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App per i più piccoli: qualche suggerimento per la scelta

App per i più piccoli: qualche suggerimento per la scelta

06 Maggio 2013 Cristina Sassi
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La ricerca arranca e non riesce a tenere il passo con l’evoluzione tecnologica!

Questo gap ancora da colmare fa sentire soli e con una grande responsabilità i genitori che si trovano a proporre l’utilizzo del tablet ai propri figli, intuendone il valore come strumento di mediazione di contenuti e proposte, ma con l’esitazione di chi utilizza uno strumento del quale ancora non si conoscono bene le caratteristiche e gli effetti sullo sviluppo cognitivo dei bambini.

Cercherò allora di proporre alcuni criteri, basati sul vecchio e sempre utile buonsenso (appoggiato però da collaudate teorie psicologiche, anche se risultano un po’ vintage quando vengono applicate  ai nuovi strumenti): questo abbiamo per ora, da questo cerchiamo di partire.

Innanzi tutto una provocazione: alla mia prima lezione del corso di Pedagogia all’Università, il docente intimò a chi già l’aveva studiata alla Scuola Superiore di dimenticare tutto e ripartire da zero. Quando i genitori vengono accarezzati dalla tentazione di utilizzare le app per fare apprendere ai loro bambini con anticipo ciò che poi ritroveranno a scuola, dovrebbero valutare con modestia se sono in grado di insegnare non solo le cose giuste, ma anche nel modo giusto.

Un esempio banalissimo: molti genitori hanno imparato l’alfabeto sillabico (a-bi-ci), mentre oggi a scuola si predilige quello fonetico basato sul suono della singola lettera.
Proporre ai bambini app di avviamento alla conoscenza delle lettere, dove queste vengono pronunciate in modo diverso da come verrà poi insegnato, può essere non solo inutile, ma controproducente.

Fonte:www.pathtojustice.com

L’età prescolare è quella della esplorazione libera, e sento di poter consigliare di  assecondare questa naturale tendenza dei bambini alla sperimentazione ed esplorazione non strutturate.

Il bambino piccolo impara provando, si esercita giocando. Con giochi apparentemente inutili e non finalizzati agli occhi di noi adulti, ma di estrema importanza per creare nel bambino un bagaglio di esperienze che saranno le fondamenta per gli apprendimenti futuri. Quindi, quanto più è piccolo il bambino, tanto più la app non deve esercitare nessuna pressione all’apprendimento, non deve indirizzare verso direzioni forzate, non deve iperstimolare cercando di attirare l’attenzione del bambino.

Ed anche il tablet va lasciato maneggiare con libertà, senza forzare al gioco in posizioni e postazioni innaturali. Il gioco col tablet deve poter essere sperimentato per terra sul tappeto, sul divano; il tablet deve poter cadere per una distrazione (bene invece insegnare a non buttarlo).
Oggi esistono protezioni in gomma anticaduta per IPad che ne hanno finalmente sdoganato l’utilizzo da parte di bambini anche piccoli, andando finalmente al di là della proposta dello strumento nella salda presa delle mani della mamma.

Le attività proposte poi, devono essere pulite, evitando nel modo più assoluto quelle che presentano pubblicità distraenti.

Anche le app con troppe animazioni, o con sfondi molto ricchi possono piacere a noi adulti, ma confondono le idee ai più piccoli che non sanno discernere tra elementi fondamentali e quelli di sfondo.

Del resto noi adulti continuiamo a stupirci del successo dei Teletubbies, ma questo è ciò di cui hanno bisogno i più piccoli: pochi elementi, personaggi riconoscibili, lineari, messaggi ripetitivi, colori netti,  ambientazioni semplici.

Un’ultimo spunto di riflessione: la gratificazione nel gioco è importante, indipendentemente dal successo ottenuto in una attività.

Non amo le app con graduatorie e punteggi per i bambini piccoli. E, se devo essere sincera, mi lasciano perplessa anche nei giochi dei più grandi. Superare se stessi o un limite imposto può essere motivante, ma se un bambino per giocare ha bisogno di essere motivato, occorre porsi qualche domanda a monte…

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