L'Arte Col Tempo Rana /

ART-icolo 3: Because I’m Happening

ART-icolo 3: Because I’m Happening

08 Maggio 2014 Walter Coda
Walter Coda
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“Potrebbe sembrare da pazzi ciò che sto per dire”, ma tutto avviene, accade, si muove. @ilprofessorcoda ha iniziato a seguirti. Un secondo fa ero acuto, tra un secondo sarò acuto. Niente di più normale. Come spremere un’arancia o passeggiare tra pneumatici sparsi qua e là. L’Happening è molto di più che una festa tra amici e fighe di legno varie, e non basta aver studiato il Metodo Stanislavskij per essere parte di esso. Anzi, meno si ha voglia, consapevolezza di sé, più si è happy. Ending.

Se ascoltiamo il silenzio, forse siamo pronti per lanciare delle monete e decidere quali note utilizzare in una composizione musicale, a meno che non ci piaccia tanto il gioco e risolviamo tutto con dei dadi. L’Happening è quella forma d’arte che vive soprattutto di interattività: tempo, ambiente e pubblico diventano un tutt’uno per rompere con le regole della tradizione e creare l’evento più semplice e naturale.

Ora, mentre scrivo questo articolo, il termine ORA è diventato prima, e il termine PRIMA è diventato DOPO. Tutto può succedere, soprattutto se immaginiamo l’Happening come un vagone di un treno diviso in 6 compartimenti all’interno dei quali accadono 3 situazioni diverse, quotidiane, che portano lo spettatore alla partecipazione attiva. Come se fossimo dal barbiere per mangiare l’acqua e bere del buon prosciutto. Logico, no?

Nella libertà assoluta dell’evento, ogni dettaglio è organizzato nei minimi attori, per restituire quell’esperienza che soltanto l’azione e la non professionalità sanno fare. Si, perché la garanzia dell’Happening è l’abbandonarsi a sé stessi, come protagonisti di un teatro che non c’è, più o meno come quell’isola cui soltanto i bambini possono accedervi e che tanto piace a Edoardo Bennato. Che rock sarebbe senza il passo dell’anatra! E cosa vuol dire? Digitiamo DUCK WALK su Google e scopriremo che Angus Young degli AC/DC ha un papà nero nero che ha fatto la storia del rock and roll.

Anche sul mondo social i grandi artisti raccontano la propria storia: hanno la loro pagina, il profilo con la foto che attira, le informazioni del personaggio, i post con “mila” pollici in su. E se questa forma di esibizionismo post-Tamagochi sembra ormai scontata, di certo rende tutti più amici e tutti più soli. Ma se vogliamo giocare con la nostra vita e vivere col tempo rana, ci basta distribuire su un piano una grande quantità di un oggetto e camminarci su, cambiarlo di posizione o sistemarlo a proprio piacimento. Come il barbuto Kaprow che tanto ricorda la massima di Vittorio Sgarbi ripetuta 2-3 volte ogni scontro televisivo e che alza lo share del programma TV. Ma di capra, Kaprow ha ben poco.

Allan lo statunitense decise negli anni Cinquanta che la linea naturale tra arte e vita si chiama Happening, che l’insieme degli eventi collegati in un tempo e in uno spazio si chiama Happening, che il pubblico presente/partecipe/assente si chiama Happening. E forse anche la Sensazione che tanto Cézanne amava e non riusciva ad esprimere si chiama Happening. E allora orsù, andiamo! Uniamo le idee e mettiamole all-in-one! L’importante è organizzarsi, entrare nello spettacolo e non immaginare.

Ma perché tanta attenzione a sta messinscena pseudo-teatrale quando basta entrare su Facebook per sapere il 100% delle notizie mondiali in pochi yoctosecondi e crearsi il proprio teatro?

Se vivessimo di sole intuizioni, avremmo a disposizione tutto senza ragionare. Se vivessimo di soli ragionamenti, avremmo a disposizione tutto senza intuire. Ma la Natura ci ha dotati di complicazioni, l’unica forma di vita che ci rende felici di poter dire sempre la nostra, in qualsiasi modo e con qualunque mezzo. L’uomo contemporaneo sceglie di volta in volta il bene e il male, sa che con la realtà ci si annoia e preferisce fare Arte, la funzione umana basata su una specifica capacità tecnica. Con quel brivido in più che può giustificare l’intera esistenza. E se sono tanti, nudi e volontari, meglio, così possiamo manifestare social-mente la libertà d’espressione.

Perciò raccogli e cammina, credi nel tuo progetto. Una volta trovato, “batti le mani se senti che è quello che vuoi fare”.

 


2014 COPYRIGHT © Walter Coda - tutti i diritti riservati all’autore

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