticaInternet, non tutto è quello che sembraTablet: trasformative cognitive e socio-culturali.

Le relazioni sociali, in una situazione in cui si amplia a dismisura lo spazio fisico di riferimento e si accelerano i tempi  di contatto con l’altro da sé, si fanno sempre più imprevedibili e indefinibili: con gli ‘altri’ è difficile stabilire un rapporto di tipo patetico (amico/nemico), ma è altrettanto difficile giungere a definire i rispettivi spazi di diritti e doveri (regole comuni impersonali). L’individuo di fronte a questa liquidità sociale elabora o una reazione che si può definire ‘malinconica’ (che consiste nel rifiuto del presente e nel rifugio in un atteggiamento di indifferenza o di ritorno al passato o di approdo a una nicchia di sopravvivenza) oppure una reazione narcisistica (che vede nella molteplicità delle occasioni e delle esperienze la possibilità di estrinsecare al massimo il proprio sé e di rappresentarlo nella forma dell’onnipotenza illimitata).

In realtà la società postmoderna se, sul piano dei principi, riconosce all’individuo ogni libertà, di fatto però ne riduce gli spazi di realizzazione e lascia il soggetto completamente solo  nel tentare di realizzare le proprie ambizioni (la sconfitta ricade su di lui), anzi fa sì che percepisca gli altri come un ostacolo nel suo desiderio di autoaffermazione.

Sul piano del potere, si continuano a utilizzare termini propri della modernità come ‘cittadini, ‘opinione pubblica’, ‘intellettuali’, ma sono contenitori che esprimono ormai concetti diversi da quelli originari. Lo sviluppo dell’industrializzazione e della mondializzazione economica, la prevalenza del potere extra-nazionale e l’alleanza tra scienza, tecnica ed economia fanno sì che gli individui si sentano impotenti rispetto a decisioni che vengono prese altrove e cerchino il senso della propria vita nello spazio personale (il cibo, il ballo etc..) Il controllo sociale viene realizzato non attraverso la coartazione, ma attraverso la seduzione attuata dal mercato dei media.

Punterei l’attenzione proprio sulla prevalenza del potere extra-nazionale e sull’alleanza scienza, tecnica, economia. 

 

Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?

La tecnologia non è mai stata neutrale, ora però è in grado di incidere pesantemente sul modo in cui l’individuo costruisce la propria identità e si rapporta con gli altri.

Se prima la formazione avveniva essenzialmente in famiglia e nella scuola, nella società postmoderna la costruzione dell’identità è opera soprattutto dell’industria culturale che sembra in grado di plasmare la mente degli individui in maniera più efficace rispetto al passato.

Dalle recenti scoperte delle neuroscienze apprendiamo che il nostro cervello è unico, ma il suo funzionamento è sintonizzabile su due modi di procedere: un modo di funzionamento ‘parallelo’ che è spontaneo, veloce, evocativo, poco costoso sul piano delle energie che richiede (permette di diistrarsi e passare da un argomento all’altro), e un modo di funzionamento ‘seriale’ (Procede lentamente, un passo dopo l’altro; per ragionare bene occorre prestare attenzione alla stessa cosa per un certo periodo di tempo. E’ un modo tipico del ragionamento filosofico e non a caso la nascita e lo sviluppo del pensiero filosofico  occidentale  hanno favorito il sorgere della scienza che è rigoroso, consequenziale e molto dispendioso).

Con la lettura, la scrittura o con la risoluzione di problemi complessi obblighiamo il nostro cervello a incrementare il funzionamento seriale (che è poi la presa di coscienza) e questo ci costa molta fatica (Boncinelli). Naturalmente, nella nostra vita, abbiamo bisogno di utilizzare sia il ragionamento che ci consente di giungere a conclusioni corrette sia il modo di funzionamento evocativo e veloce. Spontaneamente, però,  noi useremmo il sistema parallelo perché la struttura del cervello è intrinsecamente parallela. Il problema è che oggi, la comunicazione operata dai nuovi media favorisce questo uso in quanto, inducendo alla semplificazione che ha i caratteri della seduzione, lascia poco spazio all’attenzione, alla concentrazione e alla riflessione e non facilita certo lo sviluppo delle capacità critiche. Non a caso assistiamo a un ridimensionamento del settore più tradizionale del mercato della comunicazione, quello editoriale, perché debole sul piano finanziario e a una progressiva omogeneizzazione tra mercato della comunicazione e quello dei consumi.

L’Italia  è molto più esposta di altri paesi perché si legge poco, e si  smanetta molto.

Molto potrebbe fare la scuola.

Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa il filosofo non è tanto quel che è (chi siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei i possibili scenari futuri che stanno emergendo e quale immagine del mondo futuro che verrà ci stanno anticipando?

Nel suo ultimo libro “La vera vita” , Alain Badiou si rivolge giustamente ai giovani, le vere vittime di un’epoca che propone il denaro come vero simbolo universale, invitandoli a non accettare l’apologia illimitata del capitalismo e delle sue vuote libertà e a non percorrere il percorso a ritroso verso una simbolizzazione tradizionale.

Li stimola, invece, a seguire percorsi nuovi, a cercare  nuovi linguaggi (io direi anche attraverso le nuove tecnologie utilizzate in modo consapevole), per costruire “la vera vita”. Interessante e condivisibile il fatto che si rivolga soprattutto alle ragazze: “ciò che definisce la femminilità è la logica del Due che si oppone alla logica dell’Uno, del potere unico che caratterizza la posizione maschile tradizionale”.

I filosofi, come Socrate (accusato di corrompere i giovani), devono porsi al  fianco dei giovani e aiutarli a liberarsi ‘dell’universo luccicante delle merci’.

 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

Non sono mai stata apocalittica, né integrata. Sono sempre stata curiosa,  e anche convinta che in primo luogo occorra conoscere e capire.

Tra gli apocalittici ho trovato spesso persone che ignoravano completamente il funzionamento delle macchine, tra gli integrati soggetti talmente immersi nel sistema da non scorgerne neppure i limiti o i pericoli.

Sono d’accordo sulla necessità di assumere una posizione tecno-critica, ma come svilupparla e diffonderla?  Torniamo ancora una volta alla scuola!

 

Mentre l'attenzione dei media e dei consumatori è tutta mirata alle meraviglie tecnologiche di prodotti tecnologici diventati protesi operative e cognitive per la nostra interazione con molteplici realtà parallele nelle quali viviamo, sfugge ai più la pervasività della tecnologia, nelle sue componenti nascoste e invisibili. Poca attenzione è dedicata all'uso di soluzioni di Cloud Computing e ancora meno di Big Data nei quali vengono archiviati miliardi di dati personali. In particolare sfugge quasi a tutti che il software sta dominando il mondo e determinando una rivoluzione paragonabile a quella dell'alfabeto, della scrittura, della stampa e di Internet. Questa rivoluzione è sotterranea, continua, invisibile, intelligente, Fatta di componenti software miniaturizzati, agili e leggeri capaci di apprendere, di interagire, di integrarsi e di adattarsi come se fossero neuroni in cerca di nuove sinapsi.  Questa rivoluzione sta cambiando le vite di tutti ma anche la loro percezione della realtà, la loro mente e il loro inconscio. Modificati come siamo dalla tecnologia, non ci rendiamo conto di avere indossato delle lenti con cui interpretiamo il mondo e interagiamo con esso. Lei cosa ne pensa?

Che è così.

Almeno servissero  per stanare in maniera efficace evasori fiscali e criminali! E’ anche vero però che abbiamo sempre lenti con cui interpretiamo il mondo, cambiano nel tempo. Se al medioevo togliamo la parola Dio, non capiamo niente; se al nostro togliamo il denaro, non capiamo niente.

Quanto all’inconscio, già Hillman diceva che nell’inconscio ormai c’è l’economico (il pensiero unico del capitalismo) che  è stato introiettato al punto tale che non ce ne rendiamo più conto.

 

Se il software è al comando, chi lo produce e gestisce lo è ancora di più. Questo software, nella forma di applicazioni, è oggi sempre più nelle mani di quelli che Eugeny Morozov chiama i Signori del silicio (la banda dei quattro: Google, Fcebook, Amazon e Apple). E' un controllo che pone il problema della privacy e della riservatezza dei dati ma anche quello della complicità conformistica e acritica degli utenti/consumatori nel soddisfare la bulimia del software e di chi lo gestisce. Grazie ai suoi algoritmi e pervasività, il software, ma anche la tecnologia in generale, pone numerosi problemi, tutti interessanti per una una riflessione filosofica ma anche politica e umanistica, quali la libertà individuale (non solo di scelta), la democrazia, l'identità, ecc. (si potrebbe citare a questo proposito La Boetie e il suo testo Il Discorso sulla servitù volontaria). Lei cosa ne pensa?

Che si parla tanto di privacy e in nessun altro periodo storico siamo stati così esposti e controllati, nel pubblico e nel privato. Apparentemente siamo liberi di scegliere, in realtà siamo ‘scelti’ in funzione dell’esigenza di una società che basa tutto sul ‘consumo’ di prodotti. E’ però possibile sottrarsi o almeno utilizzare consapevolmente le diverse applicazioni.

Ad esempio non sopporto chi in maniera spocchiosa sostiene “io, facebook, mai!”, ma neppure quelli che lo utilizzano per far sapere al mondo, narcisisticamente, tutto quello che fanno ‘corredato’ da immagini. A me consente di essere in relazione, velocemente e senza problemi, con  carissimi ex alunni sparsi per il mondo.  Ancora una volta è la consapevolezza che fa la differenza.

 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo  guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Uno dei motivi per cui ho fondato l’Associazione “Lo Spazio di Sophia” è proprio questo: stimolare le persone a uscire di casa, a incontrarsi con altri, non solo per scopi ludici, ma anche per dialogare su argomenti di interesse comune, rispettando poche regole rigide: ascolto reale dell’altro, rispetto della posizione altrui, interventi brevi, cercare di restare sul tema scelto. Può accadere che la discussione continui sui social network – io stessa mantengo collegamenti su Skype – ma ha alla base un incontro vis-à-vis precedente.

Se invece guardo a quel che scrivono, soprattutto i ragazzi, sui social devo dire che non solo è molto basso il livello dei contenuti (narcisismo a oltranza!) ma la forma è terribile. La velocità di battuta non dà nemmeno la possibilità di riflettere e accorgersi degli errori. Appartiene ai social quella che è una caratteristica della rete: allargare le informazioni e le connessioni a scapito della profondità. Come scrive Bauman, è possibile avere tanti amici e decidere a un certo punto di eliminarne alcuni con un clic, ma la stessa cosa possono fare gli atri.

E’ tutto molto fluido e in questa liquidità non si hanno più certezze e ci si sente soli. 

 

In un libro di Finn Brunton e Helen Nissenbaum, Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta, si descrivono le tecniche che potrebbero essere usate per ingannare, offuscare e rendere inoffensivi gli algoritmi di cui è disseminata la nostra vita online. Il libro propone alcuni semplici comportamenti che potrebbero permettere di difendere i propri spazi di libertà dall'invadenza della tecnologia. Secondo lei è possibile difendersi e come si potrebbe farlo?

Certamente possono essere utili, ma io credo che il modo migliore sia salvaguardare la propria interiorità.

Prendo a prestito le parole di Mario Tronti: “Un mondo interiore vasto, più vasto del mondo esterno, tendenzialmente infinito. Oggi si bombardano gli adolescenti di immagini senza preparare quel delicatissimo ricettacolo entro cui accoglierle e assorbirle, per poi giudicarle.”

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Un tema che mi interessa molto è il cambiamento che avviene nel corpo con le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

Noi occidentali siamo ancora dentro   una visione del corpo che richiama il dualismo cartesiano (corpo come macchina), con la mente in grado, attraverso la volontà, di controllare il corpo e, oggi, di modificarlo.

Tendiamo a volere che il nostro corpo corrisponda all’immagine mentale che ne abbiamo, immagine che proviene dal mondo dei media. Non potendo più cambiare il mondo, volgiamo sempre più l’attenzione e la cura verso un corpo diventato oggetto di culto. Per la gioia del mondo del business!

Potrebbero essere coinvolti nell’iniziativa professori e soprattutto alunni.

 

Cosa pensa del nostro progetto SoloTablet? Ci piacerebbe avere dei suggerimenti per migliorarlo!

Non sono in grado di fornire suggerimenti per migliorarlo, ma penso che sia un progetto ottimo.

 

* Tutte le immagini di questo articolo sono scatti di viaggio di Carlo Mazzucchelli (Mongolia, Stati Uniti, Inghilterra)

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