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Cosa ci stanno facendo le bufale e le Fake News e cosa possiamo fare noi per evitarle

Cosa ci stanno facendo le bufale e le Fake News e cosa possiamo fare noi per evitarle

13 Luglio 2017 Carlo Mazzucchelli
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False verità e fake news sono sempre esistite ma la pervasività della tecnologia, la globalizzazione e l'imbarbarimento della politica e dei poteri nascosti dei nostri tempi le hanno trasformate in macchine e strumenti potenti di manipolazione, controllo e potere. Non c'è da meravigliarsi allora se tutti i media, il quinto potere ancora resistente, se ne stiano occupando con cura e insistenza. Ad esempio chiedendosi se si stia facendo a sufficienza per impedirle, bloccarle e/o renderle innocue.

Un modo per cercare di capire se e quanto si stia facendo per contrastare la diffusione delle fake news è di osservare cosa stiano facendo i signori del silicio, proprietari delle grandi piattaforme tecnologiche che, grazie alle loro potenzialità virali, pervasività e persone raggiunte, hanno globalizzato il mondo, anche con la diffusione di false notizie. Notizie false che molti finiscono per credere vere, per condividere e commentare dando loro sostanzialità e una narrazione resistente alle critiche e ai dubbi di chi non si rassegna alla ricerca della verità, spesso raggiunta con la falsificazione di ciò che verità non è.

Le fake news sono diventate un fenomeno culturale e mediatico grazie alla Brexit e alla elezione di Trump, due eventi che hanno evidenziato come e quanto la disseminazione di notizie e informazioni false sia in grado di manipolare l'opinione pubblica e/o di influenzare la mente delle persone facendo appello ai sentimenti e sfruttando al meglio la necessità di molti di confermare quello che pensano.

Il fenomeno mediatico sulle fake news è un'ovvia conseguenza, anche competitiva, del successo incredibile (milioni di MiPiace o di stelline Twitter) ottenuto sui media sociali da alcune informazioni, platealmente false o dimostrate come tali nel tempo grazie a operazioni di smascheramento. Il fenomeno ha reso evidente agli occhi di quanti sostengono l'importanza dei fatti che se si comincia a non essere seri a sufficienza nei confronti di ciò che è vero o è falso o se si diventa incapaci di discriminare tra argomentazioni serie e propaganda, i rischi per la libertà dell'individuo e per le nostre democrazie occidentali può essere molto alto. Alto anche per gli effetti che questo fenomeno potrebbe avere sulle mente stessa delle persone e sulla evoluzione futura di una società e comunità.

La percezione sui rischi e gli effetti negativi collaterali associati alla diffusione di notizie e informazioni false non è più limitata a poche persone ma sembra essere entrata anche nell'agenda di molte realtà editoriali e mediatiche così come dei poprietari delle piattaforme tecnologiche sulle quali oggi viaggia la maggior parte dell'informazione attuale.

Recentemente mi sono occupato anche io di fake news, false informazioni e post-verità. L'ho fatto con un e-book dal titolo Bufale, post-verità, fatti e responsabilità individuale pubblicato nella collana Technovisions dell'editore Delos Digital.  Come tutti anche io sono partito cercando di capire come il fenomeno fosse presente e percepito dagli algoritmi di Google Search. Una semplice ricerca ritorna decine di milioni di link complicando non poco il tentativo di fare chiarezza terminologica, semantica e di significato di concetti diventati popolari ma anche oggetti sconosciuti ai più. Ciò che può interessare uno studioso del fenomeno è la storia di un modo di raccontare la realtà che riporta le fake news di oggi molto indietro nel tempo ma anche quanto il termine sia arrivato a comprendere di tutto, a volte anche in modo improprio e a sua volta falso. Rimane valida la percezione della forza che le false informazioni hanno oggi raggiunto, della velocità con la quale si diffondono, della capacità di generare reazioni immediate sfruttando sensazionalità ed emozioni, della confusione cognitiva che sono in grado di generare e dei danni politici, economici e finanziari che già oggi producono.

Certamente non aiuta il modo con cui molte persone navigano superficialmente il Web e neppure la loro abitudine ad eccedere nei MiPiace e nelle condivisioni veloci con amici e conoscenti che probabilmente faranno la stessa cosa favorendo una pervasività maligna, globale e esponenziale di informazioni non verificate e che rischiano di diventare vere solo per avere ricevuto migliaia o milioni di condivisioni online.

La confusione è grande ma sembra generata ad arte, soprattutto da imprenditori, più o meno improvvisati, che delle fake new hanno fatto un vero e proprio affare. Se possedere un portale web pieno di false informazioni significa attirare milioni di naviganti della Rete perchè non produrre false informazioni come in una catena di montaggio e sfruttare le moltitudini di visite per attirare sponsor e aziende paganti? Non è un caso che i siti di false notizie sono prolificati tanto quanto sono cresciute le fake news e a poco servono per bloccare il fenomeno l'arrivo di altri siti web finalizzati alla demistificazione e allo smascheramento delle informazioni false.

Il clamore suscitato da molte notizie false, comprese quelle generate e alimentate da Donald Trump con la sua dipendenza da Twitter, sta forse producendo un effetto collaterale non previsto, una maggiore attenzione da parte dei lettori e consumatori verso l'informazione ricevuta e un bisogno crescente di verità. Più che le piattaforme tecnologiche come Facebook o le istituzioni che stanno pensando a nuove leggi preoccupate come sono dal fenomeno delle fake news, l'argine vero alle false informazioni saranno proprio gli utilizzatori dei media digitali, nella loro veste di utenti, consumatori, elettori e cittadini.

Il cambio vero si avrà quando ad impegnarsi nello smascheramento della falsa notizia saranno i singoli individui con atti concreti come quelli di rifiutare il MiPiace e la condivisione e di usare la possibilità di commentare e condividere per contribuire a far sapere a tutti la falsità e non veridicità di una informazione o notizia. Chi pensa che la scoperta e lo smascheramento delle false notizie possano essere opera di un algoritmo tecnologico dotato di intelligenza artificiale probabilmente è nel giusto perchè riconosce le grandi abilità raggiunte dalle macchine in attività di monitoraggio e controllo. Sbaglia però nel ritenere che il fenomeno delle fake news possa essere debellato solo con l'intervento algoritmico. Serve un intervento individuale che comporta l'assunzione di responsabilità, l'adesione a etiche comportamentali dettate dalla ricerca della verità e dalla verifica attenta dei fatti, unitamente allo sviluppo di processi decisionali più attenti, riflessivi e critici.

Quanto suggerisco anche io nel mio e-book appena pubblicato e di cui riporto copertina e link qui sotto.

 

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