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Non siamo più in grado di sopportare la solitudine e l’attesa

Non siamo più in grado di sopportare la solitudine e l’attesa

03 Aprile 2018 Psicologia e Tecnologia
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Ritengo che un punto fondamentale nel comprendere gli effetti della tecnologia sull’essere umano è che stiamo scegliendo di creare un mondo in cui la tecnologia ci semplifica la vita enormemente, offrendoci soluzioni veloci e accurate sempre. Questo ci evita la frustrazione che invece è un elemento del processo di apprendimento. Quindi credo che stiamo rischiando di trasformare la tecnologia in una nuova religione perchè ci risolve un sacco di problemi, dimenticandoci però che in questo modo rischiamo di perdere la nostra capacità di risolvere i problemi che la vita ci pone davanti.

La tecnologia definisce il contesto nel quale ci muoviamo, ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri. Le forme di interazione con essa sono dettate dalle pratiche imposte dai dispositivi, dalle regole delle piattaforme di social networking, dagli algoritmi e dagli spazi virtuali del Web. La riflessione sul ruolo della tecnologia, sulla sua pervasività e sui suoi effetti non può essere lasciata solo ai tecnologi o ai filosofi ma deve coinvolgere tutti, anche gli psicologi.

La psicologia può contribuire sia all'implementazione di tecnologie più umane e alla loro conoscenza, sia a comprendere gli effetti della tecnologia sulle persone e a suggerire cosa fare per viverla in modo efficace favorendo il benessere personale, la conoscenza del Sè (Lo sviluppo del Sé nella generazione virtuale: potenzialità e limiti) e del mondo, ed evitando le sue dipendenze e i rischi potenziali.

Sulla tecnologia e i suoi effetti SoloTablet sta sviluppando da tempo una riflessione ampia e aperta, contribuendo alla più ampia discussione in corso. Un approccio usato ha coinvolto tramite interviste filosofi, teologi, antropologi, psicologi e studiosi che stanno contribuendo con il loro lavoro speculativo, di ricerca, professionale e di scrittura a questa riflessione. Questa intervista è stata pensata per gli psicologi.


In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  ha condotto con Monica Bormetti

 

Buongiorno. Può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, delle sue specializzazioni e aree di interesse professionale? Come colloca le problematiche tecnologiche all'interno delle sue attività di psicologo/a?

Buongiorno a tutti i letti di SoloTablet, mi chiamo Monica Bormetti e sono una psicologa che si occupa di promuovere un uso consapevole dello smartphone e dei dispositivi digitali in generale. Dopo la laurea in psicologia clinica e aver lavorato nell’ambito del marketing online, ho deciso di dedicarmi al tema del rapporto essere umano e tecnologie digitale perché credo che sia di fondamentale importanza nella società odierna.

Nel 2017 ho aperto smartbreak.it, blog dove pubblico contenuti e interviste per favorire un uso sano dello smartphone. Faccio interventi formativi a ragazzi e adulti su argomenti quali la psicologia di internet, gli effetti del digitale su mente, relazioni sociali e corpo, come avere un rapporto migliore con gli schermi, ecc. Inoltre organizzo esperimenti sociali e iniziative portando le persone a cercare di staccarsi dal proprio telefono per un giorno o due. L’obiettivo è creare un’occasione per i partecipanti in cui possano riflettere su cosa significa per loro il telefono, che spazio ha nelle loro vite e come poterlo riequilibrare!

 

Molti adolescenti passano fino a otto ore al giorno connessi ai loro dispositivi mobili. Studi scientifici hanno dimostrato come l'utilizzo eccessivo di strumenti tecnologici aumenti negli adolescenti il rischio della dipendenza e della salute mentale. I problemi evidenziati sono quelli dell'attenzione, del controllo del comportamento e delle emozioni, della relazione con sè stessi e con gli altri. Ci sono anche effetti positivi ma sembrano inferiori a quelli considerati negativi. Lei cosa ne pensa? Quali sono i benefici e i vantaggi e quali i rischi e le problematiche più frequenti?

Prima di tutto mi sento di spezzare una lancia a favore degli adolescenti: il mondo dell’informazione ultimamente è più concentrato sulla quantità di tempo che i ragazzi passano sui dispositivi digitali, rispetto a quanto invece si faccia da adulti o nella terza età. Per un ragazzo nato nel mondo degli schermi, la realtà include necessariamente gli strumenti digitali: non è pensabile un altro mondo e sarebbe anacronistico farlo. Diverse ricerche per esempio nell’ambito delle relazioni interpersonali tra giovani ci dicono che in chat si prosegue e incrementa uno scambio comunicativo avvenuto offline. Quindi il web diventa uno spazio in alternanza a quello fisico ma non sostitutivo.

In secondo luogo, la letteratura scientifica a livello internazionale, non concorda sull’esistenza di una “dipendenza da internet”. Le pubblicazioni accademiche degli ultimi 20 anni vedono terminologie varie per riferirsi ad un rapporto poco sano tra essere umano e web, ma il fatto che ad oggi non ci sia un termine su cui tutti concordino, è sintomo del fatto che non sia riconosciuta. Inoltre il DSM (Manuale di riferimento a livello internazionale per le patologie psicologiche), non ha inserito la dipendenza da internet/schermi/telefono, ecc.

Ciò che accade però è che si verifichino dei comportamenti disfunzionali in rete, in questi casi il problema però non è internet ma cosa si fa al suo interno: gioco online, pedopornografia, ecc.

Il punto importante è non limitarsi a parare di tempo trascorso sui dispositivi digitali bensì di cosa si faccia in quel tempo.

Rischi:

  • Sviluppo emotivo: tra i 0 e i 3 anni i bambini fanno una serie di prime esperienze da cui apprendono a riconoscere negli altri in sé stessi le emozioni in base alle reazioni che vedono sui volti delle persone intorno a loro. Nel momento in cui un bimbo, per la prima volta, lancia un oggetto a terra se vede la reazione di una persona lì presente, apprende quali emozioni scaturiscono le sue azioni. Se in quello stesso momento lui è di fronte ad uno schermo digitale che ovviamente non reagisce in maniera coerente con la sua azione, il bimbo non apprenderà l’emozione corrispondente ad una certa azione. Questo diventa un problema se continuamente reiterato, le conseguenze a lungo andare possono portare al fenomeno degli hikikomori, ovvero di quei ragazzi che arrivano ad uno stadio di isolamento sociale rinchiudendosi nella propria stanza continuamente. 
  • Sviluppo corporeo: intrattenere relazioni interpersonali online porta le persone ad avere un rapporto con la propria corporalità completamente diverso. Avere una conversazione faccia a faccia include anche eventualmente arrossire, sostenere uno sguardo, leggere il linguaggio non verbale del corpo dell’altro, ecc. Tutti elementi non presenti in una conversazione virtuale. Il rischio è che, in età dello sviluppo sopratutto, si creino le condizioni per cui si ha poi difficoltà ad avere una relazione interpersonale efficace nel momento in cui ci si trova nel mondo fisico.
  • Sviluppo cognitivo: il digitale ci predispone, più dell’ambiente fisico, ad operare nell’illusione del multitasking (fare più cose contemporaneamente). È stato però dimostrato che semplicemente il cervello salto da un compito A a B creando un sovraccaricamento, stress e abbassando le nostre prestazioni. Le conseguenze comprendono un calo di attenzione, concentrazione e anche creatività.

Opportunità:

  • Partecipazione: gli strumenti digitali oggi permettono di essere molto più attivi di un tempo. In modo economico e semplice è possibile cercare informazioni, studiare, creare un proprio progetto, sviluppare un proprio hobby, ecc.
  • Entrare in relazione: è possibile stringere rapporti interpersonali con persone distanti con cui si condivide una passione o un hobby. Nel momento in cui lo strumento digitale viene usato anche come veicolo di relazione tra due persone nel mondo fisico, è utile: insieme guardiamo uno schermo e facciamo un gioco.
  • Dati back end per ricerca: I giochi digitali raccolgono tutta una serie di dati quali il tempo medio di durata di una partita, il momento in cui viene interrotta, i momenti in cui c’è maggior distrazione ecc. Queste sono informazioni che, se usate correttamente, possono avere risolti educativi e formativi di grande impatto.

 

Viviamo immersi in un processo evolutivo che ha assimilato la tecnologia subendone la volontà di potenza e la velocità di fuga. La tecnologia è diventata parte integrante e necessaria della vita di tutti i giorni. Non ne possiamo fare a meno, anche se scarsa è la conoscenza degli strumenti usati e la consapevolezza sui loro effetti. La tecnologia non è neutrale ma neppure cattiva. Molto dipende dall'uso consapevole e critico che di essa viene fatto per conoscere sè stessi e soddisfare i propri bisogni. La tecnologia non deve essere demonizzata ma neppure trasformata in una nuova religione. Ma questo è quanto sembra stia accadendo, evidenziando una nuova fuga dalla realtà e verso l'irrazionalità. Lei cosa ne pensa?

Domanda interessante, recentemente ho visto il film di Spielberg “Ready player one”: ambientato nel 2045 in un futuro dove le condizioni di vita reale sono talmente deprimenti che tutti si rifugiano in oasis, un mondo di realtà virtuale dove “entri per tutto ciò che puoi fare e resti per tutto ciò che puoi essere” come spiega proprio il protagonista film. Credo che l’esigenza umana di fuggire dalla realtà non sia nuova: siamo una razza che ha sempre voluto esplorare oltre i confini. Dalla scoperta del nuovo mondo nel XV secolo all’obiettivo attuale di raggiugnere su Marte. 

Se penso alla tecnologia come religione mi viene in mente in film “Circle” con Tom Hanks, in cui la nuova azienda tecnologica (creata sulla falsa riga di Facebook e Google di oggi) è non più solo un luogo di lavoro ma una vera religione per i suoi dipendenti. Credo sia un film che ci mostra un futuro possibile e anche molto prossimo.

Un punto interessante del film secondo me è che ci mostra come, il perenne controllo creato dallo sviluppo tecnologico, impedisca alle persone di fare errori, evadere dalle norme e uscire dagli schemi. Piaget, uno dei principali psicologi dello sviluppo, ha sviluppato la teoria dell’apprendimento per prove ed errori: il bambino nel proprio percorso evolutivo prova a fare cose nuove, commetterà degli errori e in questo modo apprende.

Ritengo che un punto fondamentale nel comprendere gli effetti della tecnologia sull’essere umano è che stiamo scegliendo di creare un mondo in cui la tecnologia ci semplifica la vita enormemente, offrendoci soluzioni veloci e accurate sempre. Questo ci evita la frustrazione che invece è un elemento del processo di apprendimento. Quindi credo che stiamo rischiando di trasformare la tecnologia in una nuova religione perchè ci risolve un sacco di problemi, dimenticandoci però che in questo modo rischiamo di perdere la nostra capacità di risolvere i problemi che la vita ci pone davanti.

 

Una delle studiose più attente al fenomeno della tecnologia è Sherry Turkle. Nei suoi libri Insieme ma soli e nell'ultimo La conversazione necessaria, la Turkle ha analizzato il fenomeno dei social network arrivando alla conclusione che, avendo sacrificato la conversazione umana alle tecnologie digitali,  il dialogo stia perdendo la sua forza e si stia perdendo la capacità di sopportare solitudine e inquietudini ma anche di concentrarsi, riflettere e operare per il proprio benessere psichico e cognitivo. Lei come guarda al fenomeno dei social networki e alle pratiche, anche compulsive, che in essi si manifestano? Cosa stiamo perdendo e/o guadagnando da una interazione umana e con la realtà sempre più mediata da dispositivi tecnologici?

Non siamo più in grado di sopportare la solitudine e l’attesa.

I momenti in cui siamo soli, tendiamo a riempirli con stimoli provenienti dal web. E così ci ritroviamo a leggere un paio di news o controllare il feed dei social appena non abbiamo altri stimoli. Abbiamo la sensazione di fare qualcosa, di essere in qualche modo produttivi quando scrolliamo il nostro telefono e invece viversi un momento di solitudine sembra tempo sprecato.

Siamo in un mondo in cui l’immediatezza e la perenne disponibilità dei social network ci porta a desiderare le stesse caratteristiche anche nelle relazioni nel mondo fisico. Nei social facciamo un click e abbiamo una ricompensa immediata, possiamo inviare un messaggio in qualsiasi momento e ci aspettiamo una risposta con la stessa velocità. Allo stesso modo anche nelle interazioni offline non sopportiamo più l’attesa e il tempo della riflessione è totalmente azzerato. Elias Aboujaoude, psichiatra di Standford dice che la mancanza di momenti di attesa nel mondo online ha portato le persone a non essere più in grado di attendere nemmeno offline e quindi per esempio non sopportiamo più la coda al supermercato. Quello che era un momento morto in qualche modo, in cui c’era lo spazio per una riflessione interna, viene riempito con stimoli provenienti dal proprio smartphone e ci rende intolleranti ad aspettare il nostro turno.

Un altro elemento che sta modificando la nostra modalità di interagire è il desiderio di avere a che fare con persone perfette, che reagiscano come vogliamo noi. In USA è stato creato un servizio chiamato Invisible girlfriend: ti crei una fidanzata online, come la desideri e ci puoi chattare quando e come vuoi! Dall’altra parte dello schermo c’è un team di persone che, su turni, risponderanno ai tuoi messaggi mantenendo attiva la conversazione e dandoti la sensazione di chiacchierare con una tua anima gemella!

Nell’interazione umana un rischio è perdere la capacità di mediare, scendere a compromessi e sopportare un’opinione diversa dalla nostra. Se non siamo d’accordo con qualcuno o non ci piace, l’effetto ghosting ci permette di sparire nel nulla senza spiegazioni! In modo veloce e senza un confronto di persona, riusciamo a troncare di punto in bianco una relazione.

Dall’altra parte abbiamo l’opportunità invece di entrare in contatto con un numero maggiore di persone e proseguire, tra online e offline, conversazioni che altrimenti si limiterebbero ad un tempo e luogo dettato dal mondo fisico.

 

E' di questi giorni la decisione del ministero della pubblica istruzione di permettere l'uso degli smartphone personali in classe (un BYOD scolastico). Potrebbe essere un espediente intelligente per evitare investimenti tecnologici a scuola oppure una scelta di campo a favore del ruolo positivo che la tecnologia può portare a scuola cambiando la didattica e il modo di apprendere. Lei ritiene corretto che nelle scuole sia introdotto l'uso dello smartphone? Anche se rimarrebbero attive le piattaforme di social networking? Non pensa che in classe attenzione, concentrazione e tempo dovrebbero evitare ogni forma di distrazione e controllo tecnologico?

Credo sia inevitabile l’uso dello smartphone a scuola. Gli studenti oggi sono incastrati nella paradossalità di avere un iPhone da centinaia di euro in tasca e frequentare scuole con computer obsoleti. In questo senso la scuola è obbligata ad aggiornarsi e credo che la politica BYOD sia una delle opzioni che ottimizzi costi/benefici. Ovviamente è delicata perchè portare in classe un proprio dispositivo digitale porta con sé anche il rischio che poi lo studente faccia tutt’altro sul proprio smartphone.

In ogni caso credo sia importante che la scuola trovi dei modi per educare al digitale perché ormai è parte della realtà che i ragazzi vivono e devono essere guidati in questo percorso. Recentemente ho partecipato ad un convegno “Parole a scuola” in Università Cattolica in cui una docente di un istituto superiore spiegava come stabilizzando Instagram nell’insegnare italiano. La scrittura del testo in accompagnamento alla foto, è il luogo dove lei applica l’insegnamento della lingua.

Detto questo, la Silicon Valley vede sempre più scuole digital free, in cui vengono cresciuti i figli di chi lavora nelle grandi aziende tecnologiche. Questo perché lo sviluppo di capacità manuali, problem solving, concentrazione ecc. sono più fattibili in ambienti analogici.

In conclusione quindi credo che la nostra società nei prossimi anni debba sperimentare nuove modalità di insegnamento e adeguarsi alla velocità con cui lo sviluppo tecnologico procede non è semplice.

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Un libro che ho letto recentemente e credo sia di grande interesse per chiunque voglia comprendere meglio i meccanismi psicologici innescati dai dispositivi digitali è Irresistible di Adam Alter.

Mentre un tema che credo valga la pena di essere approfondito qui in Italia è la gestione della privacy online.

 

* Tutte le immagini di questo articolo sono scatti di viaggio di Carlo Mazzucchelli (isole Lofoen, Norbegia 2018)

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