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Trump e i Signori della Silicon Valley

Trump e i Signori della Silicon Valley

10 Novembre 2016 Redazione SoloTablet
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L'argomento tecnologico non buca le pagine di giornali piene di considerazioni politiche e di mea-culpa di firme giornalistiche e redazioni che non hanno colto l'onda anomala in arrivo. Il tema però merita una breve riflessione per due motivi: parte del voto per il nuovo presidente americano è stata determinata dal ruolo che la tecnologia sta giocando nella precarizzazione e nella perdita di posti di lavoro, quasi tutta la Silicon Valley tecnologica, con pochissime eccezioni, sosteneva la Clinton.

A leggere alcune delle dichiarazioni dei leader delle principali aziende protagoniste della rivoluzione tecnologica di questi anni sembra di essere in un cimitero ad ascoltare il de profundis o in una nuova puntata del Trono di Spade. Con il 'grande passero' diventato sempre più potente e capace di penetrare in ogni angolo del mondo civilizzato, con l'inverno che finalmente è arrivato, portando con sè i barbari che stavano al di là della barriera di ghiaccio.

Certamente vincerà il pragmatismo americano e il futuro non sarà nero come può apparire, ma è noto che tra Trump e la Silicon Valley i rapporti non siano mai stati idilliaci con alcune eccezioni. Ad alimentare la distanza sono state anche alcune prese di posizione di Trump che evidenziavano una ignoranza complessiva sul mondo corrente della tecnologia e sul suo ruolo nel mondo. Basti pensare ad esempio alle sue affermazioni e sottovalutazioni del fenomeno cybercriminale.

Trump non è mai stato popolare nella Silicon Valley con alcune eccezioni come la donazione di quasi un milione e mezzo di dollari da parte di Peter Thiel, un libertariano convinto nonchè cofondatore di PaPal e uno degli uomini più ricchi d'America. Le prime reazioni alla vittoria di Trump vanno dallo shock, al mal di cuore e all'accettazione dolorosa dell'evidenza dei risultati. Ovviamente solo Thiel sembra felice non avendo mai avuto dubbi sulla vittoria di Trump.

Molte altre dichiarazioni provenienti da altri signori del silicio e del digitale sono meno positive. Sieger di Google ha affermato che fuori da ogni iperbole 'sono fotturi', il cofondatore di FourSqaure Dennis Crowley ha dichiarato la sua tristezza e preocupazione, il CEO di Slack Technologies Stewart Butterfield ha manifestato la sua non neutralità affermando di avere il cuore spezzato, Aarn Levine CEO di Box ha dichiarato che quanto prima veniva giudicato come 'shit' in altri luoghi della terra ora è in casa americana e sullo stesso tono si possono trovare in rete altre dichiarazioni simili. Compresa quella del venture capitalis Shervin Pishevar che aveva dichiarato che in caso di vittoria di Trump avrebbe finanziato movimenti per trasformare la California in uno stato nazione.

Il CEO di Microsoft NAdella ha adottato la prassi della neutralità ereditata da Bill Gates e in post su Linkedin si è congratulato con Trump per la vittoria sottolineando l'inclusività come uno dei valori aziendali.

ll CEO di Apple Tim Cook sembra avere imposto il silenzio radio. Probabilmente sta ancora riflettendo su quanto Trump aveva dichiarato pubblicamente mesi fa chiedendo di boicottare i prodotti della Apple se non avesse fornito i codici per decrittare l'iPhone e di spostare la produzione dei suoi prodotti in America.

Le dichiarazioni provenienti dalla Silicon Valley più che esprime il disappunto e le simpatie politiche evidenziano l'incertezza emergente sull'impatto che le scelte di Trump potrebbero avere sull'industria tecnologica americana nel suo complesso. Ad esempio cosa farà Trump, se potrà fare qualcosa in una economia come quella americana, sulla acquisizione/fusione tra AT&T e Time Warner visto che aveva dichiarato che azioni di questo tipo uccidono la democrazia? Cosa succederà alle tecnologie alternative e quella solare? Basta guardare all'andamento delle azioni a Wall Street per capire quali siano le percezioni del mercato.

Cosa farà Trump con Amazon visto che l'aveva attaccato per le posizioni del Wahington Post, un quotidiano posseduto da Bezos, e per le sue posizioni rispetto alle tasse? E cosa farà con Apple, l'azienda alla quale ha chiesto di spostare la produzione negli Stati Uniti?  E soprattutto cosa succederà in generale se Trump decidesse di cambiare le regole che oggi governano il libero commercio con i paesi stranieri e in primo luogo con la Cina?

A queste e ad altre domande simili oggi non ci sono risposte. Bisogna attendere e, nel caso di molti signori del silicio e della tecnologia, elaborare il lutto per uscire dallo shock e prepararsi a gestire la nuova situazione. Cosa che riusciranno a fare alla grande! Anche perchè l'elezione di Trimp potrebbe trasformarsi in una opportunità considerando che durante la campagna elettorale ha promesso di tagliare l'aliquota fiscale del 10% sui redditi detenuti all'estero con l'obiettivo di fra rientrare in patria  i capitali dall'estero per favorire investimenti nazionali. A beneficiarne potrebbero essere aziende come Apple che potrebbero avere vanyaggi finanziari sugli enormi profitti accumulati e parcheggiati all'estero ed avere facilitazioni per realizzare sul suolo americano nuove fabbriche manifatturiere per costruire i loro prodotti (addio Foxconn???). Senz acontare che il protezionista Trmp potrebbe prendere posizioni nette contro l'Europa nella sua contesa con i grandi protagonisti tecnologici come Google e la loro gestione delle tasse.
 

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