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Parlare di smartphone non è più trendy?

Parlare di smartphone non è più trendy?

13 Gennaio 2016 Carlo Mazzucchelli
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Carlo Mazzucchelli
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Come sempre è capitato nelle numerose rivoluzioni tecnologiche che hanno caratterizzato gli ultimi tre decenni, quando un mercato è maturo cala l’interesse del pubblico ma soprattutto quello dei media. Dal CES 2016 sono emerse due novità: è calato l’interesse per gli smartphone e tutti sono alla ricerca di nuovi prodotti tecnologici di cui parlare.

Il 2016 è stato descritto da alcuni come l’anno dell’auto tecnologica, elettrica e senza autista, dotata di centinaia di sensori ma anche di schermi e display che la trasformano in una specie di spazio cinerama. Altri ritengono che a caratterizzare il 2016 saranno le Internet degli oggetti o i prodotti tecnologici indossabili. Altri ancora stanno focalizzando tutta la loro attenzione e la loro narrazione sui prodotti e le tecnologie di Realtà Virtuale. Nessuno sembra molto interessato allo smartphone come oggetto della sua narrazione quotidiana e forse meno interessati sono anche i consumatori.

Minore interesse e ricerca di altre novità

Il mutamento di interesse e il trasferimento dell’attenzione a qualcosa di diverso si ripete costantemente nel mercato ed è già successo più volte in passato per i prodotti tecnologici maturi o per alcune novità che avevano dato luogo a mode tanto pervasive quanto limitate nel tempo. I più adulti ricorderanno certamente il passaggio dal mainframe al client-server, dal desktop al laptop ma anche l’attenzione rivolta al data warehousing, alle soluzioni CRM e poi a quelle di Business Intelilgence. Facile anche ricordare l’innamoramento fulminante per Second Life e l’altrettanto rapido allontanamento.

Oggi sembra essere la volta dello smartphone. Posseduto da più di due miliardi di persone il mercato è entrato nella sua fase di maturità con cicli di prodotto più legati alla sostituzione dei modelli in uso che a quelli innovativi. Il mercato maturo ha anche mutato la sua narrazione. Non c’è più bisogno di raccontare in dettaglio qualità, caratteristiche tecniche e funzionali di un dispositivo con l’obiettivo di attrarre nuovi consumatori e parlare della evoluzione di quelle esistenti non viene percepito come tema che meriti nuove narrazioni o maggiori approfodnimenti.

A chi può interessare se e quando Samsung rilascerà il Galaxy S7 o Apple l’iPhone S7? Forse gli unici ad avere motivazioni forti per una conoscenza competitiva maggiore sono i consumatori delusi dal loro acquisto e dalla scelta di un marchio e che stanno maturando l’idea di una scelta alternativa. Per tutti gli altri il nuovo modello non farà altro che migliorare le funzionalità dei modelli in circolazione, aggiungerne di nuove e risolvere i problemi esistenti.

Lo smartphone continuerà a dominare le pratiche tecnologiche della maggioranza dei consumatori così come lo ha fatto il PC dopo che molti analisti avevano dichiarato l’avvento dell’era Mobie e Post-PC. Ma lo farà in un modo diverso, non più sotto i riflettori dei media e gratificato da una minore attenzione da parte dei consumatori.

Per il momento non c’è ancora nulla di così radicalmente nuovo da dar forma a nuove mode narrative. Le novità tecnologiche sono numerose ma non esiste ancora un nuovo prodotto tecnologico capace di catturare l’attenzione delle masse e di diventare un nuovo paradigma di riferimento per nuove rivoluzioni prossime venture. La direzione sembra essere quella delle indossabilità delle tecnologie e della loro crescente integrazione con il corpo umano, ma la strada da percorrere sembra ancora lunga.

Cosa raccontare?

La ricerca spasmodica di nuovi oggetti da raccontare non sarà soddisfatta presto e forse non lo sarà grazie a nuovi prodotti hardware ma a quello che li caratterizza in termini di software e applicazioni, destinazione di scopo e utilizzi che ne vengono fatti.

Potenziali argomenti interessanti per una narrazione corrente sono gli ecosistemi applicativi, le piattaforme di sistema operativo, le macchine intelligenti (robot umanoidi e oggetti intelligenti) e la loro intelligenza artificiale, la pervasività di software e algoritmi che fanno funzionare la rete, comunicare e interagire gli oggetti e la facilità con cui si integrano i vari componenti tra loro. Intrigante e ricco di novità sarà anche il panorama competitivo e il ruolo che in esso giocheranno sia realtà come Apple e Google che sembrano dominare, come Marche e come vendite, il mercato ma anche realtà più piccole, startup e laboratori nei quali stanno germogliando già oggi le innovazioni del futuro.

In attesa delle grandi novità

Lo sguardo non potrà prescindere dallo smartphone, dal suo ruolo nel personal computing individuale e dall’uso che ne viene fatto, ad esempio per navigare la Rete (a cosa serve ancora il PC….?) o per fare acquisti online (verso il 30% del totale).

In attesa della grande novità per il momento le narrazioni continueranno stancamente ad occuparsi ancora di smartphone e a celebrare i gigabyte e i megahertz o la risoluzione in pixel del loro display. L’attenzione è già però tutta rivolta ad altri orizzonti come le auto intelligenti senza autista, i droni da giardino, le case e le città trasformate in reti intelligenti e sensoriali degli oggetti, prodotti tecnologici indossabili come gli smartwatch e loro evoluzione, display flessibili e ologrammatici (E guardo il mondo da un display) e soprattutto tanta Realtà Virtuale e Realtà Aumentata.

Il sole per queste nuove tecnologie è ancora all’orizzonte. Tutti sperano e operano per farlo sorgere ma ci vorrà ancora del tempo per vederlo all’opera. Lo si può però anticipare indossando un dispositivo di Realtà Virtuale (Le molte realtà che frequentiamo) e provare a visualizzare il mondo come sarà, sulla base di informazioni e algoritmi programmati per raccontarlo virtualmente (Esiste una vita dopo Secondlife?).

Fonte: techcrunch.com

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