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Quanto prima sarà possibile rivendere gli ebook

Quanto prima sarà possibile rivendere gli ebook

13 Marzo 2013 Antonio Fiorella
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Prima Amazon poi Apple hanno registrato brevetti per creare spazi di scambio per qualsiasi tipo di pubblicazione in formato digitale. Brevetti che non hanno mancato di spaventare autori ed editori che temono, se queste piattaforme vengono messe in funzione, di vedere il loro lavoro notevolmente svalutato.

Sarà possibile rivendere gli ebook... ma non liberamente, titola un articolo di Hubert Guillaud su Le Monde.

Un libro e la sua versione ebook sono simili, salvo che, se non vi piace o una volta che l’avete letto, non potete rivenderlo nella sua versione numerica. Ma prossimamente ciò potrebbe cambiare, sostiene David Streitfeld sul New York Times.

Finora i diritti d’autore erano limitati alla prima vendita (secondo “la teoria dell’esaurimento del diritto”). Dopo di che, la compravendita è considerata libera. La compravendita di prodotti digitali sono invece legati alle licenze, che autorizzano a prestare o meno o a rivendere l’ebook o il film che avete comperato. Il codice d’accesso, DRM (Digital Rights Management), introdotto nelle pubblicazioni digitali è là per impedire di copiare e scambiare i contenuti. I sistemi Amazon e Apple utilizzano le loro banche dati e i DRM per consentire ai loro clienti di vendere i prodotti digitali che avrebbero acquistati per uso proprio, sopprimendo l’elemento del loro conto e apparecchio, e  tracciando la storia di questi scambi.

Sistemi di scambio di prodotti digitali esistono già. E’ il caso di ReDigi, una piattaforma che propone la compravendita d’occasione della musica digitale. Da molti mesi è in corso una battaglia legale, condotta dalle società di produzione che non vogliono aprire questo mercato (il tribunale di New York dovrebbe presto, finalmente, prendere una decisione). La piattaforma ha avuto il suo bel da fare a mostrare il lato positivo alle case discografiche. Da quando esiste, ReDigi ha dimostrato che il suo sistema di verifica delle registrazioni via iTunes (al fine di controllare se gli scambi erano avvenuti legalmente) erano alquanto affidabili.

Questi spazi di vendite d’occasione rischiano di essere sovraccaricati di condizionamenti. Esistono molte limitazioni nel sistema prospettato da Amazon, sottolinea Actualitté, che garantirebbe un limite di rivendite nel tempo, e secondo il tipo di cliente (i clienti Premium di Amazon avrebbero più diritti degli altri). Durata e limite nel numero degli scambi sono già predisposti e dovrebbero abbondantemente inquadrare il mercato (alcune transazioni potrebbero persino essere impedite in funzione della data di uscita dell’opera, del prezzo chiesta dal rivenditore, dall’acquirente, dalla frequenza o dal numero delle rivendite...).

Per rendere il sistema più seducente agli autori ed editori, sarà sufficiente a Amazon e Apple di prospettare la divisione dei profitti generati dalle vendite d’occasione, ciò aprirebbe le trattative. D’altronde ReDiGi lo aveva chiaramente evocato a TOC 2013.

Se i consumatori hanno delle ragioni per essere entusiasti, si evince che la situazione spaventi tutti gli attori del libro, dagli autori agli editori. Benché i rischi sembrino piuttosto delimitati. Le piattaforme potrebbero anche aprire uno spazio alla retribuzione degli aventi diritti, ciò che non era possibile nel caso del mercato d’occasione dei beni fisici.

Amazon non ha fissato una data per il varo di tale mercato di scambio. Apple nemmeno. Evidentemente tutti aspettano la sentenza di ReDigi. Nessuno sa se occorrerà l’accordo con gli editori per organizzare questo mercato. Non farlo potrebbe scatenare una sommossa - ma si può ancora organizzare un boicottaggio quando queste due piattaforme fanno più della metà delle vendite? Inoltre gli editori avrebbero tutto l’interesse a partecipare a queste decisioni per discutere sia la cronologia dell’evento sia le commissioni.

Il problema è che questi sistemi, che sembrano poggiare sui DRM, mostrano l’importanza della tracciabilità degli acquisti e degli apparecchi: la rivendita è possibile solo perché le piattaforme sanno che avete comprato questo o quel titolo e fino a quando resta nell’ecosistema secondo la decisione del costruttore. La discriminazione dell’utente si posiziona ancora più avanti nei nostri sistemi socio-tecnologici: perché si potrà rivendere questo titolo e non un altro, chi regolamenterà gli intervalli di tempo e il numero di volte in cui i prodotti possono essere scambiati, ecc.?

Ancora una volta è poco probabile che gli utenti siano invitati alla tavola dei negoziati su ciò che potranno fare. Il rischio è che si abbandonino alcuni fronti essenziali, come il rifiuto dei DRM, per nuove opportunità (la possibilità di rivendere i prodotti digitali). Diventa chiaro che quando ci rendono le cose più comode non sappiamo sottrarci a nessuna novità.

 

(Traduzione libera di AF)

 

Fonte: Le Monde

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