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Sfuggiti attraverso il buco dell’ozono

Sfuggiti attraverso il buco dell’ozono

20 Marzo 2014 Antonio Fiorella
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L’aereo della Malaysia Airlines scomparso dagli schermi radar - e poi sembra dai cieli, esce dalla cronaca ed entra di diritto nella narrativa. (E quando ciò accade i successivi sviluppi si ammantano di ulteriore mistero).

Se ne ricava che gli aerei supersonici superano non solo le barriere del suono, ma sforano anche le maglie della asfissiante tracciabilità digitale, descritta con dovizia di particolari dall’autrice, Julia Angwin, nel suo libro “Dragnet Nation, a quest for privacy, security, and freedom in a world of relentless  surveillance” (che provo a tradurre liberamente: Il Regime delle Banche Dati, una invocazione a favore di privacy, sicurezza e libertà in un mondo di continua e spietata sorveglianza).

Che sollievo! Di fronte a fatti di cronaca così eclatanti, dove le maglie del controllo vengono di colpo sfilacciate, la mia reazione è di sollievo. Poi, timori a parte per le persone drammaticamente coinvolte, insorgono altri pensieri.

A suo tempo ci siamo occupati di un altro caso di cronaca. Scenario diverso, ma riguardava anch’esso un mezzo di trasporto, la navigazione; ci aveva colpito per la sorprendente assonanza con un fatto narrato da Joseph Conrad risalente ad ben oltre un secolo prima. Segni inequivocabili che spazio e tempo sono elementi relativi (come ha rivelato uno scienziato del primo novecento) spesso di difficile comprensione e pertanto impossibili da imbrigliare in un algoritmo, poiché quando meno te l’aspetti hanno il potere di sorprenderci.

 

 

Ancora più interessanti sono le considerazioni che seguono questi squarci di una realtà prima vissuta come cappa opprimente e poi improvvisamente come una liberazione dal refrain “tutti tracciati e schedati”. Quindi il controllo non è mai totale; ci sono margini per sottrarsi dalla tutela e dall’ubiquità della tecnologia; e non mancano altri generi di sorprese. Almeno per gli ignari mortali. Ad esempio quella di apprendere (radio 24) che GoogleMaps utilizza dei dispositivi tecnici dell'esercito USA degli anni '80! E quali dispositivi tecnologici sono stati prodotti e messi a disposizione successivamente dall’industria bellica? Un’altra riprova che il mondo civile naviga/svolazza con forti margini di ritardo per rapporto ai colossi dell’avanzatissimo mondo tecnico-scientifico-digitale a disposizione degli apparati militari. ( http://www.solotablet.it/blog/solo-ebook/come-la-ricerca-bellica-fabbrica-nemici) Ecco, recentemente la mia attenzione è ammaliata da questo deficit di conoscenza che ci separa (la mia gattina Lola e me) dal mondo ipertecnologico.

In attesa di sviluppi sul misterioso evento dell’aereo malese che per clamore forse sorpassa persino gli avvistamenti di UFO, traccio qualche riga aggiuntiva sul libro già citato di Julia Angwin, Dragnet Nation.

Il sito patientslikeme è un social network che permette ai pazienti di confortarsi a vicenda, confrontarsi, raccontarsi, mettere in comune le rispettive esperienze e angosce. Due pazienti affetti da leggeri disturbi mentali che vivevano in paesi diversi si conobbero attraverso il S/N, si sentivano più a loro agio nel confidarsi reciprocamente, nel parlare tra di loro piuttosto che farlo con amici e parenti. La scioccante sorpresa fu quella di apprendere che il sito vendeva contenuti e dati dei loro membri alle case farmaceutiche.

Quando si entra a far parte di un social network molti non si rendono conto di aver aderito e firmato clausole liberatorie che permettono ai gestori di utilizzare i loro dati personali per fini commerciali.

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Le banche dati che raccolgono informazioni cadono facilmente nella zona grigia fra ciò che è legale e ciò che è socialmente accettabile. Viviamo in una situazione di intromissione continuata nella sfera privata delle persone a un livello mai raggiunto in precedenza. Seconda quanto è emerso dai documenti diffusi da Edward Snowden (2013) la National Security Agency (NSA) intercetta tutto il traffico telefonico e internet a livello mondiale. Persone inserite nelle liste no-fly (divieto di salire su un aereo) non sono mai state informate sulle motivazioni che hanno determinato a monte tale decisione.

Nel 1999 Docusearch fornì l’indirizzo di una donna all’uomo che l’ossessionava. La donna fu uccisa e i familiari fecero causa alla società vincendo la battaglia legale dopo sei anni. La ditta in questione fu costretta a pagare un risarcimento, ma è tuttora in attività e i prezzi sono scesi da quasi 200 $ a 95 cents per rapporto completo su un individuo.

Gli Stati Uniti hanno disposto che passaporti e documenti identificativi siano provvisti di dispositivi “radio-frequency identification chips” (RFID) che trasmettono i dati a breve distanza.

Si è scoperto che nella Harrinton High School i tecnici avevano installato nei PC della scuola, prestati in comodato d’uso agli studenti, dei software con webcam che li spiavano a loro insaputa dovunque si trovassero.

Nick Bilton rimase scioccato nel constatare che ad una conferenza di Google alcuni partecipanti indossavano i google glass persino mentre erano all’orinatoio.

Insomma l’aneddotica è vasta. E i problemi connessi sono tanti. Vanno dal furto d’identità, dal diventare target inconsapevoli di pubblicità indesiderata, al trovarsi classificati in una categorie di persone, all’esporsi a ricatto se si è provveduto a scaricare film porno. Ci sono individui che agiscono come cacciatori di taglie: con il pretesto di esigere dei diritti di copyright, mirano a creare imbarazzo alle persone e spingerle a concludere al più presto un accordo per tacitare ogni cosa.

Che aspetti controversi ha l’architettura google? Nel cercare un nominativo che suona familiare per una persona di colore, è probabile di ricevere indicazioni che un certo “Trevon Jones” è stato arrestato. Se la ricerca è condotta su un nominativo tipico di un bianco, questo genere di associazione non viene fatta. Medesima cosa per quanti avessero selezionato i nomi di Barack Obama oppure Mitt Rommey, il candidato repubblicano. E’ molto probabile che nel cercare un prodotto qualsiasi come un dentifricio, accanto alla vostra ricerca compaia il nome di Obama e non quello di Mitt Rommey.

Martin Abrams, un esperto di questioni di privacy, definisce questo approccio “boxing”, ossia quello di collocare ogni individuo in una “scatola” restringendo quelli che “dovrebbero” essere i campi di interesse per ciascun individuo.

Si può essere manipolati finanziariamente; un algoritmo può esporre i prezzi online all’esatto livello del soggetto che naviga in rete. Provate a fare la medesima ricerca dal computer di un amico o parente e scoprirete delle differenze a volte significative.

L’attacco alle Torri gemelle del 2001 combinato con lo scoppio della bolla delle dot.com ha avvicinato gli organismi governativi addetti alla sicurezza alle società della Silicon Valley. Entrambi si sono orientati verso l’obiettivo comune di raccogliere vaste quantità di dati personali e di analizzarli, per ragioni di sicurezza gli uni, per rimpinguare i profitti le altre.

I famosi diritti costituzionali delle persone riconosciuti dal quarto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, tante volte citati nei telefilm d’importazione, sono stati anch’essi sorpassati dalla tecnologia.

Ecco quindi l’accendersi del mio interesse nel cogliere a volo la notizia sull’aereo malese scomparso, così come nell’ascoltare casualmente la segnalazione che “l’idraulico batterà il robot” anche nel prossimo futuro. (lettura.corriere.it/solo-l’idraulico-battera-il-robot/)

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