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Buone prassi educative per genitori tecnovigili

Buone prassi educative per genitori tecnovigili

29 Marzo 2018 Manola Orsi
Manola Orsi
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La rivoluzione digitale ha influenzato gli stili di vita, di comunicazione, di socializzazione e di apprendimento, ponendo nuove sfide alle famiglie e alle scuole. Genitori ed insegnanti si trovano infatti a dover crescere ed educare generazioni di bambini, i cosiddetti nativi digitali che utilizzano spesso strumenti sconosciuti dagli adulti e li usano in modo più naturale, veloce e spontaneo. Ciò non significa che abbiano l’adeguata responsabilità, il senso critico e la giusta prudenza per sfruttare al meglio le potenzialità ed evitare i pericoli della rete

Internet, fame di stimoli, di carezze e...

Nonostante ciò accade spesso che i bambini e ragazzi scoprono questi strumenti senza che nessuno gliene spieghi pericoli e potenzialità, senza che qualcuno possa regolamentarne l’esplorazione e l’utilizzo, con tutti i rischi che ciò comporta. Se internet può soddisfare la fame di stimoli, la fame di carezze e la ricerca di divertimento dei nostri figli, i pericoli non derivano dal suo uso, ma da un suo uso cattivo.  Internet non è un semplice strumento ma è un ambiente che ci modifica e può modificare al di là della nostra consapevolezza. Non comprendere che questi giovani, collegati nella rete dalla loro cameretta, sono, in realtà a spasso per il mondo significa perdere il contatto con il mondo digitale e con tutti i pericoli e problemi, oltre alle mille opportunità, di cui è popolato e spesso lasciarli soli in un mondo immenso  e sconosciuto, senza una guida di cui in realtà avrebbero bisogno. Le esperienza sono virtuali/digitali ma le conseguenze sono reali, si presentano nella vita; che si tratti di una truffa o di pedofilia, quel problema entra nella pelle e fa vibrare le emozioni.

Diventa fondamentale conoscere questa cornice culturale, prendere consapevolezza rispetto ai processi di cambiamento tecnologici  e sociali in atto in modo da avere una bussola salda che ci aiuti a tradurre queste conoscenze in azioni educative quotidiane a sostegno della crescita e sviluppo dei bambini e dei giovani. Ovviamente non si tratta di respingere le tecnologie, non bisogna demonizzare la rete, quanto piuttosto favorirne un uso corretto, consapevole e responsabile, cercando di accompagnare i bambini nell’ esplorazione del mondo digitale, fornendo loro quegli strumenti conoscitivi utili affinchè possano, crescendo, imparare ad orientarsi con senso critico e responsabilità nell’ era digitale.

I ragazzi sono tecnorapidi

Per far ciò dobbiamo prima di tutto tener presente che anche sei nostri figli, da un punto di vista delle competenze tecniche nell’utilizzo dei dispositivi ne sanno di più, dal punto di vista valoriale, emotivo e relazionale, siamo pur sempre noi adulti dotati di maggiore esperienza sviluppata in tanti anni, a dover rappresentare per loro una guida attenta. E’ indubbio che l’utilizzo delle nuove potenzialità di internet richieda una progressiva maturità e ponga ciascun genitore di fronte al compito di contribuire a costruire le condizioni per cui tale maturità possa essere raggiunta e per monitorare e valutare l’evoluzione.

Con questa premessa e con tale obiettivo, consapevole di non poter offrire ricette efficaci ed adeguate per tutti i genitori e per ogni figlio, nonché che i compiti dei genitori cambiano in corrispondenza di ciascun periodo di crescita dei figli, vorrei condividere  e fornire alcune buone prassi educative nate dalla saggezza protettiva delle Forze dell’Ordine e dal sapere che la psicologia ci mette a disposizione (consiglio di leggere prima “Le regole ai tempi di Watsapp”). Ci tengo  a sottolineare l’importanza di inserire esse in una cornice più ampia, in modo tale che le indicazioni comportamentali fornite rappresentino delle indicazioni e non delle prescrizioni: ogni strategia educativa sarà più o meno efficace a seconda del contesto, del momento e del rapporto in cui vengono messe in atto.

Buone prassi educative

  • Come genitori possiamo dare ai nostri figli indicazioni protettive riguardo ad internet solo se anche noi siamo disposti a confrontarci con questa nuova tecnologia. Ecco che aumentare la conoscenza sulle nuove tecnologie e capire qualcosa in più su rischi e potenzialità è indispensabile per capire quali pericolo connessi alle nuove tecnologie sia opportuno monitorare. E’ utile sapere, per esempio,  che l’età consigliata per iscriversi ai siti di social network è solitamente 13, adesso salita a 14 anni. Ma anche a questa età è importante tener presente che, l’utilizzo dei social deve essere inizialmente mediato dall’adulto per divenire successivamente autonomo, chiarendo fin dall’inizio, che internet richiede una maturità che va dimostrata sul campo.
  • Dare preventivamente l’informazione che potrebbero incontrare in internet persone e contenuti sgradevoli e chiedere loro di parlarne con noi se capitasse è un modo per prepararli ad un uso consapevole della rete e per lasciare aperta la porta del dialogo e del sostegno che possiamo offrire loro. Se ci si ferma a dare i limiti si va solo verso una contrapposizione. Fondamentale diventa investire sulla qualità della comunicazione, a volte è più produttivo capire esigenze del proprio figlio , chiedere invece di  dare consigli. Non cerchiamo le cause o il colpevole ma guardiamo al processo. Essere protettivi e insegnare l’autoprotezione significa essere curiosi e monitorare: monitorare senza essere autenticamente curiosi  della vita dei figli e sintonizzarsi con il loro mondo emotivo al di là dei mugugni e degli sbuffi, rischia di trasformarsi in un controllo intrusivo. Questo ci permetterà, inoltre,  di non smettere mai di conoscere i nostri figli ed è molto più utile che etichettare i loro comportamenti.
  • In tale ottica quindi al di là di allarmismi inutile avvicinarci ai nostri figli senza pregiudizi, mettendo in discussione le convinzioni che abbiamo acquisito, per cambiare modelli che non funzionano e favorire la nascita di nuovi pensieri e “ritrovarsi emotivamente”. Per far questo non cerchiamo formule magiche o istruzioni ma informazioni per sviluppare il nostro potenziale come genitori. Imparare a guardarsi dentro e vedremo più cose di quante ne vediamo fuori.
  • Tenere presente che essere vicini significa saper gestire cose non desiderate ma avvenute. Quando il peggio si è verificato non è più possibile prevenire ciò che è successo, ma ogni occasione può diventare educativa e trasmettere il messaggio che siamo disposti ai aiutare e nostri figli: il modo in cui affrontiamo una situazione non desiderata ci rende credibili o meno come base sicura per le loro future difficoltà. Essere vicini significa aiutarli a gestire le situazioni spiacevoli, posticipando alla fine dell’emergenza il nostro ruolo di educatori.
  • Dato che internet è uno strumento che può essere utilizzato a scopo conoscitivo, possiamo aiutare a sviluppare i nostri figli sulle capacità di pensiero critico necessarie per poter valutare le informazioni che raccolgono on-line. insegnandogli, quando cercano informazioni, a distinguere i fatti dalle opinioni e a riconoscere  pregiudizi, stereotipi e messaggi di propaganda. Un modo per fare questo è affiancarli nell’esplorazione, quando è possibile, aiutandoli a mettere in discussione le informazioni.
  • E’ fondamentale che i bambini capiscono che la tecnologia gli viene data dall’adulto e gli viene concesso l’utilizzo disciplinato da alcune regole fondamentali per il corretto sviluppo dell’identità concreta e digitale del bambino. Questo può significare, in base all’età anche non lasciarli solo davanti al computer, al tablet, ai videogiochi e definire limiti temporali (la quantità di tempo deve essere limitata), non dando per scontato che la facilità con cui lo usino significhi che siano consapevoli dei rischi e di come proteggersi. Ma anche non mangiare con accanto computer o telefono ed andare a letto ad un determinato orario spegnendo i dispositivi e tenendoli in altra stanza.
  • Educare alla concretezza, il gioco virtuale segue sempre quello reale. Sebbene i giovani delle nuove generazioni non possano prescindere da questi strumenti e anzi siano chiamati a conoscerli, utilizzarli e dominarli, risulta essere sempre più prioritario non dimenticare che i bambini avranno sempre bisogno di sviluppare anche rapporti concreti, di sperimentarsi nella realtà sensoriale con oggetti, giochi, persone, relazioni.
  • Ecco che fondamentale diventa ricordarsi che una dieta mediatica è poi imprescindibile per fornirsi, senza distinzioni anagrafiche, gli anticorpi della consapevolezza e un’educazione equilibrata.
  • Fornire un modello diventa essenziale in quanto ogni bambino osserva il genitore nei suoi comportamenti verbali e non verbali ed è capace di coglierne le incongruenze tra quello che dice e quello che fa. Forse non ci soffermiamo mai abbastanza a pensare a quanto i bambini in effetti crescano in un ambiente che esplorano e spesso cercano di imitare. Essi quindi dovrebbero mostrare al bambini alcune buone prassi, anche apparentemente banali nell’uso delle tecnologie. L’esempio genitoriale è importante.
  • Inoltre come genitore è importante anche essere propositivi. Questo facendo proposte concrete che forniscono modelli sani di rapporto con la rete come ad esempio trovare un  posto per il cellulare che non sia sempre vicino a noi, non portarlo a tavola, o alzare lo sguardo dagli schermi e guardare l’altro quando siamo relazione. Ma essere propositivi significa anche  stimolare altre attività e interessi nei figli, offrendo loro delle alternative piacevoli all’uso del PC come svago, portandoli a teatro, al cinema o a una partita di calcio e favorendo occasioni di incontro a casa e fuori casa con gli amici.
  • Quindi educare noi stessi e i giovani alla pausa, ad esperienze ampie e lente, al fine di rintracciare il tempo necessario per autoregolarsi, per costruire relazioni che permettono ai nostri figli di avere spazio e qualcuno con cui meditare sui propri desideri, sulle proprie insicurezze, sulle proprie azioni, con cui esprimere le proprie emozioni;  senza sentirsi soli.
  •  Talvolta internet e le tecnologie possono avvicinare persone lontane ma allontanare persone vicine. esse hanno potenzialità immense ma il rischio è che diventino un ulteriore mezzo di allontanamento di persone vicine come in famiglia, ad esempio. E’ importante che i figli capiscano il valore di una relazione concreta: va bene giocare online ma è opportuni anche uscire con gli amici. Ciò che non deve accadere è che il bambino o il ragazzo identifichi nei mezzi tecnologici una sorta di anestetico, ovvero l’unica cosa che lo può far stare bene, la cosa che attende durante tutta la giornata, la cosa che lo rende sicuro, protetto, felice. Questo atteggiamento, infatti, appare pericoloso e rischia di aprire la strada ad un altro grande pericolo delle tecnologie: la dipendenza. Le tecnologie non sono dei baby-sitter.
  • L’adulto deve fare molta attenzione a non abdicare. I Figli devono sapere e sentire che possono “cliccare su di noi”, essere autentici, responsivi e sensibile e quindi affidabili e degni di autorevolezza.
  • Quindi evitare le ambiguita’ che veicola un messaggio confuso e mai rispecchiante il nostro punto di vista. Essa alla lunga ci fa sentire in colpa e spesso, a parte internet, sono proprio i sensi di colpa a  determinare quella distanza che sentiamo da loro.
  • Non dimenticarti di coltivare la tua felicità e il rapporto di coppia, tuo figlio ne ha bisogno!
  • La famiglia deve aiutare i giovani a rispettare se stessi  e gli altri, accettando le proprie e altri fragilità e accogliendo i rispettivi fallimenti…è la radice dell’empatia!

Conclusioni

Vorrei concludere facendo notare, in accordo con Tonioni,  che la dipendenza da internet nasce in un contesto di sostanziale infelicità, una sorta di “depressione mascherata”, dove per orientarci dobbiamo recuperare quelle sintonie emotive che con il tempo sono andate perdute. Il rispetto dovrebbe essere costantemente annoverato fra i principi educativi, insieme al senso di responsabilità  per le proprie azioni e all’incoraggiamento a vivere con passione e impegno l’esistenza. Si tratta di capisaldi  immutati nonostante l’avvento della tecnologia, poiché quello che accade su internet è il riflesso di quello che accade nel mondo reale: non si può addossare la responsabilità allo specchio, non è lui che va riparato bensì la nostra società caratterizzata dall’assenza di regole e dall’impoverimento delle relazioni.

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