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ART-icolo 23: Installa l’azione. In stalla.

ART-icolo 23: Installa l’azione. In stalla.

07 Novembre 2015 Walter Coda
Walter Coda
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Tridimensionale, curiosa, significativa, interessante. Insomma ‘na ciofeca o ‘na bellezza. L’installazione è una sorta di emblema dell’incomprensibilità, ma non facciamo quelli che non capiscono, altrimenti potremmo rovinare l’opera e non farla funzionare. Attenzione a far parte “come opera” o “dell’opera”, immaginiamo le Amazzoni e il signor Giancarlo della Ruota della Fortuna. Vinsero battaglie grazie a cosa?

Installa, installa! Un imperativo perentorio per definire quello che quotidianamente si fa con smartphone alla mano, una miriade di app pronte ad essere scaricate e non più utilizzate. Vero? Boh, l’uomo desidera sempre ciò che non è facile ottenere, e, una volta conquistato, punto e accapo. Fruire vuol dire essere parte, un po’ come l’essere o non essere di Shakespeare, si è pronti a tutto quando si è confusi. That is the question, isn’t it?

L’installazione di un’opera d’arte si affianca come processo alla Land Art e alla scultura come il vino si sorseggia bene con taralli e crostini ricoperti di pesto di qualsiasi cibo vegano. Siete onnivori? Allora beccatevi anche di essere polifagi, eurifagi e pantofagi. Non sono contro di voi e non voglio sembrare come chi gestisce il calcio in Italia, affermazioni che smentiscono altre affermazioni. Ci avete capito qualcosa di Opti Poba?

“Gianni fa le pizze e i toast al Superbar, Lilly canta al night del Ragno Blu. Gianni dice a Lilly bimba vuoi tentar e Lilly gli risponde non ti lascio piu'!”

Yoko Ono è un’artista giapponese, meglio conosciuta come moglie di uno dei Beatles - non scrivo nome e cognome perché sarei tacciato di ovvietà - John Lennon. Una delle prime esponenti del Movimento Fluxus, usa materiale naturale e non per trasmettere messaggi sociali. Via i social network e tutte le terminazioni nervose che prevedono foto e frasi varie, il tablet è utile per velocizzare, non per abbracciare.

Cosa vuole esprimere l’installazione senza paroloni e concetti strani?

Prendere uno spazio, inserirci degli oggetti e codificarlo non è cosa semplice. L’arte prevede sempre un processo di conoscenza e di riflessione attiva. L’installazione ha come obbiettivo - od obiettivo, se piaZe così - quello che la storia dell’Arte insegna da secoli e secoli: la sorpresa, l’incastro delle idee divergenti, l’assoluta estraneità prima della chiarezza. Se non siamo capaci di accettare un lento miglioramento del piacere passando per la sofferenza conoscitiva, avremo solo un effetto di rimbalzo delle sensazioni, per stare bene quando il figurativo è la realtà, per stare male quando gli spigoli più acuti del nostro astratto si scateneranno.

Come riprendere forza in sé stessi e poi ritrovarsi. Come un cavallo rosso appeso.

#artecoltemporana: chi commercia, vive, e chi lavora muore!

 


2015 COPYRIGHT © Walter Coda - tutti i diritti riservati all’autore

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