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Lo sviluppo del Sé nella generazione virtuale: potenzialità e limiti

Lo sviluppo del Sé nella generazione virtuale: potenzialità e limiti

07 Dicembre 2017 Psicologia e Tecnologia
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Gli adulti, come genitori e figure di accudimento in genere (includendo anche gli educatori) sono chiamati al loro ruolo di guida. Non solo dal punto di vista quantitativo, peraltro necessario, di regimentare e regolamentare l’uso delle tecnologie (non è stato qui sollevato il tema del rischio derivante dall’inquinamento elettromagnetico), ma soprattutto da quello qualitativo. Guida significa accompagnare in esperienze e non semplicemente vigilare. Purtroppo la capacità adulta di guida è oggi minata da innumerevoli incertezze e dubbi che colludono con la funzione spesso utilizzata delle tecnologie come babysitter.

 Dr.ssa Emilia Genta, Dr.Alessandro Bianchi - SIPNEI Toscana, Istituto di Psicologia Funzionale di Firenze


 

Il Sé

L’attuale evoluzione delle conoscenze scientifiche, provenienti soprattutto dagli studi sull’età evolutiva e dalle neuroscienze, ha individuato tra le principali caratteristiche del Sé la plasticità. È una caratteristica per tutta la vita, ma assume una particolare rilevanza nei primi anni. Nell’esperienza soggettiva il Sé è il vissuto della propria identità, la percezione di essere una persona unica dotata di coscienza e caratteristiche personali, con un proprio punto di vista, al centro delle proprie azioni.

La Psicologia Funzionale, in consonanza con la psico-neuro-endocrino-immunologia vede il Sé scaturire dalla relazione complessa tra processi psicologici e biologici. La plasticità permette al Sé di adattarsi alle situazioni varie che la vita offre, per trovare una risposta ai bisogni primari che ne sono alla base. Il bambino mostra una grande capacità di adattamento a situazione ambientali diverse e a suoi cambiamenti; anche in situazioni traumatiche estreme mostra una capacità sorprendente di sopravvivenza, purché limitata nel tempo successivamente compensata.

Ma sopravvivenza non è salute e benessere.

 

La relazione di accudimento

Dato che l’essere umano ha in comune con gli altri mammiferi il dover attraversare un lungo periodo di dipendenza, non essendo ancora maturo per trovare da solo soddisfazione ai bisogni primari, ha necessità di un lungo periodo di accudimento che ha 3 caratteristiche essenziali:

  • È una dimensione relazionale
  • In quanto relazione coinvolge tutti i processi psicobiologici che la costituiscono, con aspetti molto sensoriali
  • È un luogo e un’occasione di sperimentazione e tirocinio, degli assetti psicobiologici che tenderanno a riprodursi nel tempo e nell’età adulta

La relazione di accudimento con l’adulto quindi è il luogo psicobiologico dello sviluppo. In essa il bambino apprende quelle che saranno le successive capacità, una volta conseguita una indipendenza, di trovare nella vita risposta ai propri bisogni. Si tratta di capacità del Sé inteso come sistema integrato, che prevedono l’integrazione di processi cognitivi, emozionali sensomotori e biologici, solo in parte consapevoli.

I bisogni primari

La ricerca ha evidenziato come i bisogni primari non si limitino al nutrimento biologico ed alla garanzia degli standard vitali biologici ma siano molto più variegati. Già in tempi lontani, nel 1958, Harlow notava, in esperimenti con scimmie, che cuccioli privati della madre, potendo scegliere tra due succedanei materni, uno metallico ma dotato di erogatore di latte ed uno di stoffa morbida ma senza erogatore, preferivano invariabilmente il secondo. A dimostrazione del fatto che la qualità del contatto supera il bisogno alimentare. Molti studi sono seguiti in anni più recenti ed hanno confermato l’importanza e la correlazione con la salute della quantità e qualità del Contatto, che si iscrive così tra i bisogni primari e invarianti della specie umana (e in genere dei mammiferi): l’essere umano necessita per il proprio sviluppo in salute di trarre, in modo reiterato,  rassicurazione e nutrimento (affettivo) dalla stimolazione sensoriale del contatto e della prossimità.

Tra gli altri bisogni fondamentali sottolineiamo quello di Contenimento e definizione chiara dei Limiti delle proprie azioni. Ovvero la necessità di potere frequentemente rifugiarsi all’interno della presenza forte e calda adulta. Per il bambino è una esperienza anch’essa molto sensoriale, il cui prototipo è nel neonato l’abbraccio e viene declinata in tanti giochi spontanei (per esempio tutti i giochi in cui il bambino si fa acchiappare dall’adulto o si sistema dentro una tana...). È base, senza soluzione di continuità, della sensazione di sentirsi stabilmente nel cuore e nella mente dell’altro, prerequisito indispensabile di serenità e di fiducia di poter, in modo via via più complesso, depositare nell’altro anche un’idea, una emozione, un progetto, nell’attesa positiva che verrà accolta.

Altro bisogno fondamentale, nel contesto del nostro discorso, è quello della Forza e della Consistenza. Tutti gli umani necessitano, pena il senso di disfatta sociale (evidenziato come uno tra i principali elementi di uno stress negativo), di percepire la possibilità di lasciare un segno nel mondo, un effetto tangibile delle proprie azioni nell’ambiente e nelle relazioni. È base dell’autostima e anch’essa, soprattutto nei primi anni di vita esperienza integrata cognitiva, emozionale e sensomotoria: coinvolge l’uso forte e aperto della voce (conosciamo quella di richiamo del neonato così convincente per chi lo accudisce), delle posture, della forza muscolare utilizzata dal bambino in tanti giochi che richiedono un uso della motricità ampia e forte di tutto il corpo.

Le esperienze di base del Sé

Le  tipologie di esperienze collegate al soddisfacimento dei bisogno primari, che il bambino vive, prevalentemente nella relazione con le figure di accudimento, sono in Psicologia Funzionale definite con l’acronimo EBS (Esperienze di Base del Sé). In tali esperienze reiterate per tutta l’infanzia il bambino apprende modalità di azioni (che corrispondono a specifiche tarature dei sistemi biologici, nel Sistema Nervoso come in quello Endocrino) che gli permetteranno poi nella vita successiva, una volta terminata la fase di dipendenza, di cercare da solo soddisfazione ai bisogni primari che resteranno alla base della salute e del benessere per tutta la vita.

Tutti quanti abbiamo infatti necessità di riuscire costantemente a trovare nelle relazioni (affettive ma anche amicali e lavorative) risposte ai bisogni primari; se questo non avviene la via della salute e del benessere viene smarrita. Dato che i bisogni primari sono differenti richiedono diverse modalità interattive. È qui che entra in gioco la plasticità del Sé di riorganizzare in modo convergente il sistema: è evidente come sia ben diverso il quadro e l’attivazione psicobiologica (emozionale, cognitiva, sensomotoria e fisiologica) necessaria nelle situazioni di Contatto rispetto a quelle della Forza. Come detto ciò avviene in parte consapevolmente in parte per via automatica, tendendo a ripetere quanto appreso durante l’infanzia.

In questo senso le esperienze dell’infanzia rimangono una segnatura per la vita. Per quanto reversibili (anche se con difficoltà nel tempo crescente) ci indirizzano con forza verso strade di salute o di malattia.

L’impatto delle nuove tecnologie

Il fenomeno recente e nuovo dell’uso massiccio e sempre più precoce delle nuove tecnologie (dai videogiochi, allo smartphone) e delle piattaforme virtuali di comunicazione ha sicuramente un impatto significativo nello sviluppo psicocorporeo del Sé, le cui ricadute, positive e negative, reali e potenziali non sono ancora definite. Molti elementi suggeriscono attenzione e prudenza ed evidenziano possibili rischi da considerare e soppesare.

Vi è anzitutto un aspetto quantitativo che determina un rischio di squilibrio dell’armonico sviluppo del Sé ed apre la strada a possibili situazioni di patologia.

L’uso massiccio del virtuale, in particolare i video giochi, ma anche l’uso della messaggistica nella quale le ultime generazioni mostrano un virtuosismo incomparabile alla maggior parte dei loro genitori, amplifica l’uso della motricità fine e della velocità esecutiva (sia cognitiva che motoria), al contempo riducendo (se non altrimenti compensato) l’uso dei movimenti lenti e ampi, che sono alla base dei movimenti assertivi e di apertura e permettono il tempo necessario a metabolizzare le esperienze registrandole in specifici pattern neurali. La velocità dei processi attentivi richiesti dalle tecnologie produce inoltre una stimolazione dell’asse HPA (l’asse dello stress) che, iperstimolata, può avere effetti negativi, mantenendo uno stato cronico di allerta con effetti sul breve e lungo periodo: come possibili disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, ansia ed eccitazione.

Ma soprattutto sono da considerare gli aspetti qualitativi dell’esperienza e da essi gli effetti più gravi sul lungo periodo. La possibile sostituzione in età evolutiva (sia per il tempo impiegato nei videogiochi che nell’uso delle piattaforme digitali di comunicazione) di una fetta significativa di relazioni reali, corporee, viscerali ed emotive con relazioni virtuali, rischia di impedire o rendere carente il basilare tirocinio relazionale, emotivo e corporeo nelle EBS.

In particolare il rischio è di non supportare lo sviluppo adeguato dei Funzionamenti di Fondo prima indicati; in primis quello del Contatto. Se l’effetto immediato può essere di deprivazione del bisogno  relativo, e sostenere stati di ansia e incertezza, carenza di rassicurazione e possibilità di stare, fermandocisi, nel nutrimento affettivo della vicinanza, l’effetto a lungo termine ancor più grave rischia di essere il non corretto sviluppo del Funzionamento di fondo nella vita a seguire; minando la possibilità di poter stare bene nelle relazioni di prossimità e attingere da esse risposta al bisogno primario di contatto: le capacità relazionali, private di un loro aspetto centrale, rischiano di essere insufficienti ed alterate.

Analogamente alterato può essere il Funzionamento di fondo del Contenimento; compensato a volte con lo sviluppo di atteggiamenti di falsa autonomia (faccio da solo), altre volte schiacciato da un senso pervasivo di peso e solitudine, ma accumunato dalla difficoltà di partecipazione alle interazioni (anche di gruppo), implementando vissuti di incomprensione, rancori e frustrazione.

Il senso del Limite, reso labile dall’apparente semplicità del virtuale che non permette di testare a sufficienza l’impegno necessario per costruire e mantenere una relazione, bypassando la complessità delle esperienze reali, apre la porta a una fittizia quanto instabile onnipotenza, come all’intolleranza delle frustrazioni, alla non percezione delle proprie azioni e loro conseguenze (esempio il cyberbullismo (Cyberbullismo e media sociali: dipendenze, senso di inadeguatezza stress e ansietà) e la problematica, drammatica a volte, del diritto all’oblio).

Infine rischiano di svilupparsi in modo alterato i Funzionamenti di Fondo della Forza e della Consistenza. Anche qui tirocinio carente può impattare sulla capacità futura di affermare una propria idea, pensiero e progetto, affrontare situazioni conflittuali con la fiducia di poterne uscire vincenti e tollerare la frustrazione quando ciò non accada senza sentire far venire meno per questo la propria autostima.

Responsabilità adulte

Come minimizzare i rischi e massimizzare i benefici nell’uso delle nuove tecnologie digitali?

Gli adulti, come genitori e figure di accudimento in genere (includendo anche gli educatori) sono chiamati al loro ruolo di guida. Non solo dal punto di vista quantitativo, peraltro necessario, di regimentare e regolamentare l’uso delle tecnologie (non è stato qui sollevato il tema del rischio derivante dall’inquinamento elettromagnetico), ma soprattutto da quello qualitativo. Guida significa accompagnare in esperienze e non semplicemente vigilare. Purtroppo la capacità adulta di guida è oggi minata da innumerevoli incertezze e dubbi che colludono con la funzione spesso utilizzata delle tecnologie come babysitter.

Spesso i genitori hanno (bombardati essi stessi da  spinte prestazionali irrealizzabili) difficoltà a dare limiti chiari, accogliere e gestire le emozioni, incentivare le relazioni sociali; soprattutto in un clima sociale di sospetto dilagante come l’attuale. Eppure responsabilità non dovrebbe significare colpa, ma potere di intervento. Quanto tempo passiamo con i nostri figli per stare veramente con loro, giocare con loro, ascoltarli standoci veramente e non in modo distratto o sbrigativo?

L’avvento inevitabile di nuove forme di comunicazione, dannoso se in sostituzione di, può divenire virtuoso solo se in aggiunta a: la presenza dell’adulto deve essere incentivata, le relazioni reali implementate e gli ambienti familiari resi più aperti. È possibile apprendere come stare con le persone in modi soddisfacenti solo standoci, sviluppare capacità di contatto, contenimento e forza solo vivendo nelle relazioni reali (con pelle, muscoli, ormoni, pensieri e valori) il Contatto, Contenimento e Forza. Il primo luogo di prevenzione primaria è la famiglia, il secondo il Nido; successivamente la plasticità del Sé progressivamente si riduce.

E i bambini di oggi saranno poi chiamati a loro volta ad assumere loro stessi il ruolo di guida genitoriale.

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