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A tavola conversare è meglio di messaggiare

A tavola conversare è meglio di messaggiare

16 Aprile 2018 Carlo Mazzucchelli
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Il galateo non è più un elemento distintivo nella vita della maggioranza delle persone, forse perché pochi possono oggi aspirare a essere "dei signori o dei signorini". Nel frattempo si è affermato un altro galateo che coinvolge la stragrande maggioranza delle persone, siano esse nativi o immigrati digitali.

È un galateo imposto e subito, dettato dalla presenza a tavola di oggetti alieni e intrusivi che poco hanno a che fare con cibi e strumenti per cibarsi, oggetti che hanno finito per dettare legge e demolire la conversazione a tavola, rendendo ancora più difficoltosa la relazione tra genitori e figli, ragazzi e adulti. Smartphone, iPod e relativi auricolari, tablet e altri oggetti tecnologici hanno colonizzato le tavole familiari e sociali ma prima ancora le sinapsi di chi le frequenta. Non è un caso che molte mamme chiamino a tavola i loro figli inviando un messaggio SMS o WhatsApp e poi si trovino in difficoltà a dare forma a conversazioni umane ("lo spegni quello smartphone?" é l'urlo di battaglia!), non digitali, le uniche peraltro capaci di dilatare i tempi di permanenza intorno ad una tavola imbandita e di favorire dialoghi su temi diversi da quelli abitudinari o puramente funzionali al pasto in corso.

La tecnologia è presente a tavola da anni nella forma di radio e televisione ma il dispositivo mobile ha cambiato tutto, per la sua portabilità, pervasività, invasività, presenza continua e soprattutto pratiche d'utilizzo. Questo cambiamento non è però definitivo o irreversibile. Non lo è in casa così come sui tavoli di un ristorante o al bancone di un bar. Messaggiare fa bene ed è diventato il modo più semplice di comunicare ma non è sufficiente a garantire la felicità e a dare senso alla conversazione. Non facilita neppure lo scambio di emozioni che sempre avviene attraverso la voce, lo sguardo e il linguaggio del corpo.

A dare un senso di marcia diverso al cambiamento in corso sarà la scelta di molte persone di recuperare la voglia e il piacere di conversare, di uscire dall'ipnosi digitale e dal mutismo reso assordante e surreale dalle tecnologie usate, di assaporare nuovamente il piacere della chiacchiera prolungata, di recuperare il gusto della dialettica, del ragionamento, della retorica, dell'eloquio, della telefonata (oggi prevalentemete si comunica scrivendo), e del parlare in pubblico. Parlare, conversare, dialogare sono esercizi utili e necessari per far crescere le capacità relazionali ma anche per crescere dentro, grazie all'autostima che sempre deriva dal riconoscere in sé valori, talenti, immaginazione e abilità dialettiche.

Avendo imparato nuovamente a conversare si può tornare a messaggiare! Il risultato però sarà molto diverso e il bisogno di farlo sarà probabilmente minore.

Un testo tratto dal mio ultimo e-book: 100 strategie analogiche per resistere al digitale (e allo smartphone).

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