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La leggerezza dell’essere digitale

La leggerezza dell’essere digitale

25 Luglio 2013 Antonio Fiorella
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La “fatica di leggere” non può competere con la “facilità di guardare”. Le giovani generazioni lo sanno e ne condividono lo spirito.

L’arcivescovo Gabriele Paleotti, nel Discorso intorno alle immagini sacre e profane (1582), enunciò chiaramente che i libri sono letti dai pochi intelligenti mentre la raffigurazione pittorica si rivolge a persone di qualunque livello culturale.

Nel racconto o nella narrazione per suoni e immagini c’è un aspetto ludico non trascurabile: “Si ascolta in compagnia, si legge in solitudine”.

Ma anche le modalità di lettura e di scrittura si sono trasformate. Il testo è diventato multimodale e conviviale. Si può leggere sullo schermo di un computer, sovente sotto gli occhi di quanti condividono il medesimo ambiente. L’e-book ha di fatto smaterializzato il libro che ha cessato di essere un prodotto avente una propria rigidità, una specie di “supporto fisso”.

Una volta mettere su carta i propri pensieri imponeva un processo di attenta elaborazione preventiva. E in seguito ogni revisione o correzione implicava una estenuante riscrittura, dell’intera pagina e anche di interi capitoli. Diversamente dal testo che veniva scritto con gli strumenti del passato, il testo digitale si propone con leggerezza. Può essere modificato, ripristinato nella forma iniziale e a più riprese ricorretto. Scomparsa però “la fisicità” originale, emerge un aspetto tutt’altro che secondario: quello della sicurezza. La manipolazione dei dati, perfino di una testimonianza, è resa possibile in quanto “la storia del mondo digitale va di pari passo con l’evoluzione della falsificazione dei suoi prodotti”.

George Orwell, nel libro 1984, ha descritto lo scenario, verosimile, di Stati totalitari dove il potere impone di riscrivere cronache e libri di storia per allinearli alle logiche del potere.

Secondo Max Weber la società tradizionale è “basata sull’autorità dell’eterno ieri, vale a dire del costume consacrato da una validità risalente a tempi immemorabili e da una disposizione consuetudinaria alla osservanza”. Nelle società moderne convivono sia ambienti aperti alle correnti di pensiero più innovative sia sacche di popolazioni che conservano tradizioni incentrati su culti religiosi e costumi propri.

Il mondo digitale ha dato la stura a un contesto di natura anarchica dove la conoscenza si presenta frammentata e per frammenti si accumula. “Il testo non è più un’unità inscindibile protetta da una membrana... è [piuttosto] una miniera a cielo aperto”.

Nella trasmissione della conoscenza è interessante il confronto delle varie discipline. L’apprendimento della matematica ad esempio avviene per “accumulazione di nozioni che si connettono via via tra loro”. Le nozioni basilari devono essere apprese secondo la logica gerarchica stabilita.

“In altre parole, riporta Raffaele Simone in Presi nella rete, in alcune discipline si entra solo dalla porta principale; in altre da qualunque porta”.

 

Cliccate qui per approfondire il pensiero di Raffaele Simone in Presi nella rete (La mente ai tempi del web)

 

 

 

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