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In treno scegli il finestrino al display del telefonino

In treno scegli il finestrino al display del telefonino

10 Maggio 2018 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Per Bruce Chatwin "la vita è un viaggio da fare a piedi" e senza farsi dominare dagli oggetti posseduti. Secondo l'autore di In Patagonia e Le vie dei canti, gli oggetti si impiantano nell'anima per poi dire all'anima cosa fare.

Oggi molte vite sono semplici viaggi virtuali all'interno di oggetti tecnologici e digitali che, per l'uso continuativo che ne viene fatto, creano nuove abitudini e danno forma ad atteggiamenti mentali che finiscono per nascondere la vera natura delle cose, rendendo invisibile o incomprensibile la realtà. Anche quella fantasmagorica, viva e colorata che si può cogliere dall'oblò di un aereo e dal finestrino di un autobus o di un treno. Sempre che il viaggio abbia permesso di scegliere il posto vicino al finestrino. Una scelta per molti diventata irrilevante perché l'unico finestrino a cui sono interessati è quello più piccolo rappresentato dal display del loro dispositivo tecnologico.

Un display finestra diventato metafora perfetta del ruolo dell'occhio (finestra dell'anima) e della percezione visiva ma anche dello sguardo interiore, delle rappresentazioni del sé, delle relazioni e della conoscenza del mondo. Il finestrino del treno potrebbe anche essere assente come sul treno del film Snowpiercer con i suoi passeggeri impossibilitati a guardare fuori più per le loro condizioni disperate che per l'assenza di finestrini.

Al paesaggio che scorre al di fuori del finestrino, spesso sporco, appannato, bagnato, molti preferiscono oggi il punto di osservazione privilegiato del loro display, con la sua capacità di essere trasparente e opaco, componibile e sovrapponibile, vetrata e vetrina, interattivo e soprattutto capace di allargare il viaggio verso destinazioni virtuali, impossibili da raggiungere attraverso la semplice realtà di un finestrino del treno.

Il finestrino del treno ha condizionato il modo di vedere, pensare e sperimentare le cose del mondo di molte persone ma anche l'spirazione e le opere letterarie di Pasternak, Dostoevskij, Vittorini, Simenon (Il treno), Agatha Christie (Istantanea di un delitto) e molti altri. Oggi il condizionamento e l'ispirazione letteraria passano attraverso il display, le sue mille verità e interpretazioni che nascono all'interno di cornici che racchiudono lo sguardo in un luogo chiuso impedendogli di spaziare nelle sconfinate praterie, sulle cime innevate delle montagne, in cieli stellati e colorati dalle magie di sole e luna, nei paesaggi urbani e nelle moltitudini di persone che scorrono al di là del finestrino.

La contemplazione causata dalla vista dell'Everest o di una mandria di bufali nel Serengeti è frutto di magia, quella del riflesso magnetico del display di un tablet o di uno smartphone è il prodotto di un'illusione e spesso di allucinazioni. La prima favorisce l'immersione nella realtà, la seconda crea una separazione tra mondo dentro la finestra e mondo fuori impedendo ogni comunicazione proficua e reale. Il display può fare da schermo alla realtà, anche quella che forse sarebbe meglio ammirare con gli occhi di un bambino incollati a un finestrino.

 

 

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