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Tecnologia: educazione e consapevolezza, fin dalla più tenera età

Tecnologia: educazione e consapevolezza, fin dalla più tenera età

02 Maggio 2018 Psicologia e Tecnologia
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La trasformazione – tecnologica e non – in atto obbliga tutti, giovani e adulti a mettersi in discussione, a concepire nuovi modelli mentali e d’azione più flessibili e adattabili rispetto al passato. Penso che le tecnologie siano semplici strumenti nelle nostre mani in grado, se sfruttati positivamente e consapevolmente, di ridurre moltissime problematiche migliorando concretamente la vita delle persone.

La tecnologia definisce il contesto nel quale ci muoviamo, ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri. Le forme di interazione con essa sono dettate dalle pratiche imposte dai dispositivi, dalle regole delle piattaforme di social networking, dagli algoritmi e dagli spazi virtuali del Web. La riflessione sul ruolo della tecnologia, sulla sua pervasività e sui suoi effetti non può essere lasciata solo ai tecnologi o ai filosofi ma deve coinvolgere tutti, anche gli psicologi.

La psicologia può contribuire sia all'implementazione di tecnologie più umane e alla loro conoscenza, sia a comprendere gli effetti della tecnologia sulle persone e a suggerire cosa fare per viverla in modo efficace favorendo il benessere personale, la conoscenza del Sè (Lo sviluppo del Sé nella generazione virtuale: potenzialità e limiti) e del mondo, ed evitando le sue dipendenze e i rischi potenziali.

Sulla tecnologia e i suoi effetti SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. Un approccio usato ha coinvolto tramite interviste filosofi, teologi, antropologi, psicologi e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa riflessione. Questa intervista è stata pensata per gli psicologi.

 

In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  ha condotto con Laura Fasano.


Buongiorno. Può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, delle sue specializzazioni e aree di interesse professionale? Come colloca le problematiche tecnologiche all'interno delle sue attività di psicologo/a?

Buongiorno a voi e grazie per avermi ospitata nel vostro accogliente “spazio virtuale”! Sono una Technoblogger laureata in Psicologia per il Benessere ed esperta in Psicotecnologia, la disciplina che si occupa di studiare l’influenza psicologica e gli effetti che le Nuove Tecnologie hanno su tutti gli aspetti della nostra vita tra cui, ad esempio, il nostro modo di comunicare, apprendere, pensare ed interagire con gli altri ed il mondo che ci circonda.

Mi occupo di tematiche legate al mondo digital e di empowerment mediante progetti speciali con strumenti innovativi come Realtà Virtuale, Realtà Aumentata e Serious Games per sviluppare risorse, competenze, opportunità e benessere.
Attraverso la prospettiva psicologica, nel mio blog Benessere Tecnologico aiuto le persone a comprendere i cambiamenti apportati dallo sviluppo tecnologico per valorizzarne le potenzialità ed affrontarne al meglio rischi ed aspetti negativi.

La mia mission è promuovere, appunto, il "Benessere Tecnologico", idea nata dall’integrazione delle mie due più grandi passioni: la Psicologia Positiva e tutto ciò che riguarda l’ambito digital, tecnologico e innovativo.

Secondo il filosofo pop del momento, Slavoj Žižek, viviamo tempi alla fine dei tempi. Quella del filosofo sloveno è una riflessione sulla società e sull'economia del terzo millennio ma può essere estesa anche alla tecnologia e alla sua volontà di potenza (il technium di Kevin Kelly nel suo libro Cosa vuole la tecnologia) che stanno trasformando il mondo, l'uomo, la percezione della realtà e l'evoluzione futura del genere umano. La trasformazione in atto obbliga tutti a riflettere sul fenomeno della pervasività e dell'uso diffuso di strumenti tecnologici ma anche sugli effetti della tecnologia. Qual è la sua visione attuale dell'era tecnologica che viviamo e che tipo di riflessione dovrebbe essere fatta, da parte degli psicologi e degli scienziati ma anche delle singole persone?

Contrariamente a quelli che sono i luoghi comuni più diffusi, la mia idea rispetto ai tempi che stiamo vivendo è molto positiva.

La trasformazione – tecnologica e non – in atto obbliga tutti, giovani e adulti a mettersi in discussione, a concepire nuovi modelli mentali e d’azione più flessibili e adattabili rispetto al passato. Mi spiego meglio: i ragazzi oggi, nonostante i pericoli e le difficoltà a cui vanno incontro, per trovare il loro posto nel mondo devono lottare e percorrere strade tortuose e faticose imparando l’importanza di essere flessibili e la capacità di adattarsi alle situazioni vivendo tempi davvero “fluidi” e in continuo divenire.

Sembrerà semplicistico, ma penso che le tecnologie siano semplici strumenti nelle nostre mani in grado, se sfruttati positivamente e consapevolmente, di ridurre moltissime problematiche migliorando concretamente la vita delle persone.

I robot della fantascienza ci intimidiscono, ma pensiamo alle protesi bioniche che oggi permettono a persone sorde di sentire di nuovo o agli esoscheletri che permettono a persone con problematiche motorie di camminare.

Personalmente cerco di evitare gli allarmismi, non esistono strumenti a prescindere negativi, tutto dipende dal loro utilizzo: la tecnologia, che lo vogliamo o no, fa ormai parte della nostra quotidianità e, come tutti gli altri elementi della nostra vita, va posta al servizio del nostro benessere.

Come fare? Educazione e consapevolezza, fin dalla più tenera età. Sta a noi decidere se imparare a sfruttarla al meglio per semplificare molte delle nostre attività o se evitarla, anche se in quest’ultimo caso saremmo solo a noi a perdere un’opportunità.

Gli scienziati sono chiamati a studiare e migliorare gli strumenti tecnologici affinché questi comportino i minori rischi possibili per noi a fronte dei massimi benefici. Mentre gli psicologi e gli educatori hanno un compito altrettanto arduo: quello di insegnare a giovani e adulti ad avere con la tecnologia un rapporto consapevole. Una buona Educazione Digitale aiuta a porsi nei confronti delle tecnologie in una posizione di controllo e non di dipendenza.

Molti adolescenti passano fino a otto ore al giorno connessi ai loro dispositivi mobili. Studi scientifici hanno dimostrato come l'utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici aumenti negli adolescenti il rischio della dipendenza e della salute mentale. I problemi evidenziati sono quelli dell'attenzione, del controllo del comportamento e delle emozioni, della relazione con sè stessi e con gli altri. Ci sono anche effetti positivi ma sembrano inferiori a quelli considerati negativi. Lei cosa ne pensa? Quali sono i benefici e i vantaggi e quali i rischi e le problematiche più frequenti?

Oggi la tecnologia mobile ha assunto un ruolo predominante nelle nostre vite e questo ci ha permesso un’esposizione ed un utilizzo costante dei dispositivi, senza limite di spazio e tempo. I ragazzi di oggi crescono dando per scontato questa realtà. La loro vita online è sempre meno separata da quella offline, per questo sono più soggetti a problematiche e disturbi con conseguenze sull’apprendimento, sul pensiero e nella sfera sociale delle interazioni.

Tra le problematiche maggiormente riscontrate troviamo il “panico da disconnessione” e la “paura di essere messi da parte”.

Molte persone oggi dichiarano di non poter vivere e di sentirsi persi senza il proprio dispositivo. È proprio da questa sensazione molto comune che nasce la fobia da no-mobile, il terrore di rimanere fuori dal contatto di rete mobile.

Per quanto riguarda il secondo disagio, la cosiddetta “fear of missing out” è sempre più comune soprattutto negli adolescenti. Questi tipi di ansia svegliano ogni notte il 15% dei più giovani, i quali hanno timore di “essere tagliati fuori” e per questo controllano costantemente le notifiche sul proprio smartphone. Queste problematiche mostrano l’importante ruolo che le tecnologie hanno anche a livello sociale, di rapporti interpersonali e di senso di appartenenza sociale.

D’altra parte, “il telefono cellulare, se usato in modo appropriato e intelligente può assolvere a tre importanti funzioni psicologiche: regola la distanza nella comunicazione e nelle relazioni, gestisce la solitudine e l’isolamento assumendo quasi il ruolo di antidepressivo multimediale e permette di vivere e dominare la realtà regalando l’idea di poter essere presenti e capaci di fermare lo scorrere del tempo con uno o più scatti (Di Gregorio, 2003)”.

Inoltre, stare costantemente connessi al mondo che ci circonda ci porta a sviluppare la cosiddetta Intelligenza Digitale. Pensiero critico, flessibilità, abilità multi-tasking sono solo alcune delle competenze che possiamo acquisire grazie all’utilizzo di tecnologie e nuove media. Non dimentichiamoci che queste potenzialità si ottengono solo grazie ad un rapporto equilibrato con lo smartphone, il quale non deve arrivare a sostituire la vita reale.

È importante educare ad un utilizzo responsabile, contenuto e soprattutto mirato a migliorare la nostra vita, non a sopperire insicurezze o bisogni psicologici.

I dispositivi tecnologici e le loro piattaforme software catturano l'attenzione e tengono incatenati, fisicamente e psicologicamente. Cosa impedisce veramente di staccarsi dal proprio dispositivo? Le applicazioni digitali offrono viaggi senza fine. Social network, Netflix, videogiochi sembrano favorire la serialità e la circolarità, senza vie di uscita. Anche per la loro capacità di produrre gratificazioni continue, consumo del tempo e coinvolgimento emotivo. Esistono secondo lei alternative, vie d'uscite dai mondi virtuali e tecnologici attuali? Cosa bisogna fare per far convivere mondi virtuali e mondi fattuali senza perdere sè stessi?

La dipendenza da internet è un problema sempre più rilevante soprattutto tra i giovani con ripercussioni sulla vita personale, familiare, affettiva, sociale o scolastica.

Dobbiamo fare attenzione però a non abusare di questi termini: possiamo parlare di dipendenza solo quando la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete e dello smartphone, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree della nostra vita. In questo caso la persona è totalmente assorbita dal mondo virtuale, arrivando a trascurare le relazioni affettive e sociali, il lavoro o lo studio, ecc.

I problemi con questi strumenti si verificano solo quando chat, chiamate, navigazione internet e videogames vanno a sostituire la vita reale dei ragazzi, diventando sfogo di dinamiche, bisogni e necessità che andrebbero elaborati e diretti su relazioni ed interazioni reali.

Le persone con dipendenza da Internet, infatti, mostrano sintomi clinici come craving (desiderio impulsivo), astinenza, tolleranza, impulsività e compromissione delle capacità cognitive nel prendere decisioni rischiose (Sim T. et al. 2012, Sun D. et al. 2009, Block J. 2008; Shapira N. et al., 2000).

Recenti studi di neuroimaging suggeriscono che il circuito cerebrale che media il desiderio per “la vita online” sia simile a quello generato da stimoli correlati ad alcol e droghe. Secondo alcune ricerche, quindi, il desiderio di giocare a videogiochi online, chattare e utilizzare lo smartphone attiverebbe aree cerebrali comuni a quelle coinvolte dal craving per sostanze stupefacenti e psicotrope (Ko C.-H. et al., 2011; Han D. et al., 2011; Du W. et al., 2011; Ko C.H. et al., 2009).

La diagnosi di Dipendenza da Internet è simile, per certi versi, a quella da Sostanze perché implica il fallimento della capacità di controllo senza comportare un’intossicazione da sostanza.       Se ai soggetti viene impedito di usare il computer, diventano irritabili, ansiosi o tristi.

Essendo questo tipo di dipendenza paragonabile per certi versi a quelle da sostanze, è fondamentale rivolgersi a centri e professionisti specializzati per la cura di queste patologie. Anche in questo caso sono utili periodo di “disintossicazione” in grado di renderci consapevoli del fatto che la nostra esistenza non dipende da questi strumenti, bensì siamo noi a decidere quando utilizzarli e per quali scopi.

Per evitare particolari problematiche è utile anche evitare di interrompere le attività cognitive e non che si stanno svolgendo per controllare, ad esempio, chat e social network; anche in questo caso si va ad aumentare la percezione di controllo sulla propria vita, evitando di frammentare l’attenzione e i flussi di attività in svolgimento.

Facendo sempre attenzione a distinguere la dipendenza da un utilizzo particolarmente intensivo delle tecnologie, mettere in atto questi piccoli accorgimenti può essere utile a migliorare e sviluppare un rapporto positivo ed equilibrato con questi strumenti.

Viviamo immersi in un processo evolutivo che ha assimilato la tecnologia subendone la volontà di potenza e la velocità di fuga. La tecnologia è diventata parte integrante e necessaria della vita di tutti i giorni. Non ne possiamo fare a meno, anche se scarsa è la conoscenza degli strumenti usati e la consapevolezza sui loro effetti. La tecnologia non è neutrale ma neppure cattiva. Molto dipende dall'uso consapevole e critico che di essa viene fatto per conoscere sè stessi e soddisfare i propri bisogni. La tecnologia non deve essere demonizzata ma neppure trasformata in una nuova religione. Ma questo è quanto sembra stia accadendo, evidenziando una nuova fuga dalla realtà e verso l'irrazionalità. Lei cosa ne pensa?

Come dicevo prima, la tecnologia non è a prescindere né “buona” né “cattiva”. L’utilizzo scorretto dei mezzi digitali e tecnologici è nostra responsabilità. Penso che questo sia il problema di ogni grande cambiamento storico: anche la stampa ai suoi albori terrorizzò le persone che pensarono a lungo che questa avrebbe causato gravi danni cognitivi ed economici. In realtà la possibilità di stampare iniziò un processo di diffusione della cultura e della possibilità di fissare il pensiero in modo più astratto e standardizzato.

Ogni grande cambiamento fa paura guardandolo dall’esterno, la realtà è che nella nostra quotidianità vediamo tanti piccoli passi graduali: per questo a mio parere allarmismi e critiche a prescindere non sono utili. Questo è il mondo che bambini e ragazzi si trovano a vivere oggi, vale la pena progettare percorsi educativi adeguati piuttosto che continuare a fare “terrorismo psicologico” utile solo a provocare effetti contrari a quello che desidereremmo.

Credo che la Realtà Virtuale rappresenti e rappresenterà una vera e propria via di fuga dalla realtà principalmente per quel crescente numero di persone sole, depresse, costrette a vivere lontane dai loro cari per lavoro o che non sono in grado di vivere relazioni positive dal vivo. Capite bene che il problema qui non è tecnologico, bensì sociale. Ritengo anzi che eliminando le tecnologie dalla loro vita si andrebbe a peggiorare la situazione, impedendogli di comunicare in modo semplice e veloce con quelli che sono i loro affetti.

I problemi da risolvere sono alla base di queste situazioni, le vere cause: la tecnologia anche in questo caso è solo un mezzo, uno strumento che assume sfumature diverse a seconda delle sue modalità di utilizzo.

In ogni ambito di realtà e pratica umana la conversazione e la relazione sono sempre più mediate dalla tecnologia che impone codici, linguaggi e forme della comunicazione ma anche comportamenti, stili di vita e regole sociali. Ma se è vero quello che ha scritto Daniel Coleman sull'intelligenza emotiva, cosa succede secondo lei ai circuiti sociali del nostro cervello in questo tipo di interazioni tecnologiche? Cosa si perde senza la componente emozionale che sempre caratterizza gli incontri faccia a faccia?

In un articolo del mio blog ho proprio parlato di Intelligenza Emotiva e Comunicativa nell’era Tecnologica, con una particolare attenzione, ad esempio, all’utilizzo delle emoji, le famose “faccine” che fanno ormai parte del nostro modo di comunicare.

Ad oggi sembriamo tradurre i nostri stati d’animo in icone, riducendo l’universo sentimentale a poche limitate emozioni. Ma quello che mi sono chiesta è: l’utilizzo delle tecnologie nella comunicazione sta davvero riducendo la nostra Intelligenza Emotiva? Stiamo perdendo il nostro lato più emotivo?.

È vero, la possibilità di tradurre velocemente i nostri stati d’animo in immagini può portarci a porre meno attenzione alle diverse sfumature emotive che caratterizzano le situazioni reali. Questo, in linea di massima, ci fa pensare ad una comunicazione sempre più lapidaria e superficiale, in grado di sminuire sentimenti e relazioni.

Ma non lasciamoci andare a considerazioni troppo catastrofiste.

Le emoticon sono state introdotte proprio per sopperire alla mancanza della parte più emotiva ed espressiva negli scambi comunicativi mediante tecnologia, esse nascono quindi da un’esigenza precisa: la possibilità di ricevere feedback anche mediante la via “extra-verbale”.

Le emoticon quindi non sono altro che il tentativo di riportare la comunicazione “tecnologica” ad un livello più umano e personalizzabile.

Non avendo davanti il nostro interlocutore, esse svolgono la stessa funzione delle espressioni facciali, permettendoci di comprendere a fondo ciò che l’altro vuole dirci.

Non penso che la tecnologia abbia peggiorato la comunicazione scritta, piuttosto l’ha arricchita, velocizzata e semplificata. Senza intaccare la qualità dei rapporti e la forza dei legami che si sviluppano comunque in presenza dell’altro.

Le competenze linguistiche necessarie a scrivere un testo emozionante non cambiano a seconda dei mezzi che utilizziamo, ad esempio una penna o una tastiera.

Anche in questo caso, ciò che cambia sono gli strumenti scelti per svolgere determinate attività.

Le nuove generazioni hanno imparato a descrivere le loro emozioni in un modo semplicemente differente rispetto a qualche anno fa.

La desensibilizzazione di cui sentiamo spesso parlare deriva più dalla tipologia di contenuti a cui siamo insistentemente esposti e meno dai mezzi comunicativi e tecnologici che utilizziamo.

L’educazione ai sentimenti è sempre stata indispensabile: ad oggi dovrebbe solo contestualizzarsi ed adattarsi ai tempi che stiamo vivendo. Incolpare esclusivamente le nuove tecnologie è un punto di vista che tende a non considerare il “fattore umano”. 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Sono diverse le letture interessanti a proposito, tra queste:

Credo che oltre alla ricerca e all’approfondimento di particolari tematiche sarebbe davvero utile iniziare a diffondere una cultura che miri all’educazione per un corretto utilizzo della Tecnologia, sia nelle scuole fin dalla più tenera età, sia per gli adulti. Esistono numerosi interventi educativi progettati da diverse professionalità che spesso a cui non viene dato il giusto peso. Ritengo che l’Educazione Digitale dovrebbe essere inserita d’obbligo nelle scuole.

Vi ringrazio moltissimo per avermi dato l’opportunità di parlare di tematiche che mi stanno davvero a cuore. Oggi c’è bisogno di più consapevolezza rispetto a tutte le tematiche legate al mondo digitale. La Tecnologia ha assunto un ruolo fondamentale nella vita di ognuno, per questo ogni tipo di professionalità dovrebbe dare il proprio contributo per approfondire la nostra conoscenza di antecedenti e conseguenze legate a questo ambito, con l’obiettivo di regolamentare il mondo tecnologico e migliorare l’educazione ad esso legata.

 

 

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