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Almeno quando sei in bagno evita di fare selfie, soprattutto non condividerli

Almeno quando sei in bagno evita di fare selfie, soprattutto non condividerli

13 Marzo 2018 Carlo Mazzucchelli
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La pornografia ha molte facce, oggi anche quella dei selfie scattati in bagno e condivisi rapidamente nella speranza che possano diventare virali. Una semplice ricerca in Google Search con parole chiave appropriate permette di visualizzare migliaia di link a video ospitati su siti porno o semplicmente resi disponibili su altri canali Web non ancora presidiati e con algoritmi attivi per oscurare contenuti ritenuti osceni.

Molti selfie scattati nei bagni pubblici, nelle toilet dei bar, nei bagni eleganti di un hotel, di un'azienda o semplicemente di casa propria, sono semplicemente inguardabili, privi di alcuna vocazione artistica ed erotismo, osceni e fastidiosi per le scenografie che riempiono il display. I selfie a sfondo sessuale sono diventati virali e pratica diffusa fin dall'inizio, anche per azioni violente di sexting e bullismo digitale. L'impossibilità o incapacità di mostrare attività in grado di mostrare qualche azione condivisa da partner consenzienti, pelle contro pelle, ha scatenato una creatività oggi testimoniata in Rete con migliaia di prodotti che hanno come sfondo il bagno e spesso anche i suoi rumori. Non quelli dei gridolini, squittii o ruggiti che spesso accompagnano attività masturbatorie e sessuali ma quelli ben più conosciuti per la frequentazione abitudinaria dei luoghi in cui si manifestano.

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L'egemonia digitale

Gli attori più scatenati nella produzione di selfie a sfondo sessuale, anche da gabinetti, bagni e toilet, sono di genere femminile, proprietari di profili digitali su piattaforme come Slut, Sink, Yik Yak, Kik, Snapchat, Revenge.porn, Tinder e molti altri. Account senza i quali molte ragazze non saprebbero cosa fare, dove orientare la loro attenzione e l'obiettivo della fotocamera del loro smartphone. Il risultato è un'infinità di fotografie e immagini di nudo, la produzione e circolazione di video amatoriali  a sfondo sessuale e pornografico, sempre al confine tra l'espressione narcisistica del Sé e i rischi che si corrono in termini di sexting e cyber-bullismo. I rischi, che interessano anche persone di genere maschile, dipendono certamente da comportamenti individuali più o meno leciti ma sono tutti legati alla condivisione e alla viralità della Rete, spesso non voluta, non immaginata e sicuramente non desiderata.

I media sociali sono diventati per molte persone, soprattutto per i nativi digitali, gli unici spazi abitati e nei quali sentirsi vivi. Molti di loro odiano questi spazi, ciò che rappresentano e raccontano ma non sono in grado di abbandonarli perché non percepiscono l'esistenza di alternative possibili e perché in quei luoghi si sviluppa la cultura delle generazioni a cui sentono di appartenere. Imprigionati nei mondi virtuali della Rete e sovraccaricati di informazioni, immagini e video (non solo sessuali e pornografici) non rimane altra scelta che quella di evitare almeno alcuni comportamenti, ad esempio quelli che portano all'autoscatto in luoghi privati e destinati ad altre più urgenti e fisiologiche funzioni. Qualora non se ne potesse fare a meno, il suggerimento a tutti è di evitare qualsiasi condivisione e di verificare che gli automatismi delle APP usate non siano all'origine della stessa e forza trainante della loro viralità.

Evitare la condivisione serve anche a proteggersi da eventuali abusi, attività di sexting e di cyberbullismo dalle conseguenze imprevedibili e nefaste come quelle testimoniate dai molti casi di cronaca che stanno riempiendo le prime pagine dei media e dei giornali di questi giorni.


 

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