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Tecnologie e sviluppo del Sè

Tecnologie e sviluppo del Sè

28 Novembre 2018 Psicologia e Tecnologia
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I social e le nuove tecnologie, se non snaturate dal loro obiettivo iniziale ossia di sviluppo e di miglioramento, possono davvero essere un’importante opportunità di crescita. Penso, per esempio, a quei bambini/ragazzi che hanno difficoltà negli apprendimenti: in questo caso, tecnologie specifiche, possono davvero essere di aiuto a questi ragazzi, supportando genitori e insegnanti, e permettendo loro di non abbandonare lo studio per la fatica incontrata nel loro percorso scolastico, come invece accade in situazioni estreme.

La tecnologia ha cambiato comportamenti e abitudini, modi di pensare, di relazionarsi agli altri e a sé stessi, il modo con cui classifichiamo la realtà di cui facciamo esperienza. L'identità del proprio Sé non è un regalo del nostro codice genetico, neppure una destinazione finale. È un viaggio continuo, fatto di impegno e duro lavoro individuale. È un processo che inizia dall'infanzia e dura nel tempo, impegnando funzioni cognitive, emotive, relazionali e processi biologici profondi. Dall’esito di questo viaggio discenderà la capacità del cucciolo umano di soddisfare nella vita, in modo indipendente, i suoi bisogni di fondo, ovvero salute e benessere. In stretta simbiosi con dispositivi, giochi e applicazioni, i bambini di oggi crescono in ambienti ibridati tecnologicamente che incidono sullo sviluppo del Sé, sul loro ambiente e sulle loro relazioni con genitori e adulti.  Su questi temi SoloTablet ha deciso di sentire cosa ne pensano gli psicologi funzionali. 

In questo articolo proponiamo l’intervista che  Carlo Mazzucchelli  Alessandro Bianchihanno condotto con Sandra Zagni, psicologa Funzionale presso l’Istituto di Psicologia Funzionale di Firenze e l’Associazione Professionale Il Rocchetto di Borgo San Lorenzo (FI). 


Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull’era tecnologica che viviamo? 

Mi occupo di infanzia ed adolescenza oltre che dell’età adulta. Seguo genitori preoccupati per il benessere dei loro bambini attraverso consulenze o, laddove necessario, terapie che coinvolgono il bambino o il bambino ed i genitori nella loro relazione. Propongo anche gruppi per bambini e ragazzi con difficoltà scolastiche, essendo i disturbi dell’apprendimento una delle tematiche attuali di rilevanza. 

Ritiene che nello sviluppo del Sé le tecnologie attuali giochino un ruolo significativo? Se ritiene di sì quali sono secondo lei, in ottica funzionale, i rischi e i pericoli che ne derivano? Quali sono le opportunità e in che modo si potrebbe trarne benefici e vantaggi nell’espressione della genitorialità?

Sicuramente le tecnologie svolgono un ruolo significativo nello sviluppo del Sé. Sono ormai una costante dell’ambiente in cui viviamo e ne siamo a contatto quotidiano.

Credo che il rischio in cui possiamo cadere sia proprio nel loro allontanarsi dal fine per cui si sono sviluppate: per scopi produttivi e di crescita. Non possiamo permetterle di impattare negativamente col benessere psico-fisico, perché questo significherebbe il suo fallimento per mancato raggiungimento del proprio scopo. Purtroppo esistono invece numerosi rischi derivanti da un utilizzo improprio della tecnologia.

Prendiamo ad esempio l’utilizzo dei social, perché è l’esempio più immediato che aiuta a comprendere ciò che intendo dire: può essere molto pericoloso quando il contatto con l’altro si limita al solo virtuale ed il social non è poi veicolo di un incontro reale. Ecco che allora, infatti, si impedisce alla persona la naturale espressione nella sua interezza nella relazione, compresi gli aspetti legati alla fisicità. Questo, tradotto in termini Funzionali, significa provocare scissioni, ossia l’interruzione dell’unità armoniosa del Sé nel rapporto con l’altro (e quindi con se stessi) e, dunque, del benessere di una persona.

Vale lo stesso principio se releghiamo il concetto di “persona” al suo profilo social. Il “profilo”, come ci suggerisce il termine stesso, dovrebbe ricordarci che è solo un aspetto della persona, una facciata, anche vera ma parziale, difronte alla quale non dovremmo fermarci, ma essere stimolati, magari incuriositi dal profilo, ad andare poi a conoscere la persona nella sua complessità reale.

I social e le nuove tecnologie, se non snaturate dal loro obiettivo iniziale ossia di sviluppo e di miglioramento, possono davvero essere un’importante opportunità di crescita. Penso, per esempio, a quei bambini/ragazzi che hanno difficoltà negli apprendimenti: in questo caso, tecnologie specifiche, possono davvero essere di aiuto a questi ragazzi, supportando genitori e insegnanti, e permettendo loro di non abbandonare lo studio per la fatica incontrata nel loro percorso scolastico, come invece accade in situazioni estreme. 

 

Quali ritiene siano i Funzionamenti di fondo messi maggiormente a rischio dalla pervasività tecnologica che ha cambiato i contesti familiari e ambientali, nei quali il bambino si trova oggi a fare esperienza di Sé? 

Molte Funzioni del Sé sono messe a rischio dalla pervasività tecnologica determinandone una alterazione. Penso ad esempio al respiro, apneico o corto, che accompagna le interminabili sessioni di videogioco in molti ragazzi. A volte prolungate per ore, addirittura pomeriggi o nei casi peggiori giornate.

Quel respiro trattenuto per troppo tempo davanti allo schermo di gioco sostiene, assieme al tono muscolare ed alla rigidità posturale, rivela uno stato di attivazione del proprio organismo, un irrigidimento del Funzionamento di fondo del Controllo sulla polarità di forte attivazione a scapito dell’allentamento.

Un dispendio energetico cronico che può essere origine di disturbi. 

 

Nello specifico dei social, su quali Funzionamenti di fondo è più importante focalizzare 'attenzione per attività di prevenzione e salutogenesi? 

Nell’uso eccessivo dei social, soprattutto se in sostituzione di rapporti reali, è limitata l’espressione della persona soprattutto sul piano fisiologico, muscolare/posturale, ma anche emotivo. Parzialmente meno sul piano cognitivo, che anzi potrebbe subire ipertrofie, ossia sviluppo eccessivo in alcune sue Funzioni; sto parlando di casi gravi dove, per esempio, fantasia e ed immaginazione non lasciano più spazio ai ricordi concreti, alla struttura del tempo, alla progettazione di azioni concrete, con conseguente “perdersi” dell’individuo nel mondo virtuale. Si erodono principalmente i Funzionamenti di fondo che supportano la fiducia (nell’altro e in se stessi) e l’empatia: come il Contatto, l’Abbandonarsi all’altro, la Forza calma.

Di sicuro per prevenire questi casi, dobbiamo riportare l’attenzione all’importanza del movimento e la sua valenza relazionale, in particolare del movimento ampio, che può esprimersi solo se l’individuo riesce a liberarsi dallo stretto spazio di una sedia; dobbiamo riportare attenzione al tono della voce, veicolo di espressività emozionale, silenziata nella comunicazione social. 

 

Quanto spesso le capita di imbattersi in disturbi correlati all’uso della tecnologia in età evolutiva? Se le è capitato ci può raccontare dei casi di studio o delle esperienze fatte? Che tipo di disturbi ha prevalentemente incontrato? 

Nella mia esperienza ho incontrato diversi casi di disturbo correlato all’uso della tecnologia.

I casi che mi vengono in mente, riguardano tutti la dipendenza da videogioco che, sempre nella mia esperienza, sembra essere il disturbo più diffuso per l’età evolutiva. In questi casi, si cerca di riportare il bambino/ragazzo ad un sano e bilanciato utilizzo della tecnologia, che non vada ad alterare, come spesso accade, l’alternanza sonno-veglia con conseguenti disturbi dell’umore e del metabolismo.

 

Come giudica il ruolo educativo dei genitori sul tema? Può rispondere indicando semplicemente una sua valutazione quantitativa (scarso, sufficiente, buono, ecc.) o raccontando la sua esperienza sul campo. 

I genitori giocano ovviamente un ruolo fondamentale nell’educazione dei figli per un utilizzo appropriato degli strumenti tecnologici.

Frequentemente sono in difficoltà e talvolta arresi all’ineluttabile, ma nella mia esperienza non posso che giudicare positivamente i genitori che incontro, perché nel momento in cui si presentano per chiedere aiuto, si dimostrano pronti a mettersi in gioco per aiutare il proprio figlio/a e, pertanto, pronti a riappropriarsi del loro ruolo educativo.

 

Come valuta le istituzioni educative e cosa dovrebbero fare che non fanno? Che tipo di conoscenze potrebbero essere utili a una maggiore e migliore comprensione del fenomeno tecnologia e delle sue rivoluzioni? 

Ogni periodo storico ha una sua rivoluzione e non è facile intervenirvi mentre è in corso. La rivoluzione odierna è nella penetrazione nuova e diffusa della tecnologia in tutti gli aspetti della vita. Questo non giustifica gli errori che possono essere stati fatti o che si fanno, ma credo che dobbiamo tenere ben presente questo concetto per non incorrere in giudizi troppo frettolosi e poco costruttivi.

Non è ancora chiaro, né forse immaginabile, l’effetto a lungo termine. Le istituzioni educative dovrebbero educare al ragionamento critico, quindi, laddove esistano istituzioni che hanno perso questo loro grande ruolo, è opportuno che si adoperino urgentemente per recuperarlo. Non ho la sensazione che la consapevolezza di questa urgenza sia forte.

Formare a crescere individui che guardino a Sé e all’altro in maniera critica e responsabile, è compito complesso, un  educare alla “cura” e all’ “avere cura” in controtendenza con l’enfasi della superficialità e della fretta diffusa. In questo un ruolo fondamentale continueranno ad averlo tutte le Scienze, compresa la psicologia, che dovrebbero maggiormente sforzarsi di comunicare le nuove e importanti conoscenze che si vanno delineando. 

 

Sarebbe interessata a fare rete con altri professionisti sul ruolo della tecnologia nello sviluppo del Sé del bambino e sul suo benessere psicobiologico? Se sì quali attività ha già svolto in questo ambito? Ritiene che la Psicologia Funzionale possa offrire un valore aggiunto rispetto ad altri approcci, ad esempio per attività di prevenzione e salutogenesi? Cosa ritiene di poter offrire in base alle sue competenze ed esperienze specifiche? 

Proprio per l’importanza che giocano le Scienze in senso lato per l’acquisizione di consapevolezze fondamentali per la cura del proprio e dell’altrui benessere, trovo fondamentale la collaborazione tra i vari professionisti. Ogni Scienza nasce e si sviluppa con l’intento di produrre una crescita di sapere da riversare nelle pratiche concrete.

La Psicologia Funzionale in questo senso può apportare un notevole contributo in questo obiettivo di crescita, perché può contribuire ad indirizzare o a reindirizzare questo sviluppo verso il benessere dell’individuo.

Pertanto come  psicoterapeuta Funzionale mi sento coinvolta nel salvaguardare i Funzionamenti di fondo del Sé, specie in età evolutiva, e dunque l’integrità del Sé, anche grazie ad un uso corretto della tecnologia.

*Tutte le immagini sono scatti fotografici di Carlo Mazzucchlli in viaggio in Olanda e Cornovaglia 

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