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Essenza e apparenza, le verità nascoste della società tecnologica

Essenza e apparenza, le verità nascoste della società tecnologica

06 Luglio 2016 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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La tecnologia ha impresso la sua velocità e voracità alla vita delle persone mutandone le esperienze quotidiane ma anche la percezione del tempo e della realtà. Dominano l’immediatezza, l’urgenza, l’apparenza, il consumismo, la distrazione, il narcisismo e la manipolazione. La realtà virtuale, guidata dalle narrazioni dello storytelling, ha superato la realtà fattuale e si è affermata come spazio vitale percepito come innovativo e migliore di quello della realtà reale. Molta innovazione però è pura invenzione, creata ad arte per nascondere arretratezze persistenti e alimentare consumi calanti.

Domande più complicate delle loro risposte

Che bisogno c’è di cambiare modello di iPhone ogni anno o due anni (Nuovo gadget Apple: lo compro, non lo compro, posso farne a meno?) per adattarsi ai cicli di vita del prodotto imposti dal produttore alla ricerca costante di nuovi fatturati e guadagni? Come si fa a giudicare obsoleti smartphone e tablet e altri gadget tecnologici che continuano a funzionare e a fornire i vantaggi e i benefici per i quali si è deciso di acquistarli? Che senso ha investire nuovi risparmi per avere un Samsung S7 super-performante con elevate prestazioni e funzionalità se non si è in grado di sfruttare al meglio neppure quelle del modello precedente? E soprattutto perché ci facciamo intrappolare dalla retorica narrativa dell’innovazione quando essa è tutta concentrata nel favorire il nostro narcisismo e il godimento da esso generato come elementi di auto-affermazione di se stessi e di rappresentazione sociale e riproduzione del sé?

Le risposte a queste domande sono semplici, sono percepibili da tutti nel sottofondo rumoroso e distratto delle loro vite, evidenziano clamorosamente le contraddizioni di molti comportamenti e scelte individuali e la contraddittorietà della proposta innovativa stessa che nasconde spesso il suo opposto, la mancanza di innovazione e la ripetitività dell’esistente.

Difficile ad esempio valutare i modelli di iPhone 6 o 7 come prodotti innovativi. Sono semplici aggiornamenti di un prodotto che solo al suo apparire è stato realmente innovativo e dirompente negli effetti prodotti.

Dal 2007 il mercato ha assistito a vari ritocchi al prodotto e a grandi campagne marketing che, per venderlo, hanno enfatizzato la sua componente innovativa e hanno fatto leva sul godimento narcisistico del consumatore e suggerito nuovi stili di vita imperniati intorno a un marchio e alla sua Marca.

La contraddizione e l'inganno della innovazione raccontata

La contraddizione principale dell’innovazione legata a molti prodotti tecnologici (Il potere della tecnologia genera incertezza: suggerimenti tecno-pragmatici) sta nella sua essenza nascosta, non comunicata e rinnegata da tutti (molti), a partire dai produttori e dai mezzi di informazione ma anche dagli utenti finali nella veste di consumatori. Ciò che rimane nascosto è stato illustrato molto bene da Fabio Merlini e Silvano Tagliagambe nel loro libro Catastrofi dell’immediatezza, pubblicato da Rosenberg&Sellier nella collana Dubbio&Speranza. Secondo i due autori “il bene divenuto merce, attraverso un sapiente incantamento, nasconde alla vista le distopie del sistema produttivo da cui dipende, cioè le sue iniquità distributive e le sue aree di indecenza lavorativa, il suo inferno”.

Ciò che a noi, consumatori e utenti finali, appare come perfetto, entusiasmante e oggetto di desiderio è in realtà prodotto in fabbriche nelle quali sono attive pratiche organizzative, lavorative e di sfruttamento della manodopera che, di innovativo, non hanno proprio nulla (Tu chiamala se vuoi flessibilità…ma per molti è una grande fregatura!). Sono pratiche arretrate, basate sull’estremizzazione della produttività (lavoro a cottimo e non solo) e della prestazione ammantate dal velo dell’efficienza ma in realtà devastanti dal punto di vista umano, economico e sociale (tutti hanno avuto percezione del dramma nascosto nelle decine di suicidi delle fabbriche della Foxconn (Foxconn ed Apple: notizie che suggeriscono una riflessione collettiva), la società che produce gli iPhone e i dispositivi di numerose altre marche).

Alzare le spalle non serve a nulla

Di fronte a queste realtà, in assenza di strumenti ideologici e intellettuali per un’analisi critica capace di portare alla maggiore conoscenza e consapevolezza, ci si limita a una alzata di spalle, frutto di una grande sottovalutazione degli effetti che queste realtà e il nostro sguardo su di esse hanno nel determinare il nostro presente e futuro ma soprattutto il futuro delle generazioni che verranno. E’ una sottovalutazione che nasce dalla disattenzione causata dalla fantasmagorica bellezza attrattiva delle merci e dall’accattivante luminosità accecante dei punti vendita nei quali esse vengono eroticamente e pornograficamente esposte. La bellezza di queste merci e la loro luminosità fanno prevalere la loro apparenza sulla loro essenza, la loro carica utopica sulla loro potenzialità distopica, la loro necessità (must have) rispetto alla loro reale utilità (what is in it form me).

Superare la sottovalutazione e uscire fuori dall’incantamento non è facile, neppure per persone dotate di adeguati strumenti intellettivi e razionali. Come hanno dimostrato molti scienziati e neurobiologi, la componente emotiva è connaturata al nostro essere umani, quella intellettiva non ha diretti riscontri neuronali e viene costruita nel tempo. Esercitare una capacità di riflessione critica sui propri gesti, comportamenti e abitudini è complicato e faticoso. Richiede la capacità di rallentare la corsa, non cedere all’urgenza della ‘pancia’, alla emozione dello sguardo e alla moda del momento per sospendere processo decisionale di acquisto e scelta, valutare con attenzione e resistere alle iniziative e le tattiche fascinose praticate dal marketing e pubblicitarie, misurare criticamente il valore dell’innovazione proposta e raccontata e il significato reale dei vantaggi da essa promessi in termini di successo, riconoscimento e prestigio sociale e reputazione.

Sospendersi, rallentare, approfondire, prestare attenzione e riflettere

Se si riesce a sospendersi e, nel limbo liberato per alcuni momenti dal surplus informativo che ci obbliga a una distrazione cognitiva costante (Il silenzio creativo e lo smartphone spento), a elaborare nuovi pensieri si è fatto il primo passo importante per prendere consapevolezza dei propri gesti e dei loro effetti politici, sociali ed economici. Ad esempio si potrebbero fare associazioni in apparenza strane ma molto veritiere come la strage del Bangladesh con lo stato di sfruttamento della manodopera locale di stampo ottocentesco che ricordano le condizioni di lavoro del proletariato urbano delle fabbriche tessili londinesi o dei minatori delle miniere della Scozia, del Galles e della Cornovaglia. Si potrebbero sviluppare interessanti riflessioni sul perché la stampa abbia dato tanto risalto all’appartenenza dei terroristi alla borghesia del paese e così poca attenzione alle condizioni di vita di decine di milioni di persone ridotte praticamente in schiavitù per soddisfare le richieste di multinazionali che hanno bisogno di prodotti (Disporre di un buon prodotto non è sufficiente) dai costi sempre più bassi per continuare a vendere a consumatori sempre più in crisi di liquidità e per mantenere le stesse percentuali di profitto. La notizia si prestava a questo tipo di riflessione e i riflettori potevano essere puntati in modo da superare le ombre e visualizzare le profondità di campo.

Dopo la sospensione e la riflessione potrebbero arrivare la consapevolezza dettata dalla maggiore conoscenza e compassione. La maggiore conoscenza potrebbe portare a disvelare i grandi inganni che caratterizzano la realtà (Sharing economy e disoccupazione giovanile). Ad esempio l’inganno dei bisogni e dei desideri che porta a voler sostituire in continuazione prodotti che sono ben lontani dalla loro obsolescenza e che funzionano ancora perfettamente. Perché ad esempio alimentare le discariche di prodotti elettronici con l’aggiornamento continuo di modelli? Alimentare le discariche significa sostenere nei fatti nuove forme di sfruttamento (a smistare gli scarti digitali sono impiegate migliaia di persone, spesso donne e bambini, in alcuni dei paesi più poveri del mondo) ma anche di inquinamento e distruzione delle risorse terrestri, sempre più limitate e abusate.

L'esercizio della compassione-solidarietà

L’esercizio della compassione (solidarietà), legata alla conoscenza delle forme e dei rapporti di lavoro che sono alla base dei modelli lavorativi e produttivi attuali, potrebbe portare a scelte più etiche nei consumi e a scelte politiche finalizzate a cambiare lo status quo di una realtà ingannevole perché raccontata da chi governa il grande gioco delle merci. I modelli produttivi emersi in questi anni, in particolare nei paesi asiatici e dell’Est Europa, sono stati creati dalle aziende e multinazionali occidentali che hanno intravisto nelle masse proletarie e contadine di quei paesi e nel loro desiderio di benessere e maggiore felicità la grande opportunità di mettere in discussione il modello occidentale basato sulla contrattazione sindacale, sulla cogestione, sui diritti  acquisiti e sulla difesa dei salari e la compartecipazione dei guadagni. Le masse asiatiche hanno scoperto quanto sia impraticabile la loro ricerca di felicità, quelle occidentali hanno scoperto l’effetto boomerang implicito nei nuovi modelli applicati che manifestano oggi la loro inadeguatezza a rispondere a esigenze che nascono dalla complessità e dall’irriducibilità della realtà a semplici schemi e modelli.

La capacità di sospendere processi e scelte di acquisto e la maggiore conoscenza possono aiutare anche a sfuggire all’urgenza e alla sua velocità di fuga. Il ritmo di aggiornamento e il racconto dell’innovazione continua imprimono accelerazioni continue che impediscono di ragionare e di respirare. E’ come essere su un treno della metropolitana cittadina sempre in movimento che obbligasse a scendere in corsa alle fermate. Per cambiare velocità sulla metropolitana sarebbe sufficiente tirare la leva di segnalazione guasti. Nella vita reale, se mai ne esistesse una, anche la leva di segnalazione capace di produrre una frenata è ben nascosta e difficile da azionare.

Sviluppare nuove abilità

Più che una leva serve in realtà sviluppare nuove abilità e capacità diverse. Ad esempio, distratti come siamo dal surplus cognitivo, è necessario recuperare il controllo dell’attenzione e della concentrazione (avete mai riflettuto sulla velocità dei Like/MiPiace di Facebook – uno non fa in tempo a pubblicare un testo lungo o una galleria di foto che subito riceve un Like come feedback dagli amici - Il neurocapitalismo e le emoticon di Facebook che tanto ci piacciono), esercitare la riflessione e la meditazione, vincere l’impazienza e reagire a ogni tipo di forzature, soprattutto se solo marketing, promozionali e commerciali. Riuscire a esercitare queste buone pratiche produce risultati tangibili e, quando percepiti nella loro concretezza e visibilità, realmente innovativi nella loro capacità di produrre cambiamenti reali e produrre nuovi benefici duraturi nel tempo.

Tra le nuove abilità da coltivare due possono essere determinanti, la capacità di vivere il tempo nella sua componente qualitativa e non come semplice scorrere delle ore e la capacità di reagire in modo (pro)-attivo alle sollecitazioni che arrivano dall’esterno. La prima abilità può favorire la ricerca del momento ottimale per fare delle scelte non dettate dall’urgenza suggerita da campagne marketing e promozionali. La seconda a superare la passività e la ripetitività che caratterizza molti comportamenti che caratterizzano il consumatore del terzo millennio, accecato e annebbiato dalla luminescenza delle merci e dei gadget tecnologici.

Battere la noia della ripetitività falsamente innovativa

Se non si trova il modo di reagire il rischio è di vivere superficialmente e infelicemente dentro la narrazione rumorosa e assordante dell’innovazione continua e di annoiarsi terribilmente dentro la ripetitività dell’esistenza: i Like su Facebook (Voliere e acquari di Facebook per uccellini e pesciolini in gabbia!), il controllo compulsivo delle notifiche e dei messaggi sullo smartphone, i selfie ripetuti e ripetitivi, il ricambio tecnologico annuale, l’acquisto di nuovi gadget che assumono il ruolo dei tatuaggi corporali, gli appuntamenti di dating online, la fiducia assegnata a Tripadvisors per ogni programmazione di viaggio, i video cercati per la loro popolarità più che per la loro qualità, le visite online guidate dagli algoritmi personalizzati di Google Search, ecc. ecc.

Chi volesse ritrovare la capacità di valutare, misurare e scegliere un prodotto in base alla sua innovazione reale dovrebbe convincersi che l’innovazione reale nasce da processi lenti (emergenti) ma che quando emerge e poi si afferma produce solitamente cambiamenti rapidi, dirompenti, concreti e reali. Non dipende da innovazioni incrementali o semplici aggiornamenti di prodotto ma nasce come il risultato di situazioni e momenti di grande mutamento e caos che generano instabilità e con essa grande creatività che porta a grandi novità e cambiamenti.

Per chi non riesce a decelerare o non vuole rallentare la corsa

Chi al contrario, e sono in molti, non ha alcuna intenzione di rallentare fermandosi a riflettere per mettere in atto nuove forme di percezione della realtà e nuove pratiche cognitive e operative, rischia di subire lo scacco del disincanto legato all’inganno di cui è stato vittima.

Il prodotto e la merce brillano sugli scaffali di punti vendita sempre più illuminati, patinati e raccontati ma devono fare i conti con la depressione e le difficoltà che nascono da lavori sempre meno pagati, dall’assenza di budget disponibili per nuovi acquisti finalizzati a soddisfare bisogni prima ancora che desideri e dalla percezione forte e dolorosa che la festa è finita.

Tutte le merci rimangono accessibili (visibili perché esposte negli store online o negli store reali delle grandi marche) ma sono sempre più lontane dalle capacità di spesa e capaci di accrescere inquietudine, tristezza, aggressività e depressione (Di mall in peggio: centri commerciali, cambiare o morire).

Una alternativa finale

L’alternativa per trovare una valvola di salvezza è alimentare il dubbio, svelare l’inganno, rifiutare una realtà fatta di gadget (Tu non sei un gadget di Jerome Lanier) e di relazioni digitali, ritornare alla realtà della realtà ma soprattutto coltivare, energizzare e formare una testa ben fatta con la quale interagire con strumenti diversamente abili con la realtà e trasferire alle nuove generazioni informazioni, conoscenze, cultura, esperienze, e strumenti per un’esperienza esistenziale più ricca e meno condizionata dall’urgenza della narrazione tecnologica e dalla seduzione delle merci.


 

NOTA: il testo attuale nasce dalla lettura del testo sopra citato Catastrofi dell’immediatezza di Fabio Merlini e Silvano Tagliagambe pubblicato da Rosenberg&Sellier nella collana Dubbio&Speranza. Del libro non è una recensione. I temi trattati nel testo dai due autori sono da tempo oggetto delle mie riflessioni e utilizzati nei miei 12 e-book attualmente in distribuzione. Il testo di Merlini e Tagliagambe propone due riflessioni particolarmente interessanti, una sull'innovazione e sul suo inganno e la seconda sulla obsolescenza come costruzione del mercato pensata per allucinare gli sguardi diretti verso i prodotti.L'elaborazione di questi due concetti merita da sola l'acquisto e la lettura del libro.

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