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Il tablet come ausilio per la comunicazione: analisi di un caso

Il tablet come ausilio per la comunicazione: analisi di un caso

12 Luglio 2013 Cristina Sassi
Cristina Sassi
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Il racconto di un caso di studio che indica come le tecnologie assistive si possano integrare con le nuove tecnologie per offrire ausili e soluzioni a persone con diversi tipi di disabilità.Il “segreto” svelato è che nel rispondere al bisogno non bisogna strafare, semplificando la massimo la modalità per raggiungere l’obiettivo, senza cedere alla tentazione di voler far fare a tutti i costi allo strumento tutto ciò di cui è capace solo perché “può” e non perché “serve”.

Nel mio lavoro mi occupo, tra l’altro, di valutare come le tecnologie assistive si possano integrare con le nuove tecnologie per offrire ausili e soluzioni a persone con diversi tipi di disabilità.

Qualche tempo fa si è presentato in consulenza un ragazzino di 12 anni con problemi di comunicazione: sveglio, attivo, con un minimo deficit cognitivo, impossibilitato dalla sua patologia (ancora in via di chiara definizione) ad acquisire il linguaggio verbale ed anche le competenze di letto scrittura.

Giorgio è un ragazzino ben inserito nel quartiere, dove ha amici e dove si muove liberamente in bicicletta. Chi lo conosce sa del suo handicap, e Giorgio riesce a spiegarsi abbastanza bene a gesti.

Ma la famiglia è preoccupata, e tende a limitare la sua liberà di azione e le sue autonomie, per timore che possa trovarsi in una situazione non protetta senza la possibilità di farsi capire.

In più vive in un quartiere con forte presenza di extracomunitari che parlano a loro volta poco la lingua italiana e che difficilmente potrebbero capire un testo che magari contenga, oltre alla spiegazione delle difficoltà di Giorgio, anche le informazioni più importanti  per contattare un famigliare in caso di bisogno.

Il ragazzo ha sempre rifiutato l’utilizzo di tabelle di comunicazione cartacee: queste sono tabelle stampate su carta, con simboli codificati che servono a chi non parla per esprimere messaggi frequenti in modo sufficientemente flessibile. Del resto le tabelle vengono comprese solo da chi condivide la conoscenza del sistema simbolico (anche se le icone sono abbastanza intuitive), ed in più sottolineano la differenza e l’handicap rispetto a chi parla normalmente.

 

 

Anche i comunicatori con display dinamico finora in commercio sono comunque per lui, oltre che troppo ingombranti, anche delicati per l’utilizzo che ne dovrebbe fare: in esterno ed in piena libertà di movimento. Questi comunicatori sono piccoli computer dedicati, con touch screen, con installati software di comunicazione che, alla selezione di un simbolo, producono un messaggio tramite una sintesi vocale.

Come dimensioni il supporto ideale si rivela essere un tablet Ipad mini, assai gradito anche esteticamente al ragazzo. Dal momento che lo strumento sarebbe utilizzato soprattutto in esterno, è consigliabile l'utilizzo di un sistema di protezione e amplificazione: in questo caso è bene privilegiare  un sistema unico, che renda lo strumento facilmente trasportabile in sicurezza e che renda l’audio ben nitido e percepibile anche all’aperto.

Come dotazione software occorre installare su Ipad mini di una app di  comunicazione simbolica che consenta di utilizzare, oltre ad un sistema di simboli codificati (come ad esempio i PCS, i Widgit, ecc),  anche immagini prese dalla realtà quotidiana sfruttando la fotocamera del dispositivo, cui aggiungere una applicazione che consenta la costruzione di una autopresentazione per spiegare le necessità del ragazzo. Il tutto in italiano, con una uscita in voce tramite sintesi vocale maschile.

Avendo anche cura, se si rendesse necessario, di limitare l’accesso solo alla app di comunicazione, evitando un utilizzo dello strumento finalizzato al gioco e non allo scambio comunicativo.

Partendo quindi da un dispositivo comune, adatto al ruolo sociale di un ragazzino di 12 anni, con opportuni adattamenti e selezionando gli accessori in funzione delle esigenze specifiche del caso, è stato possibile trovare la soluzione ottimale alle richieste iniziali, soluzione che ha pienamente soddisfatto sia le esigenze del ragazzo, sia le richieste  della famiglia.

Con una attenzione particolare, sempre, a non voler aggiungere funzioni allo strumento.

Il “segreto” sta nel non voler strafare, nel rispondere al bisogno semplificando la massimo la modalità per raggiungere l’obiettivo,  senza cedere alla tentazione di voler far fare a tutti i costi  allo strumento tutto ciò di cui è capace solo perché “può” e non perché “serve”.

(del resto, confessatelo: chi di voi usa più di 3 programmi della lavatrice, anche quando quelli a disposizione sono 10 e più? Perché? Ve lo siete mai chiesti?...)

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