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Serve ancora avere un personal computer?

Serve ancora avere un personal computer?

04 Maggio 2016 Redazione SoloTablet
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L’industria del personal computer continua a perdere colpi e a sperimentare tempi complicati. Lo ha certificato l’ultima indagine IDC sul mercato del primo trimestre 2016 che ha evidenziato un ulteriore calo nelle vendite. E’ un declino che appare inarrestabile determinato dal calo della domanda per PC da casa.

Mancanza di budget adeguati e difficoltà economiche, tempo crescente passato davanti al display di uno smartphone, assenza di motivazioni forti ad aggiornare il personal computer in possesso, sono solo alcune delle spiegazioni di un fenomeno di mercato che vede i consumatori acquistare più smartphone e tablet che PC. Ne deriva un restringimento della base installata e un calo della domanda per applicazioni e servizi per PC che generano, per l’industria che produce hardware, un ciclo negativo nel quale l’andamento positivo del mercato business non compensa quello negativo del mercato consumer. A pesare è la mancanza di motivazioni forti che possano convincere i consumatori all’acquisto di un nuovo personal computer per sostituirlo al modello più vecchio posseduto. I produttori a loro volta non riescono a dare forma a queste motivazioni con strategie e soluzioni attrattive e capaci di attirare nuovamente l’attenzione e l’interesse dei consumatori.

L’analisi dei dati che IDC ha prodotto negli anni con le sue indagini possono servire per comprendere cosa è successo negli ultimi anni. Grazie all’acquisto di PC da casa da parte di un numero crescente di consumatori le vendite di PC sono cresciute costantemente negli anni 2000 fino al picco del 2011 che ha visto la vendita di quasi 400 milioni di PC. Dal 2012 il mercato è in contrazione a causa dell’impatto che smartphone e tablet hanno determinato. Nel 2015 le vendite in calo di PC (275 milioni di unità) hanno visto una diminuzione nella domanda da parte dei consumatori, diminuzione che, secondo IDC, dovrebbe confermarsi anche nel corso del 2016.

IDC ha condotto analisi di approfondimento per evidenziare le ragioni del declino individuando alcune tendenze che indicano chiaramente cosa stia succedendo sul mercato. Un numero sempre minore di consumatori usa il PC a casa per attività quotidiane. Lo strumento preferito, anche per attività tipiche di personal computing, è diventato per molti il dispositivo mobile e in particolare lo smartphone. Ancora nel 2012 il 90% delle persone usavano il PC per gestire giornalmente la loro casella postale. Nel 2015 la percentuale è scesa al 65%. Nello stesso periodo di tempo la ricerca online attraverso un PC è passata dal 78% al 61%, la lettura dal 66% al 53% e il social networking dal 66% al 55%. Dati IDC che forse non spiegano il declino del PC ma illustrano bene il cambiamento in essere nel comportamento dei consumatori nella scelta dei dispositivi tecnologici da usare nelle loro pratiche quotidiane. Se questa è la tendenza emergente non sorprende che il 69% del campione intervistato da IDC dichiari di non avere alcuna intenzione di sostituire nel prossimo futuro il loro PC con un modello più aggiornato.

Fonte: Gartner Group

Un segnale forte e allarmante per i produttori di personal computer, in particolare per i produttori tradizionali che non sono riusciti ad agganciare i vantaggi e i benefici del mercato Mobile. Un segnale negativo perché molti di questi produttori sembrano avere puntato su un aggiornamento tecnologico necessario ma che in realtà viene costantemente posticipato dagli utenti. La sostituzione e l’aggiornamento possono essere necessari per le aziende ma per i consumatori non sembra oggi all’ordine del giorno. Questo almeno è quanto certificano le vendite di PC, in costante declino da tempo e solo recentemente movimentate dal successo dei nuovi dispositivi mobili ibridi nella forma di tablet-PC o dispositivi 2-in-1 come il Surface Pro di Microsoft.

Le scelte dei consumatori e le tendenze in atto mettono in crisi i produttori tradizionali, con l’unica eccezione di Apple, con impatti drammatici sulle loro strategie future. In crisi sono soprattutto quei produttori che non sono riusciti negli ultimi anni a costruire una loro proposta vincente di  dispositivi mobili e di dare forma a ecosistemi applicativi sui quali impostare una proposta di servizi e nuovi modelli di business.

 

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