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Mondo reale e realtà virtuale

Mondo reale e realtà virtuale

03 Giugno 2016 Claudio Benzoni
Claudio Benzoni
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Un tempo da una parte c’era il mondo reale, e dall’altra l’irrealtà, l’immaginario, il sogno, ecc. Oggi tutto questo è assorbito in egual misura dai computer e da internet, dove la realtà in quanto tale viene a perdere ogni fondamento, compromessa a favore di un generico non-luogo creato dalla realtà virtuale.

Il termine virtuale deriva dal latino virtus, forza, potenza. È una realtà solo potenziale, possibile ma non in atto, quindi non reale. Questa immaterialità non assorbe il computer dentro la realtà quotidiana, ma al contrario tenta di costruire un mondo dentro il computer: simula l’ambiente reale fino a dare a chi la sperimenta l’impressione di trovarsi realmente immerso in quell’ambiente. In sostanza la realtà virtuale è solo un modello della realtà non una realtà alternativa: una mappa non un territorio.

La nostra esperienza – che si basa su un’informazione sensoriale derivata dall’esterno, integrata con la conoscenza, percezioni e tracce mnemoniche derivate dall’interno, originate dall’immaginazione – è minacciata dalla frequentazione della realtà virtuale che mette a repentaglio la capacità di distinguere tra reale e immaginario nell’esperienza e nella memoria. Perché la realtà virtuale è programmata da altri e chi la sperimenta può viverla conseguendo i costrutti relativi, che sono implicitamente suggeriti da un programma. Ciò sviluppa “attitudini passive” che travisano e sostituiscono il mondo reale in un ambiente completamente sintetico

 

Opera di Claudio Benzoni

Alcune osservazioni comportamentali legate al mondo virtuale – contestuali a un indagine sulla storia della scrittura e alla competenza di comunicare significati per mezzo del sistema di segni grafici – mi hanno indotto a ipotizzare soluzioni visive e analogie tra le situazioni della realtà virtuale e quelle del documento storico.

Queste conoscenze mi hanno portato a contaminare i diversi documenti di scrittura: quelli comunemente detti “antichi” con quelli comunemente chiamati “moderni” o “contemporanei” di programmazione del web. La contaminazione si è trasformata in un sistema simbolico (codice) che per sintesi di significati ho chamato IDEOSCRIPTURA.

In aggiunta la mia riflessione si nutre dal fatto che il contemporaneo esiste solamente nel momento stesso della sua creazione, quindi tutto fa parte del passato e diventa documento della storia, per sua natura di breve durata.

Gli elementi che in sintesi compongono i lavori di IDEOSCRIPTURA sono:

  1. Soggetto: il DOCUMENTO collegato all’invenzione e alla diffusione della scrittura.
  2. Processo di manipolazione: lo SCRIPT, il linguaggio (codice) di programmazione usato all’interno delle pagine web.
  3. Processo temporale di alterazione: Ogni documento col TEMPO si deteriora, quindi è per sua natura “EFFIMERO”, si trasforma, o scompare.

Il documento storico e internet

Fino a qualche tempo fa, venivano considerati documenti soltanto quelli scritti con il consapevole proposito di registrare o trasmettere testimonianze, notizie relative ad avvenimenti o a situazioni del proprio tempo. Erano le ‘fonti’ sulle quali ci si basava per lo studio del passato.

Noi abbiamo sempre usato i documenti credendo di ricostruire il passato attraverso la loro permanenza, ma essi non sono una rappresentazione del passato, così come all’origine essi non erano la realtà stessa, bensì una configurazione della realtà. Qualsiasi avanzo del passato sia sopravvissuto all’usura del tempo e alla mortalità delle cose, qualsiasi residuo sia arrivato ai posteri, trasformato, ristrutturato, come inerte presenza materiale rimane sempre solo l’espressione formalizzata e “irrigidita” di una realtà vivente, nell’atto in cui si è prodotto.

Questi documenti sono conservati e osservati nel loro luogo storico d’origine o nei Musei, considerati scientificamente riconoscibili e accettati, quindi reali e anche ripetibili.

 

Opera di Claudio Benzoni

Oggi l’allargamento delle possibilità di documentazione, fortemente incrementate dai computer e internet, rende la frontiera documentaria illimitata e totalmente aperta a ogni disciplina o

tecnologia. Ma l’utilizzo esteso e crescente di oggetti tecnologici ha modificato il modo di intendere la comunicazione, incidendo anche sulla rappresentazione della memoria, oltre che sulla nostra stessa memoria: la scollega dal passato, le compromette il futuro, incastrandola in un presente caotico.

Internet prendendo forma intorno a noi, costruisce l’ambiente in cui viviamo, penetrando dentro i nostri corpi e i nostri pensieri trasforma la realtà per presentarcela in un altra forma. Anche internet, come ogni ambiente, ha i suoi architetti, che progettano il modo in cui gli abitanti abitano l’ambiente; anche internet, come ogni ambiente, condiziona il nostro modo di vivere, di abitare gli spazi, di relazionarti con il mondo intorno.

Così un oggetto o un documento esistono su internet solo quando il suo linguaggio (script) ci permette di vederli e come distinguerli. Cioè, ci permette di interagire facendo in modo che la realtà si manifesti come vuole farcela vedere e noi di conseguenza diamo per scontato che sia.

Il codice script

Il codice antico e poi il libro a stampa erano una tecnologia che immettevano nello spazio astratto e pulito della “dimedialità”, scrittura e immagine statica.

I computer e i tablet non si limitano ad “estendere” lo spazio dimediale del codice e del libro, ma ci introducono nello spazio digitale dove convivono un’infinità di possibilità informative,

comunicazionali: scrittura, immagini statiche e immagini dinamiche, suoni (foto, cinema, musica, grafica computerizzata ecc.).

Tutto il complesso delle immagini e dei caratteri visualizzati sullo schermo e la navigazione in internet è possibile grazie a un linguaggio particolare: lo script.

Il termine inglese script è da sempre stato utilizzato in ambito teatrale per indicare il testo (o canovaccio) in cui sono tracciate le “istruzioni” o le parti che devono essere interpretate dagli attori. In informatica, lo script language o scripting è un linguaggio di programmazione destinato in genere a compiti di automazione del sistema operativo, o a essere usato all’interno delle pagine web. In sostanza si tratta di un semplice file di testo contenente comandi o una sequenza di istruzioni (uno script appunto) interpretate o eseguite da un altro programma, in cui avvengono le operazioni più significative.

Inizialmente i primi linguaggi di scripting nacquero dall’esigenza di automatizzare alcune operazioni come l’esecuzione di programmi e l’interazione con essi: non c’erano molti costrutti e spesso erano relegati a mansioni specifiche di calcolo; erano molto rudimentali e permettevano poche e semplici operazioni, non risultando adatti alla scrittura di veri programmi. I moderni linguaggi di scripting hanno poi acquisito i costrutti e la potenza degli altri linguaggi, trovando applicazione in molte aree della progettazione di software, potendo essere utilizzati come linguaggi indipendenti per l’implementazione di algoritmi per un’ampia gamma di compiti.

Questo tipo di linguaggio è particolarmente adatto al web in quanto determina il caricamento e la creazione di attributi che visualizzano il contenuto in interfacce grafiche; grazie alla sua versatilità riesce a indicare la sequenza delle immagini, dei suoni e i loro tempi, ci permette di riconoscere gli ambienti nelle varie schermate dei programmi che usiamo, di visualizzare le informazioni e interagire.

Opera di Claudio Benzoni

Il tempo e l’effimero

La memoria del nostro cervello è effimera, da molto tempo sopravvive e si tramanda grazie alla scrittura, ma la durata della scrittura dipende dal supporto fisico e dalla sua fragilità.

Con le nuove tecnologie, mentre metodo e materiali si sono completamente rinnovati, i supporti, come i tablet, nella forma schematica, e per certi versi i computer, sono stati “recuperati” o comunque non sono dissimili dalle antiche tavolette.

La tavoletta, strumento scrittorio tipico dell’antichità, era costituita da alcune assicelle rettangolari di legno o d’avorio (tabulae) rivestite di cera, su cui il testo era tracciato a graffio tramite un apposito strumento a punta, lo stilus. La cera poteva essere raschiata e ridepositata, consentendo così sia la cancellazione del testo che il riuso del supporto.

A seconda della lunghezza del testo, era possibile utilizzare più tavolette, che venivano unite tramite fermagli metallici. A seconda del numero di tavolette utilizzate, prendevano il nome di diptychum (due tavolette), triptychum (tre tavolette), polyptychum (più di tre).

Erano solitamente riunite in dittici o trittici, con il testo in duplice redazione inciso solo nella parte interna, sovrapposte l’una all’altra in maniera speculare e chiuse attraverso un filo di ferro attorcigliato intorno su cui potevano essere apposti dei sigilli di sicurezza.

L’uso delle tavolette era comune in tutto il territorio dell’impero romano, anche dopo la sua caduta fino al XII secolo.

La tavoletta moderna, il tablet, non è altro che un computer mobile minimalista. Le componenti sono “fuse insieme”: il processore, la memoria e il video stanno tutte in una mano. L’altra mano dell’utente interagisce con le dita che attivano le diverse funzioni: aprire un programma, chiuderlo, cambiare schermata o pagina, spostare oggetti digitali…

Taluni modelli sostituiscono all’interazione con le dita o, più spesso, integrano uno stilo particolare, esattamente come si scriveva su quelle antiche.

A differenza dei supporti antichi, sappiamo che i media moderni digitali invecchiano fisicamente molto in fretta e che gli apparecchi necessari per leggerli invecchiano ancora più rapidamente.

Pertanto ciò che oggi viene memorizzato ha vita breve a causa della fragilità dei supporti informatici. Le nuove tecnologie inoltre sono spesso soggette ad attacchi informatici “da remoto”, in grado di distruggere o ripulire in poche ore documenti, file e archivi.

Tutto si deteriora e si perde e non sempre si dispone di una copia del documento in grado di resistere al tempo. Prima o poi CD computer e altri mezzi simili diventeranno illeggibili e si spegneranno per sempre, dimostrando una durata nel tempo infinitamente inferiore agli antichi documenti.

La scrittura sopravvive al mezzo di riproduzione

La magia di questi apparati effimeri quanto durerà? Sicuramente quando una nuova invenzione arriverà a sostituirli. Quale nuova ”tavoletta” utilizzeremo per scrivere ciò che conosciamo e su quale nuova “tavoletta” potremo leggere ciò che non conosciamo?

Torneremo alla realtà bagnata dalla luce del sole a riscoprire lo splendore anestetizzato dell’architettura senza tempo? Ci rivolgeremo nuovamente al mondo reale e ci verrà voglia di ricominciare a toccare, ri-vedere monumenti, frequentare luoghi e Musei dove osservare i documenti storici e a passeggiare per incantarci di fronte alle fontane zampillanti?

Sicuramente no.

Ai nuovi supporti fisici e alla loro rinnovata fragilità continuerà a sopravvivere e si diffonderà una forma di scrittura, in grado di accompagnare le future esperienza di vita: l’IDEOSCRITTURA. Una nuova “invenzione” fatta di tracce composte da molteplici segni e iscrizioni capaci rievocare lo spirito degli antichi pittogrammi, ideogrammi e scrittura. Queste tracce ieri erano soltanto all’interno di una grotta, su una tavoletta, una pergamena, un libro, ma domani... come si ricomporranno?

Forse in dispositivi indossabili, o tavolette pieghevoli che si adatteranno alle nostre forme o a quelle del nostro cervello?

Sicuramente aumenteranno le ingerenze nella nostra sfera privata e non potremo più dire “il re è nudo” perchè lo saremo anche tutti noi.

Perché non cominciare a immaginare l’IDEOSCRITTURA.

 

 

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