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Necessaria una consapevolezza dei passaggi matematici e algoritmici della tecnologia

Necessaria una consapevolezza dei passaggi matematici e algoritmici della tecnologia

26 Novembre 2018 Interviste filosofiche
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La tecnologia è strutturata e governata troppo liberamente, mancano i riferimenti di governance a livello internazionale e questo è e sarà secondo me il vero ed unico problema su cui dibatteremo attivamente nei prossimi anni.

"Diogene […] obiettò una volta che gli si facevano le lodi di un filosofo: “Che cosa mai ha da mostrare di grande, se da tanto tempo pratica la filosofia e non ha ancora turbato nessuno?” Proprio così bisognerebbe scrivere sulla tomba della filosofia della università: “Non ha mai turbato nessuno” (F. Nietzsche, Considerazioni inattuali III. Schopenhauer come educatore, tr. it. di M. Montinari, in F. Nietzsche, Opere, vol. III, tomo I, Adelphi, pag. 457)."  


Sei filosofo, sociologo, piscologo, studioso della tecnologia o semplice cittadino consapevole della Rete e vuoi partecipare alla nostra iniziativa con un contributo di pensiero? .

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, cittadini ed elettori. Sulla velocità di fuga e volontà di potenza della tecnologia e sulla sua continua evoluzione, negli ultimi anni sono stati scritti numerosi libri che propongono nuovi strumenti concettuali e cognitivi per conoscere meglio la tecnologia e/o suggeriscono una riflessione critica utile per un utilizzo diverso e più consapevole della tecnologia e per comprenderne meglio i suoi effetti sull'evoluzione futura del genere umano.

In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  ha condotto con SCELZI RAFFAELLA Dottore di ricerca (20015) in TEORIA DEL LINGUAGGIO E SCIENZE DEI SEGNI


 

Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo? 

Sono SCELZI RAFFAELLA,  Dottore di ricerca (20015) in TEORIA DEL LINGUAGGIO E SCIENZE DEI SEGNI, presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, docente a tempo indeterminato di lingua straniera inglese/francese presso la scuola secondaria di secondo grado, docente specializzata per l’insegnamento di sostegno e Assistente alla comunicazione per non udenti. Autrice di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche (Semiotica, Lexia, Athanor) e online, coautrice del libro I segni del corpo, Progedit Editore Bari, 2011, collaboratrice con il Dipartimento LELIA e con il Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”.

Relatrice per diverse conferenze tra cui ADI I CONVEGNO dei DOTTORANDI E DOTTORI DI RICERCA PUGLIESI dal titolo “Dottorandi a lavoro, Efficacia sul territorio dello studio dei giovani ricercatori pugliesi” presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, VI Convegno Annuale del CODISCO (COordinamento dei Dottorati Italiani in Scienze COgnitive) 2012, dal titolo “Animals, Humans, Machines: the Whereabouts of Language”, Animali, Umani, Machine, a Roma, convegno Interdisciplinary-net VISIONS8, 8th Global Conference: “Visions of Humanity in Cyberculture, Cyberspace Cyberspace and Science Fiction”, 2013, presso il Mansfield College di Oxford, Convegno “Food as language”, presso la New Bulgarian University EFSS (Early Fall Summer School) a Sozopol, alla Conferenza “Transmedia Literacy. From Storytelling to Intercreativity in the Era of Distributed Authorship” at IN3 – Universitat Oberta de Catalunya a Barcellona, Creating Cultures Conference, “About Culture, Media and Creative Industries”, 2014 presso il King’s College Londra, con un articolo dal titolo “LIS-art: creative artistic culture and deaf identity”, discussant al Seminario “Geografia della Comunicazione” presso il Dipartimento di Scienze Politiche Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, in data 2 Maggio 2017.

I miei interessi di studio riguardano le discipline della Sociosemiotica e Media studies avendo proposto una tesi di dottorato su alcuni case studies relativi al tema dei VLOG e alla viralità nei video. 

L’esperienza di dottorato mi ha permesso di accrescere le mie conoscenze in ambito filosofico colmando alcune mancanze derivate dalla mia formazione universitaria.

Sono laureata in Lingue e letterature straniere (Inglese e Francese) e i miei interessi per la Filosofia del linguaggio e la Semiotica mi hanno permesso di avvicinarmi a studiosi della Scuola di Bari e ad alcune personalità internazionali. Il mio interesse per le nuove tecnologie è scaturito dall’inevitabile coinvolgimento del tema all’interno della mia ricerca portandomi ad interrogarmi sulla necessaria riflessione sull’era tecnologica che ci ha pervaso nell’ambito lavorativo e privato condizionando il nostro pensiero e i nostri comportamenti. 

In totale controparte agli interessi legati alla mia passione per la LIS e agli spontanei  comportamenti legati ad essa e alla lettura dei “segni del corpo” che i soli sordi segnanti sono in grado di fare già da quando imparano a segnare, ho approfondito tematiche legate alla neuroscienza e alla filosofia.

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte dei filosofi e degli scienziati ma anche delle singole persone? 

Lo studioso Žižek non è il solo esempio che potremmo citare come profondo conoscitore del momento individuato come era tecnologica, il prof.re Luciano Floridi ha teorizzato di un mondo dell’infosfera, e molti altri contemporanei e moderni avevano previsto un cambiamento radicale e una necessaria riflessione in merito.

Credo che sia gli scienziati che i filosofi debbano ragionare insieme nell’ottica di quella “transdisciplinareità” che postulava già Roland Barthes e nella visione della technium di Kevin Kelly dove il dialogo tra discipline che tiene in considerazione le “inefficienze” e “l’infunzionalità” delle cose come sostiene lo studioso di Michael Bachtin, il prof.re Augusto Ponzio ovvero il non asservirsi a pura tecnica di esecuzione in funzione di un risultato da ottenere secondo standard già fissati, possa farci recuperare quell’aspetto relazionale, portandoci al momento della pura creazione e positiva innovazione. 

Miliardi di persone sono oggi dotate di smartphone usati come protesi tecnologiche, di display magnetici capaci di restringere la visuale dell'occhio umano rendendola falsamente aumentata, di applicazioni in grado di regalare esperienze virtuali e parallele di tipo digitale. In questa realtà ciò che manca è una riflessione su quanto la tecnologia stia cambiando la vita delle persone (High Tech High Touch di Naisbitt) ma soprattutto su quali siano gli effetti e quali possano esserne le conseguenze.  Il primo effetto è che stanno cambiando i concetti stessi con cui analizziamo e cerchiamo di comprendere la realtà. La tecnologia non è più neutrale, sta riscrivendo il mondo intero e il cervello stesso delle persone. Lo sta facendo attraverso il potere dei produttori tecnologici e la tacita complicità degli utenti/consumatori. Come stanno cambiando secondo lei i concetti che usiamo per interagire e comprendere la realtà tecnologica? Ritiene anche lei che la tecnologia non sia più neutrale?   

La tecnologia è strutturata e governata troppo liberamente, mancano i riferimenti di governance a livello internazionale e questo è e sarà secondo me il vero ed unico problema su cui dibatteremo attivamente nei prossimi anni.

Si parla ancora poco di Privacy by design, di limiti di potere e di alfabetizzazione digitale. È più che mai oggi necessaria una consapevolezza dei passaggi matematici e algoritmici che regolano gli strumenti a noi in uso e una riflessione critica sugli inevitabili cambiamenti che l’uso delle tecnologie comportano in maniera a volte del tutto inconsapevole da parte degli utenti. I minori non sono tutelati e le categorie più deboli nella scala sociale sono più a rischio. 

Secondo il filosofo francese Alain Badiou ciò che interessa il filosofo non è tanto quel che è (chi siamo!) ma quel che viene. Con lo sguardo rivolto alla tecnologia e alla sua evoluzione, quali sono secondo lei i possibili scenari futuri che stanno emergendo e quale immagine del mondo futuro che verrà ci stanno anticipando? 

Circa i possibili scenari futuri sono proprio gli studiosi che li anticipano asserendo che saremo gestiti da strumenti tecnologici che però subiranno le governance di qualche multinazionale che saprà intessere rapporti economici con i diversi paesi e riuscirà a imporre il dominio di una particolare tecnologia rispetto ad un’altra. 

Secondo alcuni, tecnofobi, tecno-pessimisti e tecno-luddisti, il futuro della tecnologia sarà distopico, dominato dalle macchine, dalla singolarità di Kurzweil (la via di fuga della tecnologia) e da un Matrix nel quale saranno introvabili persino le pillole rosse che hanno permesso a Neo di prendere coscienza della realtà artificiale nella quale era imprigionato. Per altri, tecnofili, tecno-entusiasti e tecno-maniaci, il futuro sarà ricco di opportunità e nuove utopie/etopie. A quali di queste categorie pensa di appartenere e qual è la sua visione del futuro tecnologico che ci aspetta? E se la posizione da assumere fosse semplicemente quelle tecno-critica o tecno-cinica? E se a contare davvero fosse solo una maggiore consapevolezza diffusa nell'utilizzo della tecnologia?

A questo proposito mi sembra utile e indispensabile provvedere a livello scolastico e sociale ad una perfetta e capillare informazione, dando vita a quella che definirei una società tecno-informativa che sappia istruire alla consapevolezza di appartenere ad una società dei Big Data all’alfebetizzazione per una corretta gestione dei dati stessi disponibili e già oggi ampiamente accessibili. 

Mentre l'attenzione dei media e dei consumatori è tutta mirata alle meraviglie tecnologiche di prodotti tecnologici diventati protesi operative e cognitive per la nostra interazione con molteplici realtà parallele nelle quali viviamo, sfugge ai più la pervasività della tecnologia, nelle sue componenti nascoste e invisibili. Poca attenzione è dedicata all'uso di soluzioni di Cloud Computing e ancora meno di Big Data nei quali vengono archiviati miliardi di dati personali. In particolare sfugge quasi a tutti che il software sta dominando il mondo e determinando una rivoluzione paragonabile a quella dell'alfabeto, della scrittura, della stampa e di Internet. Questa rivoluzione è sotterranea, continua, invisibile, intelligente, Fatta di componenti software miniaturizzati, agili e leggeri capaci di apprendere, di interagire, di integrarsi e di adattarsi come se fossero neuroni in cerca di nuove sinapsi.  Questa rivoluzione sta cambiando le vite di tutti ma anche la loro percezione della realtà, la loro mente e il loro inconscio. Modificati come siamo dalla tecnologia, non ci rendiamo conto di avere indossato delle lenti con cui interpretiamo il mondo e interagiamo con esso. Lei cosa ne pensa? 

La piena alfabetizzazione e consapevolezza del cambiamento ormai già avvenuto è condizione necessaria per recuperare quell’aspetto umano complementare di cui parla il prof.re Kevin Kelly rivalutando e forse obbligando, al pari della necessaria immersione digitale, ad accrescere quegli aspetti creativi e infunzionali che solo l’arte e le relazioni umane possono  far scaturire. 

Se il software è al comando, chi lo produce e gestisce lo è ancora di più. Questo software, nella forma di applicazioni, è oggi sempre più nelle mani di quelli che Eugeny Morozov chiama i Signori del silicio (la banda dei quattro: Google, Fcebook, Amazon e Apple). E' un controllo che pone il problema della privacy e della riservatezza dei dati ma anche quello della complicità conformistica e acritica degli utenti/consumatori nel soddisfare la bulimia del software e di chi lo gestisce. Grazie ai suoi algoritmi e pervasività, il software, ma anche la tecnologia in generale, pone numerosi problemi, tutti interessanti per una una riflessione filosofica ma anche politica e umanistica, quali la libertà individuale (non solo di scelta), la democrazia, l'identità, ecc. (si potrebbe citare a questo proposito La Boétie e il suo testo Il Discorso sulla servitù volontaria). Lei cosa ne pensa?

Si potrebbero citare tanti studiosi a proposito di controllo, sorveglianza, software, applicazioni,  algoritmi e pervasività e tanti esempi di vita reale a proposito della gestione della privacy dei singoli utenti, ma quello che finora possiamo affermare è che per prendere consapevolezza di questi problemi ancora irrisolti dell’era tecnologica si è dovuto ricorrere al peggio e penso ai casi Snowden e Assange i quali hanno permesso di rivelare le debolezze del mondo dei Big Data ma che purtroppo non hanno prodotto un cambiamento positivo nella regolamentazione della vita nell’infosfera. 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social network e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo  guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici? 

La studiosa Sherry Turkle ha analizzato un aspetto, anzi un momento particolare dell’era  tecnologica quando il digitale è giunto nelle case di ogni singolo cittadino. Il suo sguardo è frutto di un periodo particolare della vita sociale e politica in un paese come gli Stati Uniti. 

In un libro di Finn Brunton e Helen Nissenbaum, Offuscamento. Manuale di difesa della privacy e della protesta, si descrivono le tecniche che potrebbero essere usate per ingannare, offuscare e rendere inoffensivi gli algoritmi di cui è disseminata la nostra vita online. Il libro propone alcuni semplici comportamenti che potrebbero permettere di difendere i propri spazi di libertà dall'invadenza della tecnologia. Secondo lei è possibile difendersi e come si potrebbe farlo?

Credo in una piccola strategia di difesa da mettere in atto se si vuole essere parte del mondo dell’infosfera ma credo nella necessità di andare oltre i semplici strumenti di cui possediamo oggi per la gestione della nostra privacy online.

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a

 Mi piacerebbe rendere visibile su piattaforme specializzate come Academia.it o in luoghi più istituzionali come le sedi Universitarie (magari tramite convegni o presentazioni) dell’esistenza del suo blog e di studiosi o di semplici appassionati che se pure per un periodo hanno frequentato ambienti istituzionali continuano il lavoro di studio e ricerca in maniera autonoma ma altrettanto professionale e scientifica.

 * Tutte le immagini sono fotografie di viaggio di Carlo Mazzucchelli (Viaggio nelle Marche, Val Sozzine Parco Adamello)

 

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