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Gentili sempre, gentili anche online

Gentili sempre, gentili anche online

05 Dicembre 2018 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Sempre connessi e impegnati a interagire con il display di un dispositivo mobile, si rischia di perdere il senso della realtà, confondere il reale con il virtuale, distraendosi da ciò di cui si ha più bisogno: relazionarsi con gli altri e con sé stessi.

 

“Parole accoglienti, parole taglienti. Di queste ultime facciamo esperienza tutti i giorni: nell’incanaglimento della nostra vita pubblica e privata, nell’odio che trasuda dal web, negli scambi di improperi con cui i politici duellano in TV.”-  Michele Ainis

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso ma anche sempre meno integrato e caratterizzato da numerose forme di disconnessione e separazione (Breve è la vita che viviamo davvero, tutto il resto è tempo). Siamo al tempo stesso connessi ma anche molto disconnessi. Ci siamo insediati abitandoli in mondi virtuali online, dimenticandoci che siamo “ospiti della vita” (Remo Bodei) compresa quella online.

Sempre connessi a un dispositivo tecnologico (Don't Press Just Touch) che ci offre infiniti canali di comunicazione, e disconnessi dal mondo perché incapaci di immaginare altre vite. Connessi a livello globale e disconnessi con la persona che ci abita accanto, con la persona con cui condividiamo un ascensore, che attraversa la strada insieme a noi, che distribuisce pizze Foodora come noi o frequenta lo stesso caffè sotto casa. 

Siamo connessi dalla globalizzazione (la connessione digitale in rete è solo uno degli aspetti di questa più generale connessione dovuta alla globalizzazione), dal consumismo delle merci di Internet e siamo diventati migranti globali digitali. Al tempo stesso siamo spaventati dalle migrazioni che caratterizzano la globalizzazione o ne dipendono, e irritati (ma che diamine cosa vogliono questi extracomunitari dall’Europa e dall’Occidente?) con quelli che invece di navigare e migrare in Rete lo fanno con barconi, attraverso spazi reali e superando confini territoriali (anche loro con un cellulare sempre acceso, ma come ancora di salvezza). Tutti sempre e comunque alla ricerca di scialuppe di salvataggio personali e spazi sociali da abitare, nei quali trovare nuova serenità, tranquillità, condivisione, stabilità, sicurezza, vie di fuga, rappresentanza politica, cordialità e gentilezza (La gentilezza che cambia le relazioni digitali). 

Sempre connessi e impegnati a interagire con il display di un dispositivo mobile (secondo una recente indagine mondiale, Smart Ageing, otto persone anziane su dieci sono inseparabili dal loro dispositivo, anche in Italia), si rischia di perdere il senso della realtà, confondere il reale (attuale nell’accezione di Pierre Levy) con il virtuale, distraendosi da ciò di cui si ha più bisogno: relazionarsi con gli altri e con sé stessi (La gentilezza del pensare).   

Un bisogno di esistere partecipando, che finisce per essere sostituito dal bisogno narcisistico di presenzialismo online, spesso al solo scopo di rispondere alla domanda che il social network di Facebook rivolge quotidianamente a tutti i suoi utenti: “A cosa stai pensando? Condividi con altri il tuo cambiamento di stato!”.  Così facendo ci si dimentica di esistere al di fuori della Rete. Anche quando ci si disconnette si è sempre dentro l’acquario di Facebook e sempre pronti a riconnettersi di nuovo. Inoltre non si capisce che fare felici delle persone reali, in carne e ossa, è più importante di fare felice Facebook e la sua fame bulimica di potere. Un potere che si esprime nella raccolta continua di dati personali, ottenuti gratuitamente e con la complicità degli stessi utilizzatori della sua piattaforma di social networking. Una fame bulimica che mira alla conquista sociale del mondo. 

 

Sempre online, si rischia anche di disabituarsi a essere gentili (Io,Io, Io, Io, Io, Io, Io, Io, Io Io, Io, Io....sono solo!), in primo luogo con sé stessi e con gli altri, di adottare forme e modalità relazionali che rendono difficile praticare la gentilezza non in modo strumentale, ma con l’obiettivo di costruire, coltivare e consolidare rapporti veri, concreti ed empatici. Rapporti utili per la condivisione e lo scambio, ma soprattutto per la solidarietà, la relazione, l’amicizia, la confidenza, la benevolenza, la fratellanza, la cordialità e l’intimità. 

Le molteplici rivoluzioni e conseguenti stravolgimenti che stanno caratterizzando l’epoca presente, non sono necessariamente percepite come tali. In realtà sono molto più potenti e profonde di quelle del passato, sembrano venire assorbite senza grande consapevolezza e senza grandi riflessioni critiche (vedi il successo di Trump reso possibile dai voti di ispanici e proletari bianchi della Rust Belt americana, ma anche la sudditanza e la complicità diffusa con gli algoritmi tecnologici della Rete). Con scelte dettate più che da impulsi ed emozioni, da conformismo diffuso, sudditanza e complicità con le piattaforme tecnologiche usate, e senza considerare quanto esse ci stiano cambiando, in modo massiccio e capillare, come esseri umani, come individui, come cittadini e come società. 

Questi cambiamenti sono innanzitutto cognitivi. Ad esempio ci si riferisce alla libertà individuale come alla scelta del consumatore, come se acquistare un iPhone fosse segno di grande libertà e anarchia (“stay foolish, think different”). Si programmano viaggi per soddisfare bisogni e desideri personali ma si delega la loro soddisfazione agli algoritmi di Tripadvisor, Booking e di altre piattaforme simili che definiscono le sinapsi geografiche dei nuovi viaggatori ma anche le loro coordinate di consumo e di acquisto. Si intrattengono rapporti quotidiani e frequenti con le proprie reti di contatti online dimenticandosi che l’interazione digitale è frutto di automatismi che escludono alcuni elementi che ci rendono umani, come la corporeità, la natura e le molteplici sorprese che entrambe le realtà sono in grado di produrre e alimentare. 

I cambiamenti sono anche comportamentali, dettati da nuove abitudini, stili di vita e atteggiamenti. Ne deriva il bisogno di una nuova etica, dettata dalle tecnologie dell’informazione e dagli ambienti digitali a cui dà origine, e dalle interazioni virtuali che li caratterizzano. Ambienti virtuali e reali sempre più integrati, percepiti come familiari e abitati in parallelo, vissuti spesso, anche se in modo confuso, con serenità, come alternativi o sovrapponibili gli uni agli altri. Sono ambienti che fanno ormai parte della nostra quotidianità, che dovrebbero essere vissuti in modo consapevole e competente, assumendoci anche responsabilità che non sono più completamente sotto il nostro controllo, e sempre dopo essersi interrogati su come vivere al loro interno. 

 

Nella vita online la componente relazionale è alla base di varie forme di socialità. Tutte dovrebbero esprimersi in forme di gentilezza (Gentilezza digitale vado cercando). Una gentilezza che nella realtà attuale sembrano merce rara e in qualche caso persino evitate perché non in sintonia con i tempi che viviamo.  Una gentilezza come componente fondamentale per dare qualità alla relazione, sia essa personale o professionale, fondata sulla comunicazione non-violenta e sull’empatia, e le varie modalità nelle quali si manifesta, ma anche sul linguaggio generativo, sull’ascolto efficace e consapevole, sul re-imparare a guardarsi negli occhi, sull’attenzione, sulla responsabilità, sulla capacità di gestire le mancanze che avvengono per qualsiasi motivo, e sulla capacità di rafforzare i legami, anche attraverso la tecnologia (La gentilezza nell'ascolto). 

Il nostro mondo, in continuo cambiamento, che produce stress e genera ansie profonde, ha bisogno come non mai di gentilezza,  ne ha un bisogno grande e continuativo, nel mondo reale così come in quello digitale online (Sempre a proposito di gentilezza...).  

In un mondo che vede prevalere la sua componente virtuale su quella reale, la gentilezza come azione non può essere vissuta (praticata) solo digitalmente, deve trovare comunque modalità espressive esperienziali anche nella virtualità della Rete e dei suoi mondi. La tecnologia offre l’opportunità di connettersi con chiunque nel mondo attraverso un semplice click, ma la maggior parte delle persone online continuano a sentirsi ignorate, incomprese, frustrate e scoraggiate oltre che sole e isolate. 

Invece di vedere e incontrare altre persone (Sulla metropolitana...di Milano) abitiamo piattaforme digitali nelle quali i profili con i quali le frequentiamo (semplici ma intriganti oggetti/cose inanimate rispetto ai soggetti umani che li hanno creati), finiscono per assumere vita propria, seguendo le loro algoritmiche aspirazioni, prospettive e finalità (visibilità, reputazione, ecc.). Nel frattempo ci si dimentica che dietro quel profilo, dietro un display, associato a un click, a un messaggio o a un cinguettio, in realtà ci sono sempre (quasi sempre) persone reali, esseri umani (qualche volta anche un robot…a volte anche un animale che gioca con il tablet del padrone) corporei che agiscono nella loro individualità portatrice di atti di volontà, di scelte e di sempre nuovi bisogni. 

Esseri umani, persone in carne e ossa, vicine e lontane, reali e virtuali, con le quali essere gentili non solo è un valore ma conviene. Come valore serve a aumentare la consapevolezza sui numerosi disvalori come l’aggressività, la prepotenza e la distrazione che oggi, anche grazie alle piattaforme dei media sociali, sembrano avere preso il sopravvento, in politica così come nella vita relazionale e sociale di tutti i giorni. La convenienza nasce da alcune qualità intrinseche della gentilezza come la capacità di creare fiducia nella relazione e garantirne la qualità, di rafforzare il senso di appartenenza che genera affidabilità e di contribuire a costituire un capitale relazionale da spendere nel tempo, da soli o in compagnia di altri, con i quali si è sperimentato il gesto della gentilezza. 

 

Il tema della gentilezza nell’era dell’informazione non è molto diverso da quanto lo era in epoche passate, ma obbliga a mettersi in viaggio perché inesplorati sono molti degli spazi nei quali la gentilezza oggi si può esprimere. 

Il viaggio può essere fatto, da soli e/o in compagnia, seguendo itinerari e destinazioni finali diverse.

Di questi itinerari possibili noi ne proponiamo uno, nomadico, impegnativo e sfidante, che non ha alcuna meta ma è circolare, continuo (sempre in viaggio), riempito di gesti di gentilezza ripetuti, di tanta attenzione alle persone e alle comunità (nella forma di gruppi, tribù, reti sociali) incontrate durante il viaggio, integrato (virtuale e reale), e felicitario.

Per Natale regalatevi un blackout da smartphone

 

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