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I droni occhio di Dio, metafore per tecnologie vedenti e onniscenti

I droni occhio di Dio, metafore per tecnologie vedenti e onniscenti

01 Luglio 2015 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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L’occhio che tutto vede fa parte della mitologia e della spiritualità umana (l’occhio della provvidenza, simbolo di verità e risveglio spirituale), oggi con l’avvento dei droni è diventato una metafora perfetta per simboleggiare il controllo e il dominio di elite o di nazioni sul globo terrestre. E’ un controllo tecnologico, globalizzato, atmosferico e soprattutto istantaneo e denso di effetti collaterali, nessuno dei quali semplicemente metaforico.

Se i droni tecnologici odierni, chiamati anche unmanned aerial vehicles (UAVs), avessero un nome da condividere potrebbero adottare quello di Argo Panoptes (Argo "che tutto vede"), il gigante della mitologia greca dotato di cento occhi sparsi su tutto il corpo e mai contemporaneamente tutti spenti. Il mito è probabilmente di derivazione egizia anche se l’Argo egiziano al posto degli occhi aveva 100 spie in carne umana, cattive perchè umane. Il compito di entrambi i personaggi mitologici era di controllare e proteggere delle fanciulle, Io amante di Zeus il primo e Iside la dea dell’amore innamorata del fratello Osiride il secondo.

Oggi i droni Argo (nome usato anche da DARPA - U.S. Department of Defense agency - per un sistema drone AURGUS-IS per la video sorveglianza territoriale - Autonomous Real-Time Ground Ubiquitous Surveillance Imaging System - capace di fondere insieme i dati di 368 fotocamere smartphone per creare immagini composte da 1.8 millioni di pixel) al posto di 100 occhi dispongono di telecamere potenti, sempre attive e mai dormienti, capaci di captare in tempo reale i movimenti più insignificanti in ogni luogo e di trasformare il cielo in un unico grande occhio liquido capace di visualizzare tutto ma anche, per le sue capacità tecnologiche, di memorizzare e archiviare dati, di elaborare informazioni e fornire conoscenze utili ad azioni di spionaggio e militari.

 

L’occhio che tutto vede non è sempre stato tecnologico.

Nella storia e nella  cultura di molte civiltà l’occhio è stato spesso usato come simbolo esoterico per rappresentare il potere spirituale di un Dio e la spiritualità, l’azione di custode dell’umanità esercitata da una divinità o il risveglio interiore della spiritualità di una persona. In India nella cultura Veda si accenna al sole e ad altre divinità come esseri capaci di rivelare la creazione perché dotati di un occhio che non si spegne mai, un occhio spesso associato a un livello superiore di coscienza, raggiungibile anche dalle persone comuni.

Il dio Shiva è dotato di tre occhi di cui uno (terzo occhio), noto come occhio della conoscenza, della saggezza e dell'onniscienza è capace di distruggere (nella sua forma di Hara o Chanda) tutto ciò che vede, compresi il male e l’ignoranza e l'occhio a in grado di vedere al di là della comune visione. Quella dell’occhio di Shiva è una distruttività creatrice, capace di aiutare le persone a vedere la verità delle cose e ad acquisire una coscienza superiore. Nel Buddismo il Budda viene citato spesso come l’occhio del mondo. La sua abilità visiva è evidenziata nelle numerose statue che rappresentano gli innumerevoli Budda disseminati nei monasteri nella forma di un cerchio in mezzo agli occhi.

Nella cultura egizia l’occhio è presente anche  come Occhio di Horus (figlio dei due fratelli Iside e Osiride) dalla testa di falco o di Ra. Nella cultura medio-orientale l’occhio, denominato Hamsa o Hamesh o Khamsa, appare come un simbolo posto al centro del palmo di una mano e, con il nome di Nazar, in Turchia ma senza il supporto della mano. L'occhiod i Horus è simbolo di prosperità, del potere regale e della buona salute.

L’occhio è presente anche nella cultura Azteca e Maya e in quella dei nativi americani oltre che nel cristianesimo. L’occhio che vede tutto della religione cristiana è diventato l’occhio della provvidenza ed è stato spesso raffigurato all’interno di un triangolo stilizzato e circondato da raggi di luce, un triangolo trasformatosi presto in una icona portatile potente per raccontare il potere visuale (l'occhio) ma anche reale (i raggi emanazioni celestiali e simboli di verità) di Dio sul mondo.  L’occhio simboleggia l’onniscenza divina e il triangolo la Santissima Trinità. E' generalmente interpretato come essere l'occhio di Dio protettore dell'umanità o come divina provvidenza. Occhio e triangolo nsieme comunicano capacità di vedere, sorvegliare e essere presenti ma anche quella di intervenire, agire e condizionare.

Oggi l'occhio di dio è diventato molto tecnologico e materiale e ancor più invisibile

Oggi l’occhio divino e spirituale è diventato molto materiale e tecnologico trovando la sua simbologia e rappresentazione nei droni, macchine volanti ma soprattutto dispositivi ‘onniscenti’ e capaci, fuor di metafora, di vedere tutto ma anche di prendere abbagli incredibili come quelli che hanno causato la morte di civili inermi e indifesi o hanno guidato un missile fuori controllo ma ben guidato a fare danni in una baia californiana.

Mentre l’occhio della divinità ha rappresentato la forza creatrice e benevola che protegge l’umanità favorendone la spiritualità, il drone è un occhio video-sorvegliante, in sistema visivo, aumentato tecnologicamente, capace già oggi di dare forma a molteplici realtà distopiche fatte di attacchi militari e uccisioni ma anche di accentramento di potere nelle mani di pochi e di controllo di tutti gli altri.

 

Le nuove forme di divinità tecnologiche

L’evoluzione del drone è continua e sembra destinata a dare forma a nuove divinità, perfette per un’era postumana e molto tecnologica.

Le nuove macchine volanti, e presto anche naviganti nella forma di droni sottomarini, non sono solo destinate e capaci a consegnare i prodotti Amazon. Sono sempre più dotate di intelligenza artificiale, di capacità visiva aumentata grazie a strumenti laser sempre più ‘divini’, di capacità di memoria e in grado di sviluppare attitudini e forme di pensiero soggettivo. Le nuove capacità trasformano i droni da ggetti passivi e teleguidati ad attori attivi impegnati in processi decisionali nei quali sono tenuti in considerazione reazioni e impulsi istintuali, emotivi e affettivi come la rabbia, la voglia di vendetta, la difficoltà a fidarsi e l’impulso a reagire. Il tutto è oggi reso possibile dall’evoluzione tecnologica di oggetti che possiedono capacità come la tattilità sensoriale, la mobilità e la connettività ma anche quella di assorbire e vivere passioni umane. Con facili e prevedibili conseguenze come quelle in genere associate alle passioni vissute dagli umani e dominate da intenzioni criminali e perverse o da reazioni impulsive e irrazionali o troppo condizionate da fattori emotivi e affettivi.

La diffusione dei droni, per terra e per mare (nel prossimo futuro) è destinata ad ampliare il controllo visuale dell’occhio elettronico e dotato di laser della macchina. Un controllo compiuto da un occhio sempre più invisibile, remoto e dotato di intelligenza ma anche utilizzabile per fini politici, militari e di polizia. Un controllo che avviene al di fuori delle norme nazionali di paesi geograficamente delimitati ma impossibilitati a erigere muri celesti o sottomarini per tenere i droni fuori dai loro perimetri nazionali. Un controllo destinato alla costruzione dei nuovi imperi tecnocratici prossimi venturi e dei quali si ha già un assaggio attuale con le numerose missioni che arrivano alla ribalta dei media per la precisione micidiale dei loro attacchi contro terroristi ma anche quella criminale che coinvolge tribù pacifiche di pastori, famiglie con bambini numerosi o semplici individui sfortunati perché si trovano nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Il fatto che i droni abbiano trovato tanta visibilità nei media non dipende solo dalle azioni di cui sono protagonisti ma anche per i significati polisemici che si portano appresso. Il drone nella sua invisibilità è come una divinità mitologica, nella sua intelligenza artificiale rappresenta il superamento dell’umano e l’emergere di nuove forme di singolarità tecnologiche, nella sua onniscenza è un occhio di Dio potente, reale e anche molto violento (i fulmini di Zeus), nella sua potenza tecnologica è metafora di nuove forme di potere politico ispirate all’autoritarismo e al controllo, nella sua capacità di scelte autonome esprime l’emergere di nuove etiche possibili, non più umane ma ibridate con gli algoritmi della tecnologia e nella sua forma ricorda gli alieni che hanno fatto da protagonisti a una infinità di film di fantascienza hollywoodiani.

 

La specificità del drone occhio di Dio sta nella sua molteplicità.

Il drone è un occhio che opera simultaneamente attraverso migliaia (30.000 solo negli Stati Uniti entro il 20120) di occhi laser installati su droni e macchine usate per scopi militari (Afganistan, Iraq, Somalia, Yemen, Siria, ecc.) ma anche per la disinfestazione di aree infette (in Africa e Asia), per interventi di agricoltura intensiva (nelle praterie dell’ovest degli Stati Uniti), per consegne a domicilio (Amazon) o per garantire la sicurezza nei sobborghi cittadini.

La specificità del drone sta nel potere di cui è dotato come strumento di controllo, dominio e di terrore. Cosa succederebbe se questo potere finisse nelle mani sbagliate o venisse usato intenzionalmente a scopi politici finalizzati a controllare un popolo o una nazione? Cosa succederebbe se lo stesso potere venisse usato per colonizzare altri popoli e altre nazioni o per portare guerra e terrore in terre remote e pacifiche? Cosa succederebbe se il drone diventasse strumento di concorrenza commerciale? E cosa succederebbe se il numero di droni aumentasse fino a causare un pericolo effettivo di collisioni e errori con conseguenze reali per le persone umane coinvolte? E infine cosa succederebbe se i droni decidessero di formare una flottiglia aerea per attaccare obiettivi individuati tramite i loro algoritmi di intelligenza artificiale?

Le risposte a queste domande si possono trovate in nuce nelle attività nelle quali i droni sono già usati oggi in contesti nei quali la macchina si trova a competere con gli umani e nella loro stessa ontologia fatta  di pratiche di sorveglianza, controllo e dominio gestite da un sistema operativo capace di controllo tecnologico remote, visivo (la realtà trasformata in un videogioco),  psicologico (il terrore timore dei potenziali target) ed etico (le motivazioni politiche).

L’uso del drone è spesso violento e collegato alla cosiddetta guerra del terrore, praticata sul campo ma anche ben orchestrata mediaticamente per allontanare il timore delle opinioni pubbliche mondiali sui potenziali rischi associati all’uso delle nuove macchine volanti. E’ un uso che ha sicuramente richiesto la morte violenta di numerose persone innocenti solo per permettere ai droni di evolvere e diventare sempre più precisi e micidiali. Non è un caso che tra gli operatori addetti alla guida elettronica dei droni sono diffuse forme di depressione e di ansia legate alla dipendenza tipica da videogioco che sperimentano nell’uso dei droni sia per i costi umani delle scelte che sono chiamati a compiere in collaborazione con i mezzi che governano.

 

Droni come esperimenti di forme di transumanesimo

I droni sono un’ulteriore illustrazione del potere crescente della tecnologia e del nostro coinvolgimento diretto in pratiche e attività che non ci allontanano dal nostro  essere umani e ci trasportano, non soltanto in termini simbolici, dentro nuove realtà, immaginazioni e sensibilità. I droni agiscono sulla nostra realtà di essere umani allo stesso modo degli smartphone e dei dispositivi mobili, dei robot e delle macchine intelligenti (Se anche le pizze le consegna a domicilio un robot…), delle tecnologie indossabili e della Internet degli oggetti, del Big Data e del Cloud Computing. Tutte queste tecnologie stanno ridisegnando cognitivamente la realtà e la nostra natura e trasformando le nostre vite con una profondità di cui non siamo adeguatamente coscienti.

Le conseguenze possono trovare estimatori o detrattori ma sono già oggi tutte percepibili, anche riflettendo semplicemente sul ruolo che i droni sono destinati ad avere nel nostro prossimo futuro venturo. I primi vivranno felici nel loro essere diventati transumani, i secondi continueranno a interrogarsi criticamente sulla nuova realtà umana, personale, sociale e politica.

Let me tell you a story a bedtime story.  Let me tell you a story of Predator drones with giant wings equipped with hellfire missiles and "light of God" lasers choking the skies over northwest Pakistan. Let me tell you a story a daytime/nightmare story of grandmothers as "bug splats" and children as "double taps". Let me tell you a story an everyday story of terror from above villagers burned, body parts strewn over cultivated fields. Let me tell you another story The official story a drone warfare story. Let me tell you a story of precision strikes where no innocent is mutilated, incinerated or murdered. Let me tell you a story But we know this story is a lie -

Il drone occhio di Dio è l’incarnazione dello sguardo senza volto della videosorveglianza di Paul Virilio (il filosofo francese ha anticipato l'arrivo dei droni con le sue visioni su macchine vedenti desiderose e capaci di vedere tutto, conoscere tutto, in ogni momento, in ogni luogo e di illuminare il mondo intero per meglio sorvegliarlo e controllarlo) uno sguardo capace di orientarsi ininterrottamente e circolarmente dal centro alla periferia e senza bisogno di video camere o piloni di sostegno nelle strade cittadine.

Mentre la vidocamera può sorvegliare ma anche escludere dal suo sguardo ciò che non vuole vedere, l’occhio del drone opera come uno scannar capace di video-sorvegliare qualsiasi cosa, il potenziale terrorista così come persone normale impegnate nelle loro attività quotidiane e diventate implicitamente, perché osservate, individui sospetti e potenziali candidati ad una azione violenta da parte della macchina drone.

Dall’essere soggetti che osservano e guardano, usando quando serve uno strumento tecnologico, gli esseri umani hanno finito per abitare la periferia degli spazi sotto il controllo di macchine tecnologiche. Nella loro presunzione di essere sempre connessi, perché dotati di dispositivi tecnologici mobili che garantiscono loro la connessione, gli esseri umani non si rendono conto di essere disconnessi dalla vera conoscenza, sempre più terreno di potere della tecnologia grazie a tecnologie come droni, big data e cloud computing.

Gli amanti della tecnologia e i visionari del Web tendono a considerare il drone e il suo occhio laser come una evoluzione dei motori di ricerca che permette di operare con una visione a distanza su paesaggi e territori lontani ma reali. Il fatto che non tutti possano disporre di droni come motori di ricerca limita questa posizione visionaria ma è anche un buon antidoto contro la possibilità che droni domestici e individuali possano in futuro permettere a tutti di sorvegliare tutti gli altri e di dare origine a mondi distopici nei quali l'occhio di Dio si possa trasformare nell'occhio delle masse.

 

Fonte: www.theguardian.com

 


 

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